Milano, Rogoredo.
Agosto 2026. Da qualche mese si sono finalmente conclusi i lavori che, attraverso diverse fasi, si sono protratti per una quindicina d’anni in via Giovanni Battista Cassinis, a Rogoredo.
Siamo nella parte terminale della via, proprio davanti alla stazione ferroviaria di Milano Rogoredo, dove i binari, a metà Ottocento, hanno di fatto interrotto l’antico asse viario diretto verso l’Emilia e Roma. È il tracciato storico della via Emilia, che dal centro di Milano, partendo da piazza Missori, corre quasi rettilineo verso sud-est, raggiunge Rogoredo e, oltre la ferrovia, prosegue in direzione di San Donato e dell’Emilia.

Più che una strada, tuttavia, questo tratto di via Cassinis ha l’aspetto di un enorme piazzale: una vasta distesa d’asfalto che da piazza Federico Mistral arriva sino agli accessi della stazione ferroviaria e della fermata M3 Rogoredo FS. All’altezza di piazza Mistral, via Cassinis incontra inoltre lo svincolo del cavalcavia Pontinia, che supera la ferrovia e prosegue verso San Donato, ricongiungendosi idealmente con l’antico tracciato della via Emilia.
Superato lo svincolo, via Cassinis si trasforma purtroppo in un’anonima spianata asfaltata: un grande piazzale-parcheggio lungo circa 150 metri e largo una quarantina, utilizzato da sempre, nella parte centrale anche come capolinea degli autobus e area di sosta.
Proprio qui, per molti anni, è rimasto aperto un importante cantiere di MM per l’adeguamento della rete fognaria, da piazza Mistral alla stazione FS di Rogoredo. L’intervento, iniziato nel 2007, si è concluso soltanto pochi mesi fa, dopo essere proceduto per fasi successive. Tra la fine del 2015 e il 2019 il cantiere era stato progressivamente confinato sul lato sud della via, mentre la parte centrale del piazzale era tornata accessibile già a partire dal 2019.




Con la conclusione dei lavori nel sottosuolo è stata finalmente completata anche la sistemazione dello spazio stradale soprastante. Dove possibile, il Comune ha provveduto a depavimentare alcune superfici, sostituendo l’asfalto con terreno permeabile e aree verdi, cercando inoltre di proteggere maggiormente marciapiedi e spazi pedonali dalla sosta irregolare.
Va detto che intervenire qui non dev’essere affatto semplice. Sotto questo tratto di via Cassinis passa praticamente di tutto: oltre alla linea e stazione M3 della metropolitana, nel sottosuolo corre anche il Redefossi, il grande canale che attraversa Milano raccogliendo parte delle acque provenienti dal sistema del Seveso e della Martesana, oltre a quelle di altri corsi d’acqua e rogge sotterranee, per poi convogliarle verso il Lambro a sud della città.
Insomma, possiamo immaginare quanto sia complesso intervenire e coordinare infrastrutture tanto diverse in una città come Milano. Eppure, concluso un cantiere così lungo, forse si sarebbe potuto fare uno sforzo in più per trasformare questo spazio in qualcosa di migliore.










In molti, noi compresi, hanno infatti notato come le fermate degli autobus collocate al centro della carreggiata siano rimaste immerse in una vasta distesa d’asfalto, senza pensiline e praticamente senza alberi in grado di offrire un po’ d’ombra.
Possibile che, dopo tanti anni di lavori, non si sia pensato a una sistemazione più dignitosa per un importante nodo di interscambio, proprio davanti a una delle stazioni ferroviarie milanesi servite anche dall’Alta Velocità?
Per carità, qualcosa è stato fatto. Verso l’accesso al cavalcavia Pontinia è stata ricavata una nuova aiuola che, almeno per il momento, appare però come un prato ancora piuttosto spoglio. Probabilmente arriveranno anche nuovi alberi e ci auguriamo che, una volta messi a dimora, vengano curati adeguatamente e non facciano la stessa fine di tante giovani piantumazioni viste seccare in città negli ultimi anni.
Ma viene spontaneo chiedersi: possibile che lungo i lati di questo grande piazzale non si riesca a trovare spazio per una serie di alberi di dimensioni adeguate, magari platani o bagolari, capaci col tempo di creare una vera copertura verde e ombreggiare almeno parte dello spazio? Possibile che ATM non possa installare delle pensiline per proteggere dal sole e dalla pioggia chi attende gli autobus?


Non servirebbe necessariamente una rivoluzione. Alberi, pensiline, qualche aiuola in più e una migliore organizzazione degli spazi potrebbero già cambiare radicalmente la percezione di questo luogo. Perché quello davanti alla stazione di Rogoredo non dovrebbe essere soltanto uno spazio dove transitare, parcheggiare o cambiare mezzo, ma una vera porta d’ingresso alla città. E oggi, nonostante i lavori appena conclusi, continua purtroppo ad assomigliare soprattutto a una grande spianata d’asfalto.

- Referenze immagini: Roberto Arsuffi; Massimiliano Tonelli
- Corvetto, Rogoredo, Porto di Mare, Via Cassinis, via Fabio Massimo, Autostrada del Sole, via Carlo Marochetti, via Brizzi, piazza Federico Mistral, Cavalcavia Pontinia, San Donato, Via Emilia
Perché invece di scegliere platani e bagolari non si opta per gli ailanti? Lo so che sono infestanti, ma non hanno bisogno di manutenzione e crescono rigogliosi e sono alberi d’alto fusto. C’è bisogno di ombra, non è necessario piantumare specie pregiate. Un po’ di sano pragmatismo!
Troppo spazio lasciato inutilizzato. Servivano parcheggi.
Quindici anni di lavori per ‘sta roba?? Wow!
Per non parlare del fatto per cui gli autobus sostano inspiegabilmente ben lontani dall’uscita della metro. Si potrebbe arretrare la relativa fermata di almeno 50 metri.
Le soluzioni logiche evidentemente non piacciono a questa nostra amministrazione.
Che i cantieri a Milano ed in parti d’Italia siano quasi eterni lo sappiano. Io abito in Barona adiacenze H San Paolo, 300 metri di acquedotto con lavoro iniziato a luglio 2024 e scritto “60 giorni”. Il cantiere è terminato a maggio 2026. Passando all’articolo, cosa è stato fatto? Da com’era a com’è non vedo questa differenza… E poi il capolinea del 95 lasciato senza banchina, illuminazione, manco fosse una fermata… Lo so, sono fortemente critico ma vedo tristemente la mia povera Milano