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Milano | Macconago – La chieseta in rovina, il borgo e lo I.E.O.

Un gioiellino di chiesetta rurale oramai in rovina che lentamente sta scomparendo. Macconago è un piccolissimo borgo di poche case, un castelletto e una chiesetta che si trovano lungo il lato est della via Ripamonti. La chiesetta pare sia stata svuotata oramai da tempo per via di reiterati saccheggi. Ora aspetta solo di capire che sorte potrà mai avere.

La chiesetta pare risalga al XVII secolo. Qualcuno dice sia dedicata a San Carlo, altri a San Paolo, l’aspetto odierno pare di epoca tardo barocca. Comunque sia il santo dedicatole, l’edificio è stato sconsacrato e ora ridotto così male che pare sia un vero peccato non interessi a nessuno salvarla in qualche modo. Pare che nel 2009 delle impalcature venendo montate ma dopo un paio d’anni venendo rimosse senza esser stato effettuato alcun intervento.

Nelle vicinanze si trova il castello medievale oggi usato per eventi e congressi, un laghetto ricavato da una cava e un centro ippico.

Adiacente al sito si trova il grande centro dell’Istituto Europeo di Oncologia che in teoria si dovrebbe allargare anche da queste parti. Chissà mai se si occuperanno loro prima o poi anche delle sorti di questa antica chiesetta o volutamente vogliano disfareste per usare il terreno in qualche altro modo.

Insomma, non cancelliamo anche quest’angolo di Milano.

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La chiesetta negli anni 20

Riportiamo anche la storia di questo piccolo borgo tratta da Wikipedia:

Macconago viene citata una prima volta nel 1346, negli Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano, dove viene indicato fra le località a cui spetta la manutenzione della strata da Siptiano (Compartizione delle fagie, 1346) e incluso all’interno della pieve di San Donato.

Al censimento del 1751 risulta avesse 204 abitanti, mentre l’amministrazione comunale era retta da un consiglio costituito da un’assemblea dei capi di casa della comunità, indetta dal console almeno una volta l’anno in occasione della pubblicazione dei riparti annuali e del rinnovo delle cariche. In aggiunta vi erano inoltre due maggiori estimati, incaricati dell’ordinaria amministrazione degli affari e della custodia dei riparti. Completavano il quadro amministrativo un cancelliere, residente al Vigentino, e un esattore, scelto con asta pubblica: al primo erano affidate la compilazione e la ripartizione dei carichi fiscali, e la custodia dei libri dei riparti annuali; al secondo venivano invece delegate tutte le operazione connesse alla riscossione. Verso la metà del XVIII il comune era direttamente subordinato alla giurisdizione di Milano: il console infatti, essendo il tutore dell’ordine pubblico, era tenuto ogni anno a prestare solenne giuramento presso la banca criminale del capitano di giustizia di Milano. I confini municipali vedevano Vigentino e Vaiano a settentrione, Chiaravalle ad oriente, Poasco ed Opera a meridione, e Quintosole ad occidente.

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Al censimento del 1805 viene iscritto come comune di III classe, con una popolazione di 227 abitanti. Nel 1808 venne soppresso e incluso nel circondario esterno del comune di Milano, del quale avrebbe fatto parte fino al 1816. Nel 1841 perse nuovamente la propria autonomia, venendo aggregato al comune di Quintosole, che sarebbe stato a sua volta soppresso e unito a Vigentino nel 1869. Quest’ultimo mantenne la propria autonomia solo fino al 1923, quando venne definitivamente annesso a Milano.
Pur essendo stato annesso a Milano e avendo dovuto ospitare col tempo diverse attività residuali della città, Macconago ha mantenuto il proprio carattere prettamente rurale, essendo anche inclusa all’interno del Parco Agricolo Sud Milano. In passato facevano parte del comune di Macconago le frazioni Guarda e Guinzana.

Il Castello di Macconago sorse fra il 1330 e il 1340: a pianta quadrata, con torri d’avvistamento e camminamenti merlati, appariva come una struttura tipicamente viscontea. Probabilmente era di proprietà della famiglia Pusterla, caduta presto in disgrazia presso i Visconti, trascinando con sé anche le sorti del castello, che cadde inevitabilmente in rovina. Interamente restaurato e di proprietà della famiglia Ferrario Gavana, è utilizzato oggi per cerimonie, ricevimenti e altri eventi di questo tipo.

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Il progetto per lo I.E.O. del 2009 al momento sospeso

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Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


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