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Milano | Porta Romana – Il Corso più sciatto e brutto di Milano

Proseguiamo il nostro giro delle vie più sciatte e degradate di Milano, dopo aver visto via Vitruvio,Viale Corsica e ancor prima Via Meravigli, eccoci a parlare un po’ di Corso di Porta Romana.

Corso di Porta Romana è parte del Centro città, ma la Storia – pur essendo passata da queste parti diverse volte – pare si sia scordata completamente di questa strada.

Questa era la strada principale per accedere a Milano e che in antichità la univa col resto dell’Italia e con Roma. In epoca imperiale questo era il punto focale delle cerimonie pubbliche, tanto che il tracciato del corso, allora esterno alle mura, era stato arricchito tra il 2° e il 3° Secolo con la Monumentale via Porticata, un lungo edificio colonnato che si estendeva per circa 600 metri. Sempre lungo questa via venne eretto un arco trionfale che fu distrutto durante l’assedio del Barbarossa nel 1162.

La Rocchetta_1340_1795_Corso_di_Porta_Romana

In epoca medievale i Visconti eressero una fortezza a protezione della città, una rocchetta a sinistra della porta medievale (oggi scomparsa) e la fortezza-castello a destra della porta, dove oggi sorge la Ca’ Granda della Statale.

Naturalemte non mancavano i luoghi di culto, tra i quali spicca ancora oggi la bellissima e mistica Basilica di San Nazaro, fatta costruire da Sant’Ambrogio dal 382 a lato della Via Porticata. Oltre a San Nazaro vi erano molte altre chiese sparse lungo il percorso della via lunga quasi un chilometro e mezzo. Anzitutto la basilica di San Giovanni in Conca, che oggi mostra quel che rimane in piazza Missori, poi discendendo avremmo trovato la chiesetta di San Vittore e Santa Maria della Neve, Santo Stefano in Rugabella, Santa Maria del Lentasio, Sant’Agata che si trovava a lato della basilica di San Nazaro, San Lazzaro alle Monache, Santa Croce all’altezza dell’odierna Crocetta, San Pietro dei Pellegrini e ultima, prima della porta di fine Cinquecento, la chiesa di San Rocco.

Sempre all’imbocco del Corso, si trovava la famosa Ca’ di Can (casa dei cani), palazzina medievale dove Bernabò Visconti (Milano, 1323 – Trezzo sull’Adda, 19 dicembre 1385) custodiva un suo canile e che era collegata attraverso un corridoio sopraelevato al palazzo Ducale (odierno Palazzo Reale).

Lungo il suo percorso si trovano ancora oggi palazzi signorili, costruiti quando la via era nobile e prima che lo scettro prestigioso fosse dato a Corso Venezia.

Corso_di_Porta_Romana_palazzo_acerbi

Troviamo Palazzo Acerbi, al numero 3, eretto nel 1577 come dimora del capitano Sforzesco Pietro Maria Rossi, conte di San Secondo. Nel 1615 fu rifatto per Ludovico Acerbi, marchese di Cisterna e senatore milanese. In questo periodo il palazzo venne ritenuto abitato dal demonio, visto che durante la peste il marchese amava fare feste sontuose e nonostante il contatto con un elevato numero di persone, nessuno dei regolari frequentatori di quei ritrovi si ammalò di peste.

Palazzo Annoni, oggi Cicogna. Al numero 6, costruito nel 1631 su progetto di Francesco Maria Richini.

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Il palazzo scolastico della Regia Università e facoltà di giurisprudenza e filosofia. È il palazzo al numero 10 occupato dagli uffici comunali fino a poco tempo fa e ora destinato a hotel. Tipico edificio scolastico del secondo ottocento, fu costruito nel 1863 dall’architetto Agostino Nazari.

Palazzo Mellerio al numero 13, una graziosa dimora del 1750 realizzata in stile neoclassico da Simone Cantoni, che accoglie oggi gli uffici della RAS

In largo Crocetta si trovava il Palazzo Melzi già Pertusati, andato rovinosamente distrutto durante i bombardamenti dell’ultima guerra mondiale, con i suoi preziosi arredi e parte della biblioteca, ora sorgono le case moderne degli eredi. Dell’antica proprietà non rimane che parte del famoso giardino degli Arcadi, con un piccolo corredo di elementi architettonici e scultorei sparsi nel verdeggiante parco privato. Sul complesso dei nuovi edifici su tutti spicca quello più interno (n.76/2) che fu progettato da Minoletti per armonizzarsi all’altra costruzione moderna che si affacciava sull’antico giardino, il condominio già costruito da Ignazio Gardella, Ferrieri e Menghi. Presenta infatti sull’interno il carattere comune della linea vincolata delle balconate, dalle ringhiere che corrono orizzontalmente lungo tutta la facciata, in un elegante gioco geometrico. In questo contesto, riveste particolare rilievo la “villa sul tetto”, l’appartamento che si sviluppa su due piani (l’ottavo e il nono) sintesi di una ricerca sul tema dell’abitare.

Sempre a Crocetta si trova il Teatro Carcano. Nel 1801, nel clima di grande rinnovamento urbano determinato dalla conquista napoleonica, Giuseppe Carcano decise l’edificazione di un nuovo, grande teatro (da 1200 a 1500 posti) lungo l’allora prestigioso corso di Porta Romana. Come consueto in quel decennio, venne utilizzata un’area già occupata da una istituzione religiosa soppressa, nella fattispecie l’ex convento di San Lazzaro.

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A proposito di teatri, ricordiamo che sempre lungo il Corso si trovava il Teatro di Porta Romana, nato sulle ceneri del cinema Lux nato nel 1928, trasformato in Mercury e successivamente convertito in teatro. Chiuso definitivamente nel 2002, venne demolito per far posto ad un condominio che doveva ricostruire la sala teatrale, cosa che ancora non è avvenuta, lasciando uno spettacolo inquietante lungo Via Madre Cabrini.

Altra chiesa superstite del Corso, ma sconsacrata è San Pietro dei Pellegrini, al numero 120. Adagiata in mezzo ai palazzi confinanti si trova quel che resta della chiesa trecentesca, monumento nazionale, ancora dotata di uno snello campanile. Unico avanzo del complesso conventuale dell’ospizio dei pellegrini, l’antico oratorio conservava fino agli prima della II Guerra Mondiale alcuni affreschi risalenti al tempo di Bernabò Visconti che ne fu l’ordinatore e accoglieva per due giorni i pellegrini di passaggio in viaggio sulla via Emilia. Oggi è di proprietà privata e impossibile accedervi, oltre ad essere soffocato dagli edifici adiacenti.

Il Corso, come si è visto aveva un’importanza ben definita nei tempi antichi, tanto che il Piermarini, negli ultimi anni del XVIII secolo, progettò un suo riordino per renderlo degno di un ingresso trionfale in città. Rettificò gli allineamenti dei palazzi che fino al 1700 erano disposti a caso, tipici del periodo medievale, e dotò la via di marciapiedi in granito.

Già nel 1598 la via venne sistemata per l’ingresso di Margherita da Austria che andava sposa a Filippo III di Spagna, tanto che venne realizzata da Martino Bassi la porta Romana che oggi campeggia al centro di Piazzale Medaglie d’Oro.

Porta_Romana_1898-1900

Con la delibera del 1865 la strada venne battezzata Corso di Porta Romana e fini per annettersi il già Corso di Porta Romana (il tratto da San Giovanni in Conca alla Crocetta), la già Piazza del teatro Lentasio e la già Contrada del Ponte (all’incrocio di San Sofia), e il borgo di Porta Romana (dalla Crocetta fino ai bastioni). Nel primo Novecento si trasformò il nome nella più sbrigativa definizione di Corso Romana, ma negli anni 20 i burocrati fascisti decisero di sottolineare l’importanza della capitale e così si trasformò in Corso Roma. Naturalmente dopo il periodo bellico, quasi a cancellare quel che fu fatto dai fascisti, il Corso tornò a chiamarsi di Porta Romana così Milano ancora oggi non ha una via Roma.

Porta_Romana_Circ_1950

 

Dopo la storia, veniamo all’oggi…

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Come in molte altre vie e zone di Milano, i bombardamenti e la II Guerra Mondiale hanno lasciato il segno scomponendo l’ordine urbano che in un certo senso era sopravvissuto sino allo scoppio della guerra. Così un po’ per la frettolosa ricostruzione urbana, un po’ per la speculazione edilizia sempre incombente, il Corso ha subito molte trasformazioni, spesso interrotte, come quella di essere allargato ulteriormente. I nuovi edifici che sono sorti lungo la via sono stati allineati in modo arretrato, secondo un piano urbanistico che però non è stato applicato sino in fondo, lasciando quell’effetto dentellato che riscontriamo anche in Corso Garibaldi.

All’angolo con Piazza Missori troviamo l’enorme facciata convessa dell’Hotel Dei Cavalieri, progettato dall’architetto Emilio Lancia e dallo studio di Giò Ponti e inaugurato nel 1949. A sinistra sono scolpiti quattro bassorilievi con quattro episodi di vita: Lavoro, Favola, Riposo e Idea, ispirati da quelli del Palazzo dell’INPS, posto di fronte. Per ricordare l’antica origine viscontea del sito vi sono i busti dei duchi sul portale di ingresso. Ad angolo col Corso di Porta Romana, vi è il bassorilievo drammatico coi ricordi dei danni della guerra. Se il n. 1 è dedicato interamente all’albergo, il n. 3 è l’ingresso per la porzione ad uffici e negozi, al piano strada.

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Palazzo Acerbi seguito dal bel palazzo Annoni

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I moderni palazzi che fanno angolo con via Velasca

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Il bel palazzo scolastico

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La Torre Velasca spicca sulla graziosa facciata del Palazzo Mellerio

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La stupenda Basilica di San Nazaro

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Se la prima parte del Corso vi è sembrato snaturato con gli inserti moderni a seguito della ricostruzione post-bellica, adesso, scendendo verso Corso Lodi, la via perde dignità diventando sempre più sciatta e disordinata.

Ma prima vi consigliamo di dare un occhio alla splendida Farmacia Foglia che ha mantenuto esternamente l’aspetto ottocentesco, nonché la decorazione con una fila di tondi in bassorilievo con i profili di importanti uomini di scienza del XVIII e XIX secolo, come: Lussac, Spallanzani, Linneo, Volta…

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La seconda parte è caratterizzata dalla presenza dei palazzi non allineati che erano stati costruiti dopo la Guerra e che prevedevano l’allargamento della carreggiata del Corso. Operazione che, per fortuna o per sfortuna non è stata attuata e che ora ci ha lasciato in eredità quest’aspetto disordinato che andrebbe risanato assolutamente. Magari con delle aiuole e delle alberature, che mitighino questo mix di vuoto e pieno, di vecchio (povero) e nuovo (asettico).

Ecco due immagini di come lo vedremmo noi di Urbanfile il Corso… Qui invece l’articolo sui brutti palazzi di questo tratto del corso.

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Invece ecco com’è…

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Ad esempio non siamo mai riusciti a scoprire come mai a Crocetta, all’angolo con via Lamarmora rimanga questo lotto di terreno inutilizzato e degradato.

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Qualche sopralzo ardito…

 

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Il mix di vecchio e nuovo è disarmante, anche perché in alcuni casi, dove i costruttori hanno cercato di seguire lo stile “antico”, hanno dovuto mantenere nuovo allineamento, creando queste dentellature senza senso.

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La cosa incredibile è che gli edifici antichi della via, si possono far risalire al primo Ottocento e fine Settecento, magari ristrutturati su edifici ancora più antichi, tutti di edilizia povera, visto che il Corso, specie in questa parte così lontana dal centro, era abitato dal popolo operaio oltre ad esservi molti edifici assistenziali.

 

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Come la chiesa di San Pietro dei Pellegrini, chiesa restaurata qualche anno fa e adibita ad uffici.

 

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Oltre a tutto qualche edificio ottocentesco dopo i guasti bellici è stato riparato in modo grossolano, lasciando un ibrido mix di vecchio e nuovo inguardabile come questi balconi al civico 107, sgraziati da una balaustra a muretto pesante.

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Al 111 si trova questo bell’edificio degli anni Venti tra il decò e lo stile di Portaluppi.

 

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Ed eccoci arrivati al termine della via chiamata anche Corso Dritto perché lungo e rettilineo. La Porta Romana è una delle sei porte principali di Milano, ricavata all’interno dei Bastioni con l’arco monumentale del 1596 voluto da Filippo III di Spagna, sorge al centro di piazza Medaglie d’Oro.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


44 thoughts on “Milano | Porta Romana – Il Corso più sciatto e brutto di Milano

  1. Francesco

    Credo che ogni Milanese “vero” apprezzi di non avere “via Roma” nella sua città, come segno di distintivo rispetto alla maggior parte delle città italiane.

    “Basta è ora di cambiare Roma provincia Milano capitale”…..ovviamente da cantare e leggere con ironia….

  2. Walter D.

    Non avete accennato all’inciviltà dei residenti.Pur popolato da gente abbiente il Corso potrebbe essere benissimo una strada di periferia di uno slum sudamericano con quasi tutte le facciate delle case lerce di scritte spray.Graffiti vecchi di anni e anni che nessuno si degna di cancellare.Andate e guardate.Ci sono scritte di una manifestazione pro aborto di tre anni fa.Sono ancora lì.Purtroppo la bassa scolarità dei facoltosi residenti non aiuta al decoro della città.

    1. Geppo

      Assolutamente d’accordo sulla bassa scolaritá dei residenti, in gran parte partite iva evasori fiscali arricchiti quindi incapaci di riconoscere il bello

  3. wf

    Mmm….palazzo grigio,palazzo grigio, altro palazzo grigio, casermone grigio, torre di uffici grigia… si. È proprio Milano.

    Prima c’era la nebbia che li copriva negli anni 80.
    Ma adesso chi li copre?

      1. wf

        Vero. Che spesso sono figli della stessa cultura. Colpa mia se 7palazzi su 10 sono grigi?
        ?
        Che se uno si abitua al grigio è pericoloso.
        Poi ti compri il Loden e ti chiami Mario monti.
        È un attimo…

          1. robertoq

            C’è già un palazzo fucsia: lo scempio all’angolo con Madre Cabrini dove dovevano ricostruire il teatro di Porta Romana ed invece ci han fatto il giardinetto più brutto, triste e buio del mondo.

        1. wf

          Geppo ma quelli li chiami colori?
          Scusa ma alle elementari le maestre di milano avevano i pennarelli con la nebbia dentro?

          Fratelli dalton.
          Ti saluta greenpeace

          1. carlo

            abbi pazienza ma fra 50 anni anche il palazzo giallo verde rosso di c.so buenos aires sarà annebiato 😉 se i milanesi (ricchi o poveri che siano) preferiscono cambiare l’auto ogni 2 anni piuttosto che rifare le facciate ogni 30 mica è colpa delle istituzioni 🙂

          2. wf

            Carlo
            Bellissimo il palazzo ocra di corso Buenos Aires.
            Perlomeno per un paio d’anni non mi sembra di stare dentro un episodio di derrick…

  4. antonio

    Ci sono dei bellissimi palazzi, come dice l’articolo, che avrebbero bisogno di un restauro facciata.. per quelli moderni ci vorrebbe un intervento più coraggioso.
    Gli spazi lasciati dall’arretramento post bellico andrebbero pavimentati in pietra e utilizzati come sosta pedonale con panchine e piccole alberature. Come proposto da articolista. Ciao

  5. robertoq

    Passare in bici tra Porta Romana e la Crocetta è l’incubo più pericoloso della città tra il pavé e le rotaie vicinissime alle auto in sosta – visto che il tram non ci passa più da circa un quarto di Secolo.

    Che anche le rotaie siano sotto tutela della Soprintendenza?

  6. IO

    ahaha che ridire l’apoteosi del ridicolo… il titolo poi fuorviante sicuramente per l’autore che forse per attirare più click utilizza terminologia di blog anti degrado come quello del dott. Tonelli. Indicarlo poi come il più sciatto.. più di Buenos Aires o Indipendenza dove basta addentrarsi (ma anche no) e capire cosa sia veramente lo sciatto milanese fatto non solo di palazzi per non parlare di altri poi di altri quartieri… La ricostruzione post bombardamenti difficilmente ha premiato zone, quartieri ma anche città; sappiamo ben tutti degli scempi creati in giro per la penisola; eppure corso di porta romana grazie alle signorili palazzine, ai lasciti storici alla sua aria snob, alla sua vivacità fatta di locali neanche lontanamente in (se non veramente pochi) riesci a designare un quartiere che, a differenza di altri, si è strutturato in un convivere tra basso e alto ceto sociale. Come ogni via potrebbe essere valorizzata ma risaltare e mettere in evidenza come IL peggiore corso milanese vien da soli chiedersi se non sia stata una voluta esagerazione.

    1. robertoq

      Sicuramente nella zona di Porta Romana “ci sono locali neanche lontanamente in”, “c’è un’aria snob” e si è “strutturato in un convivere tra basso e alto ceto sociale”. (E’ un linguaggio un po’ troppo da Agente Immobiliare ma in fondo qualcosa di vero c’è)

      Però dai, dal punto di vista dell’Architettura, Corso di Porta Romana è proprio il Corso più sciatto e brutto di Milano!! 🙂

      1. IO

        macché agente immobiliare. Non critico nel merito l’articolo e le critiche verso determinate (passami il termine) brutture. Quello che critico è come è stato impostato l’articolo alla stregua di blog che proprio non si occupano di architettura… da anni poi urbanfile lotta contro porta romana.. chissà che il nostro amico “blogghista” sia lui un agente immobiliare?

        1. Aluzzos

          Che meraviglia, si inizia polemizzando su un titolo esagerato e si finisce con l’attribuire malafede all’autore. Sorvolando sul fatto che il titolo è esagerato per lei e che questo rappresenta esclusivamente la sua opinione, questo blog si è sempre distinto per la sua credibilità e civiltà nel portare avanti le sue battaglie. Poi se ragionassimo tutti come lei, a quest’ora le staremmo già attribuendo qualche immobile in vendita in Corso di Porta Romana o un’attività da agente immobiliare nella zona. Il sospetto infondato è il miglior modo per buttarla in caciara, è sicuramente tipico di altre città e non voglio che intacchi anche Milano più di quel che ha già intaccato.

          1. IO

            rispondevo ad un utente che mi dava dell’agenzia immobiliare.. sta di fatto che colui che scrive spesso, o quantomeno nelle ultime notizie, pubblica con titoli sensazionali argomenti poi sterili oppure si diletta a fotografare auto sul marciapiede che per carità è una pratica deplorevole ma il blog per come l’ho sempre inteso si sarebbe dovuto occupare di architettura. Insomma fa un mix di termini, e “sggggoobbbb” che regalano tanti click.

          2. wf

            IO, cioe tu non io,
            Non te poi ncazza se hai comprato casa a porta romana che rispetto al trullo e come stare ai parioli.
            Ma se e sciatta e trattata non bene non e colpa dell articolista.
            Stacce.

    2. Claudio K.

      In ogni caso difficilmente potrà essere più sciatto della tua sintassi. E calcolando che di solito uno scrive come pensa….

      Non a caso ti firmi IO… Capital letters…

      1. IO

        Claudio con il cognome che inizia per K… parente di Kledi? perché allora si spiegherebbe il tuo magnifico ragionamento dietro le tue parole. Un pò come alcuni politici non rispondono sul merito ma infangano l’interlocutore perché proprio non hanno le capacità di dare una risposta sensata idonea..

  7. lorenzo lamas

    E’ scientificamente provato che se le dimensioni del nodo della cravatta del presunto agente sono più grandi del pugno chiuso di un uomo adulto di medie dimensioni, il soggetto che avete di fronte è, con buona probabilità, effettivamente un mediatore immobliare.

    Next step, notate se quando vi parla guarda in alto a destra ……

  8. max

    haha il corso più degradato? ma dai dai, si esalta nolo (lol – nolo) il quartiere dove si sta per sviluppare la prossima pandemia mondiale, un quartiere che imbarazzerebbe nairobi e si sputtana porta romana? hahaha ma dai dai.

    1. Lorenzo lamas

      Maxi non so se esaltano nolo, ma si legge che porta romana è sciatta, un mischione sciatto trattato così così da chi lo frequenta. Una sciatteria insomma. E si paventa che ci siano degli agenti immobiliari infiltrati che fomentano lo sciattume. Poi non so rispetto altri corsi, però qui è proprio la sciattaggine per la sciattaggine, insomma quella fine a se stessa. Mah….

      1. Max

        OK Lorenzo.
        Checti devo dire, a milano p.tra romana é il top dello sciatto. OK
        Ci sono zone favelas , dove l’edificio diroccato é il top perché dotato di finestre e p.tra romana é messa peggio. OK OK certo.

        PS vatti a vedere il servizio su casoretto poi mi sai dire

        PSS cerca di non storpiare i nomi

        1. robertoq

          Corso di Porta Romana è il Corso più sciatto e brutto di Milano e Casoretto è la periferia più brutta e sciatta di Milano.

          Va meglio così? In fondo un Corso semicentrale non si può paragonare con una periferia degradata…

          PS Non vorrei calcare troppo la mano sulla zona sud di Milano, ma credo ci siano pezzi del Corvetto che si giocano il titolo dello sciattume più totale (insieme al Giambellino)

          1. Max

            Ma dai su, porta romana é una delle zone più belle di milano. Si sta perdendo la ragione, si esaltano favelas inventando nomi tipi nolo basandosi su fantasie estreme e si disprezza uno dei gioielli milanesi. Cos’è voglia di stupire? Mitomania dell’eccentrico? Bastiancontrarismo fatto cronaca? Un minimo di obbiettività

  9. sciatteria canaglia

    titolo esagerato testo ridicolo.. dai su mi ricordo anche tempo fa un altro articolo anti porta romana. Che problemi hai scrittore del blog?

    1. Max

      Che poi mentre critica una zona magnifica , esalta delle zone degradate. Inspiegabile! Non solo la ridicola questione del ghetto rilanciato come cool col cambio del nome (nolo), anche altre zone favelas sono esaltate sul blog .

      1. Lorenzo lamas

        Certo che il nome nolo ha avuto l’effetto di un limone nel culo per molti.
        Comunque, per gli appassionati di porta romana, il vero sfregio non è la sciatteria ma la qualifica di “semicentrale”! Ah ovvove!

        1. Max

          Il nome nolo ha avuto l’effetto di far arrossire di vergogna, un po’ per la provincialità del copiare idee altrui e un po’ per la ‘qualità’ dell’area scelta per esibire la suddetta provincialità

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