Milano, Porta Magenta.
Settembre 2026. A Milano è stata inaugurata “Le Pieghe”, la grande scultura monumentale realizzata dall’artista Nicola Samorì in memoria di Luca Salvadori, pilota motociclistico e content creator milanese scomparso il 14 settembre 2024 in seguito a un incidente durante una gara dell’International Road Racing Championship in Germania.
L’opera è stata inaugurata il 14 settembre 2026, esattamente a due anni dalla scomparsa del pilota, ed è stata collocata in un luogo tutt’altro che casuale: nell’area verde compresa fra le cosiddette “curve gemelle” di viale Pietro e Maria Curie, nei pressi della Triennale, del Parco Sempione e di via XX Settembre.
Proprio qui, infatti, Salvadori aveva iniziato da bambino a sperimentare le sue prime “pieghe” in bicicletta, prima che la passione per le due ruote lo portasse al motociclismo e alle competizioni.

Una scultura alta cinque metri
“Le Pieghe” è un’opera monumentale alta circa cinque metri e dal peso superiore alle due tonnellate, realizzata prevalentemente in alluminio. La composizione si sviluppa verticalmente formando una sorta di grande “S”, con una figura umana che sembra piegarsi e innalzarsi contemporaneamente, in un equilibrio volutamente precario.
Il riferimento al motociclismo è evidente proprio nel concetto di “piega”, il gesto con cui il pilota inclina corpo e moto affrontando una curva. Una condizione di apparente instabilità che, attraverso velocità, tecnica ed equilibrio, diventa invece controllo del movimento.
Il volto della figura richiama in maniera stilizzata quello di Luca Salvadori, mentre nell’alluminio utilizzato per la fusione sono stati incorporati anche frammenti della sua moto, trasformando così alcuni elementi direttamente legati alla vita del pilota in parte integrante dell’opera.
Particolare anche l’origine di uno degli elementi che hanno ispirato la composizione: Samorì è partito da un tronco recuperato in mare dopo l’alluvione che colpì la Romagna nel 2023, utilizzandone la forma come elemento attorno al quale sviluppare la figura.
La scultura poggia su un basamento circolare in pietra vesuviana, del diametro di circa due metri, sul quale sono impresse la traccia di una ruota e la frase:
«Qui, alle curve gemelle, Luca fece le sue prime pieghe».


Un monumento legato al luogo
Forse l’aspetto più interessante dell’intervento è proprio il rapporto fra opera, memoria e luogo.
La scultura non è stata semplicemente collocata in uno spazio verde cittadino, ma è stata pensata per un punto preciso di Milano strettamente legato alla storia personale di Salvadori. Le curve del viale, la “piega” del motociclista e la forma sinuosa della scultura finiscono così per richiamarsi a vicenda.
La figura ideata da Samorì sembra sfidare la gravità, sospesa fra slancio e fragilità, due concetti che inevitabilmente rimandano anche al mondo delle competizioni motociclistiche e alla ricerca continua del limite.
Le fasi progettuali e realizzative dell’opera sono state seguite dal critico d’arte Demetrio Paparoni.





Il dono alla città
La realizzazione di “Le Pieghe” è stata voluta da Maurizio Salvadori, padre di Luca, che ha commissionato l’opera per poi donarla al Comune di Milano.
La Giunta comunale aveva formalmente accettato la donazione nel giugno scorso. La famiglia Salvadori si farà inoltre carico della manutenzione della scultura per i prossimi vent’anni.
Un nuovo monumento entra così a far parte dello spazio pubblico milanese, ma soprattutto diventa un segno permanente dedicato a un giovane milanese che proprio in queste curve aveva iniziato, quasi per gioco, un percorso che lo avrebbe portato a trasformare la passione per le due ruote nella propria vita.
Alla memoria di Luca Salvadori è legata anche la Fondazione Luca Salvadori, nata con l’obiettivo di sostenere i motociclisti coinvolti in incidenti, su strada e in circuito, e di promuovere una maggiore cultura della sicurezza sulle due ruote.
Da oggi, passando lungo viale Curie, quelle che per molti milanesi erano semplicemente due particolari curve nel verde del Parco Sempione hanno dunque anche un nuovo significato. Ed è proprio lì che “Le Pieghe” continuerà a ricordare dove tutto ebbe inizio.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Google
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Tanto bello il gesto quanto brutto il monumento.
Peccato, un’occasione persa.
Le “curve gemelle” non sono una pista, ma strade urbane dove, soprattutto la sera, velocità e “pieghe” sono già un problema. Trasformarle in un luogo celebrativo legato proprio alle prime esperienze giovanili di un pilota rischia di legittimare ciò che dovremmo invece scoraggiare. Ai ragazzi diciamo che la strada non è una pista: cerchiamo di essere coerenti anche nei messaggi che lasciamo loro.
Sarebbe bello un mondo senza moto. Bisognerebbe iniziare a vietarle almeno nelle città, per la loro pericolosità e per il loro rumore.
E multarle senza pietà. Ci risparmieremmo anche tanti morti e feriti.