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Milano | Città Studi – Quel senso di disordine e abbandono attorno agli istituti

Se non fosse che la zona di Città Studi è tra le più alberate della città, potremmo pensare di trovarci in qualche periferia degradata. Noi tempo fa ci eravamo già occupati del degrado imperante al vecchio Istituto dei Tumori di piazza Gorini, dove le belle architetture eclettiche sono imbrattate da tag e scritte in un modo impressionante. Stessa cosa un po’ ovunque sui muri delle case della zona.

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Qui poco più di un secolo fa, all’inizio del Novecento, tra la fine di Milano, il borgo del Casoretto, di Lambrate, dell’Acquabella e della Senavra, sorgevano solo cascine e campi coltivati. Dove oggi si trova piazza Leonardo Da Vinci vi era un gruppo di vecchie cascine chiamate le Cascine Doppie.

Poi l’idea di radunare tutte le università milanesi (allora si chiamavano alte scuole) nello stesso quartiere. Era il 1915 quando si iniziarono i lavori per la realizzazione dei molti padiglioni che ancora oggi formano il cuore del Politecnico di Milano, assieme alle facoltà di Medicina, Agraria e Veterinaria. Oggi fare un salto all’interno del Poli e vedere com’è tenuto, assieme al resto di quest’importante ateneo fa un po’ accapponare la pelle, specie se lo si paragona ai campus inglesi o americani. Qui a dominare la scena all’interno del campus, così come in tutte le vie laterali, sono le automobili. Parcheggi disordinati, creativi, impertinenti rendono tutta la zona una sorta di campeggio per automobili. Palazzi anche importanti dal punto di vista architettonico (nomi famosi come Giordano Forti, Gio Ponti e Piero Portaluppi e ancora Vittoriano Viganò, per dirne alcuni) o storico, sono ridotti quasi a dei ruderi, come il grazioso edificio eclettico del Dipartimento di Matematica “Federigo Enriques” in via Cesare Saldini 50, che dal 1920 non ha più visto una riparazione, così come l’edificio rossiccio del Centro Internazionale per lo Studio della Composizione Corporea in Via Sandro Botticelli, scrostato come un vecchio palazzo abbandonato.

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Nel quartiere sorgono, oltre al Politecnico (sede Milano-Leonardo) e l’Università Statale, varie cliniche private e pubbliche tra cui l’Istituto nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori e l’Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta. Oltre ad essere sede di numerose scuole elementari, medie e superiori. Eppure questo senso di abbandono lo si percepisce ad ogni angolo.

Anche l’edificio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Della Lombardia E Dell’Emilia Romagna, in via Giovanni Celoria al 12 è tappezzato da manifesti, scritte e imbruttimenti di ogni genere. Compreso il bellissimo bassorilievo posto all’ingresso che è stato deturpato con vernice rossa. Insomma edifici istituzionali che dovrebbero dare un senso autorevole e di serietà al contrario sembrano palazzi mal tenuti e degradati.

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Noi abbiamo fatto un giro di sabato e come si può vedere da alcune foto, il deserto regna sovrano perché le attività negli istituti in questo giorno sono quasi inesistenti, al contrario nei giorni feriali gli stessi viali alberati sono invasi dalle automobili parcheggiate. Che peccato, qui ci vorrebbe un coordinamento tra le varie istituzioni e il Comune per garantire una maggiore pulizia e un più ordinato sistema di parcheggi. Magari costruendone uno multipiano che possa togliere buona parte del parco macchine dai marciapiedi e da i luoghi che potrebbero essere solo pedonali.

Per fortuna ultimamente il Comune ha deciso di pedonalizzare Piazza Leonardo Da Vinci, ed ora sono in corso i lavori per renderla più gradevole. Speriamo questa ventata di rinnovo si spinga un po’ ovunque nel quartiere.

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


8 thoughts on “Milano | Città Studi – Quel senso di disordine e abbandono attorno agli istituti

  1. Sandro

    Uno schifo colossale.Ci sono nato in quella zona,ci sono vissuto per 40 anni ci ho studiato,mi ci sono laureato.Ho visto il degrado avanzare piano piano .Tutte le facciate degli edifici lerce di spray.Ma forse la colpa è della gente che se ne frega del decoro perchè hanno insegnato loro che ci sono cose ben più importanti.Invece il pulito é cosa prioritaria.Anche gli animali si lavano.Nei paesi civili la pulizia degli jmbratramenti è cosa prioritaria.Perchè pedonalizzare la piazza Leonardo?È forse bello passeggiare in una piazza con gli edifici luridi di scritte?

  2. mlimon

    Anche se sono tanti anni che manco dall’Italia sono nato e cresciuto a Città Studi ed ho fatto l’università in via Celoria. Ogni volta che torno in visita a Milano mi faccio sempre una lunga camminata per le vie della mia gioventù ed in mezzo a tanti bei ricordi non posso che constatare lo stato di degrado degli edifici universitari. Veramente non riesco a capacitarmi come si possa lasciare che un edificio si riduca alla stato di quello di matematica. Non sono certo un tipo patriottico ma quelle due bandiere sporche ed avvolte all’asta simboleggiano solo “menefreghismo”, non ci vorrebbe molto a toglierle.
    Grazie per il servizio, speriamo che qualcuno ne prenda nota.

  3. FABIO

    Bell’articolo. Sarebbe il caso di darsi una svegliata. perché Città Studi è sempre stato un bellissimo quartiere e una vetrina per gli studenti italiani e stranieri. E’ incredibile quanto sia inadeguato e poco lungimirante colui che dovrebbe occuparsi di migliorare la zona universitaria di Città Studi. Lo trovo scandaloso…è una vergogna. Un quartiere così pieno di giovani merita ben altro. Merita una riqualificazione urgente e investimenti anche da parte delle stesse Università, che dovrebbero essere le prime a sollecitare un intervento.

  4. lorenzo

    Non siamo a Rho, e quindi che pretendete? Da tempo la zona è dimenticata da Università e amministrazione comunale, anzi è una zona in completo disarmo: chiuso l’ Istituto di Arti Grafiche, chiusa la menda del politecnico, via il Ciack, via il Besta e l’Istituto Tumori (forse l’ospedale meglio tenuto di Milano). Se sono nati e cresciuti qui… Attorno c’era il posto per fare un nuovo Besta, ma vanno a Sesto. Ora anche l’Università se ne va a Rho, speriamo che gli edifici di Rho venano tenuti meglio di quanto ha fatto a Città Studi…
    Io mi aspettavo che qualcuno di quegli urbanisti che insorgono se uno cambia una tapparella del cesso in periferia sarebbe insorto davanti a questo svuotamento completo. Infatti uno dei più famosi ha proposto lo spostamento a Rho della città metropolitana. Ci dev’essere qualche virus?

  5. Yuri

    Il Comune squallido se ne lava la coscienza avendo in cinque anni sistemato solo piazza Leonardo, il resto del quartiere è allo sfacelo come gran parte della città.

  6. Anonimo

    A milano oltre il problema delle “periferie” e del centro si dovrebbe tenere conto di quel tessuto urbano che vi sprge in mezzo, vero luogo di vita, sia quotidiana che lavorativa, dei milanesi. Città studi ne è un esempio lampante: terra di mezzo che non ha le prerogative di periferia… Cosa fare allora? Bisognerebbe animare una discussione seria e importante riguardante il post trasferimento dei vari istituti ospedalieri e universitari.Cosa farne dell’enorme patrimonio edilizio di sicuro pregio che verrà abbandonato? Sicuramente urbanfile data ormai la sua serietà potrebbe aiutare creandone una discussione che diventa poi tema caldo per la città! Forza!

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