Milano | Rogoredo – Approvato il progetto per il Toyoko-Inn

Vi ricordate lo “scheletro” che per anni ha condiviso lo spazio urbano con la parte di Rogoredo verso la città, quello demolito lo scorso anno?

Al suo posto nel maggio scorso, si era ventilata la costruzione di un nuovo immobile d uso ricettivo. E’ stato approvato il progetto e in via Boncompagni 101 sorgerà il palazzone (molto sgraziato) del Toyoko-Inn, grande catena giapponese di hotel a basso costo.

Il Toyoko-Inn milanese sarà un gigante di dieci piani per 36 metri d’altezza, occuperà una superficie di 8 mila metri quadrati di superficie e offrirà alla clientela una scelta tra 490 stanze che faranno dell’albergo giapponese uno dei più grandi della città.

La struttura seguirà le inconfondibili linee della catena giapponese: minimalismo e colori tenui sul beige, sono proprio il marchio di fabbrica di tutti gli hotel in giro per il mondo. Sicuramente anche il turismo low cost che passerà da Rogoredo, potrà far bene al quartiere di periferia sempre al centro della cronaca principalmente per colpa del vicino Boschetto della droga.

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16 commenti su “Milano | Rogoredo – Approvato il progetto per il Toyoko-Inn”

  1. Ma non esiste proprio. Non esiste proprio che a Milano nel 2019 si possa costruire un edificio simile. Non perchè è grande, non perchè è “cemento”, ma perchè è troppo brutto, troppo. Dov’è l’architettura?
    Sono andato a vedere il sito della catena Toyoko-Inn ed effettivamente il loro marchio di fabbrica sembra proprio essere questo pauperismo deprimente (non lo definerei proprio minimalismo). Tuttavia se guardiamo i due alberghi europei, Francoforte e Marsiglia, vediamo che c’è un tentativo di fare qualcosa di diverso e più curato rispetto ai loro alberghi asiatici. A Francoforte si reinterpreta nella forma del tetto e nei materiali della facciata un linguaggio locale. Il piano terra, inoltre, è aperto sulla strada con grandi vetrate e con materiali più “nobili”.
    A Marsiglia, c’è un vero progetto di architettura contemporanea dello studio Tangram, totalmente diverso: niente beige o finestre quadrate. Sono due città dove evidentemente, non è che il primo investitore che arriva in Coomune gli si dice “fai il progetto che vuoi basta che mi risolvi il problema”.
    Come invece sembra essere il caso a Milano. Quando sono arrivati i primi disegni di questo Coso negli uffici dell’urbanistica avrebbero dovuto dire alla società proponente “Arigatò, carissimi, siamo veramente felici che ci portate investimenti e posti di lavoro, però non con questa ciofeca, per favore. Avete degli architetti straordinari, per dire: uno studio giapponese, Pritzker Prize, qui a Milano sta costruendo il campus di una delle maggiori università della città: non potete arrivare con questi disegni. Questo è il nostro livello. Siamo a Milano. E non sostituiamo un ecomostro con un altro ecomostro”.
    Invece no. Non è successo. Si spendono fiumi di parole a dire che le periferie hanno bisogno di bellezza, che non bisogna commettere nuovamente gli errori del passato, e niente: ciofeca sia.
    (Poi i parcheggi a raso…non ci posso credere! Hanno i soldi per fare 10 piani di albergo e non hanno i soldi per mettere i parcheggi sottoterra? E qualcuno glieli approva pure? Da non crederci.)

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    • A Milano forse non siamo ancora del tutto abituati ai grandi investitori internazionali, e quando ne arriva uno e soprattutto finalmente in una zona devastata, abbiamo lo stesso stupore e la gioia del provinciale quando il signorotto di città passava a trovarlo e lo si accoglieva col cappello in mano e gli diceva si a tutto perchè già il fatto che fosse venuto era un privilegio grandissimo.
      Col tempo miglioreremo…

      Sul Corriere di oggi (quello di carta) c’è invece un editoriale dal titolo “Finestre rotte e riscatto” che partendo dalla storia dell’Hotel dice sostanzialmente quello che su UF si dice da anni, ossia che nelle periferie non basta il grosso progetto ma serve anche manutenzione costante e attenzione alle piccole cose.
      Personalmente lo trovo del tutto condivisibile, anche se purtroppo è scritto nel solito linguaggio da editoriale di giornale italico, ossia a mezza voce, alludendo, mandando segnali in codice per addetti ai lavori, insomma un articolo per addetti ai lavori ma a mio parere non del tutto incisivo, come se dire le cose chiare fosse peccato mortale – e comunque sull’edizione online non c’è (vorrai mica che la gente lo legga 🙂 )

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  2. Per l’ennesima volta devo evidenziare come la ferrovia e la stazione di Rogoredo siano una barriera insormontabile e come dividano i quartieri. Un domani (ma posso sbagliarmi. Chiedo lumi a chi vive da quelle parti) sarà impossibile andare a piedi dalla sede di Sky a questo nuovo hotel giapponese, visto che non ci sono sottopassaggi.
    Allungare la via Boncompagni facendola passare soto la ferrovia e congiungendola con le via di Santa Giulia sarebbe un’operazione utilissima.
    Per quanto riguarda l’hotel: dal rendering mi pare alquanto orrendo, come hanno evidenziato quelli che hanno scritto prima di me.
    Spero almeno che letti e docce non siano fatti su misura per i clienti giapponesi, che quando sono alti 1,62 sono già alti

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    • Spiace dirlo Andy, ma il suo è un commento che pretende di essere simpatico e invece è larvatamente razzista, senza neppure esserne consapevole. In generale, postula che si possa valutare qualcuno (e dove abita) per la sua altezza, secondo una generica e per questo falsa connotazione etnica; nello specifico, ignora inoltre i cambiamenti nella statura media delle nuove generazioni, legate soprattutto ad abitudini nutrizionali, tanto in Italia quanto in Giappone. Non è buonismo denunciare atteggiamenti che umiliano chi legge e prima ancora chi li esprime.

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        • Solo perché Di Maio non è ancora intervenuto sulla questione.

          Appena apre bocca, vedrai che lo richiamano, e un paio di accademici della Crusca avranno un infarto a sentire i suoi congiuntivi casual.

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        • Se è per questo in Scandinavia sono un po’ più lunghi e i letti matrimoniali sono anche più stretti dei nostri. Più lunghi perché una volta gli scandinavi erano mediamente più alti di noi; più stretti i matrimoniali perché, quando non esistevano i moderni riscaldamenti, ci si stringeva per scaldarsi. Adesso i riscaldamenti ce li hanno ma la misura è rimasta.

          Chiunque abbia comprato un set di lenzuola all’Ikea dei primi tempi ricorda che non si adattavano ai letti italiani. Poi l’hanno capita.

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      • Oltretutto è una cagata che magari era vera 50 anni fa ma certo non oggi… ho a che fare per lavoro con gli stranieri tutti i giorni e posso assicurare che i giapponesi delle ultime generazioni sono alti come noi.

        Anche i cinesi più giovani sono alti più o meno come noi.

        Anche gli italiani negli anni 50 viaggiavano intorno al metro e sessanta in media. Basta vedere a che altezza arrivano i parapetti in qualsiasi costruzione precedente agli anni 70 (esempio palazzo di giustizia, dove pochi giorni fa un avvocato è caduto dalle scale a causa di un parapetto troppo basso).

        È principalmente una questione di migliore alimentazione durante la crescita. Soprattutto con l’aumento delle proteine animali, carne e latte, l’altezza aumenta.

        Come sempre il razzismo (palese o larvato) è solo un altro nome per IGNORANZA.

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        • “È principalmente una questione di migliore alimentazione durante la crescita. Soprattutto con l’aumento delle proteine animali, carne e latte, l’altezza aumenta.”

          Non è certo STERMINANDO esseri viventi per il tuo (inutile) nutrimento da occidentale che l’altezza aumenta o sei più o meno in salute.
          Nel tuo caso definire una alimentazione a base di proteine animale “migliore” denota solo una profonda IGNORANZA.

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          • Bravo, per qualcuno basta digitare la parola “razzismo” poi si ritiene autorizzato a dire tutte le stronzate che vuole, anzi dando dell’ IGNORANTE a chi non la pensa come lui.

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