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Milano | Mediolanum – Il Circo, il Palazzo Imperiale e il Teatro Romano

Come avrete già potuto vedere, stiamo cercando di realizzare una serie di articoli attraverso cui, in qualche modo, esploreremo Milano durante l’epoca Imperiale, all’incirca nel 300 d.C, ovvero 1700 anni fa. Abbiamo già visto come poteva apparire Mediolanum per chi giungesse da Como attraverso la  Porta Comacina, poi vi abbiamo mostrato il tratto di strada con il pilone di piazza Mercanti, in seguito abbiamo visto la Porta Argentea e delle Terme Erculee e l’Anfiteatro Romano e una passeggiata nell’antico Foro Romano. Ora proviamo ad immaginarci come poteva apparire la parte Occidentale della città, quella di Porta Ticinensis (Ticinese e il Carrobbio) il grande Circo e il Palazzo Imperiale.

Panoramica di Mediolanum nel 300 d.C.

Anzitutto provenendo da Ticinum (Pavia), oltrepassando l’Anfiteatro Romano, saremmo giunti in quello che oggi è largo Carrobbio. Qui si trovava una grande porta d’ingresso alla città, Porta Ticinensis.

Il “Carrobbio”, termine derivato dal latino quadrivium (“incrocio di quattro vie”), indicava il punto su cui convergevano quattro strade a formare uno slargo. In questo punto si congiungevano la via da Ticinum, da ovest lungo il torrente Pudiga, da Nord-Ovest (odierna via del Torchio) dove si trovava la basilica martyrum (Sant’Ambrogio) e la via principale di Mediolanum, il Cardo.

La porta aperta nelle mura di difesa, originariamente doveva essere fornita di due fornici, di circa 3 metri d’ampiezza ciascuno, divisi da un pilastro centrale e affiancati da due torri, una delle quali è preservata (in modo osceno secondo noi) a lato della piazza.

Noi ce la siamo immaginata così, rivestita in pietra, un po’ come la porta Borsari di Verona.

Lungo le mura avremmo notato una grande esedra sulla sinistra, si trattava della parete curva del grande Circo di Mediolanum.

Il Circo e il Palazzo Imperiale. La strada alla base dell’immagine corrisponde alle odierne vie del Torchio e Lanzone. Il ruscello è il Nirone, già deviato e utilizzato come fossa difensiva.

Oltre la porta iniziava la città, noi di Urbanfile abbiamo immaginato un grande e ampio piazzale ancora da urbanizzare, che consentiva l’accesso alla futura via Torino (sulla destra), l’ingresso da Sud al Circo da parte del popolo e l’ingresso monumentale al Palazzo Imperiale con le stupende 16 colonne che andranno, dopo un secolo, a decorare l’ingresso alla “nuova” basilica di San Lorenzo (naturalmente sono tutte supposizioni, ma è risaputo che le sedici Colonne di San Lorenzo con ogni probabilità provenivano da un grande tempio o palazzo nei pressi del Carrobbio o di via Torino – sotto piazza Mentana all’inizio del ‘900 furono rinvenute delle fondamenta per il sostegno di un edificio molto grande).

Il Palazzo Imperiale di Milano.

A partire dalla fine del II secolo e per tutto il III secolo d.C. le crescenti pressioni sui confini dell’Impero portano l’imperatore ad allontanarsi sempre più spesso dalla città eterna, Roma. Tali esigenze politiche e militari portano alla riforma di Diocleziano. Con il decentramento del potere attuato, molte città periferiche ospiteranno la corte degli Augusti e dei Cesari, naturalmente accompagnata da un adeguato apparato burocratico-amministrativo.

Le nuove capitali tetrarchiche non saranno fondate ex novo, ma verranno scelte tra le città più importanti nelle zone strategiche, dal punto di vista politico, amministrativo e militare.

Alla fine del III secolo d.C., quindi, Mediolanum (Milano) diventa ufficialmente una della capitali dell’Impero romano, lo rimarrà sino al 402 d.C., anno del trasferimento della corte a Ravenna per ragioni di sicurezza, vista la presenza di un porto. Naturalmente in qualità di capitale la città assume il ruolo di centro amministrativo, militare e giudiziario; viene, quindi, ampliata la cerchia delle mura, vengono costruiti nuovi edifici e, in generale, si ristruttura l’intero complesso cittadino. Uno dei settori interessati dagli interventi massimianei fu quello posto ad occidente, dove inizialmente sorgevano alcune ville di lusso. Qui venne anche eretto il circo, segno evidente di città imperiale, che andò ad occupare l’area compresa tra la porta Vercellina e la porta Ticinensis.

In stretta relazione col Circo si sviluppa l’area del palazzo imperiale, che si configura come un complesso polifunzionale, dotato di tutti i servizi necessari alla corte imperiale, quali terme, luoghi di culto, strutture residenziali, amministrative e militari. Nel nuovo quartiere imperiale, spiccano oggi i resti dell’edificio di via Brisa.

Fonti letterarie storiche della presenza del palazzo purtroppo non ce ne sono: esso viene solo menzionato, utilizzando i termini palatium o regia, come luogo di svolgimento di particolari eventi storici.

Qui nel 290 e il 291 d.C. si svolge nel Mediolanense palatium lo storico incontro tra Diocleziano e Massimiano, che preannuncia la nascita della Tetrarchia.

Lo storico Ammiano Marcellino, nelle Historiae, ricorda l’episodio del lancio dei calzari di Gallo ai piedi dell’imperatore Costanzo II, che si svolge sempre nella regia di Milano.

Nel 384 d.C. Valentiniano II e la madre Giustina ricevono nel palazzo imperiale la delegazione senatoriale di Quinto Aurelio Simmaco che, probabilmente nell’aula del consistorium, espone il discorso, noto come “III Relatio”, con il quale rivendica il diritto alla sopravvivenza delle antiche religioni.

Il piazzale di Porta Vercellina. Il Teatro a sinistra, il Decumano Maggiore e il Palazzo Imperiale a destra.

A quanto pare anche Sant’Ambrogio fornisce un’ambigua collocazione topografica del palazzo; egli, infatti, vi passa accanto ogni giorno, recandosi dal complesso episcopale alla basilica martyrum, l’attuale S. Ambrogio, per pregare sulle tombe dei martiri.

In base a queste informazioni il percorso più breve, seguito da Ambrogio, potrebbe essere riconosciuto nell’attuale via Torino fino alla Porta Ticinensis. Da qui Ambrogio avrebbe potuto raggiungere la sua basilica attraverso il sentiero che oggi potremmo identificare come via del Torchio e vie Lanzone.

Decimo Magno Ausonio poco dopo il 388 d.C. fornisce la prima descrizione di Milano giunta fino a noi, all’interno dell’operetta poetica Ordo nobilium urbium. L’autore si sofferma particolarmente sulle caratteristiche architettoniche della città: egli ricorda, oltre al circo, il teatro, le terme, la zecca, anche il palazzo imperiale, definito Palatinae arces. Con il termine, traducibile letteralmente come “rocche palatine”, l’autore vuole da un lato richiamare il modello di Roma e dall’altro sottolineare l’altezza preminente del palazzo imperiale sugli altri edifici della città.

A partire dal 402 d.C. la corte viene spostata a Ravenna, dove rimarrà per tutto il V secolo d.C.

Il palazzo rimane comunque attivo anche dopo il trasferimento; infatti, alla metà del V secolo d.C., Attila giunto in città, visita l’edificio e sopratutto rimase colpito dalle sale affrescate che celebravano le vittorie degli imperatori romani. Egli, infastidito dalla rappresentazione degli Sciti sconfitti, fa capovolgere il senso del dipinto, imponendo ad un pittore di modificare i volti e i costumi per raffigurare la sua vittoria sui romani. L’episodio è ricordato nella voce Mediolanum del Lexicon Suidae.

Quindi a quanto pare, Attila nel V secolo d.C. fa ridipingere alcune sale del palazzo imperiale, si può ragionevolmente pensare che il palazzo imperiale ancora fosse riconosciuto come sede del potere.

Sotto il controllo militare bizantino gli interventi architettonici interessano le fortificazioni urbane, mentre non si hanno notizie di particolari interventi riservati al palazzo imperiale.

Alcuni settori del palazzo vengono ancora utilizzati dai re longobardi, ma molti corpi di fabbrica originari sono progressivamente abbandonati e trasformati: alla fine del VI secolo d.C. la cerimonia di associazione al potere di Agilulfo avviene nel circo, utilizzato già in precedenza per le apparizioni pubbliche della famiglia imperiale.

Tra la fine del regno longobardo e la metà del X secolo si colloca il definitivo tracollo funzionale del complesso del palazzo imperiale. Infatti, in un documento notarile risalente al 988 si trova la dicitura di un locus ubi palatio dicitur. Il palazzo sembra, quindi, definitivamente scomparso: di esso, alla fine del X secolo rimane solo il ricordo del nome, come nella chiesa di San Giorgio a Palazzo.

Noi abbiamo cercato di ricostruire il Palazzo Imperiale, naturalmente con un po’ di fantasia.

Il palazzo di via Brisa.

L’edificio tardoantico di via Brisa sorge sul lato orientale della via, in prossimità dell’incorcio tra via S. Giovanni sul Muro e via S. Maria alla Porta, nel punto in cui via Meravigli diventa corso Magenta.

I bombardamenti del 26 agosto 1943 trasformarono via Brisa in un piazzale, occupato per anni, in parte da un parcheggio e solo recentemente riqualificato col progetto del nuovo Palazzo Gorani.

Nel 1952 si apre nel cuore della città una delle indagini archeologiche più importanti del secondo dopoguerra: il complesso di via Brisa viene alla luce nel corso di un primo scavo occasionale iniziato da Nevio Degrassi; successivamente, i terreni vengono acquistati dal Comune di Milano e gli scavi vengono ripresi, nel marzo del 1957, da Mario Mirabella Roberti.

Il piazzale di Porta Vercellina. Il Palazzo Imperiale a sinistra e la porta a destra.

I resti murari riportati alla luce occupano una superficie complessiva di 2160 mq e sono costituiti da fondazioni in conglomerato di ciottoli, che conservano anche parti dell’alzato dei muri in mattoni.

Il primo tentativo di interpretazione dell’edificio di via Brisa si deve a Mario Mirabella Roberti, responsabile dello scavo, secondo il quale il complesso costituirebbe un piccolo impianto termale, di pertinenza del palazzo imperiale, destinato, per le dimensioni ridotte, ad un ristretto numero di ospiti.

A partire dagli anni ’70 l’ipotesi del complesso termale trova però la ferma opposizione di Ermanno Arslan, il quale per primo, confutando la destinazione termale delle strutture, propone una funzione di rappresentanza dell’edificio, all’interno del quartiere imperiale. Egli mette in evidenza come non sia riconoscibile un percorso nei vani adattabile ad un complesso termale e come le aperture nelle absidi siano troppo ampie per essere pertinenti a dei praefurnia, ma siano in realtà dei passaggi.

Massimiliano David occupandosi del palazzo imperiale di Milano, sottolinea come l’interpretazione complessiva dell’edificio di via Brisa risulti ancora molto difficoltosa. In particolare, lo studioso si sofferma sul problema della natura dello spazio centrale. Nella ricostruzione proposta da Mirabella Roberti tale spazio si configura come un vano circolare con copertura a cupola e deambulatorio voltato, confrontabile con strutture come Santa Costanza a Roma.

Il Circo.

Il circo venne edificato per volere dell’imperatore Massimiano tra il III e il IV secolo sul letto del torrente Nirone, nella parte occidentale della città, in prossimità dei palazzi imperiali e delle nuove mura. In questo modo era facilmente raggiungibile sia da coloro che abitavano fuori dalle mura, sia dall’imperatore, che attraverso un passaggio privato poteva raggiungere la tribuna a lui dedicata all’interno del circo senza dover uscire dal palazzo. La presenza dell’imperatore durante le corse era molto importante, sia perché queste ultime rappresentavano la vittoria imperiale sia perché era uno dei rari momenti dove l’imperatore concedeva la propria presenza ai sudditi e dove mostrava la propria benevolenza, con l’elargizione di denaro, così come accadeva a Roma.
Il circo veniva costruito di solito all’interno delle mura proprio per questa sua importante funzione, a differenza dell’anfiteatro, solitamente collocato al di fuori soprattutto per questioni igieniche (fatto che avvenne anche per l’anfiteatro di Milano) e di afflusso e deflusso degli spettatori.

L’ingresso a Porta Vercellina, il Teatro Romano sullo sfondo.

L’edificio sopravvisse ai saccheggi di Alarico e all’assedio durante la guerra gotica, tant’è che nel luglio del 604 vi venne incoronato Adaloaldo, figlio di Agilulfo e Teodolinda, segno che l’imponente edificio si era conservato in buone condizioni diventando di fatto la grande piazza dove radunare la folla cittadina per i grandi eventi. Il circo andò probabilmente distrutto nell’aprile del 1162 quando Federico I Barbarossa rase al suolo parzialmente Milano e i comuni limitrofi, intimorito dal potere che la città aveva acquisito durante l’XI secolo.

Concludiamo col Teatro Romano.

Si tratta del più antico edificio pubblico di Milano in pratica, oggi, esiste ancora solo in parte, sotterrato da altri edifici e da strade e visibile solo in parte nei sotterranei della Borsa, tra Via Meravigli e Piazza Affari.

Il teatro venne costruito dopo il 49 a.C., quando anche Roma vide nascere fastosi edifici per gli spettacoli; il primo teatro ad essere costruito interamente in muratura fu quello di Pompeo, del 55 a.C.; a Roma, in precedenza erano fabbricati in legno.

La pesante mole del teatro poggiava su una piattaforma in conglomerato di ciottoli, ghiaia e malta, a sua volta sorretto da centinaia di pali di rovere infissi fittamente nel terreno, lunghi 80-120 centimetri. La cavea semicircolare era alta circa 20 metri, aveva un diametro di 95 metri e poteva ospitare tra i 7000 e i 9000 spettatori, in un’epoca in cui Milano contava all’incirca 25.000 abitanti. Le gradinate erano divise orizzontalmente in due o tre ordini da corridoi, mentre la scena della quale restano i tratti delle fondazioni, era forse decorata come una facciata di palazzo, con colonne e aperture. Sul retro della scena, si trovava un edificio porticato, forse usato come area per gli “aperitivi” del tempo in attesa degli spettacoli, i cui resti oggi si trovano nei sotterranei del palazzo della Borsa. All’esterno l’edificio presentava un porticato a due ordini di arcate sorrette da pilastri in pietra, inframmezzate da semicolonne ioniche, doriche e corinzie, concluso superiormente, forse, da un attico.

Il piazzale di Porta Vercellina, il Teatro romano e l’ingresso, a destra, alla via Porticata del Decumano Maggiore.

Il teatro venne utilizzato come luogo di ritrovo del senato cittadino durante l’età comunale come testimoniato da due atti risalenti al 1119 e al 1140. Come gran parte della città, anche quest’edificio venne distrutto nel 1162 da Federico Barbarossa decretandone la fine dopo più di mille anni di vita. I resti vennero rapidamente ricoperti da altre costruzioni e le pietre riutilizzate per ricavarne materiale da costruzione.

Il teatro venne riscoperto solo verso la fine del XIX secolo, nel 1880, durante la costruzione di palazzo Turati.

La memoria dell’ubicazione dell’edificio non era mai andata perduta nel tempo, infatti si era conservata nel nome della chiesa di San Vittore al Teatro, citato fin dal medioevo nei documenti dell’archivio e nelle opere degli storici, nonché ricordata, dopo il suo abbattimento dell’omonima via.

Fonte: Immagini di Mediolanum, Civiche Raccolte Archeologiche di Milano; Milano Archeologica, a cura di Anna Maria Fedeli; Milano Romana, Mario Mirabella Roberti-Rusconi; Federica Piras: l’edificio romano di via Brisa.




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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