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Milano | Riaprire la cerchia dei Navigli: il referendum con le regionali

Riaprire i Navigli di Milano: è uno dei progetti di lungo periodo che l’amministrazione di Beppe Sala ha messo in cantiere sin dall’elezione, un anno fa. Un precedente sondaggio aveva sancito che ai milanesi piace l’idea di riaprire la vecchia cerchia dei navigli coperta a partire dal 1930.

Il Sindaco Sala dopo la sua elezione aveva ribadito che avrebbe chiesto ai milanesi con un referendum, se erano proprio sicuri di accollarsi anni di lavori e soldi investiti per  riaprire il vecchio percorso dei navigli. Ora pare molto probabile che il referendum si farà e sarà agganciato con il referendum delle Regionali nel prossimo autunno.

Questa è la novità annunciata da Sala, alla fine di un incontro con Rahm Emanuel, il sindaco di Chicago in visita a Milano, città che proprio sui suoi canali ha impostato un progetto complessivo di riqualificazione.

Il sindaco di Chicago (gemellata con Milano) ha spiegato cos’è cambiato nella sua città con la riqualificazione del canale: “Sei anni fa Chicago non aveva una passeggiata sul fiume, oggi non c’è stata solo una riqualificazione ma c’è stato sviluppo economico, sostenibilità ecologica e sensibilità su questi temi. Abbiamo dei taxi sull’acqua quindi ci sono meno auto in strada. L’economia di Chicago in questi ultimi cinque anni è cresciuta più velocemente di quella di New York, mentre le emissioni di Co2 sono scese del 7%”.

Qui uno dei nostri precedenti articoli

 

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


14 thoughts on “Milano | Riaprire la cerchia dei Navigli: il referendum con le regionali

  1. Anonimo

    “Il sindaco ha poi ribadito ancora una volta che nel referendum «non porrò mai la domanda “siete favorevoli alla riapertura dei Navigli” ma presenterò un progetto che tenga conto dei costi, dei lavori, dei disagi per il traffico». http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_luglio_19/milano-sala-referendum-riapertura-navigli-voto-regionali-c0095fc4-6c71-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml

    Questo mi sembra molto serio: sicuramente praticamente tutti rivogliamo i Navigli, ma bisogna decidere in base a quanto ci vuole, cosa comporta come disagi e quanto costa (con l’ovvio corollario “a che progetti/cose rinunciamo per avere i Navigli riaperti”, che credo sia il punto principale visto che botte piena e moglie ubriaca nemmeno Sala ci può riuscire)

  2. Nuovo Ordine Urbano

    Tra poco arrivano le auto elettriche come le Tesla (Elon Musk uno di noi) e bisogna fare in modo che la gente possa usare queste auto in città. Quindi non ha senso andare a bloccare la viabilità in intere vie della città come succederebbe con la riapertura di questi canaletti, perchè di canaletti si tratta e non di navigli. Inoltre anzichè perdere tempo in questi passaggi burocratici che sappiamo non servono a nulla dal momento che sappiamo tutti che questo referndum sarà taroccato per far vincere il “si”, che Maroni e Sala contattino Elòn Musk affinchè apra se non uno stabilimento di produzione almeno uno stabilimento di assemblaggio e supporto alle auto elettriche Tesla nell’area Expo di Milano, così almeno la finiamo di regalare ogni anno miliardi di euro per comprare auto (di cui non produciamo manco una vite) prodotte negli altri paesi della UE, paesi che poi non fanno altro che metterci i bastoni tra le ruote.

    1. Marshall

      Le auto elettriche sono silenziose e non inquinano nell’immediato intorno. Tuttavia danno gli stessi problemi di congestione e occupazione di spazio delle auto tradizionali.
      Forzare le nostre città, così dense e compatte e con strade piccole ad accogliere troppe auto vuol dire distruggerle per poi ricostruirle con costi enormi, senza avere in cambio tempi di spostamento più brevi e perdendo ogni qualità e vivibilità delle città attuali. L’automobile, infatti, oltre una certa soglia che potremmo valutare approssimativamente in un auto ogni 5 abitanti, distrugge irrimediabilmente la qualità e vivibilità dello spazio urbano.
      Operazioni dirette ad adattare la città all’auto sono state già tentate negli anni 50 e 60 del ‘900 in molte città e i disastrosi risultati sono noti a tutti coloro che hanno studiato anche solo un po’ di storia urbana.
      Bisogna fare l’esatto contrario: ridurre il possesso di auto e organizzare la città in modo che si possa quasi sempre farne a meno.
      Le città più avanti nella promozione dei veicoli elettrico come Amsterdam o Shanghai o Pechino, cercano allo stesso tempo di ridurre il ruolo dell’automobile e, soprattutto, di ridurre la sosta lungo le strade. Inoltre tutte le città citate puntano a valorizzare l’acqua come elemento di valorizzazione (storica. estetica, turistica, economica) dello spazio urbano. Ad Amsterdam, che è già piena di canali, progettano di aprirne di nuovi.
      Questa è la direzione verso cui procede la modernizzazione delle città. Il “nuovo ordine urbano” che lei propone lei è invece un anacronistico ritorno agli anni ’50 del secolo scorso.

      1. UMS

        Mi associo agli applausi.
        Chiedo però anche di rivedere il PUMS e aggiungere un paio di altre linee di metro (almeno) che passare da 61 auto per 100 abitanti (il catastrofico dato italico, a Milano sono “solo” 57) a 20 (1 ogni 5 abitanti) significa un sacco di gente in più sulla M2 la mattina quando già non ci riesco a salire adesso al primo colpo. 🙂

  3. Nuovo Ordine Urbano

    “Il costo della riapertura dei navigli si aggirerebbe intorno ai 406 milioni di euro, il Comune dovrebbe puntare sulla partnerhip pubblico-privato per reperire i fondi”
    Bellissima la partnership pubblico-privato… Si come no il “pubblico” italiano che ha un debito di 2.260,3 miliardi di euro, lo scrivo meglio per rendere l’idea: 2.260.000.000.000 euro di debito pubblico. Quindi il contributo del pubblico in questa “fantastica opera” sarebbe quello di aumentare quella cifra i cui interessi sarebbero naturalmente pagati dai cittadini milanesi con qualche aumento di tasse… Curioso, fanno solo debiti, non hanno i soldi per fare nulla, non danno alcun sostegno alle famiglie e ai bambini appena nati, ti chiedono sempre più tasse che uno non riesce più a stare dentro alle spese, però troverebbero 406 milioni di euro per questa boixta di progetto che non fa altro che bloccare e danneggiare economicamente Milano e quindi gli stessi cittadini milanesi. Almeno rispamiateli questi soldi, e chiedeteli alle GRANDI CAPITALI europee delle GRANDI NAZIONI europee e dei GRANDI NAZIONALISMI europei, che non vedono l’ora che riapriate i navigli per bloccare e danneggiare Milano, così pezzi di economia e persone si trasferirebbero da loro, sarebbe un piacere per loro finanziare “l’opera”, anzi mi sa che non solo ve la finanziano la ripertura dei navigli ma vi mandano pure le maestranze per realizzarla…

      1. Dado

        ……-ella…diciamola tutta, vah!
        Se arrivassero questi capitlali stranieri che dici, ci sarebbe il finanziamento per riaprire anche l’altro tratto che purtroppo non è contemplato dal progetto. Quanto sarebbe bello completare l’anello d’acqua intorno al castello…!!!

    1. Marshall

      Le potenzialità del turismo nautico e ciclistico tra Po-Ticino-Adda e laghi prealplini sono immense.
      Questo progetto creerebbe un circuito navigabile e ciclabile esteso a tutta la Lombardia e imperniato su Milano.
      Non solo, ma l’appetibilità di Milano come centro direzionale, come sede di grandi aziende internazionali aumenterebbe notevolmente.
      Ha idea di quanti persone che lavorano a Manhattan, Chicago, Londra, Amsterdam, Stoccolma, Copenhaghen vanno in bici a lavorare e/o in barca nel tempo libero?
      Tra le città mondiali Milano è in atto una competizione e questa si gioca anche sulla qualità della vita. Quindi Milano ha bisogno di progetti davvero grandi in tal senso.
      In particolare, Milano ha bisogno di tanta acqua e tanto verde che sono tra gli ingredienti base per una vita davvero urbana e davvero di alto livello: Sono solo i contadini e i montanari che ancora pensano che modernità significhi interrare i fossi, asfaltare i prati e abbattere gli alberi o che i problemi di una città si riducano, come per Jony Stecchino, al “Traffico”: la modernità porta, invece, esattamente nella direzione opposta

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