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Milano | Lazzaretto – Non c’è più rispetto!

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Aggiungiamo anche questo esempio al lungo elenco dei muri imbrattati di questa città.

Dopo l’Arco della Pace, la fontana del Tritone, la chiesa di San Tomaso e la chiesa di Sant’Alessandro o palazzo Stampa di Soncino possiamo aggiungere anche la chiesa di San Gregorio al Lazzaretto. Non sarà una chiesa storca e preziosa come Sant’Ambrogio o San Tomaso, ma pian piano gli imbecilli che imbrattano i muri di questa città si stanno prendendo ogni angolo rendendolo uguale ad una discarica. Il rispetto, che dovrebbe essere insegnato a scuola (gli autori di questo ennesimo scempio non possono che essere dei “bambini” usciti da uno dei vicini istituti scolastici), non esiste.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


17 thoughts on “Milano | Lazzaretto – Non c’è più rispetto!

  1. Nicola

    All’elenco va aggiunto anche il Museo Diocesano. Io sono ateo, non la faccio una questione religiosa ma c’è chi crede in dio e i luoghi di culto vanno rispettati, mi sembra il minimo sindacabile.

  2. Cadian4

    Forse sotto sotto non importa nulla ai cittadini di questo scempio.. basta guardare il numero dei commenti.. 2.. col mio.. per le palme 50, 40.. Forse il motivo per cui sembra così difficile contrastare questo fenomeno è il fatto che soccombe travolto dalla marea del benealtrismo..

    1. robertoq

      Suvvia, palme e banani in duplice filare mescolate a canne giganti e sponsorizzate dalla Multinazionale Globale del Caffè era una novità per Milano. Le scritte ci son da secoli e c’è poco da dire purtroppo di nuovo.

      Però se ti fa piacere mi posso lanciare in un pistolotto su Carmela Rozza che non sa fare il suo lavoro, o sulla situazione fuori controllo, o sui Vigili Urbani imboscati in ufficio anziché in giro o su Pisapia che con tutti i suoi limiti aveva perlomeno iniziato un dialogo coi writer o sul divieto di vendita bombolette ai bimbominkia.
      Ecco, adesso c’è un commento in più, serve?

      1. Anonimo

        Senza tanti pistolotti basterebbe un po’ di coraggio da parte dell’amministrazione. Ogni dovrebbe essere co-responsabile del decoro urbano e provvedere immediatamente alla pulizia di tale scritte pena una salata multa.

        A questo punto, altro che indifferenza. Stai tranquillo che tutti starebbero in guardia e sai i calci in CxxO che volerebbero qual’ora i condomini stessi ne cogliessero uno in flagrante…

      2. Cadian4

        Non hai proprio capito il mio discorso, non è il commento singolo ma il fatto che il problema delle scritte sui muri e dei vari vandalismi interessa a ben poche persone perché si è tutti concentrati sul classico “c’è ben altro a cui pensare” finché non salta fuori la stupidata qualunquista come va tanto di moda adesso..

      1. robertoq

        In particolare le foto antecedenti l’invenzione della bomboletta spray per vernici e la moda del grafitismo copiata da New York (fine anni 60) 🙂

        La scritta sui muri non è diversa dalla cacca sul marciapiede: la mancanza di rispetto è di chi non pulisce, non di chi imbratta (che essendo un cane il massimo che puoi fare e dargli una bastonata…)

        1. Claudio K.

          La bastonata intendi al padrone ovviamente… perché il cane facendo la cacca dove gli scappa non fa altro che vivere la sua caninità, platonicamente parlando, e quindi non ha nessuna colpa.

          Tornando alle scritte.. sono ahimè vecchio abbastanza per ricordarmi quelle pseudo politiche che tappezzavano i muri negli anni 70 … ero bambino, ma i vari Kossiga boia con la K e Nixon scritto con la X a forma di svastica me li ricordo bene…

          credo sia a quell’epoca che sia stato sdoganato il concetto che i muri non sono parte della proprietà privata che delimitano, ma lavagne a disposizione della grafomania di chiunque. Poi l’era dell’impegno politico (vero o solo atteggiato) è passata ma la grafomania è rimasta, evolvendosi nell’egocentrismo delle tag (cos’è una tag se non il tentativo di affermare la propria individualità inventandosi un brand, un logo di se stessi?)

          Poi, va beh, pure a Pompei hanno trovato le scritte sui muri e sui templi egizi ci sono graffitati i nomi dei soldati che sono passati di lì dai greci di Alessandro Magno ai romani, dagli arabi, ai francesi di Napoleone e gli inglesi del protettorato ……………….

          l’idea di “lasciare un segno del nostro passaggio” in questa valle di lacrime è vecchia come l’uomo, diciamo però che questi ragazzi l’hanno presa un po’ troppo alla lettera… probabilmente perché, nella maggior parte dei casi, non hanno né i talenti né gli strumenti per lasciare “segni” di altro tipo nelle loro vite.

          A chi è interessato ad approfondire la psicologia del fenomeno tag consiglio caldamente un saggio di Baudrillard, “L’insurrezione mediante i segni”. L’ha scritto negli anni 60 (appunto, osservando la nascita del fenomeno a NY) ma sembra scritto oggi. Tra parentesi, oggi a NY non si trova una tag manco a pagarla (perlomeno, non a Lower Manhattan). I nostri amministratori potrebbero fare un bel viaggio d’istruzione (possibilmente a spese loro) e farsi spiegare dal comune di NY come hanno fatto.

          Poi non c’è dubbio che ci siano delle specificità italiane nel fenomeno, visto che da noi è più intenso che altrove… una è sicuramente che da noi il sistema giudiziario è una barzelletta e non è per nulla un deterrente… un’altra è il clima di deresponsabilizzazione generale tipico del post 68 italico… e ancora, il benealtrismo per cui c’è sempre qualcos’altro di più importante a cui pensare prima (come dico sempre, la scusa del caxxo di chi non vuole risolvere niente)… infine l’assuefazione e il menefreghismo…

          Ma vi immaginate il putiferio se anche da noi si inserisse nei regolamenti comunali, come c’è in moltissime città del mondo (da Parigi alle città USA) l’obbligo per i proprietari di ripulire i muri con tanto di multa se non lo fanno?

          PS: pochi giorni fa mi è capitato di dare indicazioni a due turiste americane. Ho chiesto come sembrava loro la città… bella, mi hanno detto, avete un sacco di palazzi bellissimi, peccato per tutte quelle scritte che li rovinano….

          questo per dire che le tag sono un “dettaglio” che i visitatori notano eccome (anche perché nelle città da dove arrivano loro di solito ci sono solo nei quartieri degradati o sotto i ponti delle tangenziali)

          1. robertoq

            Concordo con quello che scrivi. Quanto al bastone, credo che sia sempre meglio lasciarlo a prender polvere nell’armadio, cani o graffittari che siano.

            In ogni caso, mi hai fatto ricordare con rimpianto i tempi di C.T. e “la chiesa ti uccide con l’onda” (peccato i writer nostrani non abbiano un minimo di memoria storica perché lui – oltre che più educato – era anni luce più avanti di loro)

        2. Cadian4

          Semmai una bastonata al padrone visto che il cane non può certo mettersi lì lui col sacchettino a raccoglierla e di certo non puoi impedirgli di espletare i suoi bisogni..

  3. Luca Algeri

    Avete mai notato lo stato delle vie che hanno la sventura di trovarsi sui percorsi delle manifestazioni studentesche? Dopo ogni manifestazione sembrano passati i Lanzichenecchi. Io farei questa proposta: volete manifestare? Bene, non possiamo proibirvelo, ma chi organizza la manifestazione (comitati studenteschi, sindacati o altre organizzazioni che siano) dopo ogni manifestazione puliscono tutto entro le successive 48 ore, compresi i muri imbrattati (anche se da altri). Al limite il comune provvede alla fornitura dei materiali.

    1. Cadian4

      Veramente questo discorso è applicabile a tutte le manifestazioni di ogni genere, ci sia una manifestazione di sinistra che sia una manifestazione di destra o di qualunque altra cosa le strade che hanno percorso se le piazze su cui hanno stazionato sono conciate come di campi di battaglia.. problema è proprio questo.. l’inciviltà è diffusa e non guarda età o status sociale..

  4. Claudio K.

    Ecco come dare una mano:

    “A Milano nasce la prima banca dati di graffiti e tag
    Mappati: i cittadini lanciano l’archivio interattivo. Nella banca dati vengono schedati i writer della città con foto e bersaglio”

    “…A furia di ripulire i muri, il numero di scarabocchi è crollato vertiginosamente. «Un territorio controllato porta a una significativa diminuzione delle percentuali di imbrattamento» sottolineano i pionieri del comitato. «La tempestività della rimozione demotiva i writers». Inserire nella mappa un nuovo graffito è semplicissimo: basta inviare un sms al 340.3958721, oppure scrivere una mail a info@associazioneantigraffiti.it.”

    http://www.liberoquotidiano.it/news/milano/714354/a-milano-nasce-la-prima-banca-dati-di-graffiti-e-tag.html

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