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Milano | Centrale – Quei “mostri” di via Settembrini, prima parte

Pochi magari, avranno notato che via Settembrini, più di altre vie, ha un’architettura abbastanza omogenea che riflette il gusto di un periodo storico che si è sviluppato dai primi anni del 1900 sino alla fine degli anni Venti, con pochissime eccezioni.

La via è dedicata a Luigi Settembrini, uno scrittore e patriota italiano nato nel 1813 a Napoli, dove morì nel 1877. Venne creata a fine Ottocento, quando fu creato il nuovo quartiere per la nuova urbanizzazione oltre il cimitero già soppresso di San Gregorio al Lazzaretto. La nuova via collegava la via Lazzaretto con i terreni prossimi al confine comunale col Comune di Greco Milanese, corrispondente all’odierna Piazza Caiazzo (circa un centinaio di metri oltre, lungo la via Venini).

Come dicevamo, l’uniformità degli edifici, costruiti a partire dalla fine dell’Ottocento sino agli anni Venti del 1900 (escludendo 5 edifici realizzati più recenti) rende la via molto omogenea ed elegante. Lo stile architettonico è in prevalenza l’eclettico e il liberty in tutte le sue declinazioni.

Ma c’è un particolare che abbiamo notato, accomuna quasi tutti gli edifici di questa bella via, i mostri. Mostri, animali fantastici, teste umane, di orchi e fanciulle, rospi e serpenti che spesso si celano sotto fronde floreali. Insomma un tripudio alla fantasia di inizio Novecento che troviamo in altre vie milanesi, ma mai così presenti come possiamo ammirare qui.

Perciò possiamo fare il nostro viaggio fotografico ammirando le meravigliose decorazioni di questi splendidi edifici.

Via Settembrini inizia da Piazza Cincinnato, l’ombreggiata piazzetta che segna ancora, con la sua forma triangolare l’angolo occidentale del vecchio cimitero di San Gregorio.

Possiamo cominciare la nostra scoperta di animali e teste particolari già dal civico 2, dove due aquile sorreggono il balcone che sottolinea l’ingresso, e una testa leonina ma che pare un uomo barbuto saluta chi entra con una linguaccia.

Di fronte, al numero 1, troviamo l’elegante palazzo d’angolo sormontato da una cupoletta (resa invisibile dalle fronde dei grandi bagolari) è in stile eclettico, grazioso senza eccellere in alcuna particolarità, se non le colonnine che segnano gli ingressi e la bow-window, sormontata da una piccola cupoletta.

Sul lato opposto si nota subito l’edificio scolastico dell’Istituto Schiaparelli, al civico 4, in stile falso medievale. Il 28 maggio 1903 si tenne l’inaugurazione dell’Istituto per sordomute di via Settembrini 4. Come la vicina chiesa di San Gregorio venne costruito nell’area del cimitero, dismesso da 20 anni e quindi ormai edificabile. Nel 1979 diventerà un Istituto tecnico.

Di fronte si trova l’edificio più recente della via, al numero 5, una casa di sei piani realizzata sul finire degli anni Cinquanta al posto di una palazzina di due piani.

Subito a finco del “giovane edificio” si trova un trittico tra i più belli e particolari della via, formato dal numero 7, dal 9 e 11.

Iniziamo dal candido numero 7: purtroppo non siamo riusciti a trovare informazioni di alcun tipo, ma la particolarità di questa dimora sta nel fatto che ha l’aspetto di un maniero gotico, con tanto di gargoyle, animali strani e mascheroni. La facciata in cemento che riproduce la pietra è ornata da bifore e trifore, scopiazzando quanto più possibile dal catalogo del periodo gotico. Purtroppo l’edificio venne deturpato nel 2013 da un brutto e sgraziato sopralzo.

Il vicino numero 9 più sobrio, ricorda un po’ le classiche case rinascimentali veneziane. Anche qui una coppia di piccoli mostriciattoli da da il benvenuto ai visitatori dalla cornice dell’arco d’ingresso.

Ed ecco il capolavoro della via, il palazzo di Casa Carugati-Felisari o Palazzo Pathé, realizzato tra il 1902 e il 1904.

Questo scenografico palazzo in stile eclettico e dall’aspetto esteriore vagamente medievaleggiante – sede storica della filiale italiana della casa cine-discografica Pathé – è un’altra delle estrose creazioni del celebre architetto piacentino Giulio Ulisse Arata, autore tra l’altro di quei capolavori del Liberty milanese che sono il palazzo e la casa Berri-Meregalli, rispettivamente in Via Cappuccini e Via Mozart a Porta Venezia.
Anche in questo caso si assiste a un’ardita quanto sapiente commistione di stili, materiali ed elementi decorativi che conferisce all’insieme grande originalità e un forte impatto visivo.
Oltre ai magnifici ferri battuti forgiati magistralmente dallo specialista Alessandro Mazzucotelli merita attenzione il bel mosaico di Galileo Chini che adorna l’ingresso di Via Boscovich 32.

Il bel palazzo è stato recentemente restaurato, riportandone l’aspetto originario e soprattutto i colori.

Dirimpettaio si trova il civico 6, stesso periodo di costruzione ma più sobrio e geometrico. Anche qui non mancano piccole teste animalesche nascoste tra le mensole.

 

Proseguendo il nostro cammino verso nord e Piazza Caiazzo, troviamo all’angolo con via Boscovich una bellissima casa che pare un’esplosione di edera pietrificata. Si tratta del civico 18 decorato in stile liberty con motivi prettamente vegetali che ricoprono gli angoli delle finestre e dei balconi.

Mentre sul lato opposto si trova il civico 15, decisamente più classicheggiante, ma anche qui grandi mensoloni decorati con grandi mascheroni.

Segue via Settembrini 17, dall’aspetto neo-rinascimentale un po’ toscano, dove gli unici animali sono due aquile poste come decoro in due scudi nella parte alta della facciata. Edificio che andrebbe certamente restaurato, anche perché reso bruno dallo smog, il tempo e la polvere ferruginosa delle rotaie dei tram (polvere che troveremo in altri palazzi della via).

Sul lato opposto troviamo un altro campionario di edifici particolari e molto belli, come il civico 24, anch’esso bisognoso di essere ripulito, ricorda molto l’aspetto del numero 7, ma in versione scura, forse realizzato dallo stesso architetto. Qui l’aspetto gotico-medievale è evidenziato dai grandi mascheroni che ornano parti della facciata. Due balconi molto aggettanti al secondo piano, sono sorretti da quattro mensoloni importanti. Qui i “mostri” sono particolarmente fantasiosi e quasi demoniaci e si fondono in una profusione di decori tendenti già all’Art Deco’, tutti realizzati in cemento.

Superato il sobrio numero 26, ecco un altro edificio particolarmente neo-medievalista, via Settembrini 26a. Probabilmente dello stesso architetto dei civici 7 e 24, dove l’aspetto di antico maniero è ancora evidente, anche in questo caso i due balconi (qui ai lati della facciata) sono sottolineati da un arco che inizia dal piano inferiore. Qui due teste umane osservano dall’alto, munite di zampe sono collocate su due mensole ai piani alti della facciata.

 

Segue, sempre sullo stesso lato, il palazzo al numero 28, in stile neo-rococò del 1905, data segnata sotto il balcone del secondo piano.

Ultima casa segnalata nella prima parte del nostro percorso lungo via Settembrini è la bella casa liberty di via Vitruvio 39.

 

Seguirà una seconda parte




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


8 thoughts on “Milano | Centrale – Quei “mostri” di via Settembrini, prima parte

  1. Anonimo

    Complimenti, bellissimo articolo!

    Ancora una volta mi chiedo… ma come abbiamo fatto a passare da questi capolavori pre anni ’20… agli obrobri dei palazzinari anni ’60 in poi?

  2. Anonimo

    Via stupenda ! Peccato per i personaggi poco raccomandabili che la frequentano. Sono sicuramente più inquietanti dei mostri, orchi e personaggi fantastici di pietra.

  3. Ludo

    I palazzi di via Settembrini sono tutti bellissimi, ma nell’insieme la via non riesce a piacermi. Sarà che non c’è neanche un albero; anche del verde in vaso potrebbe bastare a volte per rendere una strada davvero elegante e piacevole da percorrere. Molte di queste vie milanesi, rettilinee e senza alberi, mi danno un’impressione di squallore claustrofobico. Poco importa che siano in centro (come Settembrini) o in periferia (Farini, Espinasse, ecc.). Persino il rumore dei tram che le percorre mi sembra meno sopportabile rispetto a quello delle vie alberate.

    1. Wf

      Ludo concordo che hai centrato veramente il punto.
      Hai ragione.

      È poi per vie così lunghe larghe i marciapiedi sono troppo stretti e quindi la strada diventa brutta e sproporzionata rispetto alle facciate degli edifici.

      Fateci caso come i marciapiedi riempiono le proporzioni tra edifici e lunghezze è larghezze stradali rendendo una via o piacevole con rapporti armonici tra proporzioni oppure brutta è sciatta dove le proporzioni delle auto e dell’asfalto prevalgono sullaltezza sul,a larghezza dei frontespizio dei bei palazzi e delle altezze.

      Questa è roba di urbanistica.

  4. Precotto doc

    Complimenti alla redazione per L articolo , un bel libro non sarebbe male , vorrei far notare che oltre le persone inquietanti , di sera circolano i bimbominkia con gli spray

  5. Stani

    Complimenti anche da parte mia , spesso siamo indifferenti alla bellezza che ci circonda la diamo quasi per scontata, trascurando il nostro meraviglioso patrimonio architettonico… segnalo anche io la presenza di cretini con spray che deturpano le facciate dei meravigliosi palazzi di via settembrini!!!!!! Vergogna!!!!!!!!

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