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Milano città dell’acqua: passato, presente e futuro del Naviglio della Martesana

Mediolanum “una città in mezzo a terre […] situata in una bella, ricca e fertile pianura…tra due mirabili fiumi equidistanti, il Ticino e l’Adda”, così è definita Milano da Bonvesin de la Riva nel 1288.

Il territorio della città di Milano ha da sempre giovato della sua posizione al centro della pianura padana, intravedendo nelle vie d’acqua dei vantaggi a livello difensivo e produttivo. I romani furono i primi a costruire canali di irrigazione, trasformando così l’Insubria in una delle regioni più fertili d’Europa. Dopo le invasioni barbariche tutto il sistema cadde in disuso.

La canalizzazione delle acque dell’Adda risale alla prima metà del XIII secolo con l’apertura della Muzza, diramazione del fiume Adda. Agli scopi difensivi, irrigui ed energetici si aggiunse quello della navigazione interna rendendo il problema dei trasporti sempre più importante: nacque la richiesta di trasporti veloci ed economici per un’economia moderna.

I Navigli, costruiti fra il XII e il XVI, secolo avevano lo scopo di permettere il raggiungimento della città sia dal Ticino (sud-ovest), sia dall’Adda (nord-est) e la navigazione all’interno di essa. Tra il 1179 e il 1257 fu costruito il Naviglio Grande, in sponda sinistra del Ticino, tra il 1457 e il 1463 fu costruito il Naviglio della Martesana che nasceva dall’Adda e si univa alla Cerchia interna; nello stesso periodo nacque il Naviglio di Bereguardo, tra il 1516 e il 1777 fu costruito il Naviglio di Paderno, con l’obiettivo collegare Milano al lago di Lecco; e infine nel 1819 fu costruito il Naviglio Pavese, che affiancò il vecchio tracciato del Navigliaccio e la Strada Statale dei Giovi, snodandosi dalla Darsena di Porta Ticinese al Ticino.

Il Naviglio della Martesana, lungo 38,7 km, è detto Naviglio Piccolo o anche Naviglio Ducale.

Martesana arriva dal nome storico dato al contado rurale nel territorio a nord-est di Milano.

La sua storia comincia molto probabilmente nel 1359, quando Galeazzo II Visconti ordinò la costruzione di una canale derivante dall’Adda per irrigare il parco della sua tenuta, il Castello di Porta Giovia (poi Castello Sforzesco). Tracce di questo canale non ve ne sono perchè molto probabilmente la Martesana ne ripercorse il medesimo tracciato.

Nel 1443 Filippo Maria Visconti approvò il progetto che gli venne presentato da un gruppo di illustri cittadini milanesi, i quali gli chiesero di derivare le acque dell’Adda, utile per l’irrigazione e per l’azionamento di sedici mulini. Il canale avrebbe dovuto essere alimentato da una presa d’acqua a valle del castello di Trezzo sull’Adda e costeggiando il fiume si sarebbe diretto verso occidente.

Francesco Sforza, successore di Filippo Maria Visconti, comprese il valore militare ed economico di un canale navigabile e lo fece deviare verso Milano per inserirlo in un più vasto disegno di collegamento della città con l’Adda e il Ticino.

Inizialmente la Martesana scaricò le sue acque nel Lambro e nel Seveso, successivamente nel 1496 venne ordinato il prolungamento del canale fino alla Fossa interna, nel frattempo resa navigabile, creando così un collegamento del Ticino all’Adda tramite Milano. L’unione dei due tagli avvenne in corrispondenza di piazza San Marco, con la costruzione di un sistema studiato da Leonardo da Vinci, che introdusse dei perfezionamenti nella disposizione delle paratie e nei meccanismi di adduzione e scarico d’acqua.

Milano diverrà quindi un porto e uno snodo di merci di assoluta importanza, la difficoltà sarà far conciliare l’uso irriguo dei navigli con la loro vocazione di via navigabile.

Oggi il naviglio ha subito diverse modifiche: nasce dall’Adda sulla sponda destra, sotto il castello di Trezzo, passa per i comuni di Vaprio d’Adda, Cassano d’Adda, Inzago, Bellinzago Lombardo, Gessate, Gorgonzola, Cassina de’ Pecchi, Cernusco sul Naviglio, Vimodrone e Cologno Monzese; entra nel territorio di Milano in via Idro, alla periferia nord-orientale della città, e scorre a cielo aperto fino alla Cassina de’ Pomm, all’angolo con via Melchiorre Gioia e via Greco ed è qui che è stato interrato. Seguendo la via, riceve il torrente Seveso all’altezza di via Giacomo Carissimi e raggiunge i bastioni di Porta Nuova dove cambia bruscamente direzione verso sud-est cambiando nome in Cavo Redefossi, congiungendosi al Lambro.

La declassazione del naviglio cominciò nel 1917 passando fra le vie navigabili di seconda categoria, quando ancora, e ciò fu fino al 1930, le sue acque arrivavano nel piccolo lago artificiale del tombone di San Marco in Milano, superando la conca della Cassina de’ Pomm e quella del ponte delle Gabelle; poi scorrevano lungo la cerchia dei Navigli tra ponti, nebbie e giardini che rovesciavano nella corrente i rami degli alberi.

Nell’intento di adeguare la via d’acqua alle mutate esigenze del traffico, il Genio civile di Milano predispose intorno al 1930 un completo progetto di ammodernamento e di sistemazione del canale. L’ulteriore progresso tecnico dei trasporti per via ordinaria faceva sì che il traffico per via acqua perdesse praticamente ogni convenienza riducendosi ulteriormente. Così, la legge n.141 dispone la cancellazione del Canale Martesana dall’elenco delle vie navigabili, portò alla definitiva cessazione di una delle due funzioni che esso svolgeva in passato e riducendolo, anche giuridicamente, al semplice dispensatore di acque ad uso irriguo.

Il primo documento ufficiale a parlare della copertura dei navigli è stato il Piano Regolatore Generale di Milano approvato nel 1884, tuttavia ci vollero quasi 50 anni prima che si avviassero i lavori.

Nel 1917 i trasporti vennero ridotti e nel 1928 venne chiesto al Ministero dei lavori pubblici, con esito positivo, il permesso di copertura della cosiddetta “fossa interna“, ossia del tratto di naviglio da Piazza San Marco fino a Porta Genova. La decisione era motivata tanto da nuove necessità viabilistiche quanto igieniche, poiché gli immobili adiacenti scaricavo abusivamente nella fossa interna anziché nella rete fognaria.

La copertura dei navigli avvenne tra il 1929 e il 1930, creando così una sorta di anello di strade chiamato Cerchia dei Navigli che ne prese posto, diventando poi la circonvallazione interna di Milano.

La copertura del Naviglio non resse a lungo all’usura del tempo, tanto che negli anni Sessanta cominciarono a comparire delle pericolose crepe.

Intanto sempre per motivazioni igieniche e per incompatibilità con la nuova vita di Milano, nel 1963 era stato deciso di chiudere la Darsena, considerata allora per tonnellaggio delle merci il sesto porto d’Italia. Le esigenze del traffico erano diventate più urgenti di quelle igieniche, così il 16 ottobre 1970 il Corriere annunciò la scomparsa del Ponte delle Gabelle per collegare con una sopraelevata via Melchiorre Gioia.

Nel 1958 il Naviglio della Martesana fu declassato da via di trasporto a canale irriguo e così venne abbandonato a se stesso.

Fu negli anni ottanta che si affermò il concetto di bene ambientale da salvaguardare e da rivalutare. Incominciò il comune di Milano, con la radicale ripulitura delle sponde e l’apertura di una pista ciclo-pedonale da Cassina de’ Pomm fino a Crescenzago, passando dal Parco della Martesana a Gorla; da parte dei privati incominciò il restauro-recupero di edifici ormai fatiscenti e gli abitanti ricavarono minuscoli orti e giardini tra i nuovi condomini.

Da allora si è visto un continuo fiorire di iniziative: i comuni rivieraschi hanno provveduto a sistemare le sponde e ad asfaltare il loro tratto di alzaia chiudendolo al traffico motorizzato e hanno creato spazi per il tempo libero e l’incontro. Dal 2009 si va in bicicletta da Milano a

Groppello sull’asfalto e, con sottopassi, sono stati eliminati gli incroci più pericolosi. Si può poi proseguire fino a Trezzo e, lungo il naviglio di Paderno su una pista sterrata, sino a Lecco.

Attualmente se ci si reca nel quartiere di Brera, in via S. Marco, parte la pista ciclabile sul vecchio tracciato della Martesana, con tanto di pannelli esplicativi, passando per la spettacolare Conca dell’Incoronata ed oltrepassando il Centro Direzionale, fra i modernissimi grattacieli di Porta Nuova, fino in fondo a via Melchiorre Gioia dove,da Cassina de’ Pomm, il Naviglio riaffiora da sotto il cemento e ritorna a scorrere accanto a noi.

Qui è presente un ponticello di legno, che sostituì quello di Leonardo e che venne attraversato da Renzo nei Promessi Sposi per entrare a Milano.

Da qui si attraversa l’emergente quartiere di NoLo, con le sue realtà che coinvolgono la popolazione. Alcune di esse, nate dal recupero di precedenti attività e/o edifici, sono l’East River e la Cascina Martesana.

Lungo la pista ciclabile ci si imbatte nel borgo di Gorla, caratteristico per la sua bellezza incantata di cui ancora oggi si possono avvertire gli echi, è contraddistinto da un continuum di orti urbani e casette seminascoste nel verde con balconi che quasi sfiorano l’acqua, che le conferiscono l’appellativo di Piccola Parigi.

Altro luogo iconico della recente storia milanese è il Ponte di Gorla dove accanto v’è piazza dei Piccoli Martiri con un monumento a ricordo di un fatto di guerra sconcertante avvenuto il 20 ottobre 1944: per un errore imperdonabile di calcolo/trascrizione delle coordinate le bombe (342 per l’esattezza, da 500 libbre, con 80 tonnellate di esplosivo) dei “salvatori” americani si abbatterono su Gorla e Precotto, e una di queste si infilò nel vano scale della scuola elementare Francesco Crispi, provocando la morte di 184 bambini tra i 6 e i 10 anni, quindici insegnanti, la direttrice della scuola, quattro bidelli e un’assistente sanitaria. In quel giorno sventurato i corpi estratti dalle macerie furono 614, centinaia i feriti. Il governo statunitense ha inviato delle scuse formali soltanto l’anno passato, su richiesta scritta del sindaco Sala.

All’altezza di Crescenzago v’è la Riviera di Milano: magnifiche dimore di villeggiatura sorte a cavallo tra Settecento e Ottocento, dove i milanesi vi si recavano in barca nei fine settimana.

Nel tratto cittadino della Martesana ci si accorge come quelli che ora sono quartieri della zona nord-est cittadina, fossero piccoli borghi agricoli fuori dall’antica Milano.

Uscendo dalla città la pista ciclabile incrocia parchi naturali, come il Parco Est delle Cave, splendide ville, borghi caratteristici come quello di Gorgonzola, architetture religiose e cascine. Lungo il tragitto sono tante ed innumerevoli le situazioni, gli eventi ed i progetti interessanti.

Lungo la Martesana il paesaggio agrario si mostra in tutta la sua bellezza, intervallato da piccoli scrigni di storia come villa Melzi a Vaprio d’Adda, dove per un periodo vi risiedette lo stesso Leonardo da Vinci.

A salvaguardia di questo paesaggio e delle realtà che lo caratterizzano è presente l’Ecomuseo della Martesana, comprendente comuni e associazioni della zona.

Il tragitto è ottimo per una domenica di relax in sella alla propria bicicletta, dove poter compiere una piccola gita fuori porta all’insegna dello sport e della cultura, passando dal centro cittadino (con i suoi monumenti storici, i grattacieli moderni, le opere di street art, le realtà recuperate in vecchie attività abbandonate), alla provincia milanese, troppo spesso bistrattata e non realmente compresa.

Tante sono le manifestazioni che vi si tengono, come pali, sagre di paese, fiere e la magnifica sagra del Gorgonzola (nel comune omonimo) a settembre.

Noi di FollowMi Around ci impegniamo nella riscoperta di una Milano diversa, fatta di piccole storie, di socialità, aggregazione, angoli nascosti e di riscoperta.

Il nostro impegno nel promuovere i navigli è alto, tanto che ad ottobre collaboreremo con Yes Milano e UrbanFile, con già abbiamo fatto a settembre per quanto riguarda NoLo (quartiere attraversato dalla Martesana appunto) nella riscoperta di questo quartiere, riproponendovelo in maniera differente e accattivante, lontani dai soliti clichè.

Autore: Andrea Cortinovis (Social Media Manager di FollowMi Around)

Tratto da un progetto dell’Accademia di Belle Arti di Brera di: Martina Barbieri, Cristina Conti, Andrea Cortinovis, Micol Persi




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


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