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Milano | Verde Pubblico: nonostante tutto siamo stati promossi dalla FAO

E’ notizia di ieri che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e la Arbor Day Foundation hanno designato Milano tra le Tree Cities of the World, ovvero il club delle città del mondo che soddisfano gli standard fondamentali per la cura degli alberi e la progettazione di foreste urbane.

Come fa sapere Palazzo Marino, Milano ha soddisfatto i cinque standard fondamentali: stabilire le competenze, individuare le regole, conoscere il proprio patrimonio arboreo, allocare le risorse e divulgare i risultati. 

“Tree Cities of the World riconosce gli sforzi delle città per creare comunità più verdi e più sane – ha affermato Hiroto Mitsugi, vice direttore generale del Dipartimento forestale FAO – I paesaggi urbani di maggior successo sono quelli che hanno visto incrementare la presenza di alberi. Apprezziamo il lavoro di Milano per la piantumazione e la cura dei suoi alberi”. 

Milano quindi “si unisce alle città di tutto il mondo che hanno compiuto passi verso foreste robuste e sane – ha dichiarato Dan Lambe, presidente della Arbor Day Foundation – Gli alberi puliscono la nostra aria e l’acqua, forniscono ombra e abbelliscono i luoghi in cui viviamo e lavoriamo. Questo riconoscimento indica l’impegno di Milano per essere una città più sana e più felice”.

Grande notizia, soprattutto in un periodo di polemiche aspre tra cittadini e Comune per come viene trattato il verde in città. Il Comune sta piantando da qualche mese, centinaia di alberi un po’ ovunque, lanciando anche campagne informative, ma nel contempo ha dovuto affrontare due problemi non indifferenti che ancora scaldano i cuori della gente: il parco di via Bassini a Città Studi, e il verde di via dei Ciclamini ad Arzaga (Primaticcio).

Oltre a Milano, tra le città italiane rientrano anche Roma, Torino e Mantova. Le altre città sono: Dublino, Lubiana, Quito, Parigi, Erevan, ma anche metropoli come New York, San Francisco e Toronto, e piccoli centri come Bradford (Regno Unito), Thunder Bay (Canada) o Tempe (Arizona). Sono solo alcune delle prime città che si sono guadagnate il titolo di ‘Tree City’.

D’altra parte le città occupano solo il 3% della superficie del pianeta, ma ospitano quasi il 60% della popolazione mondiale, che consuma il 75% delle risorse naturali.

Come sottolinea l’organizzazione, gli alberi “possono ridurre i rumori, proteggere le fonti idriche, prevenire l’erosione del suolo e ridurre i costi energetici per l’aria condizionata e il riscaldamento”. Ma soprattutto, “possono migliorare la salute e il benessere delle persone”. 

Qui di seguito gli standard richiesti per essere inclusi nel Tree Cities of the World.

STANDARD 1
Stabilire la responsabilità:
La città deve avere una dichiarazione scritta da parte di coloro che la guidano che deleghi la responsabilità della cura degli alberi all’interno del confine municipale a un membro dello staff, un dipartimento della città o un gruppo di cittadini, chiamato Board degli alberi.
STANDARD 2
Impostare le regole:
La città ha messo in atto una legge o una politica ufficiale che regola la gestione di foreste e alberi. Queste regole descrivono come il lavoro deve essere svolto – citando spesso le migliori pratiche o gli standard del settore per la cura degli alberi e la sicurezza dei lavoratori – dove e quando si applicano e le sanzioni per mancata conformità.
STANDARD 3
Sapere cosa si ha:
La città dispone di un inventario o di una valutazione aggiornati della risorsa arborea locale in modo da poter stabilire un piano efficace a lungo termine per la semina, la cura e la rimozione degli alberi.
STANDARD 4
Assegnare le risorse:
La città dispone di un budget annuale dedicato per l’implementazione ordinaria del piano di gestione degli alberi.
STANDARD 5
Celebrare i risultati:
La città organizza una celebrazione annuale degli alberi per sensibilizzare gli abitanti e riconoscere i cittadini e i membri del personale che svolgono il programma sugli alberi della città.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


11 thoughts on “Milano | Verde Pubblico: nonostante tutto siamo stati promossi dalla FAO

  1. Anonimo

    Adesso abbiamo bisogno di avvelocizzare ForestaMi e di ridurre l’inquinamento atmosferico. Milano ha fatto dei passi in avanti, purtroppo l’aria è ancora spesso irrespirabile e le piante muoiono.

    1. Anonimo

      Il problema è che l’aria (cosa di cui i nostri politici sembrano non rendersi conto) non si ferma ai confini comunali.

      Se non si fa qualcosa almeno a livello di pianura Padana — un catino naturale che sembra fatto apposta per concentrare le sostanze — c’è poco da fare.

  2. lisander

    bene il riconoscimento della Fao, ma non è che l’inizio, fino ad ora ho visto nuove piantumazioni solo nei parchi urbani e periurbani o negli svincoli stradali; cosi facendo si fa solo propaganda ambientalista o per meglio dire “greenwashing”, (non mi piacciono gli anglicismi, ma questo termine è significativo di come si vogliano nuove alberature pero’ fini a se stesse); infatti sarebbe logico e giusto portare il verde laddove non c’è, troppe vie a Milano come voi di Uf avete piu’ volte rimarcato sono prive di qualsivoglia alberatura o siepe, ecco sarebbe ora il caso che il comune facesse un salto di qualità, se veramente vuole una città giardino: alberi ovunque dove possibile per ridurre le isole di calore estive, ma anche per restituire bellezza e decoro a quelle zone (troppe!)che negli anni si sono degradate e impoverite a causa della mancanza di alberi, speriamo che il piano Forestami non sia solo uno slogan ma qualcosa di ben più concreto e incisivo.

    1. Anonimo

      eh niente, questa volta non si può proprio denigrare il cordolo col ciuffo d’erba o il selciato sconnesso. Peccato. O forse si può?!? 😉

  3. Anonimo

    Mi sembra molto un premio di circostanza… Come cittadino non ho la percezione che Milano sia seriamente impegnata in un piano di piantumazione specie nel centro città dove c’è ne più bisogno. Non esiste un vero progetto strategico.

    Si parla molto ( ad oggi solo parole ) di ForestaMi ma in questo caso come sempre purtroppo gli alberi sono previsti lontano dal centro dove invece sarebbero utiliSsimi per raccogliere le polveri sottili, mitigare le isole di calore e dare un tono allo sciattò arredo urbano di Milano.

    1. Anonimo

      Beh la FAO si occupa di agricoltura e foreste, non di verde urbano.
      Sono cose e soprattutto sensibilità diverse. Ad esempio, se trasformassimo il Parco Sud in una zona di attrezzature sportive e verde attrezzato….forse ci degraderebbe…

  4. Anonimo

    Perché non dare una mano al servizio di teleriscaldamento che si sta muovendo con grande lentezza, osteggiato poi dagli amministratori di condominio che sconsigliano sempre l’allacciamento!
    Nella via proprio di fianco alla mia scuola hanno appena posato i tubi ma la Preside ci ha appena comunicato che la Provincia ha comprato una nuova caldaia per la scuola da installare prossimamente!

    1. Wf

      Bisognerebbe che almeno per gli edific pubblici ci fosse l’obbligo di usare il teleriscaldamento, laddove esso è disponibile.

      Un un obbligo più soft dovrebbe essere messo anche per i condomini privati.

      Sicuramente per quelli più inquinanti o più vecchi.

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