Milano | Centro Storico – Galleria Vittorio Emanuele II. Completato il restauro del mosaico del Toro (veramente)

Dopo tante peripezie, il mosaico del Toro rampante della Galleria Vittorio Emanuele II è stato finalmente restituito a milanesi e turisti, completato e restaurato. Come avevamo anticipato poche ore fa, il Comune è intervenuto per correggere il discusso intervento iniziale, che aveva suscitato numerose polemiche a causa delle cromie poco convincenti di alcune tessere sostituite durante il restauro.

Come spiegato dall’Amministrazione comunale in una nota, il mosaico è stato stabilizzato, levigato e riaperto alla fruizione pubblica. Da oggi, dunque, cittadini e visitatori possono tornare a compiere il tradizionale rito dei tre giri sul tallone del Toro, una delle usanze più celebri e fotografate di Milano.

L’intervento è stato eseguito da Gianluca Galli, restauratore e mosaicista che da anni conosce e segue la storica pavimentazione della Galleria. Il lavoro è stato condotto con un approccio filologico: le tessere deteriorate sono state rimosse e sostituite con marmi della stessa natura di quelli originari, privilegiando tonalità più vicine alla cromia storica del mosaico ottocentesco. Secondo il Comune, il naturale assestamento e l’invecchiamento dei materiali contribuiranno nel tempo a rendere ancora più omogenea la lettura complessiva dell’opera.

Il Toro rappresenta lo stemma di Torino, una delle città italiane celebrate nei mosaici dell’Ottagono della Galleria. La composizione e il disegno sono rimasti fedeli all’impianto originale ottocentesco: il restauro non ha comportato modifiche al soggetto, ma si è limitato a reintegrare le parti consumate dal continuo passaggio delle decine di migliaia di persone che ogni giorno attraversano il celebre salotto milanese.

«Il mosaico del Toro è uno dei luoghi più frequentati di Milano, guardato con affetto dai cittadini e con curiosità da chi arriva da ogni parte del mondo. Restituirlo integro, con materiali e tecniche coerenti con la sua storia, è il modo giusto di prendersi cura di un patrimonio che appartiene a tutti», hanno dichiarato gli assessori Emmanuel Conte (Demanio) e Marco Granelli (Opere pubbliche).

Il risultato finale appare certamente più convincente rispetto alla prima versione mostrata nei giorni scorsi: le nuove tessere presentano cromie più equilibrate e maggiormente in sintonia con il resto del mosaico, pur non risultando perfettamente identiche a quelle introdotte nel restauro del 2017 e visibili anche in un immagine del 2014 (di seguito) dove si vede bene la pancia in ombra del toro, giusto sopra il pene (non per fare i rompipalle, ma temiamo sia stata erroneamente modificata nella nuova versione).

A questo punto resta però una curiosità: quale doveva essere, in origine, l’esatto aspetto cromatico del celebre Toro ottocentesco?

In pochi sanno che uno dei simboli più iconici di Milano, il toro musivo al centro della Galleria Vittorio Emanuele II, fu realizzato da un artigiano originario di Clauzetto.

Giacomo Fabricio (Clauzetto, 1876–1964), imprenditore e benefattore, imparò l’arte del mosaico nel suo paese natale e nel 1900 fondò a Milano un’azienda specializzata in pavimentazioni e rivestimenti musivi. Oltre al celebre toro della Galleria, la sua impresa realizzò anche mosaici per la Stazione Centrale di Milano.

Il toro della Galleria, noto anche per i suoi attributi particolarmente evidenti, è considerato da generazioni un portafortuna: la tradizione vuole che si compiano tre giri sul punto corrispondente per propiziarsi la fortuna. Ancora oggi, accanto al mosaico, è visibile la firma G. Fabricio.

Negli ultimi anni della sua vita Fabricio fece ritorno a Clauzetto, dove lasciò un segno importante nella comunità. Donò al paese il teatro parrocchiale e trasformò la Villa Simoni — da lui acquistata — in asilo. L’edificio ospita oggi la Fondazione Fabricio.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Comune di Milano, Andrea Cherchi
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5 commenti su “Milano | Centro Storico – Galleria Vittorio Emanuele II. Completato il restauro del mosaico del Toro (veramente)”

  1. Per quanto l’ultimo intervento abbia migliorato molto le cose, personalmente trovo la versione del 2017 superiore dal punto di vista artistico; gli scuri aggiungono un senso di profondità e di ombre e fanno risaltare le forme del toro, inclusa la muscolatura sulla gamba. Non riesco a capire come possa essere così difficile reperire quattro tessere degli stessi colori di prima, sicuramente basterebbe metterne da parte qualcuna quando si fa il lavoro, no?

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  2. La versione originale con l’ombra sulla pancia del toro è sicuramente più armonica, non capisco questa insormontabile difficoltà nel trovare un restauratore che riesca ad interpretare correttamente le necessarie esigenze di restauro dell’opera.

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    • Basta informarsi, il restauratore è lo stesso dell’opera del 2017, ma può lavorare usando esclusivamente materiali approvati dalla sovraintendenza ai beni culturali, che mette a disposizione quello che ha nel suo magazzino. Come detto lui stesso, in assenza delle “tessere” giuste questo era il lavoro che si poteva fare. Ma se la si prende con un professionista che non può inventarsi nulla da solo

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      • Grazie per l’integrazione, quindi immagino che al primo tentativo la sovrintendenza ai beni culturali avesse negato al restauratore l’accesso alle tessere testicolari.

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