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Zona Castello – Cosa ne pensa il Professor Philippe Daverio, della questione al Castello Sforzesco

 
 

“L’impressione è che a Milano la città vada per conto proprio – ha sottolineato il noto critico d’arte Philippe Daverio – e l’Amministrazione non sia in grado di reggerne le corde”

– Professor Daverio, cosa ne pensa delle bancarelle allestite a Milano in piazza Castello, ai piedi del Castello Sforzesco?

«Sono una iattura estetica. Sono una iattura estetica che corrisponde purtroppo ad una totale mancanza di progetto sulla città. Perché quando uno non riesce più a controllare, è ovvio che si ricorra alle forze più forti. La questione delle bancarelle in generale è sempre stata un grosso problema; tutto il mercato degli ambulanti è un grande problema perché sono innegabilmente invasivi, e non è mai possibile controllarne la qualità. Se le bancarelle fossero 4 davanti al Castello, e vendessero solo bocce di vetro con la neve dentro, sarebbe un refrigerio simpatico a ferragosto. Siccome però vendono anche scarpe da sci, qualsiasi roba perché lo scopo loro non è partecipare alla vita della città, ma al proprio conto economico, diventa un fenomeno autentico di parassitismo ‘tecnico’. E su questo l’ente pubblico che governa deve pronunciarsi, non può addormentarsi. Purtroppo l’impressione che ho a Milano è che la città vada un po’ per conto proprio, e l’Amministrazione non sia proprio in grado di reggerne le corde, come un cavallo di cui si siano perse le redini. Il caso di quanto successo lì è il massimo esempio»

– Secondo lei quale sarà l’impressione dei turisti che, percorrendo il centro storico lungo l’asse Duomo – via Dante, in direzione Castello Sforzesco, si troveranno nel mezzo di bancarelle piene di capi di d’abbigliamento e cibarie varie?

« Il turista vuole l’italiano un po’ fesso e folkloristico, e devo dire che durante l’Expo hanno fatto di tutto per confermare quest’impressione. Non rimarranno delusi, perché se hanno visto prima, scendendo dall’aeroporto, gli orribili pupazzi di Dante Ferretti, con i prosciutti appesi all’inguine, questa sembrerà loro la naturale conseguenza. Purtroppo aveva ragione Mussolini: io non sono di destra, ma Mussolini non era neanche del tutto scemo quando diceva ‘Il pittoresco ci ha sempre fregati’. E noi continuiamo a giocare con il pittoresco, invece di giocare con le nostre grandi abilità, che sono quelle che fanno la nostra economia».

– Per concludere, secondo lei è sostenibile l’esistenza di un valore artistico, culturale od estetico di un tale allestimento, realizzato in una delle piazze storiche più importanti di Milano?

«Non ha nulla a che vedere con l’arte, ma ha a che vedere con il folklore. Le soluzioni sono due: o si cacciano, o si portano al parossismo. Allora vogliamo anche 2 mangiafuoco, e i venditori delle palline per bambini. Apriamo questo spazio a tutti: sarebbe carino avere anche ginnasti e pupazzi. Facciamo una vera piazza medievale: nella sua esagerazione troverebbe una sua capacità di comunicazione. In questa sua fase media, invece, è solo modestamente squallida ».

Video e intervista a cura di Cronaca Milano


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Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


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