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Milano | Porta Ticinese – La bellissima via Cosimo del Fante

Abbiamo visto in un precedente articolo, come, a due passi da Porta Lodovica (e Ticinese) e dal Corso Italia, in tempi antichi fosse sorto un grande e importante monastero rimasto presente per centinaia d’anni sino all’arrivo del XX Secolo, quando perduto ogni significato e scopo, prima convertito in magazzini, cedette il passo ad un nuovo piano urbanistico e quindi ad una nuova via.

Così, alla fine della Prima Guerra Mondiale si iniziò a smantellare il monastero e a suddividerlo per lottizzare i terreni. Venne creata una via rettilinea che univa le nuove vie sorte là dove scorreva il torrente della Vettabbia o Vetra, Via Calatafimi e Via Vettabbia con Corso di Porta Lodovica poi Corso Italia.

La nuova via fu intitolata a Cosimo del Fante, che per dovere di cronaca vi diciamo: Cosimo del Fante è stato un ufficiale italiano ed è deceduto combattendo nella battaglia di Krasnoi nel 1812 (campagna di Russia). Altra curiosità di questa via, si tratta di uno di quei casi dove la via viene chiamata dai milanesi con nome e cognome, sentirete mai dire: via del Fante.

Tornando alla via, la riteniamo, senza alcun dubbio una delle più interessanti di Milano, dal punto di vista architettonico e della sua qualità quasi omogenea. Infatti sono soprattutto i bellissimi palazzi curati nei minimi dettagli a colpire.

La via è interessante anche perché sorta allo stesso tempo, dopo la demolizione dell’antico Monastero delle Vergini della Vettabbia, avvenute a partire dal 1911-12.

La nostra piccola passeggiata lungo la via comincia dal bel palazzo eclettico e un po’ rococò posto all’angolo con Corso Italia. L’ingresso è al 50 di Corso Italia, ma buona parte dell’edificio si trova lungo via Cosimo del Fante. A metà della facciata venne posta una lapide a ricordo dell’importante monastero cittadino, quasi come giustificare la disgraziata idea di averlo demolito per avviare una speculazione edilizia. Ipotizziamo la sua costruzione tra la fine del primo conflitto mondiale e i primi anni Venti, la data sulla lapide a ricordo del monastero cita la data del 31 dicembre 1924.

Di fronte si trova il civico 2, realizzato sicuramente sul finire degli anni Venti del ‘900, come testimonia la semplicità delle decorazioni in facciata.

 

Di fronte si trova un delizioso edificio anch’esso realizzato nei primi anni Venti in un ibrido stile eclettico art-decò. Si tratta del civico 3.

Sul lato opposto, al numero 4 della via torniamo ad un architettura più recente, azzardiamo ad un palazzo costruito nei primi anni Trenta in uno stile razionalista. La facciata è scandita da archi ciechi che incorniciano le finestre. L’ingresso è sottolineato da balconi sovrapposti e colonne cilindriche prive di capitelli o piedistalli. Curiosità che troviamo nella facciata, sono gli inserti di due capitelli in cotto dal vago sapore rinascimentale, forse provenienti dal chiostro demolito?

Sicuramente colpisce per la grazia nonostante sia  ridondante di elementi architettonici eclettici di via Cosimo del Fante 6, Casa Carboni e Perego, del 1912, una delle prime ad aver preso il posto del monastero.

Seguono alcune case dignitose ma prive di particolari architettonici degni di nota, tutte comunque realizzate intorno al 1918, 1925.

Dello stesso periodo è la casa al civico 10, dove due prepotenti bow-window affogate in un grazioso verde oliva si fanno notare nella via.

Altro palazzo che colpisce l’attenzione è senza alcun dubbio il civico 15, ridondante di decorazioni tra il neo-barocco e l’art-decò. Lo zoccolo a bugnato, presenta sei mensoloni abbastanza importanti che separano le finestre del piano terra. Anche questo palazzo pesantemente decorato è degli anni Venti.

Anche il civico 12 dirimpettaio al 15, è pesantemente decorato, rimanendo per nell’ombra.

Decisamente art decò è il civico 14. Presenta una facciata abbastanza semplice decorata prevalentemente nell’alta fascia dello zoccolo e attorno alle finestre. Degno di nota è il grazioso fregio a bassorilievo collocato sopra il portone principale rappresentante dei pastori.

Concludiamo con la ciliegina sulla torta, Casa Venegoni, Via Cosimo del Fante 16. È un edificio eclettico-neogotico costruito fra 1923 e 1927, con una svettante torretta loggiata posta ad angolo. Nel cortile – accessibile chiedendo permesso al portinaio – sono visibili un pozzo trecentesco e la ricostruzione delle campate del portico, con ghiere in cotto, del convento delle Dame Vergini della Vettabbia, l’antica istituzione religiosa risalente all’epoca comunale, ampliato e arricchito nel ’400, poi soppresso alla fine del ’700.

L’aspetto medievale di Casa Venegoni è dato dall’uso del mattone a vista e dalla pietra (vera e in cemento a imitazione di essa) a ricordo dei manieri e castelli. Gargoyles, mascheroni e leoni adornano varie parti del palazzo, compresa la torretta.

 




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


10 thoughts on “Milano | Porta Ticinese – La bellissima via Cosimo del Fante

  1. PADANO.DOC

    bellissima via architettonica, peccato che non ce siano molte altre in centro ! Queste sono costruzioni che devono essere fatte in centro al posto degli edifici moderni che attualmente vengono effettuati. è questo che il comune deve portare avanti con marciapiedi in pietra e lampioni vecchio stile.

    1. Anonimo

      Marciapiedi in pietra e lampioni curati, sempre.

      Per quanto riguarda lo stile delle costruzioni, ogni stile è figlio del suo tempo. E i tempi cambiano.
      Per 80 anni fare case “ornate” e “decorate” è stato abbastanza fuori moda (oltre che costoso), ma in un mondo dove tutto sta diventando “customizzato”, “personalizzato”, “sartoriale” (ecc ecc) a mio parere i tempi degli scatolotti in cemento o in vetro tutti uguali in stile Ford T, sta volgendo al termine ed è possibile che si torni a costruire con uno spirito più simile a quello che si vede li.

    2. Tommaso

      I falsi storici te li puoi tenere a casa a mio parere.. Milano deve gran parte della sua solidità al mix stilistico che si è andato costruendo nei secoli a causa di guerre distruzioni e menti che guardavano avanti. Pensalo..

      1. Wf

        Cioè dobbiamo ringraziare per tutta sta merda di architettura che tu descrivi pure le grandi menti?

        Grandi teste direi… E mi fermo qui.

      2. Islington

        Magari un sana via di mezzo, che dici?

        Se avessero sempre dato retta alle “menti che guardavano avanti”, oggi non avremmo né il Castello Sforzesco (era un rudere nell’800 ed è stato ricostruito da Luca Beltrami andandosi a guardare i disegni del Filarete e le stampe d’epoca) né la Scala, la Galleria o il Cenacolo (bombardati), e mancherebbe perfino qualche guglia del Duomo.

        La sola idea degli interni della Scala rifatti in stile anni 50 mi fa venire i brividi.

        1. Alessandro Magno

          Sono d’accordo è giusto costruire moderno ,,,ma a volte è meglio fare dei “falsi storici” che si integrino nel contesto. Tanto sappiamo sono falsi (vedi appunto torre del filarete o di porta Ticinese) ma tra averli e non averli ce ne passa.
          I navigli sono l’esempio per il futuro.

      1. Anonimo

        Basta ti prego! Rispetta chi si esprime in modo più folkloristico di te, anche se è precotto. Tanto cosa voleva dire si capiva benissimo.

        1. CK

          Se c’è gente che occupa questo forum sparando cagate pseudopolitiche a raffica senza che nessuno faccia un plissé, nom vedo perché io non dovrei continuare a difendere un patrimonio fondamentale come la lingua italiana.

          Fattene una ragione, se non ti sta bene, salta i miei commenti.

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