"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Porta Nuova – Immaginiamo il futuro di Gioia-Pirelli

Abbiamo appena saputo chi si è accaparrato il palazzone di via Pirelli 39: Coima. Società di sviluppo immobiliare che da anni sta già costruendo l’area conosciuta come Garibaldi Repubblica e poi ribattezzata Porta Nuova, risultata così riuscita da guadagnare anche premi internazionali di vario genere, dalla rigenerazione urbana (nel 2018 ha ottenuto il MIPIM Award come miglior progetto di rigenerazione urbana del mondo) all’architettura (Bosco Verticale).

Per il momento possiamo solo immaginarci e gettare delle ipotesi di come Coima potrebbe sviluppare l’area all’incrocio tra le vie Melchiorre Gioia, Pirelli e Sassetti. In quest’area Coima ha acquistato, a questo punto, tutti i lotti che affacciano sull’incrocio.

Ricordiamo che è in costruzione c’è anche l’edificio di Gioia 22, sempre da parte di Coima, a sostituire quella che era la sede, ormai demolita da tempo, dell’INPS.

Il gruppo capitanato da Manfredi Catella potrebbe creare un nuovo “polo attrattore” proprio alla confluenza delle tre strade, unendo di fatto i progetti di Gioia 20 Pirelli 39 e Pirelli 35.

Ecco che proviamo ad immaginarci il futuro dell’area: un podio che scavalchi l’incrocio, sotto scorre il naviglio della Martesana da poco riaperto. Al posto dell’ex-torre di Pirelli 39, il grattacielo più alto di Milano, mentre, dove si trovava il parcheggio di via Gioia 20, una nuova torre residenziale e a questo punto, al posto del desueto palazzo ex Tim (Pirelli 35) un altro palazzo ad uso misto, uffici e residenze ai piani alti.

Insomma, questo potrebbe essere uno degli scenari possibili che ci immaginiamo, anche se al momento è tutto solo fantasia, ma non tanto.

Certo l’aver acquistato palazzo e parcheggio per 191,6 milioni di euro fa intuire che la Coima non sprecherà una posizione di pregio come queste per una semplice “spolverata” ai palazzi esistenti, ma sicuramente avrà già dei piani ambiziosi (lo speriamo pure noi).

Va ricordato inoltre che come è stabilito nel bando, l’operatore dovrà procedere con un concorso internazionale di progettazione per garantire un alto valore qualitativo all’intervento.

Manfredi Catella, fondatore di Coima, ha già lanciato due proposte: ricongiungere il futuro quartiere col resto di Porta Nuova e Palazzo Lombardia, e sicuramente alleggerire il palazzo a ponte sul via Melchiorre Gioia che ostruisce la “visione della città”. Non è detto comunque che il palazzo verrà demolito, sicuramente sarà reso più trasparente e meno ingombrante.

Noi, naturalezze da entusiasti quali siamo, vorremmo un bel grattacielo iconico e sopratutto alto, a Milano manca proprio un 300 metri che oramai troviamo in ogni città importante al mondo.

Al di là dell’immaginazione, un progetto del genere darebbe valore aggiunto all’area e agli edifici che vi si affacceranno. Per questo uno sviluppo che vada in tal senso è oggi più probabile.

Di seguito alcuni esempi di architetture recenti realizzate nel mondo:




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


41 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Immaginiamo il futuro di Gioia-Pirelli

  1. Andy

    I grattacieli sono sicurmente più belli. Ma cedo che Milano abia più bisogno di spazi per il tempo libero, a inziare da piscine e campi da tennis o da luoghi dove andare negli assolati fine settimana estivi o nelle fredde giornate autunnali.
    Oppure – anche solo per fare un dispetto a Wf – costruirei un bel parcheggio multipiano riservato ai residenti, in modo da togliere le auto dalla strada in vista della possibile (probabile?) riapertura dei Navigli, che porterà a un divieto di sosta su tutta la via M. Gioia.

  2. enrico

    A me spiacerebbe che fosse demolito l’edificio a ponte sopra Melchiorre Gioia. Non è esteticamente bellissimo, ma è quasi unico come tipologia a Milano e ha un sapore estremamente futurista, sarebbe un peccato che la capitale del Futurismo che ha saputo valorizzare geni come quelli di Sant’Elia demolisse uno dei pochissimi tentativi di sognare la vcittà futurista. Magari basterebbe un berl recladding (capaci di iracoli, come nel caso delle due torri sopra alla stazione Garibaldi), un tetto con verde pensile a uso pubblico con vista su Biblioteca degli Alberi e Martesana.
    La priorità, casomai, mi sembra dare continuità all’isolato Alessandro Paoli-Gioia-Sassetti chiudendo con un edifico quelle due orribili facciate cieche e utilizzando in miglior modo la superficie dell’altrettanto orribile parcheggio. Una torre da 300 metri lì non me la vedo affatto, tra l’altro se fossi uno degli acquirenti a prezzi stellari degli attivi dei Giardini d’Inverno la tirerei giù a bazzookate una torre che mi togle la vista! Se mai dovesse essere cotruita una torre così alta, meglio farlo in aree periferiche e meno dense, come Arexpo, Sesto Falk, Rogoredo, secondo me.

    1. Paolo

      Non credo che un sano di mente comperi per 190 M€ per fare un cladding. Non sarebbe economicamente sostenibile. Per quanto riguarda i giardini d’inverno… Beh… Fatti loro. L’unico risultato buono è quello di costruire in altezza e di qualità. Mi sembra che Castella abbia dimostrato di avere la giusta visione.

      1. enrico

        Allora Catella dev’essere impazzito!

        Da Il Corriere della Sera, pagine di Milano, del 30.03

        “Due per ora le idee-suggestioni di Catella: ricongiungere attraverso isole pedonali il futuro quartiere a Porta Nuova da una parte e a Palazzo Lombardia dall’altra e insieme «alleggerire» l’edificio a ponte che attraversa via Melchiorre Goia e che «ostruisce» la visione del resto della città: «Non necessariamente va demolito, ma vorremmo certamente renderlo più trasparente o meno ingombrante», suggerisce Catella.”

        https://milano.corriere.it/19_marzo_30/mialno-pirellino-privati-175-milioni-porta-nuova-allarga-confini-94646070-52c6-11e9-9968-8e956cb2939f.shtml

    2. Anonimo

      Futurismo?! Sant’Elia??

      Mi sa che hai le idee un po’ confuse in merito:

      https://www.google.com/search?q=sant%27elia+architetto+opere&rlz=1C9BKJA_enIT749IT749&hl=it&prmd=inmv&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwinmKKG4anhAhXs2eAKHbIEA1sQ_AUoAXoECAwQAQ&biw=834&bih=1073

      Al massimo è un esempio (pessimo) di International Style anni 60 che spero abbattano senza pietà e senza rimpianti.

      Un’imitazione sgraziata e pesante del Pirelli senza il tocco di Gio Ponti.

      1. enrico

        @Anonimo 12:30

        Perché non leggi prima di commentare? Ho scritto che la tipologia (la tipologia, non l’architettura tout court) – cioè l’edificio a ponte – richiama (richiama, non è) le forme delle architetture futuriste. Forse tu hai idee confuse sull’italiano.

        E, infatti, Catella mi pare abbia detto al Corriere che non vorrebbe abbattere l’edificio a ponte, ma renderlo più leggero e trasparente… è esattamente quel che intendevo (senza aver letto le dichiarazioni di Catella) perorando la causa di un recladding invece che di un abbattimento.

        Ecco qui il brano dell’articolo del Corriere:

        “Due per ora le idee-suggestioni di Catella: ricongiungere attraverso isole pedonali il futuro quartiere a Porta Nuova da una parte e a Palazzo Lombardia dall’altra e insieme «alleggerire» l’edificio a ponte che attraversa via Melchiorre Goia e che «ostruisce» la visione del resto della città: «Non necessariamente va demolito, ma vorremmo certamente renderlo più trasparente o meno ingombrante», suggerisce Catella.”

    3. Anonimo

      “Magari basterebbe un berl recladding (capaci di iracoli, come nel caso delle due torri sopra alla stazione Garibaldi)”

      Io credo che il recladding delle torri di porta Garibaldi sia il caso più lampante di lavoro venuto male, banale, ovvio, triste, non rispettoso e antistorico.

      Ammetto di essere di parte perchè le torri pazzamente postmoderne di prima le adoravo, ma usare l’esempio del recladding di Porta Garibaldi per difendere l’edificio a ponte su Melchiorre Gioia è talmente paradossale da sembrarmi ridicolo (opinione personale)

      1. enrico

        Io devo essere di parte perché quelle due torii di Perotta – Li Calzi le ho sempre cosniderate tra i principali scempi compiuti nei decenni più recenti a Milano. Per quello ho usato la locuzione “fare miracoli”.

        Non sto dicendo che quel recladding sia un capolavoro, dico che il risultato – due torri assolutamente ordinarie, senza ne arte ne parte, con l’unico pregio di aver ridotto significativamente i consumi energetici – è sufficiente per pensare di non spazzare via una tipologia architettonica – quelal dell’edificio a ponte – piuttosto singolare a Milano. Tutto qui.

        1. Anonimo

          Lazzari-Perrotta per la precisione. (Li Calzi non era estraneo ma è meglio lasciare stare il ruolo che il PCI ed i suoi emissari del PSI hanno avuto nel loro lungo dominio su Milano negli anni 70-80. Ricordiamoci solo Ligresti…)

          Comunque la storia è sempre la stessa. Meglio un edificio con una sua personalità, anche se fuori moda o un edificio nuovo ed alla moda ma senza alcun valore estetico se non essere aggiornato dal punto di vista energetico (e scimmiottare quel che c’è all’estero)?

          Lo stile post moderno di questi tempi può non essere di moda, ma averlo cancellato non è segno di lungimiranza. Lo stesso dicasi dell’International Style alla meneghina.

          1. enrico

            Sì, giusto. perora-Li Calzi era la titolarità del corso al Politecnico. 🙂

            Sono assolutamente d’accordo sul principio generale, non sul caso specifico.

  3. tatino pensabene

    – basta che rispettino la mixture delle funzioni, altrimenti ci ritroviamo un MEGA quartiere morto e poco consigliabile by night.
    – sarebbe il massimo se continuassero a sviluppare il quartiere sull’ idea dei cerchi e delle piazze (stile G. Aulenti che è la piazza + bella di Milano dopo Duomo).

          1. Tatone Pensagiusto

            Il che non cambia il fatto che farne un uso smodato e fuori luogo sia terribilmente da provinciali.

          2. Anonimo

            Non e’ che non sappiamo l’inglese e’ che fai ridere i polli a scrivere a quel modo.

    1. Joe

      Se proprio vuori fare il saccente, caro Tatino PB, è sgrammaticamente scorretto scrivere parole inglesi in un testo in italiano. Se proprio lo vuoi fare, devi usare le virgolette e scrivere tra parentesi la traduzione. Questo modo di fare che ti ho appena detto è quello dettato dalla grammatica italiana e non dai miei “schiribizzi”.
      Questo te lo dice uno che + italiano madrelingue e che parla fluentemente altre 2 lingue straniere. Ma la saccenza è una cosa che non mi va giù e che andrebbe punta con una settimana di lavoro duro nei cantieri insieme a un gruppo di muratori bergamaschi

  4. Wf

    Sono d’accordissimo con urbanfile.

    Tra l’altro darebbe una spinta direttrice per la riqualificazione di via Melchiorre Gioia, creando una sorta di quartiere Defense meneghino.

    A ogni modo Catella per avere piu valore dovrà necessariamente pensare le nuove cubatore come prosecuzione del lotto parco+paizza g.aulenti proseguendolo secondo la direttrice dei nuovi lotti da costruire…

    Sono ottimista

    1. Nessuno

      La Defense Meneghino?
      La defense è per dirla all’ inglese il CBD (central Business district) con maggior MQ di uffici di tutta Europa! Alla defense ci sono aziende importanti, aziende che in italia forse non hanno nemmeno i lore HQ.Qun quartiere tipo defense non è lontanamente comparabile con un quartire come melchiorre gioia!
      La Defense, cosi’ come Canary Dwarf e Zuidas (Amsterdam) non sono in centro città, sono quartieri degli affari serviti da treni, metropolitane, autostrade, pargheggi multipiano, stazione bus, stazione taxi etc…
      Abbiamo sempre belle idee a Milano! Ma non siamo in grado di rapportarci alla complessità di interventi di questa scala, se non lasciando qualcuno scontento…o facendo MALE qualcosa. Mi riferisco al livello di dettaglio di interventi tipo Porta Nuova, Realizzata dalla stessa Coima!

      1. Andy

        Caro “Nessuno” delle ore 14.36, hai ragione. RIcordati, però, che stai parlando con uno come Wf che pensa che le auto vadano tolte da strade e piazze senza costruirci uno straccio di parcheggio. Anzi: dopo che più volte gli è stato chiesto come avrebbe risolto il problema del parcheggio in zone residenziali con dissuasori della sosta ha risposto: “Non me ne frega niente”.
        Pertanto sprechi risorse cerebrali che potresti incanalare in cose più utili e stimolanti

  5. davide bassini

    Qualsiasi sia il progetto approvato spero non siano torri attorcigliate,storte, sbirule come nei vostri esempi.

  6. giò i man dal nichel

    Si all’abbattimento dell’edificio a Ponte.Brutto Inutile e dannoso.
    Impedisce la vista e poi, soprattutto, impedirebbe la riapertura della Martesana… che è essenziale. per il quartiere e per Milano.
    Si però a un edificio trasparente che chiuda le due pareti cieche di Melchiorre Gioia.. Orrende.
    Per il resto.. quello è ormai un quartiere votato al grattacielo.. inutile fare i moderati. ben venga un 300 mt.

    1. enrico

      Ma la vista di cosa, esattamente? Perché se provi a metterti ne pressi del ponte con google street view c’è da augurarsi che quella vista sia impedita, date le brutture che diversamente rivelerebbe?

  7. Anonimo

    Quote: “Manfredi Catella, fondatore di Coima, ha già lanciato due proposte…”

    Capisco che ci sia voglia di SANTO SUBITO, ma Manfredi Catella è nato nel 1968 e per quanto un superuomo, non sono sicurissimo che sia stato lui a fondare COIMA, visto che è stata fondata nel 1974. 😉

  8. Precotto doc

    mi fido di Catella , certo che se il comune vendeva in blocco , forse si poteva fare tra la torre ex inps è il Pirellino un progetto unico , il prossimo sarà il palazzo dell anagrafe , sperem

  9. Paolo Brambilla

    Ma no. Ma che pochezza di visione.

    L’edificio é un MERAVIGLIOSO esempio di international style declinato con il gusto italiano e andrebbe restaurato, non demolito.

    Coima non fa alto che coinvolgere giganteschi ma midestissimi studi di progettazione come Cesar Pelli e KPF, e non ho nessuna fiducia nelle scelte che farà. Le cise che costruisce tra dieci anni saranno obsolete.

    E per favore, gli esempi di grattacieli stile Zaha-de-noartri lasciamoli agli emirati arabi. Se si vuole un edificio iconico, bene, ma allora ci vogliono idee veramente nuove. Mica il copia-e-incolla da Doha.

    Per fortuna che abbiamo la Bocconi.

    1. _

      Molta (non tutta, ovviamente) dell’architettura di questi anni a Milano è l’equivalente architettonico del fast fashion di Zara.

      Bello, facile. Costa poco e fa un figurone.

      Lo metti tre volte e poi mostra la corda. Ma tanto torni in negozio e trovi la nuova moda della stagione.

      Buttiamo via il guardaroda dei genitori che è roba vecchia e muffa e facciamoci belli con le penne del pavone. Tanto tra 20 anni si recladda tutto e abbiamo sempre la figata ultima moda.

    2. Anonimo

      Eh certo, chi non la pensa come te ha pochezza di visione.

      Il Pirellino è orrendo, sgraziato e pesante e non importa quanti pseudo intellettuali che pensano di saper tutto loro perché hanno letto due libri di architettura continuino a sostenere che è una meraviglia.

      A sentire gli architetti pure le Vele di Scampia e il Corviale a Roma sono meraviglie. Peccato che gli architetti non vivano mai nelle meraviglie che progettano e preferiscano sempre le case d’epoca… chissà come mai.

      1. enrico

        Mammamia, quanta acidità! Tutto bene?

        Non ti sfiora neppure lontanamente l’idea che, a parità di libri letti o non letti, si possano avere punti di vista diversi?

    1. Simone

      Vabbene tutto questo gran parlare di architetti,archittettura,mixture,by night ecc…Da profano dico,ma perchè in Italia siamp sempre così provinciali e dobbiamo sempre arrivare alla fine dei giochi a fare le cose(scopiazzamenti,miniature di opere altrui…)?Sarò banale ma perché noi un “grattacielo decente(imponente) non lo facciamo,mentre anche in Spagna a Loret de mar hanno palazzi più alti dei nostri mini (grattacieli)?????

  10. Andrea

    Io continuo a non capire le scelte del comune ma ora ci si mette anche UrbanFile.

    In quella zona vogliamo far passare il naviglio con via Melchiorre Gioia ridotta quasi a via di quartiere o vogliamo costruirci altri palazzoni che ospiteranno migliaia di persone ciasciuno?

    Perché già è difficile convincere l’opinione pubblica a realizzare i navigli nella situazione attuale figuriamoci quando verrano costruiti i grattacieli che costringeranno la gente a parcheggiare (anche le biciclette) sui prati della Bibblioteca degli Alberi.

  11. Andrea

    Io non ho mai capito la coerenza delle scelte del comune ma ora ci si mette anche UrbanFile!

    In quella zona vogliamo fare passare il naviglio con via Melchiorre Gioia ridotta quasi a via di quartiere o vogliamo costruirci altri palazzoni che ospiteranno migliaia di persone ciascuno?

    Perché già è difficile convincere l’opinione pubblica a realizzare i Navigli nella situazione attuale figuriamoci quando verranno costruiti i grattacieli che costringerannoe persone a parcheggiare (anche le biciclette) sui prati della Biblioteca degli Alberi.

  12. giò i man dal nichel

    Io si… ricordatevi che che per alcuni anche le auto elettriche erano un sogno. Oggi sono realtà. No ai realisti senza passione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.