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Milano | Brera – Il museo diffuso: la copia del Caravaggio di Giovanni Francesco Guerrrieri

Nuovo appuntamento con il “museo diffuso“, il nostro viaggio a caccia di capolavori meno noti e di facile accesso sparsi per la città.

A Milano, purtroppo abbiamo solo due opere di Caravaggio, la Canestra di frutta all’Ambrosiana e la Cena in Emmaus a Brera, a dire il vero entrambe le tele sono arrivate in città come donazione, per il resto, il grande artista, nato a Milano nel 1571 non ha lasciato tracce.

Qualcosa sembrava fosse saltata fuori nel 2012, quando vennero attribuite da un’equipe di studiosi, apparentemente alcuni disegni realizzati da Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio quando, appena adolescente, era allievo nella bottega del pittore manierista Simone Peterzano, dal 1584 al 1588. Le opere, il cui valore stimato era di circa 700 milioni di euro, erano venute alla luce grazie ad una lunga ed accurata ricerca svolta da un gruppo di esperti guidato da Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli. Purtroppo il tutto si rivelò insoddisfacente e i disegni tornarono ad essere anonimi.

Comunque a Milano ci sono opere che qualcosa hanno a che fare col Merisi, come i dipinti dei maestri lombardi che lui ammirò e studiò da piccolo, quali Foppa, Bergognone, Savoldo, Moretto e Romanino, Vincenzo Campi e il Figino, e che tanto hanno avuto sulla sua formazione artistica.

Se si volesse constatare la bravura del Peterzano e delle qualità da insegnante per il giovane Caravaggio, ci si può recare presso la chiesa di San Fedele, nell’omonima piazza dietro Palazzo Marino, ad ammirare la grande pala d’altare raffigurante la “Sepoltura di Cristo”: i colori vividi, la gestualità solenne e patetica ad un tempo, gli accenti chiaroscurali di questa splendida opera dovettero rimanere ben impressi nella memoria “culturale” del giovane Merisi, che seppe tuttavia rielaborarli in modo assolutamente originale e personale.

Lo stesso Caravaggio durante il suo periodo romano, dovette dipingere il medesimo soggetto: Deposizione di Cristo nel sepolcro, uno dei dipinti più famosi del grande artista.

Il quadro del Caravaggio, venne commissionato da Girolamo Vittrice, esponente della famiglia Vittrice, che era notevolmente influente nel mondo clericale; Girolamo fece realizzare questa grande tela con soggetto la deposizione dalla croce per porla successivamente nella chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, degli oratoriani di san Filippo Neri.

Differentemente da molti altri lavori, la deposizione del Caravaggio venne amata ed ammirata fin da subito dal pubblico e della critica.

Quadro che rimase nella chiesa sino al 1797, quando venne trasportato, insieme a tante altre importanti tele, a Parigi, per via delle innumerevoli deportazioni ad opera di Napoleone Bonaparte.

Nel 1817 il dipinto venne riportato in Italia e da allora è conservato nella Pinacoteca Vaticana.

Ebbene, proprio questa splendida opera, ricca di richiami simbolici e dalla vibrante espressività, la si può ammirare anche a Milano, all’interno della stupenda chiesa di San Marco, a due passi da Brera.

Si tratta di una copia d’epoca, naturalmente, ma tuttavia sorprendente per la sua fedeltà al capolavoro originale. (Fonte chiesadimilano.it)

Sulla destra del transetto, c’è la cappella, commissionata da Tommaso Marino nella prima metà del 1600, di maggiore ampiezza della chiesa, di larghezza doppia rispetto alle altre, originariamente sede della potente Confraternita del Crocefisso e oggi detta della Pietà in quanto ospita sull’altare una copia antica e fedele della Deposizione dipinta da Caravaggio per la chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma.

Situata nel luogo un tempo di passaggio fra la chiesa e il chiostro, la cappella fu a lungo sede della Confraternita del Crocifisso, una delle principali associazioni laiche della città, che intorno alla fine del quinto decennio del Seicento, forse in occasione della celebrazione del Giubileo del 1650, si fa promotore del ciclo decorativo che riveste interamente l’ambiente. Ideatore dell’impresa è il più anziano del maestri che vi lavorano, Ercole Procaccini il Giovane (1605-1677/80), ancora legato ai modelli di inizio secolo e a capo di una fiorente bottega che costituisce il punto di riferimento per la formazione di numerosi artisti milanesi intorno alla metà del Seicento.

A lui spetta la direzione di un’équipe di cui fanno parte due pittori entrambi già attivi a fianco di Ercole in altri cantieri (come quello della chiesa dell’Incoronata, anch’essa agostiniana), il trevigliese Giovanni Stefano Danedi detto il Montalto (1612-1690 ca.), artista aperto alle novità del linguaggio barocco e il perugino Luigi Pellegrino Scaramuccia (1621-1680), allievo di Guido Reni e di Lanfranco e trasferitosi a Milano entro il 1652. A loro si affiancano Johann Christoph Storer (1611/20- 1671), originario di Costanza ma inserito con successo nel contesto figurativo milanese già alla fine del quarto decennio, e Antonio Busca (1625-1684), una delle personalità di spicco nel contesto artistico della Milano dell’epoca.

Le scene affrescate, armonicamente integrate a tele e ad una decorazione a stucco, sono incentrate su tre tematiche principali, la Passione, la Morte e la Resurrezione, ovviamente legate all’intitolazione della cappella: i vari episodi non seguono l’ordine dei Vangeli ma sono raggruppati tematicamente o connessi fra loro da sottili parallelisimi.

Il programma iconografico aveva il suo perno in una Croce lignea processionale situata sull’altare, andata distrutta durante la Repubblica Cisalpina. L’intera cappella è stata restaurata nel 1997.

Nell’arcone d’ingresso alla cappella, entro poderose cornici a stucco, sono affrescate cinque scene della passione di Cristo, tema dominante della cappella. Le imprese pittoriche maggiori sono le due grandi tele a olio che ricoprono interamente le pareti laterali. Sulla sinistra, del maestro più anziano, Ercole Procaccini, è l’Incontro con le pie donne. La tela mira ad un forte coinvolgimento emotivo dello spettatore attraverso toni di accesa drammaticità e intenso patetismo, evidenti nella scena fitta e concitata, nei toni cupi squarciati da improvvisi accenti luministici, nel contrasto fra particolari minuziosamente descritti e figure sommariamente abbozzate. Una maggiore adesione alle istanze classiciste è presente nella tela di fronte, di Antonio Busca, con l’Innalzamento della croce, dove vediamo colori più chiari, contorni più nitidi, una composizione più ordinata ed espressioni più contenute dei personaggi. Completano la decorazione le scene della resurrezione nelle lunette e sulla volta, mentre teorie di putti corrono sul fregio e attorno all’altare, unendo al tragico il tema comico secondo il gusto barocco.

La pala d’altare della cappella, copia della “Deposizione di Cristo” è un mirabile dipinto del 1605 circa, realizzato da Giovanni Francesco Guerrieri di Fossombrone (Pesaro e Urbino 1589 Pesaro 1657 )

Guerrieri è stata una figura di spicco della pittura seicentesca marchigiana, la cui pittura viene sovente paragonata, anche se con toni più tenui, a quella del Caravaggio, di cui subì l’influenza in gioventù, durante il suo periodo formativo trascorso a Roma, dove arrivò intorno al 1610 e dal 1618 fu al servizio dei Borghese.

Le sue opere sono tuttora conservate in diversi musei, pinacoteche e chiese della provincia di Pesaro e Urbino. Nella collezione Molinari Pradelli di Bologna c’è una sua Natura morta di fiori e ortaggi

Grazioso anche l’altare sorretto da due putti in marmo.

Qui di seguito alcune ialini dell’arcone d’ingresso, dipinto a fresco da Ercole Procaccini (Milano, 1605-1675-80): storie della passione

Sopra la porta della Sacrestia, si trova un grande affresco “la cacciata di Eliodoro dal Tempio” attribuito a Federico Bianchi, genero di Ercole Procaccini, realizzato nel 1714.

Due tele affiancano la pala d’altare, sulla sinistra troviamo la grande tela ” Cristo mentre sale al Calvario” di Ercole Procaccini il Giovane (1596-1676).

Mentre alla destra troviamo “L’innalzamento della Croce” di Antonio Brusca (Sec, XVII).




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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