Milano, Centro Storico.
Luglio 2026. Nel dicembre scorso è stata riconsegnata alla città, dopo mesi di lavori, piazza Salvatore Quasimodo, nel quartiere della Vetra. Uno spazio nato dagli sventramenti degli anni Trenta che cancellarono il fitto tessuto popolare attorno alla Basilica di San Lorenzo e a piazza della Vetra, lasciando posto agli edifici che ancora oggi definiscono il volto della piazza: dal palazzo di via Disciplini 17, costruito nel 1932 dopo la demolizione dell’antica chiesa di San Michele alla Chiusa, all’Istituto Cattaneo del 1938, fino ai fabbricati degli anni Cinquanta che completarono la ricostruzione dopo le devastazioni della guerra.
La riqualificazione ha avuto sicuramente un merito: eliminare un parcheggio che da anni occupava questo spazio e restituirlo finalmente ai pedoni. Ma, come avevamo già osservato durante il cantiere e a fine lavori, resta la sensazione che si sia persa un’occasione importante.




Ci chiediamo infatti perché, nel 2026, si continui a progettare piazze dove il verde resta quasi un elemento accessorio. Ogni giorno si parla di cambiamento climatico, di isole di calore, di depavimentazione, di adattamento delle città alle estati sempre più torride. Eppure, quando si passa dalle parole ai fatti, troppo spesso vincono ancora pietra, cemento e grandi superfici impermeabili.
Piazza Quasimodo ne è, a nostro avviso, un esempio. La nuova sistemazione è ordinata, pulita, elegante nelle finiture, ma è dominata da una vasta distesa minerale, interrotta soltanto da qualche aiuola destinata alle alberature. Alberi che un giorno, forse, offriranno anche un po’ di ombra, ma che oggi sono ancora troppo giovani per incidere sul comfort dello spazio pubblico.
Abbiamo provato a visitare la piazza in diverse occasioni, sempre nelle ore di pranzo, tra la fine di maggio e i mesi di giugno e luglio. È il momento in cui, in tante città europee, le piazze diventano luoghi vissuti: impiegati che mangiano all’aperto con la propria schiscetta, studenti seduti sulle panchine, residenti che si concedono una pausa all’ombra degli alberi.
La foto di maggio, dove le temperature quest’anno cominciarono ad essere calde.







Qui, invece, abbiamo trovato quasi sempre la stessa scena: panchine vuote, pochissime persone e una grande distesa assolata. Del resto è difficile immaginare diversamente. Nelle giornate estive la piazza si trasforma in una vera e propria caldera, dove il sole batte senza ostacoli e le superfici pavimentate restituiscono calore invece di assorbirlo.
Nel mese di giugno:












Ed in fine le foto di pochi giorni fa (luglio). Volevamo far notare che nel frattempo è stato eliminato, senza senso, l’attraversamento da e per via Olmetto.





Eppure non sarebbe servito stravolgere il progetto. Sarebbe bastato ribaltarne la filosofia: meno pietra e più suolo permeabile, grandi aiuole a prato, alberature più numerose e distribuite in modo da creare, nel tempo, vere gallerie d’ombra. Perché gli alberi non sono semplici elementi d’arredo urbano: sono climatizzatori naturali, capaci di abbassare sensibilmente la temperatura percepita, migliorare la qualità dell’aria e rendere una piazza un luogo in cui le persone desiderano fermarsi.


Per mostrare questa possibilità abbiamo provato anche a immaginare, con un fotomontaggio, come avrebbe potuto essere piazza Quasimodo con un impianto più verde. Non pretende di essere un progetto, ma una riflessione: forse è arrivato il momento di cambiare davvero il modo in cui progettiamo gli spazi pubblici. Perché una piazza non dovrebbe essere soltanto bella il giorno dell’inaugurazione, ma continuare a essere piacevole da vivere anche nelle giornate più calde dell’estate.
La sensazione è che Milano continui a ripetere lo stesso errore: si inaugurano piazze nuove che sembrano già appartenere a una stagione urbanistica superata, mentre il clima ci sta chiedendo, con sempre maggiore urgenza, di progettare città molto più verdi, ombreggiate e vivibili.

- Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Comune di Milano
- Architettura, Arredo Urbano, Cantiere, Land Italia, Piazza della Vetra, Piazza Quasimodo, Progetti e cantieri, Vetra, via della Chiusa, via Wittgens, Axa, il Prisma