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Milano | San Siro – Demolizione delle vecchie scuderie: fine novembre 2020

Come già scritto in precedenti articoli, sono in corso, da qualche settimana, le demolizioni delle vecchie e inutilizzate scuderie poste tra via dei Rospigliosi, piazza Axum e via Capecelatro.

Qui il precedente articolo dove spiegavamo cosa stia succedendo nell’area sportiva di San Siro.

Spiegazione e testo di Roberto Robucci: Perché non è stato possibile il recupero edilizio delle ex stalle attualmente infame di demolizione?

Le strutture delle stalle, realizzate negli anni 40 (vale per tutte figuriamoci per quelle più vecchie e delicate) se non vengono mantenute efficienti subiscono vari gradi di ammaloramento e più passa il tempo senza intervenire più questi aumentano in maniera irreversibile. Tenendo anche conto della tecnologia costruttiva basica dovuta alla natura dei fabbricati.

Parliamo delle strutture del quadrilatero compreso dalle vie Rospigliosi-Axum-Capecelatro-Pessano, dove sono in corso le demolizioni, ma il discorso vale per le altre strutture simili.

Prima questione di forte rilevanza, recuperare un edificio mantenendone la destinazione funzionale (residenziale/terziario/laboratori/etc) è più semplice in quanto non servono adeguamenti strutturali da una funzione con l’altra (alcuni cambi d’uso non son comunque consentiti). I problemi sorgono quando l’immobile ha una funzione non compatibile con la permanenza delle persone (è il caso di particolari attività produttive/magazzini/depositi e stalle di varia natura che hanno o possono aver generato l’inquinamento dei terreni sottostanti). In queste situazioni si deve procede a bonificare tutte quelle situazioni che creano pericolo per la salute di chi ne usufruisce ed in primis l’attenzione verte proprio sui terreni.

Le bonifiche dei terreni sono processi lunghi e molto molto costosi. Qui l’Arpa lombardia. Vi sono due modi per bonificare i terreni, il primo prevede la rimozione dei fabbricati esistenti ed intervenire con la rimozione dei terreni inquinati che verranno trattati, solitamente in altre sedi (dipende da vari fattori), in alternativa in base a fattori economico/dimensionali posson esser smaltiti.

Il secondo metodo è rimuovere le pavimentazioni (sempre che strutturalmente sia fattibile), mantenere le strutture portanti delle fondamenta e dare sostegno preventivo alle stesse mediante strutture temporanee e successivamente rimuovere il terreno per trattarlo come sopra.

Va da sé che quest’ultimo tipo di intervento deve avere una più che valida motivazione (storicità/valore del bene anche ante e post intervento) anche solo per affrontarne l’idea di intervento. Ed in questo caso non vi era nessuna motivazione ragionevole per gli investitori. La quantità di scavo del terreno è dato da carotaggi che poi vengono analizzati in laboratorio per capire sino a che profondità il terreno è inquinato e da quali sostanze, in modo da capire qual è il procedimento più corretto.

Come si può intuire i costi sono elevati ed i tempi (gli anni solitamente) sono lunghi. Fatto 100 il costo dell’intervento più semplice, nel secondo caso diventa 200/250 in base alla complessità dell’intervento, e stiamo comunque parlando di milioni di euro se non più facilmente decine di milioni.

Nella fattispecie è intuibile che NESSUNA società avrebbe investito ne per mantenere l’impronta ippica attuale (per ovvi motivi) ne per risanare e convertire pochi mq in attività compatibili con la destinazione attuale (tanto più che il comune sin ora non aveva convertito in edificabili le aree).

Da qui una volta trovato l’accordo e comprato, hanno iniziato ad intervenire sugli immobili per demolirli. Va da sé che in fase di demolizione la prima cosa da farsi è rimuovere tutti quegli elementi che per loro natura vanno trattati con particolare attenzione e bonificati vista la loro pericolosità come è il caso dell’Amianto di cui erano costituite le coperture del tetto. Pertanto hanno prima incapsulato le coperture (mediante vernici plastiche) ed infine le hanno rimosse per smaltirle secondo normativa vigente.

La seconda fase ha portato alla demolizione di tutti gli edifici che formavano il nucleo centrale ed una volta separati per tipologia i vari detriti son stati rimossi per esser smaltiti.

La terza fase che è in fase di ultimazione, riguarda le demolizioni di questi giorni del fronte su via Rospigliosi, che è stato fattibile in quanto gli edifici erano arretrati rispetto al muro di confine con la pubblica via.

Gli altri fronti che sono direttamente confinanti con piazzale Axum, via Capecelatro ed i parcheggi di via Pessano, dovranno prima esser confinati con recinzioni di cantiere che occuperanno i relativi marciapiedi di rispetto, e quindi con relativa richiesta di occupazione suolo pubblico.

Vi è una zona che è quella sul lato dei parcheggi di via Pessano, che presenta probabilmente difficoltà tecniche (le coperture son state solo incapsulate e non totalmente) in quanto vi sono gli accessi dei box privati interrati oltre che i parcheggi pubblici. L’area potrebbe esser una zona destinata alle funzioni future di cantiere (uffici, stoccaggio materiale o altro).


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors


6 thoughts on “Milano | San Siro – Demolizione delle vecchie scuderie: fine novembre 2020

  1. Anonimo

    Su S. Siro, Stadio e affini, è ormai evidente che UF in una pluralità di articoli non ha tenuto affatto una posizione neutra, di approfondimento dell’architettura e dell’urbanistica, e qui mi fermo.
    Resta il fatto che l’impronta sportiva e in particolare ippica del quartiere, che lo ha definito per 90 anni muterà per sempre.
    C’è una vocazione forte per sostituirla? Per Porta nuova e City Life è stato così. Per gli Scali, forse, speriamo.
    Qui invece…mah
    In assenza di concorsi internazionali trasparenti, progetti seri vincitori, risorse certamente individuate per portarli a termine, è meglio attendere tempi migliori, quando qualcuno con idee e mezzi per realizzare si farà vivo.
    Altrimenti si brucia un’identità unica per Milano e chi verrà dopo troverà solo anonime palazzine e centri commerciali anche qui.
    Porzioni rilevanti del quartiere sono ormai andate, ma almeno sullo stadio fermatevi, finché si è in tempo.
    E’ evidente che su S Siro le società, in particolare una, con sprezzo del ridicolo passano da anni da una boutade all’altra senza né capo né coda.
    Lo stadio e l’area su cui insiste non sono proprietà privata. Perché devono rimetterci sempre i cittadini? E pure ringraziare la speculazione?
    Le mani sulla città.

    1. Anonimo

      L’Area dello stadio NON ha nulla a che vedere con questa, che è comunque PRIVATA. Pertanto nei limiti di legge, convenzioni e autorizzazioni, il proprietario ha diritto di farci ciò che più gli conviene. Stessa cosa che avviene per edifici privati.
      Qua si sta solo parlando di motivazione tecniche sui fabbricati e null’altro.
      Le destinazioni funzionali del territorio mutano continuamente in base a cessate e nuove esigenze.
      Altrimenti avremmo ancora i Navigli aperti ed i campi sino in centro.

      RR

  2. Anonimo

    Comprendo la non convenienza economica dell’intervento, ma mi chiedo quanto possa essere inquinante il letame dei cavalli tanto da richiedere un intervento di bonifica.

    1. Guido

      sono un cittadino, un cittadino che è nato e risiede nel quartiere oggetto dell’articolo, da più di 50 anni. il quadrilatero del quale si discute è abbandonato da anni e comunque già prima era in fase di dismissione e abbandono. il letame, come arguite, è da almeno 10 anni che non è più presente; il suo posto è stato preso dal degrado totale, automobili e slot-machine abbandonate, serpenti, scorpioni e – per fortuna – solo qualche abusivo che ne aveva fatto il proprio ricovero: il tutto testimoniato da chi ha partecipato ai lavori, basta solo ascoltare gli operatori alla demolizione che si trovano a frequentare i bar di piazza axum e adiacenze; dimenticavo il famigerato amianto, che era il materiale principale con il quale erano costruite le coperture. io NON mi identifico con tale degrado e NON mi identifico con l’abbandono e mi chiedo sempre più spesso dove erano tutti quando hanno raddoppiato altezza e quadruplicato la volumetria dello Stadio Meazza al costo esorbitante di circa 300 miliardi di lire per avere oggi un catafalco inguardabile, malamente fruibile nel quale piove dentro (sono anche tifoso e ogni tanto frequento lo stadio). Ben venga l’iniziativa privata se serve a renderci Porta Nuova e City Life come le vediamo oggi e se serve a rivitalizzare un quartiere morente come San Siro, nel quale non c’è uno straccio di attività – con vetrina e che non sia un bar – che riesca a sopravvivere più di un gatto in tangenziale.

  3. Anonimo Lombardo

    Perfetto il commento precedente in merito alla imprescindibile bonifica del terreno dal
    letame, noto per la sua dannosità in agricoltura per i terreni e gli abitanti. D’altronde in tutte le distruzioni urbanistiche c’è uno speculatore, una stampa prezzolata che crea dispregio sull’esistente, un esperto al soldo dei privati che giustifica tecnicamente l’intervento distruttivo e gli organi di tutela che si assentano. Quello che è più spregevole è che l’investitore non ha nessun nesso con la città e nessun interesse ad averne, ma ha solo fame di cubatura e di chiassosa libertà progettuale.

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