Milano, Cinquevie.
Agosto 2026. Non siamo agronomi né esperti di botanica, ma l’altro giorno, passeggiando tra le strette vie dell’antico centro storico delle Cinque Vie, non abbiamo potuto fare a meno di notare qualcosa che ci ha lasciati un po’ amareggiati.
In uno degli angoli più suggestivi del centro di Milano, là dove via Circo si piega incrociando via Cappuccio formando un piccolo slargo, domina da sempre un magnifico esemplare di platano. Peccato che, per la prima volta, ci sia sembrato in evidente sofferenza. L’albero, che cresce nel piccolo spazio ricavato nel marciapiede davanti al civico 8 – la casa dove visse lo scrittore Attilio De Marchi – ai primi di agosto appare già quasi spoglio, con una chioma che sembra aver anticipato di settimane l’arrivo dell’autunno.
Naturalmente non possiamo stabilirne le cause, ma un platano che perde le foglie con tanto anticipo potrebbe essere interessato da diversi problemi. Tra le ipotesi più comuni vi sono lo stress idrico dovuto alla siccità e alle elevate temperature, l’attacco della tingide del platano – un piccolo insetto parassita che provoca l’ingiallimento e la caduta precoce delle foglie – oppure patologie fungine come antracnosi e oidio. Nei casi più gravi potrebbe anche trattarsi del cosiddetto cancro colorato, una malattia del legno che provoca il progressivo disseccamento della chioma.
Sarebbe davvero un peccato perdere questo albero, che probabilmente è stato messo a dimora circa sessant’anni fa e che da decenni caratterizza magnificamente l’angolo tra via Circo e via Cappuccio, regalando a questo scorcio quella piacevole presenza di verde che rende Milano ancora più affascinante.




Di seguito l’albero come appare in questi giorni di agosto 2026.





Via Circo deve il suo nome all’antico Circo Romano, che sorgeva in quest’area e rimase in piedi fino al 1162, quando Federico I Barbarossa assediò e rase al suolo Milano. Con i suoi circa 470 metri di lunghezza e 85 di larghezza, era il più grande circo romano realizzato durante l’epoca della Tetrarchia di Diocleziano.
Il ricordo dell’antico edificio sopravvisse nei secoli anche attraverso la toponomastica. Nel punto in cui la strada piega a gomito sorgevano infatti due antiche chiese che conservarono, seppur storpiandolo in “Cerchio”, il riferimento all’antico circo romano.


La chiesa di Santa Maria al Cerchio, situata dove oggi sorge il palazzo al civico 7 di via Circo, è documentata fin dalla fine del XIV secolo come cappella e successivamente come parrocchia e rettoria. Tra il XV e il XVIII secolo compare costantemente negli elenchi ecclesiastici e negli atti delle visite pastorali degli arcivescovi milanesi. Nel 1768 il complesso comprendeva, oltre alla chiesa parrocchiale, una scuola della dottrina cristiana e due monasteri. Alla fine del Settecento la parrocchia contava 556 abitanti e disponeva di un modesto patrimonio fondiario. Con la riorganizzazione delle parrocchie milanesi del 1787, Santa Maria al Cerchio fu soppressa e accorpata alla parrocchia di San Giorgio al Palazzo.
Al posto dell’attuale civico 8 sorgeva l’antica chiesa di Santa Maria Maddalena al Cerchio, demolita già nel XVIII secolo, e annessa al monastero delle Umiliate. Del complesso monastico si è invece conservato il magnifico chiostro, oggi inglobato all’interno di un edificio residenziale e ancora perfettamente leggibile, preziosa testimonianza della Milano medievale.



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