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Milano | Risorgimento – Salviamo il Teatro Menotti

Il Teatro Menotti compie in questi giorni quarant’anni di attività teatrale ed è uno dei luoghi più amati della città, un consolidato punto di riferimento culturale per i cittadini residenti nella zona Risorgimento, un luogo ormai “storico” della mappa culturale della città.

Il teatro Menotti non solo è un centro di produzione e programmazione di spettacoli, ma un luogo che lo spettatore oramai percepisce come familiare, in cui incontrarsi, socializzare e dialogare. Un luogo dove le persone si incontrano per davvero come persone.

Questo teatro ora rischia di chiudere per delle dinamiche imprenditoriali.

Noi non possiamo permettere che questo avvenga e non lo permetteremo, ma la salvezza del teatro richiede inevitabilmente il suo acquisto.

La strada è molto difficile, complicata e aldilà delle nostre forze; le tappe sono molte e troppo ravvicinate tra di loro. Abbiamo pochi mesi per raggiungere un obiettivo che appare al momento lontanissimo.

Anche Urbanfile chiede aiuto per non trasformare via Menotti 11 in un rimpianto.

Qui il sito per aiutare il Teatro Menotti.

Come abbiamo visto, il complesso immobiliare di via Ciro Menotti 11 è stato ristrutturato ed è in vendita. Al tassello manca la terza palazzina, quella interna dove al piano terra, affacciato nel cortile, ci sia lo storico teatro. L’associazione Tieffe che lo gestisce è la seconda realtà milanese per anzianità dopo il Piccolo Teatro: è stata fondata nel 1969 come Compagnia Stabile Teatro Filodrammatici (il nome cambiò in seguito) mentre il Menotti in questione una volta si chiamava Elfo e nel 2010 ha preso l’attuale nome. Sala completamente rinnovata nel 2012, 500 posti a sedere, mille metri quadrati di spazio, pubblico crescente.

Il teatro pagava un affitto di circa 100 mila euro di canone annuo e secondo i piani dell’immobiliare InvestiRE, che cura la riqualificazione degli edifici, in locazione non può restare. Secondo i prezzi di mercato, per rilevare lo spazio l’associazione dovrebbe pagare la cifra esorbitante di quattro milioni di euro. Dopo mesi di trattative, la proprietà ha concesso a Tieffe la prelazione per un importo sostenibile (secondo indiscrezioni 1,6 milioni). L’obiettivo è dunque raccoglierli. La compagnia si farà carico di un mutuo consistente, potrebbero aggiungersi fondi pubblici statali ma anche della Regione e del Comune (come pare si stiano mobilitando), con cui Tieffe è convenzionata.

Qui l’interessante storia del luogo dove sorge da sempre uno spazio culturale e di intrattenimento.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


2 thoughts on “Milano | Risorgimento – Salviamo il Teatro Menotti

  1. Anonimo

    il traguardo del crowdfunding è stato raggiunto, fortunatamente.
    è bello vedere che un’iniziativa che mantiene viva una storica proposta culturale sia giunta anche su questi lidi.
    bravi

  2. 100%Milanese

    Verrò “lapidato” ma vorrei far riflettere che di teatri ce ne sono già abbastanza, che debbano essere salvati tutti (molti dei quali decotti).. è ingiusto nei confronti della “proprietà”.. vorrei vedere voi. Quando ha chiuso lo Smeraldo ed è diventato Eataly non è stata questa tragedia per la città. Milano muta in continuazione in base ai tempi, e alla sua popolazione.. si confluisca al Piccolo, al Manzoni e a tutti gli altri! .senza prezzi di favore.. o “accanimento terapeutico”…. se la gente va meno a teatro amen… come se un “bel giorno” la gente non andasse più in biblioteca…male ma non sarebbe giusto per la collettività tenere in piedi strutture poco utilizzate… un po’ come i quotidiani non venduti per fare un altro esempio l’Unita’ , non lo leggeva quasi più nessuno ma doveva essere salvato (e pagato) da tutti a prescindere dalla fruizione perché era “storico”.

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