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Milano | Crescenzago – Quartiere Adriano Parte 2: anni Novanta e tralicci

2016-12-07_adriano_8 2016-12-07_adriano_9Seconda parte del reportage sul quartiere Adriano.

Questa volta ci occupiamo più del lato nord del quartiere al confine col Comune di Sesto San Giovanni, dove si trovano le residenze realizzate quindici/vent’anni fa e che, tralasciando il fatto che molti negozi sotto i portici sono chiusi e dunque mancano alcuni servizi,  è un bel quartiere di case con ampie terrazze e ombreggiato da stupendi carpini piramidali, in questi mesi autunnali dorati. Peccato che il quartiere sia ancora solcato da tralicci provenienti dalla vicina centrale ricevitrice elettrica di Precotto (bell’esempio Art Decò).

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Abbandonando il quartiere porticato che si trova tra le vie La Malfa e Giuseppe Saragat, ci dirigiamo verso l’altra torre simbolo del quartiere Adriano, la torre Adriano di 20 piani per un altezza di 75 metri.

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Prima però ci troviamo nello spazio pubblico che ruota attorno a quel che resta della Cascina Cattabrega. Oggi una cascina convertita in Centro di Aggregazione Multifunzionale (Cam) Cattabrega del Comune di Milano. Di fronte si trova la parrocchia di Gesù a Nazareth.

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Chiesa costruita tra il 1995 e il 1998 fu consacrata il  18 Ottobre 1998 dal Card. Carlo Maria Martini. Tipica costruzione degli anni Ottanta/Novanta caratterizzata dalla torre campanaria in facciata e un rivestimento in piastrelle in cotto. L’interno è ad aula unica con soffitto a travi di legno incrociate. Segnaliamo la presenza di alcuni bei dipinti della Passione di Gesù realizzati da Letizia Fornasieri e che illustrano un Cristo tra la gente dei giorni d’oggi realizzati in modo magico e molto suggestivo. Opera del 2001.

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Ed ecco la torre più brutta, secondo noi, realizzata negli ultimi anni, la torre Adriano. 22 piani per 75 metri d’altezza affiancata da un altro edificio di 8 piani. L’architettura pare ancora ancorata agli anni Ottanta e Novanta, quel “post Moderno” che piaceva a pochi già all’epoca. La torre venne realizzata tra il 2006/2008. Ai piedi della torre ci sono, o meglio, ci dovrebbero essere dei negozi, ma che quelli aperti sono veramente pochi.

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Passiamo oltre il grattacielo e ci avviamo lungo la Via Privata Trasimeno dove si trovano altre residenze costruite sempre tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila. Qui, ci troviamo nella porzione del Parco Adriano che confina col Comune di Sesto San Giovanni e la Martesana.

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Ancora altri tralicci elettrici attraversano il quartiere in Via San Mamete.

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Eccoci arrivati alla parte finale del nostro giro del quartiere. Siamo così tornati nella parte storica del quartiere, all’antico borgo di San Mamete, che bene o male ha mantenuto un suo aspetto di paesino rurale. Spicca la graziosa chiesetta di San Mamete al Lazzaretto del Seicento/Settecento, dedicata al santo la cui tradizione vuole produttore di formaggi per sé, ma soprattutto per i poveri e i bisognosi. Nei pressi, resiste, forse per poco, la cascina oramai in rovina.

Durante l’epidemia di peste del 1460 circa si pensò al Castello di Cusago quale ricovero per gli appestati, che però era scomodo e allora Lazzaro Cairati, notaio dell’ospedale, propose a Galeazzo Maria Sforza di costruire un lazzaretto a Crescenzago raggiungibile navigando lungo la martesana, di cui già esisteva il primo tratto (la fece realizzare il padre, Franscesco Sforza). Il progetto prevedeva un edificio quadrato, con una corte molto larga, 200 camere e altri locali sanitari per casi sospetti e convalescenti. Papa Pio II aveva concesso a questo scopo un terreno di Santa Maria Rossa e l’indulgenza. Tuttavia non se ne fece più nulla per la troppa lontananza da Milano, almeno in quell’occasione. Fu durante la peste del 1484-90 che Lodovico il Moro applicò il progetto del Cairati, ma fuori da Porta Orientale, facendo costruire quello che sarebbe diventato il più famoso Lazzaretto. Durante la peste del 1576-77 che fece morire il 20% della popolazione Carlo Borromeo andando in visita a Crescenzago, decise di far costruire un ricovero per malati lungo la Martesana. Lo fece realizzare nell’area dell’attuale via San Mamete che all’epoca si chiamava strada del Lazzaretto e fece costruire anche un oratorio, appunto San Mamete al Lazzaretto.

Del lazzaretto di San Mamete sono rimaste delle parti basse dell’edificio che porta a San Mamete al Lazzaretto.

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Tornando a U verso via Adriano, sulla sinistra troviamo ancora degli edifici un tempo rurali e che oggi andrebbe restaurati ma che nell’insieme fanno un bell’unicum in stile.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


2 thoughts on “Milano | Crescenzago – Quartiere Adriano Parte 2: anni Novanta e tralicci

  1. antonio

    la cascina non va abbattuta!!
    della torre Adriano mi sorprende il fatto che non ci sia ombra di verde sui terrazzi. L’incontrario del bosco verticale di Boeri. Questo la fa sembra vecchia.. credo.

    1. Il_mio_nome_è_nessuno

      @antonio

      Ma vorrai mica paragonare il Bosco Verticale ad un palazzone – mi sembra più azzeccato di ‘grattacielo’ – di periferia quale Torre Adriano. 😛

      Ho abitato nella Torre per circa un lustro, la conosco abbastanza bene.

      Tutti i balconi sono stati ricavati – scusate l’espressione approssimativa – all’interno del profilo dell’edificio, e oltretutto sono di dimensioni modeste. Questo rende arduo tenere sul balcone piante di dimensioni anche solo medie.

      Esteticamente parlando, Torre Adriano mi è sempre parsa quantomeno dignitosa, con la sua pianta a croce latina (una vera rarità) e il colore rosso mattone.

      Molto meglio dei veri e propri OBBROBRI costruiti nella parte nuova del quartiere, su cui ci sarebbe molto da dire – in negativo.

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