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Milano | Gratosoglio – Il borgo antico, quasi nascosto

Chi, dicendo Gratosoglio mai penserebbe che ha un cuore antico e non è solo un quartiere di palazzoni popolari? Ed invece, in zona, proprio in via Gratosoglio possiamo, un po’ a fatica, identificare l’antico nucleo del X Secolo. Villaggio a vocazione agricola sorto lungo il fiume Lambro meridionale (Pudìga), apparteneva, prima di venire inglobato nella grande metropoli, ai Corpi Santi di Milano.

Cominciamo, percorrendo via Gratosoglio dopo aver lasciato i palazzoni popolari di via Costantino Baroni, noteremo sulla destra l’abside della “nuova”chiesa di San Barnaba costruita negli anni Quaranta del ‘900. La via Gratosoglio segue ancora un percorso abbastanza sinuoso e bizzarro, perché in due punti la strada si dirama in varie direzioni. All’incrocio don via Baroni abbiamo il ramo che costeggia la nuova chiesa e uno meridionale che diventa strada chiusa e che porta a due vecchi edifici.

Anzitutto ci si trova davanti l’edificio, ormai in rovina, dell’asilo Regina Margherita del Cotonificio Cederna, stabilimento che occupa parte dell’antico borgo.

Poco oltre, sempre lungo il ramo senza uscita di via Gratosoglio, si trovano, sul lato sinistro, una villetta e un caseggiato, probabilmente realizzati negli anni Venti del ‘900, come alloggi per i dipendenti del cotonificio. Successivamente, la villetta al civico 63 venne utilizzata dai Carabinieri, oggi è anch’essa in rovina.

Parte del vecchio stabilimento è ancora utilizzato dalla società TMR Cederna Fodere S.p.A, ma alcune parti sono decisamente in rovina e probabilmente appetibili, come la villetta, per speculazioni con abbattimento e ricostruzione di nuove residenze.

Il cotonificio venne fondato da Antonio Cederna, classe 1841, patriota e garibaldino, nel 1886 al Gratosoglio nei pressi del fiume Lambro Meridionale, oggi un canale artificiale che nasce dalla confluenza dell’Olona con uno scaricatore del Naviglio Grande in località San Cristoforo.

Percorrendo sempre la via Gratosoglio si arriva nel punto in cui la via si dirama nuovamente in due parti, verso sud e verso nord. Davanti ci troviamo un grazioso spazio verde, il parco Meda che affaccia sul canale del Lambro Meridionale.

Costeggiando il vecchio cotonificio, la via diventa molto stretta perché questo, un tempo, era un ramo del fiume Lambro Meridionale (antico Pudiga). Sulla destra si trovano nuove abitazioni e anche questo ramo della via Gratosoglio termina con un muro.

Tornando dove abbiamo visto il parco Meda, ci troviamo nel cuore dell’antico borgo del Gratosoglio, anche se non sembra, per la precisione siamo in via Gratosoglio, angolo via Feraboli. Infatti guardandoci in giro troveremmo solo edifici moderni. Qui sorgeva un antico convento di monaci situato a circa tre miglia dalle mura di Milano, sorto dove San Barnaba, passando da queste parti (il famoso 13 marzo del 51 d.C., giorno del Tredesin de Mars), pare avesse esclamato osservando i terreni gratum solium (posto accettabile), inquadrandolo come luogo ideale per una fondazione monastica. Infatti il luogo sorgeva in un luogo ove era facile rifornirsi d’acqua e vicino a due importanti assi viari, la strada Mediolanum-Ticinum e la Vigentina (sua variante).

Del passaggio di San Barnaba nel 51 d.C. nelle terre del Gratosoglio rimane il ricordo proprio nella chiesetta che oggi è un magazzino, la quale era dedicata per l’appunto a San Barnaba (appellativo affiliato alla nuova parrocchiale non lontano).

Successivamente insediativisi i monaci intrapresero, come in molte parti del sud Milano, il lavoro di bonifiche da terreni paludosi per trasformali in campi coltivabili.

Ad ogni modo, tranne poche vaghe testimonianze di piccoli gruppi di contadini insediati in zona, la prima memoria scritta di un vero e proprio convento, nella località denominata Gratosoglio, risale al 1130/48. Il monastero prese forma e venne occupato dai Vallombrosani (comunità di monaci benedettini), secondo alcune fonti invece, pare fosse stato rilevato dalla comunità monastica e non da essi fondato. Secondo il Giulini i Vallombrosani vi rimasero all’incirca fino al XV secolo.

Nel corso del tempo i contadini affluirono per lavorare le terre vicine e i frati, non solo avevano provveduto all’erezione d’un convento e di una chiesa per sè, ma andarono innalzando, per i contadini, ricoveri provvisori, che si trasformavano successivamente in case rustiche, stabili e sufficenti. Dopo che i Vallombrosani lasciarono quella località, seguirono i Carmelitani, poi i Francescani che dal 1600 vi rimasero fino al 1783, epoca in cui la chiesa divenne parrocchia.

In seguito la chiesa fu ceduta, dall’allora Abate Commendatario (un Visconti) all’Arcivescovo di Milano, mentre il primo parroco fu un Francescano. Fino agli anni Trenta del Novecento l’aspetto del borgo rimase pressapoco identico da secoli. Vi era ancora la chiesa, addossata al palazzo un tempo convento dei monaci.

La chiesa non aveva già più nulla di antico, pur avendo una storia millenaria, tranne che per piccole tracce nascoste in una banale veste neoclassica, come si può vedere dalle foto d’epoca qui allegate. Ancora un secolo fa vi era un rosone in facciata e nella parte posteriore una porzione di finestra a tutto sesto in cotto, appartenente alla primitiva chiesa.

All’interno, a navata unica, si trovava un affresco, assai sciupato, trasportato su tavola e che si poteva vedere a destra dell’altar maggiore. Sulla facciata, nuda e liscia, vi era, appoggiata su una mensoletta, una statua in legno raffigurante il patrono San Barnaba. Nel 1915 furono levate le quattro cappelle laterali, per rendere più ampio lo spazio riservato ai fedeli, e l’antico soffitto a capriate fu sostituito con altro in muratura. A sinistra vi era una notevole cappella barocca dedicata alla Madonna del Rosario, con affreschi sulla volta e alcune buone tele sulle pareti laterali.

Come scrisse il Ponzoni nel 1929 a proposito di questa chiesetta oggi scomparsa o quasi, aveva un urgente bisogno di venire restaurata, cosa che comunque non avvenne.

Infatti la chiesa venne venduta per la costruzione di una nuova e più ampia chiesa sul finire degli anni Trenta del Novecento e oggi, infondo ad uno stretto vicolo a fondo cieco, si trova ancora l’edificio che ci suggerisce la presenza della primitiva chiesa.

Accanto alla chiesa ci sono ancora le vestigia dell’antico convento.

Il complesso, ancor leggibile nell’insieme di edifici, comprendeva una cascina a corte quadrata (nell’immagine contrassegnata dal numero 1), dove presumibilmente abitavano e lavoravano, insieme agli animali, i frati laici dell’ordine; la chiesa a navata unica di San Barnaba (2), ma con quattro cappelle; una canonica (3), ossia il luogo dove alloggiavano i monaci. La canonica era dotata di una loggia che oggi è a tre archi, probabilmente in passato erano cinque. Sempre verso l’interno, c’è ancora la parte della chiesa che ospitava due delle quattro cappelle esterne alla navata. L’attigua cascina è per tre quarti intatta (1). Purtroppo, come si vede, l’intero complesso, oggi è completamente compromesso, quasi completamente nascosto da edifici moderni (4). Molti dei nuovi edifici vennero edificati dai nuovi proprietari a partire dagli anni Trenta, per ospitare gli operai del cotonificio. Alcuni sono stati nel frattempo rifatti, così come la cascina, restaurata recentemente e che, purtroppo ha perso anche la bella corte, dove al centro ora si trova un brutto box per auto.

Come abbiamo già detto, l’area del nucleo storico, sul finire degli anni Trenta venne venduta in cambio di un’altra area vicina, dove poi venne edificata la nuova e più grande chiesa del quartiere, tutt’oggi in funzione.

Purtroppo, come abbiamo visto, soprattutto qui al Gratosoglio non c’è stato alcun riguardo verso il monumento e la storia del luogo (San Barnaba fu il primo a portare il cristianesimo in città), tanto che in pratica si è perso tutto, sparendo nella più totale banalità. Infatti basta voltare l’angolo in via Achille Feraboli e ci si ritrova in una qualsiasi via moderna di Milano.

Ed eccoci nella prima parte della nuova Gratosoglio, sorta a partire dal primo dopoguerra, con la nuova parrocchia, la scuola i negozi di quartiere e le case.

La nuova chiesa parrocchiale di San Barnaba al Gratosoglio venne completata nel dopoguerra e si presenta come a forma basilicale. Le forme estremamente semplificate la rendono ugualmente graziosa. Presenta una fronte scandita da un pronao d’accesso e un grande timpano triangolare. Il sagrato è posto ad un livello superiore, dando solennità all’insieme. Due colonnine munite di croce metallica (una con serpe) fronteggiano l’ingresso.

Abbiamo notato il portale d’ingresso, in legno, con ogni probabilità proviene dalla vecchia San Barnaba.

L’interno, molto ampio, è suddiviso in tre navate, una centrale molto ampia e due laterali più piccole. L’abside è decisamente decorata e all’interno si trovano alcuni dipinti d’epoca (con ogni probabilità provenienti dalla vecchia chiesa), come un bel dipinto rappresentante il battesimo di Cristo.

Torniamo in via Gratosoglio dove troviamo ancora la piccola atmosfera da pasino. Una serie di case d’epoca si sgrana uno la strada, dal civico 99 dove si trovano altri negozi di quartiere, 100, 101, 102, 105 e 108. Dopo le due case ai civici 101 e 102 vi era il vecchio ponte sul vecchio corso del fiume Lambro Meridionale, dove possiamo vederlo nella foto d’epoca qui di seguito. Fiume spostando nel nuovo canale negli anni 1958-60.

Di fronte al civico 105 si trova un complesso residenziale di casette basse realizzato sul finire degli anni Ottanta che prosegue lungo via Teresa Noce, dove si trova il Centro sportivo Frog Milano.

La via Gratosoglio curva verso ovest scavalcando il canale artificiale del Lambro Meridionale e si allunga verso il Naviglio Pavese costeggiando gli ultimi campi coltivati.

Gratosoglio – Una passeggiata nel quartiere: 1Gratosoglio – Una passeggiata nel quartiere: 2Gratosoglio – Una passeggiata nel quartiere: 3

Fonte: Le Strade di Milano, Newton Peridici 1991; Le Chiese di Milano, Ponzoni 1929; ilcielosumilano.it di Roberto Schena; Milano. La città dei 70 borghi di Roberto Schena




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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