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Milano | Architettura: i palazzi più brutti del Centro Storico

Per carità, giudicare l’architettura è sempre azzardato, perché bene o male per ogni “scarrafone” c’è sempre un estimatore, perciò ci limitiamo ad elencare, secondo la nostra opinione e nostro gusto, naturalmente opinabile, alcuni (non tutti) palazzi più brutti o fuori contesto, come si suol dire, di Milano, escludendo quelli ritenuti così particolari che hanno fatto scuola e sono diventate icone pur avendo un aspetto o una presenza nel contesto poco attinente.

Dobbiamo dire che, in genere i palazzi “brutti” che abbiamo raccolto sono quasi tutti realizzati a partire dagli anni Trenta, in pratica quasi tutti realizzati nel periodo della ricostruzione post bellica.

Forse, per far si che diventino parte culturale della nostra storia, e per farceli piacere, dovranno passare ancora parecchi decenni, anche se, per alcuni, credo che questo non avverrà mai (sempre secondo noi si intende).

Anzitutto in questo nostro articolo vogliamo prendere in considerazione solo l’area che riguarda il centro storico, in pratica il Municipio 1.

Uno dei “serbatoi” più prolifici dell’architettura poco apprezzabile è senza alcun dubbio l’area attorno a piazza Diaz, il vecchio Bottonuto, fatto di antiche case popolari e bettole centenarie, lasciò posto alla città moderna e ordinata che doveva rimettere ordine al centro storico di Milano, pulizia sociale e mera speculazione edilizia.

Il bello è che si misero all’opera anche grandi architetti, ma, onestamente, il quartiere di piazza Diaz è ancora oggi abbastanza bruttino.

Tra i più brutti palazzi metterei via Paolo da Cannobio 2, posto all’angolo con via Rastrelli e fronteggiante il neoclassico Palazzo Reale e il grandioso palazzo dell’Anagrafe del Comune di Milano. Nonlontano metteremmo anche i civici 9 e 11 della stessa via.

In Via San Senatore, e Via Ludovico da Viadana, in zona Missori, si trovano parecchi edifici brutti e anonimi, tutti sorti dopo i guasti bellici della Seconda Guerra Mondiale.

Saltiamo in zona Brera, dove troviamo, sicuramente fuori contesto, il palazzo di Largo Treves 1.

L’architetto di quest’edificio comunale è Arrigo Arrighetti (1922 – 1989), autore fra l’altro di piccoli gioielli sparsi in città, come la bella piscina Solari, la suggestiva Chiesa di San Giovanni Bono al quartiere Sant’Ambrogio, la Scuola per bambini ambliopici in via Celeste Clericetti 22 a Città Studi o la “stellata” Scuola materna in via Santa Croce 5, dietro a Sant’Eustorgio.

Sicuramente originale, quest’edificio è così brutalista e così semplice nelle sue forme da essere una via di mezzo tra l’icona e lo stabile di servizio per uffici nel polo industriale di qualsiasi città anziché nel cuore del quartiere di Brera.

Altro edificio, secondo noi, abbastanza brutto e soprattuto fuori contesto, e non lontano da Largo Treves 1 è via Statuto 2 e 4, costruzione per uffici degli anni Cinquanta/Sessanta che, onestamente, riteniamo completamente de-contestualizzato.

Molti di questi”mostri” sono, dobbiamo dire, vittime anche di piani urbanistici azzardati e che avevano intenzione di modificare completamente la natura “storica” di interi quartieri. Un’esempio lo possiamo vedere in via Pantano, dove lo Studio Ponti, Fornaroli e Rosselli progettò la Sede dell’Assolombarda, inserendola in previsione di una modernizzazione dell’intera via, che mai accadde.

Infatti, la sede dell’Assolombarda sorge su uno dei pochi lotti di matrice ottocentesca che non furono colpiti dai bombardamenti del 1943 e che non ha subito la radicale trasformazione delle aree circostanti. S’inserisce, dunque, in una cortina stradale già consolidata e stilisticamente connotata, con la quale cerca una mediazione attraverso l’elemento del giardino che si apre alla città grazie alla trasparenza dello basamento su strada. Purtroppo, pur essendo un bell’edificio per uffici, stona terribilmente col resto della via.

Non lontano, nella stessa via si insinua a forza, tra due palazzi del primo Ottocento, il moderno edificio di via Pantano 15, anche in questo caso, più che brutto è il “fuori contesto” che ne determina la brutalità.

Quest’edificio posto in posizione predominante sull’incrocio tra Corso Genova e via San Vincenzo 1, secondo noi, avrebbe meritato una maggiore attenzione al luogo dove venne realizzato. Fatto in questo modo potrebbe trovarsi in qualsiasi periferia moderna di Milano anziché in un area così centrale come Piazza della Resistenza Partigiana.

Anche via Cesare Correnti 20, potremmo annoverarlo tra i più brutti palazzi di Milano, forse anche questo, più che brutto diremmo azzardato in un contesto storico che andrebbe più rispettato.

Tra i più brutti di Milano metteremmo anche questo edificio di via Molino delle Armi 16 e Via Crocefisso 27, che occupa un intero isolato e, secondo noi, appare quasi come uno di quegli edifici commerciali lungo, ad esempio, la Vigevanese. Poco pertinente al contesto della Vetra, no?

Anche questo edificio, firmato dal grande architetto Giovanni Muzio e completato nel 1952 dopo i guasti dei bombardamenti, ci sembra, forse, un po’ troppo azzardato per il centro storico di Milano, coi suoi 8 piani, domina piazza Mentana e Via San Sisto.

Rimanendo in zona Cinque Vie, non possiamo non considerare quanto sia prepotente il palazzo di via Morigi 6 nei confronti dei palazzi d’epoca della via. Più che altro le face marcapiano ancora adesso, dopo oltre settant’anni sembrano troppo coerenti col contesto.

Mentre, il palazzo più che moderno che si trova in via del Bollo al 4, che, se si fosse trovato, in Corso Buenos Aires, sicuramente sarebbe stato molto più a suo agio, anziché incastrato prepotentemente tra palazzi di epoche più antiche e di dimensioni molto più ridotte.

Che dire di questo scatolone scuro, riqualificato solo qualche anno fa e misteriosamente trasformato in scatola grigia anziché candida e bianca com’era in precedenza. Ci troviamo in via Brisa 7, affacciati sui resti della Mediolanum romana.

Passiamo e concludiamo il nostro tour tra i più brutti palazzi del centro storico, quello all’interno delle Mura Spagnole, percorrendo il Corso di Porta Romana, un insieme di palazzi di ogni epoca, dove quelli realizzati dagli anni Cinquanta in poi, risultano essere brutalmente inseriti in un contesto che a tratti ha ancora l’aspetto di antica borgata.

Chissà se in un futuro questi palazzi guadagneranno di valore o se col tempo verranno rimpiazzati da nuovi edifici?




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


25 thoughts on “Milano | Architettura: i palazzi più brutti del Centro Storico

  1. Francesco De Collibus

    Siete unici e mitici perché
    1) In questi tempi difficili tenete accesa la fiammella dell’amore per l’architettura e l’urbanistica di Milano
    2) siete riusciti a postare foto di questi obbrobri senza dire mai nemmeno una volta “LAMMERDA SIGNORA MIA LAMMERDA VERA”, troppo educati e carini siete.

    1. Anonimo

      Eppure non credo che (per fare un esempio) Largo Treves sarà tanto più bello dopo che il Comune avrà fatto cassa col suo edificio e il solito imprenditore del giro lo avrà trasformato in una innocua ed abulica banalità pittata di fresco.

      1. Anonimo

        Ognuno ha diritto di sognare quel che gli pare… 🙂
        Io la Milano tutta finta e leccatina uscita da una cartolina dell’800 non me la vedo ma ognuno ha i suoi gusti.

  2. Ale

    Sono come sfregi sul corpo di una bella donna. Stupisce la tutale miopia (o forse la cupidigia) di chi progettò e approvò.

  3. Bernardo

    Visto che siete arrivati in Largo Treves e Via Statuto, potevate prendere Corso Garibaldi e “demolire” diversi orrori architettonici. Secondo me C.so Garibaldi è un manuale di mostruosità.

  4. _

    In alcuni casi fa più tristezza il “contesto” con i palazzi di un tempo decontestualizzati dalle loro funzioni originarie e ridotti a residence di lusso per ricconi temporaneamente in città e ridipinti con colori improbabili.

    Io sarei più interessato a riportare le persone “vere” a vivere nelle zone centrali e semicentrali, non a cercare una illogica e improbabile uniformità di contesto stile outlet di Serravalle.

    1. Anatema

      Ma come puoi? I prezzi di quelle abitazioni, come in via Fiori Chiari e simili, non sono accessibili. E poi, che importanza ha riportare i “popolani” in queste case? L’importante è preservare il più possibile quello storico, costruire con decenza il nuovo, che rispetti il contesto e non lo stravolga, possibilmente senza che venga scopiazzato dal vecchio, siamo nel XXI Secolo.

      1. _

        Hai ragione, ma solo in parte:

        1)Quante foto di Via Fiori Chiari vedi nell’articolo di UF
        2) Non si tratta di riportare “i popolani” in quelle case ma quel che resta della classe media, che sono poi i “popolani” del 21 secolo.

          1. _

            Niente:-)
            E’ un paradiso, artificiale ed artificioso per ricconi a 10k€ al mq… però c’è speranza: il centro non è tutto così, magari ad essere creativi dopo questa crisi qualcosa di diverso si può mettere in pista. Sognare è gratis.

  5. Ale

    È stato come sfregiare il corpo di una bella donna. Incomprensibili chi per mancanza di visione (o per proprio tornaco), progettò o approvò.

  6. Anonimo

    Celentano propose di radere al suolo tante costruzioni milanesi. Non era un’idea così sbagliata…da questi si potrebbe sicuramente partire

      1. Antonio

        Anche io. Non solo: io demolirei tutti questi edifici, e in generale tutti mostri del centro (e qua non mi aspetto di trovare persone che la pensino come me, ma poco importa) e ricostruire “com’era dov’era” l’antico tessuto urbano, sicuramente più consono alla zona.

  7. Dennis

    10K al mq pre covid sono gia diventati 7K… Airbnb vuoti per i prossimi 2 anni, investitori esteri fuggiti, reddito disponibile drasticamente ridotto. I prezzi si daranno una bella regolata.

  8. gino

    Mi spiace per l’onestà culturale dei cultori del bello architettonico che animano urbanfile ma andare in de amicis/resistenza partigiana e non citare il mostro bianco a fianco della ca’ d’oro è un poco riduttivo. mostri edilizi li concedono anche oggi… si spara sulla croce rossa anni ’50 e non si parla, a esempio dello schifo di via brisa/morigi, piazza riqualificata con facciate e affacci finestrati che ricordano più spicchi di parti intime femminili che elementi organici della Milano che fu… Ma mi raccomando… Non polemizziamo con le nu
    ove archistar…

  9. BT

    minchia sì é la galleria degli orrori più assoluta.
    infatti il mio sogno era diventare miliardario e poi magnate alfiere del bello comprare ed abbattere le oscenità.
    certo per pervicacia battere l’intero nucleo di piazza diaz é davvero difficile.
    talmente brutta e nata male e corrotta da essere ancora oggi ricettacolo, sebbene minore, di locali equivoci, malavita.

    quanto poterono la cupidigia e l’avidità del dopoguerra ci dicono tantissimo dell’epoca che fu.
    pensate al quadrilatero lottizzato nel 1958 fatto da garibaldi moscova solferino e via marsala.
    che ha dei gemelli in via visconti di modrone 38 circa.
    o ai sopralzi di piazza cantore! o tutto viale papiniano….

    1. Anonimo

      Senza voler nulla togliere alla bruttezza di molta architettura del dopoguerra, nel 1945 la metà degli alloggi a Milano erano inagibili e avevamo 200.000 senzatetto e 300.000 sfollati.
      Poi ce ne abbiamo messo del nostro a creare scempi per molti anni dopo…ma sempre meglio Milano del disastro combinato a Roma, che pure aveva avuto molti ma molti meno danni, nello stesso periodo (poca consolazione in ogni caso)

  10. Marco TD

    Oltre alle vie fra piazza Diaz e via Larga, nominerei tutti i palazzi di Via Santa Sofia verso Corso di Porta Romana. Nonostante alcuni restyling sono ancora degni della Via Tiburtina a Roma (zona stazione)… Anche Piazza Augusto e Viale europa ha esempi della peggiore architettura moderna. L’NH hotel (nonostante sia di Figini e Pollini) e il nuovo edificio vetrato in zona sono dei pugni in un occhio.

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