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Milano | Zona San Babila – da Torre Tirrena a Liberty Tower

Tra non molto partirà il cantiere per la riqualificazione della terza quinta in piazza del Liberty quella della Torre Tirrena. Infatti mentre erano ancora in corso i lavori per l’Apple Store e della nuova piazza, han visto anche la partenza dei restauri al Palazzo Tarsis (col restauro delle facciate ottocentesche da oltre un anno e mezzo, che ci pare un po’ eccessivo), mentre dall’ottobre scorso anche al Palazzo della Reale Mutua Assicurazioni (con la bella facciata Liberty del ex Hotel Corso e Teatro Trianon del 1905).

La Torre Tirrenia è un edificio a torre, con struttura portante in calcestruzzo armato, alto 46,50 m per 11 piani; il piano terreno e il primo ospitano attività commerciali, quelli dal secondo al quarto uffici, mentre quelli dal quinto all’attico erano adibiti ad appartamenti.

L’edificio fu progettato dagli architetti Eugenio ed Ermenegildo Soncini e costruito dal 1956 al 1957 dopo le ricostruzioni post belliche del centro città.

Caratteristica della torre è la facciata scandita dai doppi pilastri strutturali, posti esternamente, che creano un effetto di chiaroscuro contrastante con le superfici vetrate delle finestre. I pilastri sono raccordati obliquamente alla base e in sommità dando una forma all’intero palazzo. Lo schema strutturale, progettato dall’ingegnere Cesare Fermi, richiese un grande impegno tecnico a causa dell’esilità dei pilastri.

Una decina di anni fa la torre subì un intervento negli infissi e negli interni, che modificarono un po’ l’aspetto esteriore della torre. Vennero istallate vetrate a tutto piano al posto delle precedenti suddivise da una balaustra all’altezza di un metro circa.

Ora, Asti Architetti su incarico di Hines, hanno progettato il restauro dell’immobile. Esternamente l’edificio non muterà particolarmente e anzi, torneranno le finestre suddivise come in origine. Verrà realizzato un piano in più dove sarà creata una terrazza panoramica e dove saranno posizionate delle piante ornamentali. Il rinnovo prevede uffici disponibili all’affitto per il Q4 2019, caratterizzati da una pianta di piano razionale e flessibile con un’ineguagliabile vista.

Il rinnovo cambierà anche nome al complesso, che da Torre Tirrenia diventerà Liberty Tower, come purtroppo va di moda oramai tra gli operatori immobiliari, quello di dare nomi in inglese ai nuovi edifici.

Speriamo anche che l’intervento serva per una riqualificazione doverosa per la Galleria de Cristoforis, di cui abbiamo parlato nell’apposito articolo.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


10 thoughts on “Milano | Zona San Babila – da Torre Tirrena a Liberty Tower

  1. Anonimo

    A me il restauro di neanche 10 anni fa era venuto benissimo e valorizzava perfettamente la struttura.

    Perchè rifarla da capo? Il “piano in più” (e la terrazza SOPRA al piano in più) svilisce la leggerezza della struttura (le vostre foto son tutte mescolate, ma basta guardarla dal vivo e si capisce subito)

    Io mi rendo conto che il Comune ha bisogno di soldi e se arriva un immobiliarista che glieli da diventa subito “pro business”, ma non sono per nulla d’accordo, per quel che vale il mio parere.

  2. Anonimo

    In realtà in questo caso il nome NON è in Inglese!

    Per quanto paradossale, “liberty” è il nome con cui solamente in Italia si definisce l’Art Nouveau… di qui il nome della piazza (Piazza del Liberty)

    Se vai in qualsiasi paese anglofono e parli di edificio “liberty” fai pressappoco la figura di chi chiama il jogging “footing”, o al limite viene il mente il grande magazzino Liberty di Londra (che comunque è da dove abbiamo copiato il nome)

    In ogni caso chiamare Liberty (Tower) quell’edificio, fa ridere i polli, visto che chiaramente di “liberty (o Art Noveau che dir si voglia), non ha nulla di nulla (anzi)

    1. enrico

      Chiudere la corona delle paraste con le vetrate di un sopralzo posticcio a me non sembra una grande idea, anche se aggiungere un 11° piano a un palazzo di 10 ha un senso economico evidente… il disegnod ella facciata in quel modo è distrutto.
      Il nome è penoso, anzi proprio sbagliato perché in inglese assume tutt’altro significato rispetto a quello di “torre (della piazza) liberty” riferito allo stile architettonico e assume invece quello di “torre della libertà” (in senso politico)… è abominevole, provinciale e scorretto.

      1. Anonimo

        Concordo.
        Era un edificio molto particolare con i pilastri supersottili che si aprivano per andare a chiudersi in cima, concludendo pienamente l’edificio. Tipico esempio di un’epoca in cui si poteva e si voleva sperimentare.

        Adesso ci piazzano il soppalcone, il giardino pensile e se ci aggiungiamo l’orribile dehor davanti, lo abbiamo macellato per bene. E fra 10 anni possiamo aggiungerne altri 2 di piani (magari già fanno le predisposizioni….), tanto ormai la sua originalità è saltata.
        Non contenti, lo chiamiamo “Liberty Tower” che è il nome più cafonal che si potesse concepire. E’ un nome che sembra una presa per i fondelli.

        Anche se ormai è morto, il senso estetico di Ligresti continua ad aleggiare tra noi.

  3. gg

    Sono d’accordissimo su tutto quello detto finora sul nome, non è liberty né tower, ed è un nome che sa di cafonata sia in inglese che in italiano.
    non dico altro perché sarebbe superfluo

  4. Adriana

    Il vecchio restauro in effetti non risultava così interessante, meglio il ritorno alle origini e anche l’aggiunta di elementi naturali sulla terrazza panoramica

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