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Milano | Centrale – Prove “tecniche” (e colorate) per una piazza

Questa è la terza parte del nostro post dedicato a via Vittor Pisani la porta di Milano. Qui la prima parte e qui la seconda parte.

Le architetture di via Vittor Pisani sono tutte moderne, realizzate a partire dagli anni Trenta del Novecento.

Infatti la via venne realizzata sul finire dell’Ottocento sul retro della vecchia stazione ferroviaria che si trovava in piazza della Repubblica. Era una via alberata che univa il retro della stazione con il Trotter Italiano, che da subito venne scelto come luogo dove costruire la nuova Stazione Centrale. Con l’apertura nel 1931 della nuova stazione ferroviaria in Piazza Duca d’Aosta la via, all’epoca più stretta, si ritrovò da via secondaria qual era, a via principale per accedere in città. Subito dopo lo spostamento della stazione, piazza della Repubblica venne ridisegnata e come da nuovo piano urbano, anche via Vittor Pisani fu resa più maestosa. Prevedeva due edifici a torre da collocare ai due estremi come una sorta di nuova porta monumentale alla città. Così nel 1936-39 su progetto di Mario Bacciocchi in Piazza della Repubblica 27, venne edificato Palazzo Torre Locatelli (67 m), il primo dei due edifici a torre. Il secondo venne realizzato solo negli anni Cinquanta, la torre però venne realizzata ben più alta. Il nuovo grattacielo fu il frutto della collaborazione tra Luigi Mattioni e i fratelli Soncini, che furono dichiarati vincitori ex-aequo di un concorso privato bandito nel 1950 dalla società che possedeva l’area su cui sorgerà. La torre denominata Grattacielo di Milano (116 m) venne edificata tra il 1951 e il 1955.

Il resto degli edifici, realizzati nei decenni successivi è decisamente ad uso terziario, da “Centro Direzionale”. Infatti i primi edifici, quelli verso piazza della Repubblica, costruiti prima della Seconda Guerra Mondiale hanno una prevalenza maggiore ad uso residenziale, mentre gli altri successivi, hanno un aspetto prevalentemente per uffici.

In coerenza con la logica monumentale dell’epoca, gli edifici affacciati sulla via, sin dall’inizio, dovevano essere  vincolati da alcune norme che prevedevano la presenza di porticati continui e altezze uniformi.

Regola che da qualche anno è stata modificata con aggiunte di piani a volte con effetti terrificanti o altre volte con interventi decisamente più felici. Uno di questi esempi è il palazzo di Via Vittor Pisani 25, di proprietà KPMG, recentemente sopralzato di un corpo tecnico nel 2013, camuffato da un’aggettante tettoia che ha dato un tocco decisamente moderno a questo bell’edificio. L’intervento è del gruppo ArcLab

Interessante anche il palazzo di via Vittor Pisani 16, progettato da Gigi Gho’ e realizzato nel 1970-71. Palazzo che andrebbe decisamente restaurato.

Recentemente ci sono state due novità dal punto di vista immobiliare che potrebbero portare alla ristrutturazione di questi due palazzi.

Il primo è il civico 19, che è stato acquistato dai tedeschi di Deutsche Bank.
La società Nova Re, del gruppo Sorgente, ha infatti venduto l’immobile a Dws group Gmbh per ben 32 milioni di euro e si terrà in affitto un piano, al prezzo di 90mila euro per il primo anno. Con ogni probabilità subirà un intervento, speriamo drastico, perché ora non eccelle in originalità e bellezza, per giunta nei primi anni Duemila è stato sopralzato di un livello con terrazze sporgenti, di fatto snaturando il palazzo con un intervento completamente fuori scala.

Mentre l’altro edificio è il civico 22 che dovrebbe venire sottoposto ad intervento di riqualificazione, attualmente in attesa di essere ristrutturato o demolito, come inizialmente proposto dai proprietari.

Qualcuno era già stato ristrutturato e riqualificato come il civico 14.

Altri edifici, secondo noi, avrebbero un gran bisogno di una potente ristrutturazione, come il blocco che occupa l’intero isolato tra via Vittor Pisani 11 e 13,




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


5 thoughts on “Milano | Centrale – Prove “tecniche” (e colorate) per una piazza

  1. Anonimo

    Sezione della strada:
    Marciapiede, pista ciclabile, cordolo, due corsie per auto, cordolone con grate areazione, corsia taxi, cordolo, due corsie per auto, cordolo, pista ciclabile, parcheggio auto, marciapiede.

    Finchè c’è quell’obbrobrio in mezzo puoi anche rifare tutti gli edifici ma rimane una schifezza comunque a mio modesto avviso.

  2. Wf

    Ma i colori dove sarebbero?
    Io vedo tutto grigio.

    Bisogna rifare completamente il disegno della sede stradale per questo non viale.
    Sennò non se ne esce con piccoli ritocchini.

    Creare 4 filari di alberi paralleli fino alla stazione .
    Per creare un viale che non esiste adesso.

    1. Alberto Tadini

      d’accordo con te.
      io ricordo bene quando in Vittor Pisani ci passavano i tram, in mezzo a un doppio filare di alberi. Poi è arivata la M3 e i parcheggi sotteranei. A questo punto non saprei proprio dove si possano posizionare gli alberi. Presumo che ci siano un frego di sottoservizi annegati nel cemento e ritengo che spostarli sarebbe una grossa spesa. Forse l’errore di base è stato eliminarli con la costruzione della metropolitana. Per la M4 e M5 non mi pare che si siano abbattuti tantissimi alberi e l’infilata di corso Indipendenza fino a piazzale Susa è rimasta tale, così come da Lagosta verso Bignami. Solo che una volta ci si badava di meno a queste cose…

    2. Adriano

      Bravo chiedi al tuo sindaco gli alberi….visto che non ne ha messo giù nemmeno uno in centro, solo nei parchi ne ha messi…così lo sanno fare tutti.

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