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Milano | Vetra – Chiese scomparse: Santa Caterina alla Chiusa

Via della Chiusa, quale nome evocativo di antiche origini. Qui infatti, come già avevamo visto in un articolo sulla Torre dell’Imperatore, dove il canale della Vetra già nel 1171 venne dotato di una “chiusa” con la quale si regolava il livello dell’acqua, e per questo anche l’apertura nelle mura medievali assunse il nome di “Pusterla della Chiusa”. Nome dato anche alla contrada e che a sua volta venne dato a ben due chiese, San Michele alla Chiusa e per l’appunto anche alla bella chiesa di Santa Caterina. Oggi guardando quest’angolo ulteriormente devastato dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale e poi dalla ricostruzione post bellica, pare impossibile immaginare come potesse essere. Noi ci abbiamo provato con un fotomontaggio.

Stampa della Chiesa di Santa Caterina alla Chiusa Scomparsa. Via della Chiusa

Santa Caterina alla Chiusa purtroppo non esiste più come altre chiese di Milano. Si trattava di un monastero di clausura per le Monache Agostiniane, fondato nella seconda metà del secolo XV secondo la tradizione dalla beata Modesta Bolla, morta nel 1502. Sorgeva circa a metà della via, sul lato di levante (all’altezza del civico 3 di Via della Chiusa).

Al convento vi era annessa una chiesa che dava sulla strada. La facciata è descritta anche dal Vasari e dal Torre e doveva essere di nobile architettura. Era divisa in quattro ordini sovrapposti: i primi tre scanditi verticalmente da quattro colonne binate, mentre il quarto, più stretto, era coronato da un timpano triangolare. Fu disegnata da Cristoforo Lombardo detto il Lumbardino, architetto e scultore molto attivo a Milano nel primo 500, a cui si deve tra le varie opere anche la torre di palazzo Stampa Soncino, il palazzo della famiglia Bigli, la facciata della Certosa di Pavia e persino una sua statua di Santa Caterina conservata nel Duomo di Milano.

La chiesa era a una sola navata, divisa in due parti, una più piccola per le monache e una più capiente per i fedeli, verso la strada. La navata esterna vedeva le pareti scandite da un ordine di colonne binate, appoggiate a pilastri alleggeriti da nicchie. Tra i pilastri si si aprivano le cappelle, quattro per lato, tutte ornate da pregevoli dipinti. All’altare maggiore era un opera di Camillo Procaccini, il Martirio di Santa Caterina e sempre del Procaccini in una delle cappelle laterali vi era un dipinto dell’Annunciazione; il Ritrovamento della Santa Croce e Sant’Andrea e San Bartolomeo di Giulio (o Antonio) Campi; Aurelio Lovini dipinse un affresco con l’Adorazione dei Magi; un Sant’Ambrogio che discute con Sant’Agostino del Tavolino pittore discepolo di Procaccini. Tutti i dipinti risultzno oggi perduti.
Tra le molte reliquie vi era custodita anche un frammento della Santa Croce.

Nel XVI secolo il monastero crebbe di importanza e ve ne furono aggregati vari altri, tra cui il monastero di Santa Maria Costa nei pressi dell’attuale porta Ludovica.
Il convento fu soppresso nel 1799 e trasformato in caserma per la Guardia Nazionale e poi in magazzino militare. Passato in proprietà privata, fu adattato come casa da abitazione. La chiesa sconsacrata fu demolita nel 1826. Persi gli affreschi del convento oltre che a quelli della chiesa, sembra fossero notevoli quelli del refettorio, si salvò una copia del Cenacolo leonardesco (1626) dovuta al Fiammenghino e che oggi è conservata a nel Museo della Scienza e della Tecnica.

Fonti: Serviliano Latuada e Strade di Milano

 

 

 

 




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Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


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