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Milano | Brera – Il cantiere di Palazzo Citterio

Ci siamo quasi: due, al massimo tre mesi ancora e il palazzo di fine Settecento, sventrato, violentato, scomposto e restaurato, finalmente sarà consegnato alla Pinacoteca di Brera dopo oltre quarant’anni.

Il bel palazzo di via Brera 12 fu acquistato nel 1972 dallo Stato per un miliardo e 148 milioni di vecchie lire dal conte Giannino Citterio per farne una dependance della pinacoteca.

La necessità di ingrandire lo spazio espositivo della Pinacoteca di Brera derivò all’epoca dal fatto che molte raccolte di collezionisti come Jucker e Vitali, Mattioli e Jesi, sarebbero confluite nelle già ricche raccolte del museo. L’intenzione era di collegare tramite il giardino confinante i due palazzi, adattando lo storico palazzo di Brera 12 con nuove strutture.

Palazzo Citterio sbuca dal fondo di via del Carmine

Che cos’era Palazzo Citterio?

Si tratta di un classico edificio nobiliare del barocchetto settecentesco milanese con lunga fronte su Via Brera, probabilmente realizzato unendo due edifici più antichi.

La fronte di tre piani mostra eleganti balconcini di ferro arabescati. Dal cortile con due lati a portici settecenteschi si accede più internamente al profondo giardino contiguo all’orto botanico di Brera, come abbiamo già detto.

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’edificio venne in parte distrutto dai bombardamenti del 1943, come molte altre case di Milano.

All’interno l’edificio saliva a cinque piani più attico con l’ala ricostruita dopo la guerra, che era di quattro piani.

Il primo grande progetto lo si deve al gruppo di architetti formato da Ortelli e Sanesi, i quali demoliscono parte degli interni, soprattutto la parte ricostruita dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma soprattutto demoliscono il grande scalone d’ingresso neoclassico a due rampe.

Poi tutto si bloccò, lasciando un palazzo incompiuto e un cantiere.

Ancora nel 1982, il palazzo non era finito ma erano già stati spesi molti soldi. Nel frattempo alcuni spazi vennero comunque utilizzati per mostre come una, grandiosa, su Burri e un’ altra su “Gli ori di Taranto”.

Poi, sul finire degli anni Ottanta venne deciso di chiamare l’archistar del momento: James Stirling, progettista di musei, come la Staatsgalerie di Stoccarda.

La Fondazione San Paolo offrì un contributo di circa 6 miliardi di vecchie lire e il progetto si avviò.

Ma purtroppo l’architetto morì il 25 giugno del 1992, lasciando il cantiere nuovamente congelato.

Il blocco del progetto fu dovuto anche all’intervento del Governo con un altolà dell’allora ministro della Cultura Urbani e del sottosegretario Sgarbi che bocciò senza appello, sostenendo che le nuove modifiche avrebbero stravolto troppo il palazzo storico.

Oramai lo scavo per il “bunker” sotto il giardino, uno stanzone enorme in cemento armato con un soffitto sorretto da un unico pilastro, secondo il progetto di James Stirling, era stato avviato e quasi concluso.

Altri anni di congelamento per qualsiasi progetto. Poi si arriva ai gironi d’oggi, quando si pensa di trasferire l’Accademia di Brera prima alla Bovisa, poi in una caserma dismessa dalle parti di Pagano.

Seguì la decisione di completare l’opera, che fece comparire i nomi di alcuni dei più importanti progettisti italiani: Antonio Citterio, Michele De Lucchi, Italo Rota, tanto per fare qualche nome. Nel 2014 il vincitore però sarà Amerigo Restucci.

Il nuovo progetto di Restucci ha previsto la conclusione di tutti i lavori iniziati e congelati, compresa la scala rimasta incompiuta dall’allora progetto Ortelli e Sianesi, il restauro del palazzo storico settecentesco (compreso il cortile d’onore) il completamento delle sale collocate al piano interrato e terra, progettate dagli architetti Ortelli e Sianesi, contraddistinte dai soffitti a cassettoni in calcestruzzo, il completamento delle sale espositive collocate al secondo piano e coperte negli anni Settanta con un soffitto a shed. Previsti anche la conclusione del corpo ipogeo voluto dal progetto di James Stirling e la sistemazione del giardino con la grotta e la limonaia, dove saranno collocati bar e aree di sosta, funzioni indispensabili per un museo moderno.

Fulcro del nuovo progetto è il corpo scale monumentale, dotato di due ascensori panoramici; si installerà l’impianto elevatore che per la prima volta collegherà tutti i livelli, ovvero i tre fuoriterra e i quattro interrati rendendo completamente fruibile il nuovo museo.

La consegna a Brera è prevista per fine agosto e poi inizierà l’allestimento delle opere del Novecento tra cui quelle donate da Emilio e Maria Jesi, con nomi come Medardo Rosso, Boccioni e Severini, Morandi, Carrà, De Pisis, Sironi e Picasso.

Come ha detto la Sovrintendente della Città metropolitana, Antonella Ranaldi al Corriere della Sera, dopo la consegna le piacerebbe che il palazzo venisse aperto al pubblico nelle Giornate Europee del Patrimonio che si terranno il 23 e il 24 settembre 2017.

Alcune immagini tratte dall’intervista alla Sovrintendente Antonella Ranaldi.

Il progetto per le scale

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


2 thoughts on “Milano | Brera – Il cantiere di Palazzo Citterio

  1. Anonimo

    Finalmente un progetto in escuzione dopo che per anni è rimasto bloccato, apposta (perchè altri musei italiani e europei avevano paura della sua concorrenza), nelle pastoie burocratiche dello stato bizantinoide.

    Si spera anche che vengano sistemate le segnalazioni di entrata del museo di Brera, che ora quando si entra nel cortile principale ci sono delle indicazioni così bizantine che non si capisce che il museo è al secondo piano e si deve salire la scalinata. I bizantinoidi che gestiscono il museo hanno messo apposta un cartello con una spataffiata di indicazioni con, tra queste, in piccolo “museo” con un’icona delle scale che manco si capisce, poi a muro c’è una targa museo bianca su parete bianca. Già per un italiano è difficile capire dove è il museo figuriamoci per uno straniero. Cosicchè miolti non salgono le scale e vanno dritti dove ci sono le aule degli studenti. E’ chiaro che i bizantinoidi l’hanno fatto apposta per generare confusione tra i visitatori.

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