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Milano | Porta Nuova – Bonifiche terminate al palazzo a ponte

Come abbiamo visto, per più di un mese, via Melchiorre Gioia è rimasta chiusa al traffico dal 20 luglio sino al 9 settembre, nel tratto che va da via Sassetti/Pirelli a viale della Liberazione. L’interruzzione è servita per concludere le bonifiche alla torre ex UTC ( Uffici Tecnici del Comune, altrimenti conosciuto anche come Pirellino) di Via Pirelli 39.

Il palazzo a ponte era gravemente deteriorato e gli intonaci erano già stati rimossi in parte, ma rimaneva ugualmente a rischio. Così è stata completata l’operazione di bonifica.

L’edificio di via Pirelli 39 è dallo scorso marzo di proprietà di Coima Sgr di Manfredi Catella, per la cifra record di 175 milioni di euro. Ora si attende solo di conoscere il progetto che lo vedrà demolito o riqualificato.

Il palazzo ex del Comune venne costruito nel 1966 su progetto di un gruppo di architetti formato da: Gandolfi Vittorio; Putelli Aldo; Bazzoni Renato; Fratino Luigi




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


11 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Bonifiche terminate al palazzo a ponte

  1. Anonimo

    Bene. Ma ora che si completi la pista ciclabile che si interrompe propri nel punto più pericoloso: l’incrocio!
    I ciclisti sono trattati sempre come cittadini di serie C, alla faccia di tante belle parole, ecologia, lotta all’inquinamento, cambiamento climatico, stili di vita sani.

    1. Anonimo

      La pista si interrompe così in quel punto appunto perché c’è ancora il palazzo UTC.

      Se ancora non si sa se verrà demolito o ristrutturato, inutile buttare soldi per una soluzione che poi magari fra sei mesi o un anno va demolita o rifatta.

      Se l’elemento a ponte verrà demolito, la pista potrà continuare diritta; se invece rimarrà, dovrà girarci intorno sulla destra (entrando nel giardino) come faceva prima.

      Va bene essere critici, ma cerchiamo anche di ragionare un attimo prima di criticare.

      PS: personalmente spero che quel catafalco anni 50-60 venga demolito, lo trovo orrendo e nemmeno originale, ma so che c’è già chi si prepara a difenderlo

      1. Andrea

        Hai espresso perfettamente la logica italiana riguardo la mobilità. Ai ciclisti si pensa solo dopo che tutti gli altri sono a posto

        La speranza degli altri commentatori è che si cambi modo di ragionare. Basta cambiare mentalità e iniziare a considerare i ciclisti come utenti con diritto di circolazione almeno tanto quanto gli automobilisti che in un batter d’occhio ci si ricorda che esistono le super economiche e provvisorie transenne di cemento.

        Quest’idea che per favorire i passaggi ciclabili bisogna necessariamente spendere milioni per rendering e opere faraoniche da mettere in prima pagina è tipica di chi non ha un vero interesse alla mobilità ciclistica.

        1. Anonimo

          Quando i ciclisti pagheranno le stesse cifre degli automobilisti per circolare allora potranno avere la stessa voce in capitolo.

          1. Anonimo

            ? Ma hai idea della stupidaggine che hai scritto? Sai quanti soldi delle mie tasse vanno nel costruire e manutenere strade e autostrade, quanti soldi si usano a curare persone che si feriscono in incidenti, quante risorse se ne vanno in costi sociali e sanitari legati all’inquinamento?
            Fai una ricerca su google e cerca i costi nascosti dell’uso e abuso che purtroppo si fa dell’automobile, lo stato e la collettività NON ci guadagnano, ci perdono clamorosamente.

  2. Andrea

    Hai espresso perfettamente la logica italiana riguardo la mobilità. Ai ciclisti si pensa solo dopo che tutti gli altri sono a posto

    La speranza degli altri commentatori è che si cambi modo di ragionare. Basta cambiare mentalità e iniziare a considerare i ciclisti come utenti con diritto di circolazione almeno tanto quanto gli automobilisti che in un batter d’occhio ci si ricorda che esistono le super economiche e provvisorie transenne di cemento.

    Quest’idea che per favorire i passaggi ciclabili bisogna necessariamente spendere milioni per rendering e opere faraoniche da mettere in prima pagina è tipica di chi non ha un vero interesse alla mobilità ciclistica.

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