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Milano | Urbanistica: l’espansione di Porta Nuova dai romani ai grattacieli

Porta Nuova da qualche anno è diventato il nome di zona più usato e di gran moda.

Per molti Porta Nuova vuol dire soprattutto i nuovi grattacieli, la BAM (Biblioteca degli Alberi) e tutto quello che ruota attorno a questo “nuovo quartiere”, peccato che Porta Nuova sia, originariamente, uno dei sestieri di Milano formatosi già in epoca romana.

In epoca imperiale, quando Mediolanum divenne capitale dell’Impero romano d’Occidente, la cinta muraria venne ampliata verso nord-est dall’imperatore Massimiano, il quale fece realizzare altre tre porte (Argentea, Aurea e Erculea) alle sette precedenti.

Porta Aurea, era situata dove oggi via Manzoni incrocia via Monte Napoleone.

Subito al nome ufficiale Aurea, perché da qui usciva la via Aurea che conduceva al passo dello Spluga, il cui nome latino era Cunus Aureus, prese corpo il nome Nova, per il fatto di esser stata aperta nelle nuove mura difensive.

Porta che si spostò nuovamente quando vennero costruite nel medioevo le nuove mura di cinta. Così la Porta Nuova che ancora possiamo ammirare in Piazza Cavour, venne costruita intorno al 1100 sul fondo della drittissima contrada della Mazza e degli Andegari, poi del Giardino (oggi via Manzoni).

Quindi, incredibilmente pur portando il nome di “nuova” il doppio arco di Piazza Cavour sta in piedi, con vari maneggiamenti, sin dal 1100 circa, pertanto la si può considerare la più antica porta di Milano (l’altra superstite delle mura antiche è porta Ticinese Medievale).

Si presenta con due fornici piuttosto profondi ed a sesto ribassato, affiancati da due corpi laterali nei quali si aprono i passaggi laterali allargati nel Novecento per ragioni di traffico e che rappresentano ciò che resta delle due torri laterali che in origine affiancavano la porta. Fra il 1330 e il 1339 venne inserito il tabernacolo marmoreo della Madonna col Bambino e i Santi Gervaso e Protaso per volere di Azzone Visconti. La porta, giunta fino ai nostri giorni, ha subito alcune modifiche nel corso dei secoli passati.

Mentre nel paramento del lato interno della porta vennero inserite a scopo decorativo delle lapidi di età romana (queste sono copie) di cui è ignota la collocazione originaria.

Purtroppo, nonostante il restauro avvenuto nel 2015, la porta subisce l’effetto dell’abbandono che persiste in questa piazza così centrale e naturalmente l’incuria anche da parte di persone incivili, come possiamo vedere dalle seguenti foto.

Con l’espansione di Milano nei secoli successivi le mura vennero spostate di circa 500 metri verso la campagna, spostando di conseguenza anche le varie porte cittadine.

Così si espanse anche il Sestriere di Porta Nuova che raggruppava l’area che dal Duomo volgeva verso Nord, inglobando gli attuali quartieri di Brera, del Quadrilatero e San Marco, dove scorreva il Naviglio Martesana e l’area di via Manin.

La nuova Porta Nuova che venne aperta nei Bastioni di Milano sorse decentrata, verso occidente rispetto all’asse viario (oggi via Manzoni) su cui era sorta la primitiva porta. Infatti di fronte alla porta inizialmente vi era un bivio (oggi Via Palestro) che dirottava il traffico verso la Basilica di San Dionigi che si trovava a due passi da Porta Orientale (Venezia) e poi la piccola Strada della Cavalchina (successivamente della Zecca), oggi via Manin, che, costeggiando un vecchio alveo del fiume Seveso, portava verso l’area oggi di Greco costeggiando la Martesana e il Seveso.

Subito oltre la vecchia porta sorgeva l’antica chiesa di San Bartolomeo (dalle forme barocche ma del XI secolo) demolita nel 1861 per l’apertura dell’attuale via Turati.

Infatti la porta rimaneva tra la Porta Comacina (oggi Garibaldi) e Orientale (oggi Venezia), poste su due direttrici più importanti (rispettivamente Como e Bergamo) e perciò rimase di scarsa importanza, tanto che gli Spagnoli decisero di aprirla nella nuova cinta muraria più a ovest, verso il canale Martesana e il fiume Seveso, fonte di traffici e sicuramente più redditizio come collegamento.

La porta spagnola, di modeste dimensioni, venne demolita in epoca napoleonica, quando si avviò un progetto per convertire le principali porte dei bastioni ad una funzione oltre che ornamentale anche daziaria, visto il superamento della loro funzione militare

L’attuale porta, presente ancora oggi in piazzale Principessa Clotilde (stessa collocazione della precedente porta spagnola demolita), venne costruita su progetto dell’architetto Giuseppe Zanoia. La costruzione avvenne tra il 1810 e il 1813 in stile neoclassico. 

Monumento che avrebbe un gran bisogno di un restauro e di riqualificazione oggi (come si vede bene dalle immagini che seguono).

Al momento della costruzione di questa nuova porta venne ipotizzato uno sviluppo della città verso quella direzione, tanto che venne realizzata una nuova strada dritta che usciva dalla porta, oggi dedicata ad Amerigo Vespucci  (delibera comunale del 7 giugno 1878). Però tale sviluppo non avvenne perché nel periodo successivo la via venne sbarrata dalla costruzione della stazione ferroviaria di Porta Nuova nel 1840, prima stazione ferroviaria di Milano (oggi l’Hotel NH) che collegò Milano a Monza.

Quindi Porta Nuova perse quasi subito la sua originaria funzione.

Ancora oggi la via Vespucci termina, in pratica, con una ripida scalinata pedonale da cui si accede all’attuale Piazza Alvar Aalto, costruita, ad un livello più alto, sull’ex terrapieno delle ferrovie Varesine.

(Qui di seguito alcune immagini dello stato degradato della porta Nuova Ottocentesca)

Per decenni via Vespucci e Porta Nuova si trovarono nella totale indifferenza urbanistica dei vari governi della città, quasi una periferia dimenticata. Su tutto gravava l’incombente mole dell’area delle ferrovie dismessa che veniva chiamata Varesine e si estendeva oltre via Melchiorre Gioia e raggiungeva il quartiere dell’Isola, oltre Via Gaetano de Castillia. Finalmente la Giunta di allora approvò nel dicembre 2001 la proposta iniziale di Programma Integrato di Intervento Garibaldi-Repubblica dai nomi della stazione ferroviaria di Porta Garibaldi e di Piazza della Repubblica. Si dovrà comunque aspettare il primo sviluppo solo dopo il 2006.

L’avvio vero e proprio cominciò con l’inizio dei lavori nel 2009 per la nuova Torre Unicredit progettata da Cesar Pelli e terminata nel 2012.

Nel frattempo al posto di Garibaldi Repubblica, capitanato dalla società di Manfredi Catella, il progetto cambiò nome in Porta Nuova, con l’obbiettivo di ricucire un vasto pezzo di città e uno creare uno degli interventi più importanti mai realizzati in Italia.

Così pian piano, Porta Nuova da Piazza Cavour si espanse verso il Centro Direzionale, l’Isola, le Varesine e Porta Garibaldi.

Spesso, oggi, nell’immobiliare, si fa riferimento alla posizione del proprio immobile, anche se situato in altre zone, con: prossimo a Porta Nuova, come garanzia di qualità della vita.

Insomma, dalla “porta” più vecchia della città e la meno importante alla Porta più ammirata e centro della città di questi tempi.

Alcune “cartoline” dalla zona di Porta Nuova.

Qui trovate un po’ di storia del piano urbanistico e di sviluppo per la zona. Articolo 1 – Articolo 2 – Articolo 3Articolo sogno di Bambino




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


4 thoughts on “Milano | Urbanistica: l’espansione di Porta Nuova dai romani ai grattacieli

  1. Anonimo

    Onestamente non riuscivo a mettere insieme i pezzi di questo quartiere, piazza Cavour, piazza della Repubblica e i grattacilei di Porta nuova. Incredibile. Grazie

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