Milano | Guastalla – Quell’aura di sciatteria che ormai contraddistingue la zona del tribunale da decenni

Milano, Guastalla.

Gennaio 2026. Se qualcuno volesse tornare indietro nel tempo e assaporare quell’aria di sciatteria e disordine urbano che caratterizzava gli anni ’70, basterebbe passeggiare nelle vie intorno al Palazzo di Giustizia, tra Corso di Porta Vittoria, via Pace, via Manfredo Fanti e via Lamarmora. In quest’area, che fa parte del quartiere della Guastalla, si concentrano funzioni ministeriali, pubbliche e governative che, probabilmente, risentono della consueta trascuratezza che contraddistingue molte realtà statali: un pachiderma che sembra non accorgersi dei problemi circostanti, o forse se ne infischia.

Oltre al Palazzo di Giustizia, qui si trovano edifici dei tribunali e della Procura, reparti ospedalieri del Policlinico, l’imponente caserma dei Carabinieri – Comando III Reggimento Lombardia – la Procura della Repubblica e palazzi della Città Metropolitana. Al centro dell’area spicca la quattrocentesca Chiesa e convento di Santa Maria della Pace, con i meravigliosi chiostri affrescati, oggi parte della Società Umanitaria.

Eppure, tutte queste istituzioni importanti non bastano a conferire alla zona un aspetto monumentale e curato; anzi, la sensazione dominante è quella di trascuratezza.

Società Umanitaria

La sede della Società Umanitaria è un complesso costruito tra il 1947 e il 1956, composto da edifici indipendenti destinati a scuole e laboratori. La progettazione privilegia flessibilità e funzionalità: una struttura modulare in cemento armato consente di adattare facilmente le dimensioni delle aule, mentre le facciate alternano ampie vetrate e mattoni a vista. Gli edifici sono collegati da percorsi coperti, e l’ingresso è segnato da un porticato. Oggi, purtroppo, parte del complesso versa in uno stato di degrado.

Fondata nel 1893 per promuovere la formazione professionale dei ceti popolari, la Società Umanitaria affidò a Giovanni Romano la progettazione della nuova sede dopo i bombardamenti del 1943, che avevano distrutto l’edificio originario. Dell’antico convento rimane oggi la Sala degli Affreschi, decorata con pitture bramantesche.

Nel complesso sorgeva anche il Teatro del Popolo (1910), ricavato da un grande capannone industriale dismesso della Tecnomasio Brown Boveri. Pensato come strumento di elevazione culturale e modernizzazione sociale, il teatro conservava l’austera semplicità degli spazi industriali. Pur essendo molto frequentato, ebbe vita breve: osteggiato dal regime fascista e danneggiato dai bombardamenti del 1943, fu demolito nel 1945. Studiosi come Guido Canella sottolineano il valore simbolico della sua architettura, nata dall’incontro tra teatro e spazio industriale, rappresentando un’occasione mancata di creare un rapporto stabile tra cultura e “città del lavoro”.

Oggi, del complesso – che, se restaurato, sarebbe un gioiello dell’architettura anni Cinquanta – sopravvivono solo alcuni edifici di servizio, in uno stato di evidente trascuratezza. La palazzina lungo via Manfredo Fanti, in particolare, sembra abbandonata da almeno vent’anni, completamente assediata da piante infestanti come l’ailanto.

Umanitaria 5

La palazzina di sette piani che si affaccia sulla graziosa Piazza Umanitaria è in “cantiere” da oltre un anno. Pare siano state condotte delle bonifiche interne per ora e sia destinata a essere trasformata in un palazzo residenziale.

Si tratta dell’edificio di piazza Umanitaria 5, dall’aspetto poco attraente ma con una lunga storia legata alla città, nel 2022 è stato venduto, sfrattando gli investigatori della Procura della Repubblica che lo occupavano da tempo. Lo stabile, un tempo di proprietà della Società Umanitaria, era stato negli anni ’80 sede dei sindacati metalmeccanici riuniti nella Flm; successivamente era diventato sede della “Procurina”, l’ufficio della Procura presso la Pretura. Dopo la chiusura di quest’ultima, l’edificio era stato occupato dalle sezioni di polizia giudiziaria, che qui collaboravano quotidianamente con i pm data la vicinanza al tribunale. (al link l’articolo recente)

Casa del Mutilato

La Casa del Mutilato di via Carlo Freguglia 14, transennata da 10 anni, è un edificio a pianta rettangolare con impianto a U che crea un cortile centrale. La parte principale, più alta, è sormontata da una torre con cella e belvedere. L’edificio si distingue per la netta divisione degli alzati e il contrasto tra travertino chiaro ai piani bassi e mattone scuro ai piani superiori. Le aperture sono ampie e regolari, con composizioni arcuate che ricordano una pilastrata; il portale d’ingresso è monumentale, preceduto da gradini e cornice scultorea. All’interno, l’atrio è decorato con marmi e vetrate. Statue previste all’esterno non furono realizzate. La monumentalità attuale deriva da modifiche dei materiali e da un linguaggio classico “modernizzato”.

Storicamente, l’ing. Secchi, dopo esperienze di rilievo come la piscina Cozzi, fu incaricato della progettazione della Casa del Mutilato, voluta dall’Associazione Nazionale tra Mutilati e Invalidi di Guerra. Il progetto iniziale prevedeva l’uso del palazzo Sormani, poi scartato. Dopo stanziamenti pubblici e privati, i lavori iniziarono il 14 giugno 1938 e si conclusero il 31 dicembre 1942, con il direttore dei lavori che influenzò discrezionalmente alcune scelte, contribuendo all’attuale immagine austera e monumentale dell’edificio. Oggi ospita uffici

La caserma dei Carabinieri • Comando III Reggimento Lombardia

La Caserma Giacomo Medici, occupata dai Carabinieri del Comando III Reggimento Lombardia e costruita nel 1894 in stile eclettico neo-rinascimentale, occupa un intero isolato. A parte il fronte su via Alfonso Lamarmora, dove si trova l’edificio principale, il resto dell’isolato si presenta, come immaginabile, con alti muri di cinta e filo spinato, elementi che non aiutano a creare un ambiente rilassato.
Per carità, non si intende criticarne la funzione, ma solo sottolineare una sensazione diffusa nel quartiere, caratterizzato dalla presenza di istituzioni statali o ospedaliere, che contribuiscono a renderlo un ambiente asettico, poco amichevole e poco accogliente.

L’abbandono di Lamarmora 23 e 27

Vicino troviamo un altro incubo della zona: il complesso edilizio di via Lamarmora 23 e 27. Si tratta di due edifici ottocenteschi danneggiati dai bombardamenti del 1943 e riparati alla bell’e meglio, assumendo un aspetto ibrido tra antico e moderno. Le decorazioni sono andate perdute, mentre i balconi sono rimasti intatti, creando un insieme che inquieta lo sguardo. A peggiorare la situazione, gli edifici sono da decenni disabitati, in rovina e avvolti da impalcature.
Nel 2011 il Comune obbligò la proprietà, Immobiliare Sanitaria Ceschina (ma guarda un po’: dove c’è un edificio derelitto in città, loro sembrano esserci sempre di mezzo), a metterli in sicurezza. Fu così montato un ponteggio a protezione dei pedoni, poi rimosso nel 2016 senza una chiara ragione, per essere infine rimontato nel 2022.

PIETRO MICCA 2

Dietro a cotanto rudere si trova uno degli edifici del centro città che, forse, riteniamo tra i più brutti. L’edificio di via Pietro Micca 2 è stato completato nel 2010 al posto di un capannone, adottando uno stile ibrido che sembra ancora attingere al “postmoderno”, dando vita a un paciocco senza eguali. Si tratta di un’accozzaglia di elementi moderni e di finto antico, mal combinati e maldestramente assemblati, tanto da risultare decisamente fuori luogo.
Sul lato strada si trovano ampi balconi con balaustre neoclassiche, mentre sul lato del cortile — ben visibile dalla strada — compaiono terrazzi stondati con balaustre in vetro. A nostro avviso, se si sceglie di imitare l’antico, bisognerebbe farlo con coerenza; in caso contrario, il risultato appare inevitabilmente raffazzonato e fuori contesto.

Torniamo ora verso il Tribunale e Corso di Porta Vittoria.

La piazzetta parcheggio di via Freguglia

Via Carlo Freguglia, proprio davanti a uno degli ingressi secondari dell’enorme Palazzo di Giustizia e nel punto in cui si incrocia con via Sant’Antonio Maria Zaccaria, ospita una di quelle “piazzette che non hanno nome”, come avevamo segnalato tempo fa in un articolo dedicato. Lo spiazzo è utilizzato, naturalmente, come parcheggio e, come ogni volta, ci domandiamo: il Comune promuove l’ormai famoso ForestaMi, ma ripensare questi spazi con anche solo piccoli interventi che li rendano più gradevoli, pur mantenendone la funzione di parcheggio, sembra sempre un’impresa titanica.
E così ecco il classico caos che regna a lato del Tribunale Penale di Milano. Non tanto, in questo caso, per il parcheggio delle auto — che è stato anche ben disegnato a terra — quanto perché, come al solito, lo spazio viene invaso dal parcheggio selvaggio e da una moltitudine di moto e motorini, biciclette e monopattini lasciati ovunque sia possibile.

Come sempre, noi abbiamo provato a immaginare la piantumazione di qualche alberello, senza modificare in modo sostanziale l’assetto della piazza che rimarrebbe un parcheggio.

Costa davvero così tanto pensare di piantare due alberi in questa piazza?

Largo Marco Biagi

Largo Marco Biagi è uno dei miei crucci urbanistici in città (gli altri sono via Cusani, piazza Cavour, il Carrobbio, via Larga e l’area davanti al Sacello di San Satiro), perché da anni cerco invano di scrivere articoli che possano invogliare chi di dovere a sperare in un loro intervento, senza però ottenere alcun riscontro. Non che ce lo aspettiamo, ma è sorprendente come né il Comune né il Municipio abbiano mai proposto una riqualificazione o anche solo una sistemazione di questo largo (che poi è un triangolino di strada di pochi metri quadrati).

Questo triangolino di strada, dedicato a Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Brigate Rosse nel 2002, al quale è stata intitolata l’isola di marciapiede che si trova proprio di fronte al Palazzo di Giustizia e alla chiesa di San Pietro in Gessate, versa in uno stato di sciatteria e degrado che continua a stupirci ogni volta che lo osserviamo.

Una cabina telefonica usata come deposito dal chiosco di bibite, un’edicola abbandonata, disordine urbano diffuso, binari morti, pavé e asfalto mescolati senza alcun criterio, un’altra cabina TIM dismessa, alberi mancanti: una sciatteria che si somma a sciatteria e che prosegue fino a piazza Cinque Giornate. Auto e motorini parcheggiati ovunque.

Insomma, questo luogo dovrebbe essere decoroso e ordinato; invece appare come l’apoteosi dell’Italia che se ne frega e preferisce vivere nella sciatteria.

Via Corridoni

Via Filippo Corridoni è la strada che corre parallela (o quasi) a Corso di Porta Vittoria e si trova dietro la chiesa di San Pietro in Gessate, all’ex Centro Congressi della Provincia di Milano, nonché vicino al Liceo Scientifico Statale Leonardo da Vinci, alla Scuola dell’Infanzia Dandolo (in via omonima) e all’Istituto Omnicomprensivo Musicale Statale. Recentemente il Comune l’ha chiusa al traffico con un intervento tattico nei pressi della scuola. Peccato che non siano state ripristinate le aree verdi davanti al Liceo, con le alberature che negli anni sono andate perse, e che la fontana moderna, ormai in stato di abbandono, non sia stata sistemata o recuperata. Una fontana che oggi è solo un ricettacolo di immondizia, simbolo dell’inerzia che caratterizza alcune aree della città.

A che serve mostrare tutta questa sciatteria (quando, tra l’altro, la zona dovrebbe rappresentare ordine e pulizia, vista la presenza di tribunali, enti amministrativi, forze dell’ordine, scuole e strutture culturali)? Vorremmo tanto che il Comune dimostrasse almeno un briciolo di sensibilità “green” e di cura estetica che Milano si meriterebbe. Invece, mi tocca sempre ripetermi (naturalmente vale solo per le competenze del Comune). Forse dovrei smettere di girare a piedi e usare di più l’auto, così mi accorgerei solo delle buche nelle strade.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi
  • Porta Romana, Demolizioni, Progetto, Via Lamarmora, Corso di Porta Vittoria, Guastalla, Tribunale, Urbanistica tattica, Degrado, Liceo Scientifico Statale Leonardo da Vinci, via Corridoni, San Pietro in Gessate, Scuola Infanzia Dandolo, Istituto Omnicomprensivo Musicale Statale, Via Filippo Corridoni, via Pace, via Commenda, cabine abbandonate, TIM, via Pietro Micca

Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

4 commenti su “Milano | Guastalla – Quell’aura di sciatteria che ormai contraddistingue la zona del tribunale da decenni”

  1. È ovvio che se la città rimane un immenso parcheggio fa schifo e posto per il turismo a 2 passi dal Duomo non ve n’è …

    Per tutta via larga e zone adiacenti andrebbe applicato quello che hanno fatto per largo Augusto.

    Adesso via larga rappresenta una barriera automobilistica repellente.

    E non vi sarà mai riqualificazione…

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  2. Quanti sono quelli che SCRIVONO al Comune per protestare del degrado?Pochissimi.
    È la gente che se ne frega di vivere nel degrado.Al massimo lo vede e lo considera male minore.Mancanza di senso civico.Ècco il problema.

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