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Milano | Cultura: i nomi delle zone e dei quartieri

Uno degli argomenti che mi sta a cuore è l’identità delle zone e dei quartieri storici di Milano.

Noi di Urbanfile abbiamo cercato di suddividere la città in zone ben definite, 163 per l’esattezza, cercando di riportare dove possibile i nomi originari per non perdere l’identità storica della città. Zone e non “quartieri” perché i quartieri possono essere dei nuclei ben più piccoli e ristretti, come ad esempio il Quartiere Sant’Ambrogio alla Barona, il Quartiere IACP Mangiagalli, il Quartiere dei Grigioni al Lorenteggio o al Corvetto, e così via.

Così, ad esempio, continuiamo a chiamare La Maddalena la zona che va da via Marghera, piazza De Angeli, Piazza Sicilia e via Washington. Il nome “storico” è stato soppiantato dai nomi delle vie e piazze della zona (così si dice più spesso De Angeli, Washington, Buonarroti o Wagner nomi delle stazioni M1), più semplici da ricordare.

Raramente il nome originario viene ricordato con targhe o monumenti, tranne in alcuni casi come Piazzale Loreto, Via Casoretto, Via Gamboloita, Via Ponte Seveso, Piazza Bruzzano o via Barona.

Milano è una città cresciuta soprattutto con una popolazione di immigrati – specialmente negli ultimi cent’anni – e spesso chi arrivava in città dalla Puglia, dalla Sicilia, o da qualsiasi altro luogo non conosceva il nome storico del quartiere e si è rivelato più semplice per dare indicazioni chiamare la zona con il nome della via o della piazza più importanti, comunque riportati sulle mappe. Così spesso si usa dire in zona Buenos Aires, in zona Farini, in zona Susa, Solari, Lotto, Argonne eccetera.

Un gran peccato per la storia e la memoria stessa della città secondo noi.

In antichità si usava riconoscere le “contrade” coi nomi di chiese, rogge o famiglie importanti ma queste denominazioni si sono negli anni modificate o hanno perso il loro valore sparendo per sempre o quasi.

Così ad esempio se ci troviamo nel quartiere di Borgogna, che prendeva il nome dalla chiesa oggi scomparsa di Santo Stefano in Borgogna, oggi lo chiamiamo semplicemente vicino a piazza San Babila tra la zona Monforte, il Verziere. Oppure che dire se vogliamo riferirci all’area compresa tra viale Piceno, Via Beato Angelico, la ferrovia e via Archimede/Marcona? Siamo a Città Studi, in zona viale Argonne? Il nome storico è Acquabella (che è anche un bel nome) tanto che qui si trovava un gruppo di cascine di epoca quattrocentesca, oggi purtroppo sparite, un bivio ferroviario chiamato con quel nome per lungo tempo, testimone anche di un grave incidente ferroviario nel 1908, e per concludere, un centro sportivo che è ancora così denominato, posto dietro la grande Basilica dei Santi Nereo e Achilleo. Grazie al cielo su Google Map e Openstreetmap lo troviamo ancora presente però.

Anche l’odierno quartiere “Sarpi” (a volte riferito col nome anglofono Chinatown) si è sostituito allo storico Borgo degli Ortolani o dei Scigulat (dei cipollai), molto più evocativi (anche se in qualche mappa viene ancora riportato).

Il nucleo storico di Milano, in origine, era suddiviso in sestieri che prendevano il nome delle principali porte aperte nelle mura della città, così vi erano: il sestiere di Porta Comasina; di Porta Nuova; di Porta Orientale; di Porta Romana; di Porta Ticinese; di Porta Vercellina.

Altre zone o quartieri del centro cittadino eran il Cordusio, le Cinque Vie, il Bottonuto, il Carrobbio, il Verziere, il Pasquirolo, la Contrada dei Sciuri o il Borgo Nuovo. Insomma piccoli nuclei dai nomi antichi.

Al di fuori dalle mura vi erano i borghi, i Corpi Santi o piccoli comuni autonomi, rimasti tali per secoli fino all’annessione alla grande città avvenuta nel 1923. Così è successo per paesini come LambrateGreco, Baggio, Affori, Vigentino, Calvairate, San Pietro in Sala.

Altri luoghi prendevano il nome da cascine o terreni che si ritrovarono inghiottite dalla metropoli come  Maggiolina, Simonetta, Bullona, Ghisolfa, Arzaga, Acquabella.

Purtroppo alcuni di questi affascinanti nomi, come abbiamo detto, persero l’effettivo valore in favore di altri nomi come appunto vie o piazze, così abbiamo: Corvetto, Farini, Amendola, questo anche grazie o per colpa della scelta dei nomi delle stazioni della metropolitana, che ancora oggi influiscono non poco sul nome da riportare per una zona (nomi mantenuti per stazioni come Gorla, Turro, Crescenzago, Isola o Portello, oppure resuscitati per ragioni logistiche come per la stazione Abbiategrasso Chiesa Rossa, causa di famosi equivoci con la vicina cittadina di Abbiategrasso -stesso errore anche per Lodi TIBB-).

Altro curioso fenomeno che abbiamo notato, è quello che vede gli immobiliari utilizzare i nomi delle zone più di moda per accattivarsi futuri compratori, così abbiamo Porta Nuova che si allarga a macchia d’olio, così come Greco che diventa per alcuni la Maggiolina o il Giambellino che diventa San Cristoforo.

Per questo sarebbe bello, secondo noi, che certi nomi venissero affiancati ai nomi delle fermate della metropolitana, come ad esempio, è successo a Lanza che è diventata Lanza/Brera.

Così potrebbe comparire alla fermata di Gerusalemme anche la scritta Bullona, oppure De Angeli con La MaddalenaSusa-Acquabella e via dicendo, giusto per non dimenticare.

Perché è un peccato perdere per sempre la memoria del territorio e i nomi storici dei luoghi milanesi.

Qui di seguito la nostra grande mappa delle Zone di Milano e qui il LINK per scaricarla ad una migliore risoluzione. Considerando che si tratta di un nostro lavoro originale, vi preghiamo di avvisarci qualora intendeste utilizzarla per pubblicazioni e/o diffusione scrivendoci all’indirizzo info@dodecaedrourbano.com

Di seguito segnaliamo come Google maps riporta i nomi di alcune zone di Milano. Purtroppo dobbiamo constatare alcuni errori che noi abbiamo già segnalato a Google (inutilmente), e che segnaliamo ancora, come: la zona delle Regioni (inesistente) un errore causato dal fatto che in una mia mappa on-line postata una quindicina d’anni fa, segnai la zona con quel nome, perché sin da ragazzino la identificavo erroneamente in quel modo, vista la presenza di viale Campania, Mugello, Abruzzi e Corsica, non considerando il fatto che i viali sono distribuiti lungo tutta la circonvallazione (Liguria, Marche, Lunigiana, Brianza).

Altra imprecisione di Google Maps è il nome Morivione, segnato due volte ed erroneamente posizionato al posto dello Stadera. Anche il Ticinese è posizionato nella zona di Porta Lodovica e non lungo il Corso di Porta Ticinese, più coerente. Poi hanno segnato più o meno bene tutte le altre zone “storiche”, ad eccezione delle zone De Angeli, Primaticcio, Inganni (nomi di vie o piazze usati comunque dalla maggior parte della gente). Chissà se prima o poi anche Google Maps correggerà.

Dobbiamo dire invece che l’altro servizio di mappe in rete, OpenStreetMap, riporta le zone in maniera corretta.

Abbiamo provato a guardare alcune mappa reperibili nelle librerie o luoghi turistici a Milano, cercando di vedere come hanno chiamato alcune zone della città.

Naturalmente, come potevamo supporre, abbiamo trovato un po’ di bizzarre sorprese e altre conferme, come nella mappa Michelin qui di seguito riportata, dove troviamo al posto dell‘Isola, un bel BOSCO VERTICALE, giusto per chi vuole trovare subito il luogo dove è collocato. In compenso troviamo BULLONA, GHISOLFA, CAGNOLA e PORTELLO nei posti giusti.

Sulla mappa Lonely Planet (qui sotto) troviamo evidenziati poco nomi di zona, dove hanno pensato di segnare solo Isola e Brera.

Nella mappa turistica prodotta da Ortelio, troviamo nomi giusti come Bullona, Montalbino, Casoretto e Rottole, ma un Argonne al posto dell’Acquabella.

Sulla mappa turistica Edizioni Dielle, vengono riportate le zone più famose o periferiche, come Quarto Oggiaro, Baggio, Barona, Moncucco, Affori, Chiesa Rossa, Ortica e Crescenzago.

Da oggi la mappa dei quartieri Urbanfile viene riprodotta su poster e magliette (a questo link tutti i dettagli)




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


20 thoughts on “Milano | Cultura: i nomi delle zone e dei quartieri

  1. Trovatore

    AHAHAHA, Google Map… non imaginavo potessero potessero fare simili errori. Complimenti, non avevo immaginato avessero scritto due volte Morivione…

  2. Adriano

    Volevo segnalarvi che il quartiere che avete messo con il nome parco Nord, in realtà nella parte che va dala piscina suzzani(viale berbera) fino all’ingresso del parco (viale suzzani), tutti noi che siamo nati li abbiamo sempre chiamato il nostro quariere Bicocca, perchè in effetti i primi insediamenti tra via ponale e via empoli risalgono alla nascita di Pirelli che ha creato il quartiere per molti dei suoi operai (che tra l’altro sono i nostri nonni), quindi quel quartiere per noi residenti si chiama Bicocca…poi come sapete è nato il quartiere Bicocca tra viale sarca e la ferrovia dove effettivamente c’è “La Bicocca” però per noi quella parte è la Bicocca Nuova anche se in realtà la villa che da il nome al quartiere è li.
    Comunque noi residenti tra via Ponale e la fine di Viale suzzani ci sentiamo di “Bicocca” (vecchia o nuova decidete voi), insomma volevo portarvi un po’ di info dal popolino residente da quando è nato il quartiere.

    1. Andrea Giorcelli

      Quella parte è detta “quartiere Fulvio Testi”, dato che la parte della Bicocca vera e propria corrisponde appunto alla parte storica dove si trova la villa storica “Bicocca degli Arcimboldi” da cui il quartiere prende il nome.

      1. Adriano

        Ma scusate i miei nonni sono stati i primi residenti della zona e li era la Bicocca, perchè da quelli insediamenti in via ponale e via empoli fino alla bicocca c’era il nulla dei campi, quindi visto che lavoravano tutti alla pirelli il quartiere si chiamava Bicocca…
        Nel posto si vuole mantenere e cercare la storia nella tradizione, io vi riporto la storia e la tradizione di chi c’è vissuto e nato….Non di chi guarda le cartine per la prima volta.

        1. Anonimo

          “quartiere Fulvio Testi” è la prima volta che lo sento, anche perché partirebbe da piazzale Istria e arriverebbe a Sesto.
          Tra viale Sarca e la ferrovia, oltre alla Bicocca degli Arcimboldi e il Borgo Pirelli (e a quello splendido palazzo liberty all’angolo con Via Emanueli che avrebbe bisogno di maggior cura) vi erano solo capannoni della Pirelli mentre la parte residenziale era di fronte come dice Adriano.
          Adesso si può parlare di Bicocca storica e Bicocca nuova.

          .

          1. Andrea Giorcelli

            Ma allora anche il quartiere Forlanini dovrebbe essere lungo tutta la via mentre è solo all’inizio.
            Il quartiere Fulvio Testi esiste ed è verso la fine dell’omonimo viale, qui si trova un riferimento: https://it.wikipedia.org/wiki/Viale_Fulvio_Testi.
            La Bicocca degli Arcimboldi si trova in quella che è la parte nuova ma vista la presenza della villa signorile che dà appunto il nome al quartiere ne è anche il suo primo nucleo storico.

          2. Anonimo

            Per l’appunto Wikipedia dice che viale Fulvio testi attraversa i quartieri Segnano, pratocentenaro, Niguarda e bicocca. Del “quartiere Fulvio Testi “non c’è’ traccia.

  3. Anonimo

    Se non fosse che avete contribuito alla ridicolaggine di No.Lo. sarebbe da farvi un monumento!
    Pure google avete influenzato! 🙂

  4. Anonimo

    piuttosto che quartieri sarebbe carino chiamarle contrade

    e magari per motivi folkloristici reintrodurre i sestrieri

  5. Andrea Giorcelli

    È un’iniziativa che anch’io ho sempre sostenuto, avendo fatto ricerche dello stesso tenore per capire i confini e i nomi corretti dei quartieri di Milano, mai definiti ufficialmente (a differenza di città come Roma, Napoli, ecc.).
    Forse 163 sono anche troppi (per esempio il Comune di Milano ha adottato quella che può essere l’unica suddivisione ufficiale nel P.G.T., con l’individuazione di 88 Nuclei di Identità Locale, i NIL, che, pur migliorabili anch’essi e da rivedere anche per alcune denominazioni, possono essere anche considerati ora come i quartieri di Milano), ma non sono zone (quelle sono i Municipi, ex zone di Milano, appunto) e non sono troppo grandi: per esempio alcuni complessi edilizi come quelli dell’impresa edile Grigioni (ma non si possono chiamare così perché ce ne sono almeno tre in altrettante diverse zone della città) oppure quelli dell’ALER che erroneamente chiama “quartieri” anche complessi edilizi di pochi edifici (come il “Mangiagalli”, mentre il Sant’Ambrogio è considerabile un vero e proprio quartiere, ben distinto dalla Barona, di cui non fa parte) o addirittura di uno stabile singolo.
    Alcuni nomi sono troppo desueti per essere utilizzati e nessuno li riconoscerebbe, come “La Maddalena” (il quartiere è identificato come De Angeli – Frua, che è una dicitura abbastanza attestata) o Borgo degli Ortolani (che ormai non ha nulla a che fare con quel passato storico), e anche Simonetta che è una villa storica ma nessuno chiama così il quartiere in altri casi invece come Acquabella – Senavra è invece l’unico modo di identificare certe aree senza altro nome, al contrario molti altri nomi derivati da strade o stazioni della metropolitana possono essere sostituiti o eliminati se rientrano in altri quartieri.
    Molto bene il recupero dei nomi dei rioni del centro storico che possono ancora avere una traccia riconoscibile.
    Altri mancano, come quartiere Missaglia, Villaggio dei Fiori, quartiere Teramo, quartiere Valsesia…, che sono gli unici modi per identificare insediamenti urbanistici che hanno caratteristiche odonomastiche o architettoniche a se stanti.
    Da eliminare totalmente, invece, visto che lo scopo è proprio anche conservare una memoria storica locale e tradizionale, tutti i nomi anglofoni, come Chinatown (Porta Volta), No.Lo. (che è sempre Loreto), Citylife (Tre Torri), sarebbe una contraddizione promuoverli.
    Quindi a mio avviso la mappa è ancora da rivedere e perfezionare in alcuni punti, per esempio:
    • Porta Vercellina non è altro che il vecchio nome (non piú in uso, a parte per il residuo viale omonimo) di Porta Magenta, che l’ha sostituito nel lontano 1860, pertanto direi che andrebbe usato solo quest’ultimo, abbandonando del tutto il vecchio;
    • Giambellino e Lorenteggio non possono essere due strette strisce lungo le omonime vie, perché il primo corrisponde al vecchio quartiere di case popolari degli anni ’20 a metà circa dell’omonima via poi ampliato con costruzioni piú recenti, il secondo si trova invece nella parte terminale dove c’era il borgo omonimo, di cui rimane il palazzo signorile storico, e comprende anche l’altro quartiere popolare degli anni ’40;
    • Val di Sole non esiste, si tratta del quartiere Fatima (dal nome della parrocchia al suo centro), che è sempre stato usato dall’A.T.M. come destinazione di capolinea;
    • anche Navigli è un po’ ambiguo (poiché i canali sono estesi ben più di quell’area) e bisognerebbe chiamarlo Porta Ticinese, visto che corrisponde all’omonima Ripa.

    1. _

      Concordo che 163 sono probabilmente troppi, ma non si può dire che le “zone” di Milano sono i Municipi (come scritto nell’intervento sopra)

      Non so bene chi ha inventato i confini dei Municipi ma di sicuro (per fare un esempio del Municipio dove abito io), il Giambellino non ci azzecca niente con Via Savona e la zona della Darsena e inizio Navigli è spezzato tra….tre Municipi diversi, che è ridicolo.

      Insomma, se io dico che abito nel Municipio 6 che tipo di identità di zona posso mai avere, che c’è dentro di tutto e che manco si parla? 🙂
      (a parte che la sede del Municipio 6 e…nel Municipio 7, ma questi sono i misteri del Comune di Milano 🙂 )

      1. Andrea Giorcelli

        Le zone sono i Municipi nel senso che prima dei Municipi con gli stessi confini c’erano i Consigli di Zona (le zone 1, 2, 3, …, 9 sono diventate i Municipi 1, 2, 3, …, 9), nessuno ha detto che ci si identifichi con essi, visto che sono molto grandi e contengono appunto diversi quartieri (non zone). La sede del Municipio 6 è nel Municipio 6.

  6. Milano Ed

    Dovreste far stampare dei poster con la vostra mappa dei quartieri. Da comprare, incorniciare ed appendere in casa!

  7. Anonimo

    Grazie per il bell’articolo! Dove posso trovare la mappa di Ataria del 1904 a risoluzione decente? Sul web ne torvo solo di inusabili.
    Grazie Gabriele

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