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Milano | Zona Orti – Un angolo di centro da rivitalizzare

Tutto il quartiere a est di Corso di Porta Romana, stretto tra il Policlinico, il Tribunale e i viali dei bastioni (Caldara) può essere identificato con la denominazione di Orti o Lamarmora, le due vie principali. Questa era zona di orti veri e propri fino all’Ottocento e infatti non troviamo antiche vestigia, antiche chiese o palazzi sontuosi.

I nobili abitavano in Corso di Porta Romana, verso piazza Missori e questa zona era abitata da persone di  modesta estrazione sociale e vedeva la presenza di monasteri, di ospedali e ricoveri per poveri, oltre che di orti. Era il quartiere da cui rifornirsi di provvigioni in caso di assedio.

Nell’Ottocento lo sviluppo della città portò con sè la costruzione di molti ricoveri, caserme e di un convento. Mentre la Seconda Guerra Mondiale qualche distruzione. Pian piano la zona a stento si è ripresa.

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Panorama della zona Orti, allora Brera di Porta Romana nel 1870-75

Al centro del quartiere si trova l’edificio di un convento in disuso, ora venduto dall’Università Cattolica, ex proprietaria, a Bnp Paribas Real Estate che lo trasformerà in un edificio residenziale di lusso, mantenendo la vecchia struttura e aggiungendo nuove parti su via Lamarmora e su via Orti.

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Tre immagini dell’ex convento da Comitato CO4 Orti Commenda Lamarmora CurtatoneVia_Orti_Palazzo_Ex_Convento_1 Via_Orti_Palazzo_Ex_Convento_2 Via_Orti_Palazzo_Ex_Convento_3

Da Lombardia Beni Culturali

Era questa infatti la zona dei terreni dei Cistercensi, ceduti da Bernardo all’Ordine dei Templari, (fino al 1313), con sede nella vicina Via Commenda, e ai Gerosolimitani poi (dopo l’annientamento dei Templari), con sede nei lotti di Via Lamarmora/Porta Romana. L’intera proprietà terriera della commenda era recintata da siepi e fossati, si da costituire una braida o brera, (Vicolo di Brera era il nome originario di via Orti).
Nel 1271, un documento della commenda dei gerosolimitani testimonia l’inizio delle edificazioni lungo la via, con la creazione di un primo borgo agricolo: Fra’ Alberto Servodei, precettore della mansione e dell’Ospedale di S. Croce dei Gerosolimitani di Milano, dà a livello per 29 anni a diverse persone 77 pertiche nella braida della mansione, situate dietro la mansione stessa, con l’obbligo per ogni affittuario di edificare entro un anno una casa nel proprio appezzamento con diritto di accesso alla grande strada Lodigiana “in braida”.
Fino al XIX sec. la via mantenne l’aspetto rurale. Dalla fine del XIX sec, si edifica il ricovero per anziani Giovanna Jugan poi Moscati, all’interno della grande proprietà che si estende dal n.21, della congregazione religiosa delle Piccole Sorelle dei Poveri.

Successivamente, fu incorporato nel complesso religioso il n. 27.
Nel secondo dopoguerra il complesso è stato oggetto di adeguamenti tecnologici e di interventi che hanno in parte modificato i prospetti e la distribuzione interna, senza tuttavia snaturare i caratteri del linguaggio architettonico ispirato agli stilemi del Trecento lombardo.

Configurazione strutturale primaria
Il corpo principale, chiuso tra due ali laterali, è intersecato, lungo l’asse di simmetria, dal volume di una chiesa a navata unica che si prolunga nel cortile retrostante. I prospetti principali sono scanditi da tre ordini di logge vetrate, con archi a tutto sesto al piano terra e semplici architravi sorrette da pilastri ai piani superiori. Il fronte della chiesa, ispirato al linguaggio romanico, presenta un coronamento a capanna, con cornici e archetti sottogronda, e un ovulo centrale sormontato da una grande nicchia. Lungo i confini delle aree di pertinenza che circondano il complesso, trovano posto alcuni corpi accesori e di servizio, un tempo destinati ad ospitare i rustici e le residenze secondarie del personale. Sulla Via Orti si attesta un pregevole giardino, suddiviso da aiuole e percorsi pedonali e attraversato dalla via d’accesso principale.

Purtroppo non siamo riusciti ad avere immagini del convento… se non quelle del progetto di Daniele Fiori Partners che secondo noi non era male, ora però nelle mani di Michele de Lucchi.

Di seguito due immagini del progetto di Daniele Fiori Partners, scartato.

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Il resto della zona… Le foto sono eloquenti: pur trovandoci in una zona in pieno centro storico, pare una periferia industriale. Palazzi di vecchie caserme, vecchi padiglioni ospedalieri, vecchi edifici usati come archivi, insomma non certo vie residenziali o per lo shopping.

Iniziamo il nostro giro da Via Della Commenda, l’antica Strada della Commenda che, pur essendo stata banalizzata da rifacimenti, ancora dopo nove secoli conserva la sua fisionomia e la sua funzione ospedaliera.

Fino al 18º secolo la via attraversava le vaste proprietà a verde della commenda dell’ordine dei cavalieri di Malta, in parte destinate a ospizio e ospedale per i pellegrini, con alcuni edifici di fronte e attorno a San Barnaba; dopo la sua soppressione nel 1778, le proprietà furono trasferite all’Ospedale Maggiore che ha conservato e via via ampliando la primitiva destinazione. Gli attuali istituti clinici di perfezionamento (Policlinico) furono eletti a partire dal primo decennio del Novecento, come padiglioni diversificati sull’intera area, anche con l’acquisizione nel tempo e la trasformazione di edifici circostanti. La commenda (dal latino cum-mandare, ovvero un beneficio ecclesiastico affidato a un commendatario) era un grandioso edificio dell’ordine religioso ospitalieri o dei Gerosolimitani, poi cavalieri di Malta: si trovava all’incirca l’altezza dell’odierno incrocio con via Lamarmora. Sempre sulla via nel 1130 venne eretta una struttura monastico-assistenziale dell’ordine dei templari, nonchè l’ospedale di San Barnaba fondato nel 1145 dal Patrizio Gotifredo de Busseri.

All’angolo con via San Barnaba si trova la chiesa cinquecentesca progettata dall’Alessi che dà il nome alla via, unico monumento artistico di valore nel quartiere.

Via della Commenda con S. Paolo e Barnaba e la vecchia sede dello Zaccaria 2

Via della Commenda con S. Paolo e Barnaba e la vecchia sede dello Zaccaria

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Purtroppo accanto alla graziosa chiesa si trova il palazzo dell’istituto Zaccaria. L’Istituto Zaccaria è il frutto della secolare tradizione educativa della Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo – comunemente chiamati Padri Barnabiti dal nome della prima chiesa da loro officiata in Milano (l’attuale chiesa dei Ss. Paolo e Barnaba in via della Commenda) – fondata intorno al 1530 da sant’Antonio Maria Zaccaria (1502-1539), medico, sacerdote e formatore di forti coscienze cristiane, insieme con Giacomo Antonio Morigia e Bartolomeo Ferrari. Essi precorsero la riforma tridentina e diedero vita a tre sodalizi: i Barnabiti, le Suore Angeliche e i Laici di San Paolo. Il palazzo attuale è stato costruito nel dopoguerra e lo troviamo terribilmente sgraziato.

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A destra della via c’è il giardinetto del Policlinico che affianca il gradevole Giardino della Guastalla, unico verde pubblico a disposizione nel quartiere.

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Sempre a destra incrociamo il grande edificio del Presidio Ospedaliero Mangiagalli – Regina Elena: in questo luogo sono nati e nascono molti milanesi.

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Seguita dai vecchi palazzi del Policlinico e dal cantiere un po’ a rilento del nuovo Policlinico.

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Il nuovo policlinico è un progetto di Boeri Studio (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) che prevede la realizzazione di due edifici adibiti a polo logistico e ad una palazzina uffici. Le demolizioni sono avvenute durante la fine del 2012 e i primi mesi del 2013. Poi il cantiere sembra si sia un po’ arenato e ora, nel 2016 è ancora fermo.

Di seguito alcune immagini del progetto.

Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena 8 Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena 7 Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena 1 Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena 2 Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena 3 Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena 4 Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena 5 Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena 6

Deviando in Via Manfredo Fanti e Piazza Umanitaria, ci imbattiamo nella scadente qualità urbana di queste vie. Palazzi bisognosi di restauri, disordine urbano e poca vitalità, specie la domenica. Anche qui, vetusti e malridotti padiglioni ospedalieri fanno da cornice a queste vie affiancati alla caserma dei Carabinieri Comando III Reggimento Lombardia.

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Nel frattempo non sono mancati alcuni interventi moderni che però lasciano molto a desiderare, come il pesante edificio di Via Pietro Micca 2.

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Ed eccoci all’angolo con via Lamarmora, dove il grande edificio posto all’angolo è ancora ridotto male nonostante siano comparsi dei ponteggi per qualche anno che recentemente sono nuovamente spariti. Il palazzo durante la Seconda Guerra Mondiale ha subito gravi danni poi sistemati alla meno peggio. Da anni versa in totale abbandono in attesa di un risanamento. Stessa sorte pare sia stata riservata al vecchio ospizio e convento delle Piccole Sorelle dei Poveri, forse in procinto di essere riqualificato.

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Tornando in via Della Commenda la zona ritorna un po’ a prender vita: sempre verso la Guastalla si trovano altri edifici del Policlinico o connessi ad esso, come il bel palazzo Art Déco al numero 19.

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Al numero 37 incrociamo il palazzo moderno che cela la chiesa parrocchiale Di San Francesco Di Sales. La chiesa venne realizzata tra il 1968 e il 1970 da Vittorio Gandolfi architetto razionalista, che scelse una struttura polifunzionale alla semplice chiesa. Un portico denuncia la presenza dell’edificio religioso, mentre il palazzo sovrastante ricuce la serrata cortina urbana della via. Un gioco di scale e rampe collega la quota stradale al livello di calpestio della chiesa, conducendo al piano antistante le due porte di entrata alla chiesa, sorta di sagrato protetto. L’interno è formato da una navata maggiore e due navate laterali minori scandite da otto pilastri a base quadrata smussati agli angoli, rastremati verso l’alto e conclusi da una sorta di capitello tronco-piramidale. Nota colorata dell’austera chiesa sono le vetrate poste nella navata di destra. Unico elemento a nostro avviso degno di nota è il “tiburio” sovrastante l’altare che forma una piramide tronca dalla quale un crocefisso rimane sospeso mentre una luce diretta e zenitale altamente scenografica illumina il tutto. Onestamente non troviamo particolarmente bella questa chiesa, preferiremmo una costruzione più chiara che identificasse la presenza di un edificio religioso.

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Di fronte invece si trova l’edificio scolastico del Liceo Classico Giovanni Berchet e della Scuola Statale Luigi Majno.

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Finalmente giungiamo in via Orti, via dall’aspetto di piccola comunità, di piccolo borgo. Qui la vita riprende forma con negozi, bar e ristoranti.

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Segue, per concludere, Via Curtatone con la sua aria tranquilla, che ci porta dinanzi al palazzo eclettico della Caserma dei Carabinieri. Qui segnaliamo il grazioso edificio eclettico-liberty al numero 12, munito di piccola torretta sorretta con due mensole decorate con due teste di donna abbastanza importanti.

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Segue anche il curioso palazzo d’angolo con la via privata Siracusa che ha un particolare balconcino spagnoleggiante.

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Ultimo tratto riguarda via Lamarmora, dove la facciata della Caserma dei Carabinieri focalizza la via e ne identifica l’aspetto, rendendola austera e quasi asettica. Unica nota la volgiamo al bel palazzo al civico 40, costruito negli anni Venti del XX Secolo nello stile ibrido tra il neo-medievale e il castello rinascimentale.

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Il nostro giro per il quartiere degli Orti si conclude qui, sperando che questo secolo rispolveri un po’ la zona e riporti vitalità e una generale riqualificazione.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


6 thoughts on “Milano | Zona Orti – Un angolo di centro da rivitalizzare

  1. Gabriele

    Giro interessante!
    Solo una nota: la zona e’ vitale, soprattutto per via dei locali in Orti (meno Lamarmora, se non nell’intorno della caserma). Il problema fondamentale e’ la sciatteria, la scarsa manutenzione (suggerirei una foto che mostri lo stato dei marciapiedi) ed il parcheggio assolutamente selvaggio.

  2. Lilli Guacci

    Abito in via Orti da molti anni e mai come adesso sono appassionata alla vita di questa strada. Ci sono artigiani che resistono, nuovi talenti, una specializzazione sui bambini che sta lentamente tenendo piede (Kid’s Cot, l’asilo inglese, il parrucchiere per bimbi all’angolo con via Curtatone, negozi di vestitini) cortili che inventano cose, la piccola biblioteca condivisa del martedì pomeriggio, la sede storica del PD… ma ancora una identità vera è da ricercare. Sarebbe l’ideale per evolversi in una vera e propria social street milanese…

  3. QWERTY

    tutta la zona ha poco di mondano e di “social”, prima di trovare locali aperti fino a tardi e altri svaghi, bisogna spingersi fino al Duomo, per il resto è tutto incentrato su tribunale, ospedali, scuole

    la via Orti è un caso isolato,ma per esempio l’isolotto pedonale avrebbe molto potenziale come passeggiata, tuttavia si tratta di una zona privata, oltretutto infelicitata dai cassonetti della spazzatura ricoperti da erba in plastica che in estate emana un odore sgradevole
    il marciapiede opposto è molto stretto e a sua volta infelicitato dal parcheggio selvaggio che la sera fa da padrone, il che rende impossibile farsi una passeggiata tranquilla

  4. Mara

    la posizione centrale non basta
    secondo me la zona è in generale tristanzuola, soprattutto se facciamo un raffronto con Brera per esempio
    non è abbastanza bohemien, non abbastanza fashion, non abbastanza popolare
    forse sì è la combo di ospedali, ospizi e tribunale che conferisce una generale atmosfera di severità, anche per quanto riguarda le persone che s’incontrano
    peccato

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