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Milano | Loreto – Riqualificazione del piazzale: le nostre impressioni

Martedì scorso è stato presentato il progetto prescelto per trasformare radicalmente piazzale Loreto. Il vincitore è stato il team guidato da Ceetrus Nhood con il progetto LOC – LORETO OPEN COMMUNITY, nell’ambito di Reinventing Cities. Il bando internazionale è stato promosso dal Comune di Milano insieme a C40 ed è volto a promuovere la trasformazione urbana attraverso progetti attenti alla comunità, alla resilienza e alla rigenerazione. 

Come abbiamo già sottolineato nel nostro precedente articolo il progetto ci piace, anche se, ci lasciano perplesse alcune cose.

Anzitutto va ricordato che qui i soldi li tirerà fuori il privato (65 milioni) in cambio di una concessione a 99 anni, perciò il Comune non sborserà un soldo o quasi. Il piazzale, in origine un rondò, è una grande piazza rettangolare dove confluiscono 8 arterie di varie dimensioni e con carichi veicolari intensi. Decisamente non è una bella piazza: i palazzi son quasi tutti del dopoguerra; si va dal più vecchio e unico pre-bellico posto tra via Andrea Costa e via Porpora, del 1936, agli altri, quasi tutti costruiti tra il 1953 e il 1961 (1961 Palazzo di Fuoco, ora in riqualificazione). Più recente il palazzo per uffici lato viale Abruzzi, realizzato nel 1984.

Ora il piazzale è una gigantesca rotatoria-spartitraffico, dove i pedoni, relegati ai margini, trovano difficoltà nell’attraversarlo se non adoperando i brutti passaggi nel mezzanino della metropolitana. Mezzanino che impedisce la possibilità di piantare alberature importanti, perciò le aiuole presenti al centro, da anni, sono “abbellite” da cespugli rigogliosi di bambù che creano una grande confusione e non mitigano più di tanto l’effetto svincolo, da ‘non-luogo’, che piazzale Loreto si porta dietro da molti decenni.

Il progetto vincitore, Loc (Loreto Open Community), riempirà e svuoterà questo spazio centrale per creare di fatto una sorta di agorà, aperta 24 ore su 24, e che tramite un mix di servizi e retail si candida a diventare una nuova centralità per Milano.

Il bello di questo progetto è che finalmente la parte centrale non sarà più delle automobili ma dei pedoni.

Il lato di via Padova, che raccoglie i marciapiedi che vanno da viale Monza a via Andrea Costa diventerà completamente pedonale, creando un nuovo spazio pubblico dove c’era traffico. Riqualificando anche il primo tratto di Via Padova, via che sta ancora attendendo l’avvio dei cantieri per una sua totale riqualificazione. Questa “aggregazione” del centro della piazza alla sua parte nord porterà (come detto nella presentazione) a riqualificare il tessuto urbano anche oltre Loreto e proprio per via Padova si è parlato di un intervento sulla falsa riga di quello fatto a suo tempo per via Paolo Sarpi. Ovviamente è tutto ancora da definire nel dettaglio, ma non sarebbe male se si riuscirà a restituire la stessa qualità urbana che ha interessato Sarpi.

Il palazzo di via Porpora 10 (realizzato assieme a viale Abruzzi 94 da Umberto Capelli e Claudio Dini nel 1984), appartenente al Comune di Milano, passerà alla società vincitrice del concorso internazionale e sarà totalmente sostituito da un nuovo edificio per uffici.

L’architettura scelta per il nuovo palazzo di via Porpora, una torre di 14 piani, ci piace, anche se non finisce per convincerci del tutto. Molto faranno i materiali, perché, con quel volume superiore rivestito di lastre, potrebbe risultare più pesante di quanto non appaia dai rendering. Al suo interno troveranno spazio un asilo e una terrazza giardino pensile.

Di positivo, per il nuovo progetto, c’è appunto la creazione di spazi fruibili dai cittadini, un luogo di destinazione e non più solo un luogo da attraversare, l’apertura del mezzanino che non sarà più quello spazio angusto dei corridoi di un tempo, ma una piazza ribassata e collegata al resto del quartiere. Inoltre il tentativo di unire i due fronti sud e nord di Piazzale Loreto che ci pare piuttosto riuscito, nonostante lo stacco da Buenos Aires, che però è risolto con degli attraversamenti pedonali rialzati, che danno il senso di continuità con la via commerciale.

Altra cosa positiva è il fatto che si potranno piantare alberi veri; sì, perché nella parte verso via Porpora e via Andrea Costa, attualmente occupata dai corridoi dei passaggi del mezzanino, sotto di essi non vi è altra struttura e quindi solo terreno che può ospitare alberature.

Di negativo, secondo noi, c’è il possibile affollamento visivo, riempiendo il piazzale con queste strutture che ospiteranno i negozi e le terrazze e che di fatto ci pare la possano “soffocare” un po’. Terrazze che potrebbero diventare luogo di bivacco, perché piccoli cul-de-sac, dove si accederà tramite scalinate da un lato e ascensori dall’altro (sperando funzionino sempre).

Vogliamo infine trattare un ultimo aspetto che preoccupa molti: la circolazione stradale con il riassetto che riconfigura la rotatoria come di fatto un incrocio, o meglio, una strada ‘principale’ con più intersezioni. In realtà questo tipo di riconfigurazione, come avevamo già sottolineato nel nostro precedente articolo, è stato utilizzato spesso all’estero, per cui, se progettato bene, non darà problemi particolari alla viabilità. Inoltre lo studio MIC, che ha curato gli aspetti di viabilità, è uno studio di esperienza internazionale, per cui pensiamo che ci sarà buona cura dell’aspetto della mobilità.

Certo a una prima analisi non ci convince lo sbocco di viale Monza, perché a nostro avviso dovrebbe prevedere, in direzione sud, almeno due corsie separate: una per la svolta a destra e un’altra per la svolta a sinistra, perché altrimenti si possono creare imbottigliamenti in quel punto. Anche sull’aspetto della ciclabilità, uno dei punti qualificanti del progetto che prevede un raccordo di piste ciclabili da tutte le direttrici, abbiamo una perplessità, sempre sullo sbocco di viale Monza, all’incrocio con viale Brianza. A nostro avviso in quel punto sarebbe meglio ipotizzare un attraversamento ciclabile.

Il progetto presentato, comunque, adesso si avvia a una fase di verifica e confronto che probabilmente vedrà alcuni aggiustamenti nella sua versione finale. Tra questi ci sarà sicuramente il rapporto con viale Andrea Doria, già oggetto di un altro progetto rimasto in attesa dell’esito del concorso su Loreto. Bisognerà infatti armonizzare i due ambiti in modo da creare delle sinergie, come è anche stato evidenziato durante la presentazione. Probabilmente, all’interno di questa riqualificazione, si riuscirà anche a valorizzare meglio il monumento ai Martiri di Piazzale Loreto oggi relegato quasi a ‘episodio casuale’ ritagliato in mezzo a incroci e parcheggi.

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Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


53 thoughts on “Milano | Loreto – Riqualificazione del piazzale: le nostre impressioni

  1. Alessandro

    Ottima analisi, condivido le due criticità riguardanti il traffico e la singola corsia entrante da Monza e i materiali visivamente pesanti della nuova “torre” (tra l’altro con poche finestre nella parte destra che si affaccia sul piazzale).
    Non un progetto sbalorditivo, ma senza dubbio, il migliore tra quelli in concorso.

    1. Anonimo

      Anche io condivido il vostro timore che le terrazze diventino un luogo di bivacco di barboni o ragazzetti con panino di mc donalds e sigarette o tizi che usano l’aiuola come gabinetto per il cane…abitando in zona vedo già questo degrado in piazza Argentina e aree limitrofe.

      Nello streaming di presentazione, quelli del Comune dicevano che sarà un’area presidiata per garantirne la sicurezza, ma non mi fido molto vista la tolleranza finora spesso mostrata nei confronti del degrado.

      Spero che su quelle terrazze ci siano chiari divieti di accesso ai cani o di calpestare le aiuole o di bivaccare e che ci sia una security che funziona

  2. Anonimo

    Anche io condivido il vostro timore che le terrazze diventino un luogo di bivacco di barboni o ragazzetti con panino di mc donalds e sigarette o tizi che usano l’aiuola come gabinetto per il cane…abitando in zona vedo già questo degrado in piazza Argentina e aree limitrofe.

    Nello streaming di presentazione, quelli del Comune dicevano che sarà un’area presidiata per garantirne la sicurezza, ma non mi fido molto vista la tolleranza finora spesso mostrata nei confronti del degrado.

    Spero che su quelle terrazze ci siano chiari divieti di accesso ai cani o di calpestare le aiuole o di bivaccare e che ci sia una security che funziona

  3. Albe

    Non concordo con l’analisi. In assenza di attraversamenti la svolta a destra da viale Monza a Brianza sarà rapida, anzi proprio per quello l’errore sarebbe inserire l’attraversamento ciclopedonale che va benissimo davanti a Buenos Aires.
    Anche sui bivacchi in piazza, mi sembra improbabile proprio perché a gestione privata. Non possono permettersi una svalutazione della concessione.
    L’incognita sono le tempistiche ed il raccordo con l’esistente.

    1. Andrea

      Sì ma immaginati di essere un ciclista (fra qualche anno magari lo diventerai pure) che ora da viale Monza, col primo semaforo verde prosegue dritto fino a corso Buenos Aires. Con il nuovo progetto il ciclista che proviene da viale Monza deve aspettare il verde per attraversare la via e portarsi sulla nuova “penisola” nella zona centrale della piazza e poi aspettare un nuovo verde per attraversare nuovamente ed accedere in corso Buenos Aires.

      L’attraversamento suggerito da UF permetterebbe di evitare un semaforo, si attraversa viale Brianza e si svolta subito a destra in Buenos Aires, sono tra l’altro piuttosto convinto che molti ciclisti sceglieranno comunque questa ultima opzione pur di evitare un semaforo.

      Vuoi negare una comodità alla mobilità del futuro per evitare a chi inquina e provoca danni di attendere qualche secondo per svoltare a destra?

      1. Anonimo

        Il problema è che se blocchi il flusso delle auto aumenti e non diminuisci l’inquinamento. Mi sembra che con le ciclabili da Buenos Aires e Viale Monza e questa sistemazione accompagnata da quella di Vis Andrea Doria e Via Padova, noi ciclisti siamo messi bene bene…

        Concordo sulla connessione con la Centrale

        1. Andrea

          L’inquinamento è solo uno dei diversi problemi che creano le automobili, l’unica cosa da fare è disincentivarne l’utilizzo e contemporaneamente incentivare l’utilizzo di altri mezzi più sostenibili. Non penso che esista un modello di sviluppo che permetta alle auto di girare in città creando meno danni di quelli che già creano, le auto ferme forse inquinano di più ma sicuramente sono meno pericolose.

          Per quanto riguarda Via Andrea Doria, il progetto non sembra prevedere nessun miglioramento in senso ciclistico, in particolare i ciclisti che provengono da Loreto ancora dovranno fare la manovra sporca per proseguire verso la Stazione Centrale.

          1. Anonimo

            Guarda che sulla riduzione drastica delle auto siamo quasi tutti d’accordo su questo forum (nella popolazione totale nutro fierissimi dubbi, e finché non ci nomineranno imperatori del globo, le nostre soluzioni andranno negoziate con chi la vede diversamente)

            Anche immaginassimo una ritrazione del parco auto di due terzi (ipotesi con bassa probabilità nel prossimo decennio), anche il residuo sarebbe un sacco di macchine. Bloccarle agli incroci a motore acceso può fungere da disincentivo all’uso del veicolo ma anche da produttore di inquinamento ulteriore

            In genere, più le proposte sono massimaliste meno consenso generano e conseguentemente minori chance hanno di concretizzarsi

          2. Andrea

            Certo ma proporre un nuovo attraversamento per permettere un accesso ciclistico più semplice in via Buenos Aires e un possibile futuro proseguimento in via Andrea Doria non mi sembra un atteggiamento massimalista.

            Penso che sia decisamente molto più estrema la scelta di chiudere l’accesso a via Padova oppure costringere le auto ad attendere due semafori verdi per accedere a viale Monza da Buenos Aires (attualmente i semafori da attraversare sono tre ma, essendo coordinati tra di loro, valgono come uno) o, per concludere la lista, la scelta di restringere l’intero corso Buenos Aires per farci una ciclabile penso sia sicuramente più estrema che realizzare 30 metri di attraversamento ciclopedonale, attraversamento che nei fatti viene già ora praticato da diversi ciclisti che accedono in via Doria in modo sporco (illegale), pericoloso e certamente di intralcio alle auto. Si tratta solo di regolamentare una situazione che è già in essere.

          3. Anonimo

            Il massimalismo è il filo conduttore dei tuoi interventi.
            In questo caso parliamo di un intervento che ribalterà la situazione in piazzale Loreto: da uno svincolo autostradale ad un confinamento del traffico a uno spazio marginale. Esultiamo dia io che te.

            Questo fungerà da disincentivò per migliaia di automobilisti che sperabilmente ripenseranno la loro mobilità. Bene!

            Però devi sempre spostare l’asticella più in avanti senza pensare allo scenario possibile… Un certo volume di traffico rimarrà, anche solo mezzi pubblici e taxi, mezzi di trasporto merci con poche alternative al momento, e una frazione della circolazione privata attuale. Pensare a come integrarla con l’esistente non è un segno di resa alle auto, è un segno di intelligenza. Imporre visioni in cui si ignora una componente della vita urbana è miope e contro produttivo per la tua causa, Agent Provocateur…

      2. Albe

        Il progetto trasforma viale Monza in una stradina a due corsie, insostenibile credo nell’interpretazione del progettista con un semaforo di cortesia ed un attraversamento ciclabile trasversale (da impedire in ogni modo se si teme illegalità).
        UF propone di aggiungerlo inserendo un’altra corsia (ovvero togliendo gli alberi a destra). Fattibile ma non mi sembra migliorativo.
        Forse l’attraversamento trasversale di via Doria potrebbe essere più sostenibile ma meno utile.
        In conclusione mi fido di chi ha fatto il progetto che avrà sicuramente usato strumenti di modellazione dei flussi verosimili.
        Anche la circolazione veicolare in via Doria è l’unica possibilità per pedonalizzare di più Buenos Aires, punterei su quello piuttosto di rischiare di incasinare ancora di più, vista la prospettiva, il traffico di Loreto per non far fare 2 semafori ai ciclisti (esattamente come agli automobilisti).
        In più a monte dell’incrocio c’è un altro attraversamento solo ciclopedonale. Poi se in progettazione esecutiva inserissero una passerella trasversale alla piazza forse aiuterebbero anche l’accessibilità che effettivamente sembra vincolata agli ascensori.

  4. Andrea

    Aggiungo che sarebbe anche il caso di iniziare a pensare ad un percorso ciclabile che da via Andrea Doria porti direttamente alla Stazione Centrale. Bisogna evitare che questo progetto crei degli ostacoli che impediscano definitivamente la realizzazione di questo percorso.

    1. Camillo

      Cosa si intende per “attraversamenti pedonali rialzati”? Ci saranno i soliti marciapiedi di asfalto e strisce pedonali cancellate dopo pochi giorni in mezzo ad una tangenziale? O è previsto qualcosa di più serio e piacevole? Dai render non si vede bene.

  5. Nicola Liguori

    io direi che sarebbe ora di pensare a dove mettere le auto in parcheggio la zona e’ diventata invivibile per questo aspetto ogni giorno ci vogliono se va bene 45 minuti per trovare un parcheggio, ogni lavoro corrisponde al fatto di togliere un numero di parcheggi, gli angoli delle strade sono diventate delle piazze d’armi senza senso se il comune di Milano vuole togliere le auto di mezzo ce lo dica pero’ inizi a non farci pagare le tasse automobilistiche visto che disapprova cosi’ tanto le auto cosi’ con i soldi risparmiati inizieremo a trovare mezzi alternativi anche se sinceramente nel mio caso sara’ difficile partire alle 5 ed andare ad aprire la mm di Vimodrone o Villa Fiorita

    1. Wf

      Il comune di Milano non ti chiede nessuna tassa automobilistica.

      Rivolgiti allo stato per la questione tasse e balzelli.

      Che da questo il comune di Milano prende solo danni da rifacimento stradale causato dalle vostre automobili che acquistate sempre più pesanti.

      E di conseguenza hanno un costo enorme nel rifare strade ma anche i marciapiedi che distruggete quando ci parcheggiate sopra.

      Per non contare dei costi e danni quando vanno rifatte piante e aiuole dove ci salite con le ruote.

      Il comune ha solo danni e costi dalle auto.

  6. Camillo

    Cosa si intende per “attraversamenti pedonali rialzati”? Ci saranno i soliti marciapiedi di asfalto e strisce pedonali cancellate dopo pochi giorni in mezzo ad una tangenziale? O è previsto qualcosa di più serio e piacevole? Dai render non si vede bene.

    1. Wf

      Io voterei per i cuscini berlinesi.

      A ogni modo anche la responsabile della trasformazione di times square a New York applaude a questo cambiamento di piazzale Loreto.

      Se ce l’hanno fatta in America a imbrigliare il traffico possiamo farcela pure noi…

  7. Sgb

    Che bello!!! Si festeggia per l’apertura di un “piccolo centro commerciale”, che guarda caso è a ridosso di una delle vie più commerciali di Milano. Ecco proprio di questo c’è bisogno…

    Ma per non essere polemico inutilmente voglio porre all’attenzione dei lettori un aspetto che mi sembra non sia stato ancora preso in considerazione: le attività commerciali hanno bisogno di zone carico/scarico, soprattutto quelle legate alla ristorazione. Non le vedo e invece vanno previste, ma dove? Si sa come funziona il carico/scarico: anarchia totale in nome della fretta di consegnare.
    Un commento sulla viabilità: se chi ha fatto gli studi si basa su esperienze analoghe all’estero, siamo rovinati per un semplice fatto: il livello di inciviltà “automobilistica” (e non) che c’è in Italia falsa qualsiasi stima fatta su modelli esteri. Un esempio? La sosta delle auto sulle piste ciclabili. E se abbiamo gli incivili è anche perché chi deve far rispettare le regole è scandalosamente assente, e quindi anche più colpevole del reo.

    E chiarisco il fatto che secondo me l’automobilista incivile, quando diventa pedone o ciclista, ugualmente non rispetta le regole.
    Vediamo se chi risponde mi attaccherà sulla prima parte (la polemica) o se preferisce concentrarsi sulla seconda (la critica costruttiva).

    1. Anonimo

      Aiuto moriremo tutti! Nessuno ha pensato al carico/scarico! Come faremo?????

      Eh si perché i progettisti sono tutti incapaci e visto che secondo te, guardando due rendering di progetti, non ci sono zone di carico scarico allora significa che non sono state previste. Un ragionamento che, direi, non fa una piega.

      1. Sgb

        Infatti in Corso Buenos Aires il carico/scarico funziona a meraviglia!!! E non c’è bisogno di un rendering, basta che ti fai un giro. Eppure hanno da poco messo mano alla viabilità, ma guarda un po’, chiunque si ferma sulle piste ciclabili.

  8. Anonimo

    Personalmente sono scettico (oltre che per l’ex palazzo del comune, che temo sembrerà, come P35 – sperando di essere smentito dai fatti – una tavoletta di cioccolato poco interessante) per la apparente rimozione delle uscite della metro sotto il Coin, che (sono e) sarebbero state molto utili per evitare l’attraversamento al semaforo di viale Monza.

  9. Anonimo

    Io invece non sono per niente d’accordo con le critiche.

    Il nuovo assetto porterà traffico o ingorghi? Forse i primi giorni, ma poi il traffico calerà e si ridistribuirà, gli automobilisti capiranno come funziona e alcuni sceglieranno altri mezzi con cui spostarsi. Sarà poi decisamente più bello usare M1 e M2 in un luogo così bello.

    Ci saranno bivacchi? Cataclismi, vacche magre e cavallette? Ma su dai, non meno che in porta nuova e city life, il paragone dovete farlo con piazza tre torri. Non ci si rende conto della portata di questo progetto e delle energie positive che porterà.

    È solo un centro commerciale.. e allora? Siamo a due passi da Buenos Aires, che cosa ci volevate, uno spazio minimalista contemplativo? La gente ci andrà per incontrarsi, socializzare, mangiare o acquistare qualcosa. Chi non vorrà comperare nulla potrà non comprare nulla.

    Ora bisogna mettere il progetto in sicurezza piuttosto, scongiurare che un malaugurato cambio di giunta ad ottobre possa bloccarlo perché i tassinari, l’aci e i malati di parcheggio vogliono che Loreto resti l’enorme schifo che è. Il rischio è grande.

    1. Wf

      Alla fine ol centro commerciale all’aperto non è nulla di più e nulla di diverso della prosecuzione di corso Buenos Aires che è esso stesso un centro commerciale lineare.

      E neanche nulla di differente da piazza tre torri che è appunto una agorà con bar e tavolini e negozi.

      Vivaddio il turista potrà farsi una piacevole passeggiata lungo il corso e poi finalmente fermarsi a sedersi e bere mangiare qualcosa in questo nuovo spazio.

      E i commercianti dovrebbero baciare per terra per tutto questo cambiamento.

  10. Alberto Polacco

    Certo, c’è e ci sarà sempre da migliorare qualcosa ma sono convinto che stavolta stiamo andando nella direzione giusta. Auspico che idee simili vengano prese in considerazione anche per altre piazze che presentano gli stessi problemi di scarsa accessibilità pedonale come, per esempio, piazza Frattini.

  11. Anonimo

    Bisognerebbe bloccare il solito centro commerciale con la SOLITA sequenza negozi /fast-food per inserirci invece un polo di aggregazione per i giovani e con sale prove, conservatorio, sala lettura, uno spazio pubblico per eventi, atelier boutique per giovani artigiani, e perchè no un centro per anziani ecc…Invece no, meglio la solita banale catena di intimo made in Bangladesh o il “panino giusto”! E’ questo quello che rigenererebbe il quartiere con ottime ricadute per corso Bunos Aires e via Padova ? Ho i miei dubbi. Un polo dove si aggregherebbero giovani e non solo come in una mini campus potrebbe favorire per esempio l’apertura nei quartieri adiacenti di ristoranti decenti come in Brera o Garibaldi…convincendo nuovi imprenditori della ristorazione a scommettere davvero su via Padova o Buonos Aires… una vera novità nel quartiere sarebbe interessante anche per i non maniaci dello shopping che a Milano si può già fare ovunque e compreso on-line. Comune di Milano, ma spendili due soldi in piu’ e compra tutto tu….e falla una cosa di sinistra! Che ca..o! UNA!

    1. Anonimo

      Amico bello, non si tratta di cose di sinistra, centro, destra, alto o basso. Ma cose di danee…
      Un intervento come quello indicato costa. E tanto.
      Come un sacco delle altre iniziative che nell’ultimo decennio e nel prossimo hanno ridisegnato o stanno per ridisegnare Milano. A mio parere migliorandola enormemente

      Il comune ha poche palanche e ancor meno ora rispetto al solito visto il gettito fiscale. Se non ci si mettono i privati, fisiologicamente interessati ai profitti, un sacco di interventi ce li sogneremmo.

      Scendiamo dalla luna di sinistra, centro e destra e guardiamo alla realtà.

      Immagina di essere nel 2030 (o speriamo prima). Il centro commerciale a Loreto ti ripugna? Non andarci e fatti un giro alla BEIC che è a quindici minuti con la 90 o più o meno lo stesso in bici

      1. Anonimo

        Probabilmente sono io che non ci capisco di marketing territoriale, di commercio, di architettura o di urbanistica, e nemmeno di finanza pubblica. Per non parlare di politica. Probabilmente sono solo pessimista sfegatato. Ma non è che mi ripugnerà andare al centro commerciale di Loreto. Mi ripugnerà piuttosto che Piazzale Loreto non sarà affatto questa svolta che qui pensano tutti sarà. E nemmeno il volano del commercio di quel quartiere. Sarà solo un intervento che perderà smalto rapidamente per poi svuotarsi. Esattamente come tutti quei negozi dei mezzanini della Metro, da Loreto a Cordusio, P.ta Venezia, Centrale ecc. Amen.

        1. Anonimo

          A me invece i centri commerciali ripugnano e lì evito come la peste. Ma mi ripugnano maggiormente aree deprimenti della città come per esempio la Zona Garibaldi/Varesine fino ad una decina di anni fa.

          Visto che il pubblico non poteva -per mere ragioni economiche- rigenerare un’area depressa, mi va benissimo l’abbia fatto il privato.

          Loreto è terribile adesso e la proposta offerta sembra di buon livello, trasformando un luogo per auto in un luogo per persone. Si sarebbe potuto fare di meglio? Visto che qui si discute di opinioni, è legittimo sostenerlo, ma le condizioni di partenza devono essere chiare: status quo/maquillage impalpabile con i soldi municipali, cambiamento radicale con investimenti di privati. Tertium non datur. Tra l’altro come ha scritto qualcuno, Burnos Aires è un centro commerciale lineare e Loreto sarà il puntino sulla I. E se i bipedi che lo popoleranno saranno meno sofisticati di chi frequenterebbe un museo o un centro culturale, saranno sempre più vivi della quattro ruote che adesso pascolano in quelle praterie di asfalto

          Allora io mi terrò a distanza di sicurezza dai centri commerciali verso cui sono allergico, ma magari una passeggiata esplorativa fra il verde per curiosità la farò. Non credo di aver mai nutrito lo stesso interesse nell’attraversare la piazza nella configurazione attuale

        2. Wf

          Hai ragione.
          Non ci capisci di marketing territoriale, di commercio, di architettura o di urbanistica, e nemmeno di finanza pubblica. 

    2. Anonimo

      Sarebbe bello immaginare un futuro che vada oltre il tavolino del bar col negozio in franchising dietro. Ma forse più che di “destra o di sinistra” occorrerebbe essere fantasiosi.

      1. Anonimo

        WF si’ : centro per anziani, e allora? non penso alle pensioni o alle RSA, ovviamente ma a luogo di aggregazione e ricreazione: “isole felici”. Capisco che tutto questo faccia venire la pelle d’oca ma hai presente che la società italiana è la seconda piu’ anziana del pianeta? e che sono gli anziani piu’ affluenti dei giovani? E che per gli anziani non esiste nessun programma oltre che fare da appoggio alle coppie di trentenni sfigati monoreddito o senza reddito?

          1. Anonimo

            In Francia non abbiamo “campi di bocce” ma giochiamo a petanque in piazze sterrate sotto platani centenari.
            Strano che un tuttologo come Wf esperto in marketing, commercio, architettura urbanistica e addirittura finanza non lo sappia.

          2. wf

            lo sappia lo sappia…

            tira il boccino lontano.

            e cerca di prendere un suv con la boccia de fero!

        1. Andy77

          Mi spiace fare un pò di conti per smentire quanto da te detto: il 25% del Pil va in pensioni, la sanità richiede l’80% dei budget regionali ed il 20% del Pil, la sicurezza un buon 5% (i vecchi si spaventano di più e rompono i maroni).
          Se poi dai una sbirciatina sui conti bancari e investimenti in fondi vedi che le fasce di età più abbienti sono proprio over 60.
          Se fai una statistica sul patrimonio immobiliare vedi che è in mano in prevalenza agli over 60 (in Italia il 90% delle prime abitazioni è di proprietà)
          Il problema è l’opposto: lo stato a tutti i suoi livelli si occupa in prevalenza degli anziani, i genitori sotto i 60 pagano tutto di tasca propria per i figli e i giovani devono arrangiarsi. Spero che questa nuova piazza sia focalizzata su altre generazioni perché è ora che si faccia qualcosa per loro. Ci si lamenta dei Centri Sociali e dei bivacchi alle colonne di San Lorenzo ma che spazi diamo ai giovani?
          Per inciso non sono un giovane

  12. Anonimo

    Il successo di questo intervento sarà anche legato alla avvenuta, o meno, riqualificazione dei cittadini maleducati entro il 2025.

    La domanda è: entro il 2025, saranno stati riqualificati gli incivili che buttano a terra mozziconi e cartacce, che gettano rifiuti nelle aiuole, che fanno pisciare il cane dappertutto come se fuori da casa loro fosse fosse tutto un gabinetto, che parcheggiano sui marciapiedi e sulle aiuole, che sputano a terra, che imbrattano muri e panchine, che riempiono i cestini pubblici con il sacco dei rifiuti di casa propria o del proprio negozio?

    1. Anonimo

      Completamente d’accordo.
      Direi che è necessario un combinato di maggior cultura e maggior supervisione pubblica (con positive ricadute sulla cultura)

      Se il pubblico non sanziona le trasgressioni trasmette un messaggio di scarsa rilevanza di questa critica dimensione civica

  13. Anonimo

    Ma avete fatto un giro in piazza tre torri? Il modello di Loreto è chiaramente quello. È vero, è un luogo commerciale ma le città sono anche soprattutto luoghi in cui si compra e si vende, sono sempre state questo. Io non ci vedo nulla di male. Vedo male in ciò che Loreto è oggi, un luogo brutto e respingente da cui vuoi scappare prima possibile.

    Questo intervento creerà un nuovo centro, e sarà frequentatissimo, li sotto scambiano le due più importanti linee di metropolitana della città. La gente che arriva in auto sarà una frazione delle persone che lo frequenteranno perché snodo di trasporto pubblico, è davvero ciò che ci vuole per rigenerare la zona, più approfondisco il progetto e più ci vedo solo cose positive.

    Anche se si rallenterà un po’ il traffico è positivo, così si sveglia e la lascia a casa l’auto, e a Milano ci arriva in treno. Chi vuole andare in giro in auto ha tutte le autostrade e le tangenziali che vuole per farlo.

    1. Wf

      Ma quelli ai quali ripugna il tavolino con il bar e il negozio dietro….

      … pensavano di fare la solita aiuola dove pisciare il cane?

      Cacca e piscio di cane dentro una rotatoria?

      Non perché veramente non ho capito quali futuristici progetti tali architetti del nulla avessero in mente… che non fosse la solita gabbia di caccacane con 4 panchine in mezzo allo smog

      Urbani urbanisti

        1. Albe

          E che ci vuole a togliere 2 corsie da un viale largo 70 metri? Francamente è più rivoluzionario il rifacimento di piazzale Loreto.
          Hanno una lunghissima prospettiva e Costerà 250 milioni di euro (4 volte Loreto per rifare il pavimento di un viale…).
          Tra l’altro dai render (dove le macchine sembrano allegri pedoni che si spostano a caso) non vedo neanche una piantumazione rilevante: solo aiuole e pavimenti nuovi. Sopravvalutato

        2. Andy77

          Complimenti! Anche io vorrei Corso Buenos Aires e Corso Venezia così! solo le traverse aperte al traffico per lo scarico merci.
          Ora vediamo cosa dicono i commercianti e gli indignati di professione.

  14. Wf

    Quante metropolitane potevamo farci con gli stessi soldi che stiamo continuamente buttando dentro questo buco nero inghiotti soldi?

    Soldi nostei letteralmente buttati al cesso.. e tirata l’acqua.

    BreBeMi, questo è il decimo anno su dieci chiuso in passivo: resta solo una cosa da fare

    Dario Balotta
    Esperto di trasporti e ambiente

    Si aggrava la crisi finanziaria della BreBeMi, che anche nel 2020 chiude il bilancio in perdita per quasi 96 milioni di euro, quasi il doppio dei 49 milioni, sempre di perdite, del 2019. Questo è il decimo anno consecutivo (ovvero tutti gli anni di vita della società) chiuso in passivo, per un totale di 382 milioni di euro di deficit.

    La crisi del Covid ha soltanto aggravato il trend costantemente negativo di un’opera che non ha e non ha mai avuto alcuna chance di sostenibilità finanziaria, e ancor di più nessuna giustificazione sotto il profilo della domanda di traffico. Le tariffe di BreBeMi, come quelle di Pedemontana e TEM, sono più che doppie rispetto agli altri concessionari autostradali: servirebbe più che dimezzarle per aumentare il traffico ed evitare così che questa autostrada resti solo un peso sulle finanze dei pochi utenti e in futuro dello Stato che ci dovrà mettere una pezza.

    Leggi Anchedal blog di Roberto CudaBrebemi, con questi numeri non si va lontano

    A gravare sui conti della BreBeMi è lo scarso traffico – inferiore a quello di una strada provinciale da ben prima della pandemia – e un indebitamento finanziario netto che a fine 2020 si attestava a 2,3 miliardi di euro, dovuto a obbligazioni (1,64 miliardi), prestiti bancari (288,6 milioni) e finanziamenti dei soci (273,2 milioni). In dieci anni la società non ha ancora pagato una rata del mutuo acceso con le banche. Questo è anche un segno del fallimento dell’uso strumentale che si è fatto del project financing: se ne vantano i privati, ci guadagnano le banche ma a pagare è sempre Pantalone.

    A nulla possono bastare le alchimie finanziarie utilizzate in questo periodo per rinviare il crac. Come l’adozione di strumenti partecipativi simili alle azioni e computati a patrimonio. O la richiesta a una parte dei creditori di sospendere la verifica di alcuni parametri finanziari legati al debito (covenant). E pensare che solo alla fine del 2019 la BreBeMi aveva rifinanziato il suo debito da 2 miliardi, che poggiava essenzialmente sui due finanziamenti del 2013, suddividendolo in una obbligazione da 1,62 miliardi e in un prestito bancario da 362 milioni.

    L’autostrada corre per 62,1 km ed è stata realizzata per decongestionare il crescente traffico sulla già esistente A4 Milano-Brescia, ma non ha ottenuto questo obiettivo, visto che il traffico è cresciuto costantemente sull’A4 ma non altrettanto su BreBeMi, troppo cara. Inaugurata il 23 luglio del 2014, la A35 è costata il doppio del previsto per gli investimenti sostenuti, e il traffico non ha rispettato le previsioni di 80 mila veicoli al giorno, fermandosi a 20mila.

    Per evitare il fallimento, la società ha ottenuto un finanziamento di 320 milioni da Stato e Regione, un allungamento della concessione di 5 anni (da 20 a 25 anni), e la possibilità di realizzare il collegamento con l’A4 a Castegnato (60 milioni di spesa e 30 ettari di suolo agricolo consumato oltre ai 990 ettari già utilizzati per l’autostrada).

    Nonostante ciò, alcune società di consulenza vicine alla regione, tra cui spicca la Infrastructure Research & Advisory Unit, hanno dichiarato la BreBeMi un successo superiore alle aspettative. Il successo deriverebbe dal fatto che sull’asta Milano-Brescia sarebbero in costruzione 4 centri logistici: Cortenuova (BG), Offanengo (CR), Ospedaletto e Chiari (BS).

    In realtà, in tutta la Lombardia i poli logistici sono cresciuti come funghi, ma il merito – a volerlo chiamare tale – non è di BreBeMi ma dell’esplosione dell’e-commerce e della moltiplicazione degli operatori della media e grande distribuzione. Ognuno di essi infatti realizza il proprio centro di rifornimento senza che il territorio ne sappia governare la localizzazione e l’impatto, senza mai pensare di recuperare le troppe aree dismesse, e lasciando che a farne le spese siano le aree agricole, sulle quali è molto meno costoso costruire.

    Poco conta che il danno sia definitivo: sarà sempre presente un galoppino anglofono che, previo lauto pagamento, sarà disponibile a celebrare come successo quello che in realtà è un fallimento.

    1. Anonimo

      Piange il cuore pensare a tutti i soldi buttati per le auto, il mezzo in assoluto più inquinante e devastante per il nostro futuro.

      Se avessero speso i soldi della pedemontana e della brebemi nel rafforzare e sviluppare il sistema ferroviario suburbano ora avremmo una rete degna di una normale città tedesca, francese o Svizzera, invece abbiamo trenord e pedemontana e brebemi che sono un pozzo senza fondo dove noi Lombardi buttiamo soldi.

      Cosa c’entra con Loreto? Che dobbiamo limitare quanto più possibile le auto, perché vivere in una città con poche auto fa bene a tutti e soprattutto fa bene all’economia. Le città più vivibili e ricche in Europa hanno esattamente la metà delle auto ogni 100 abitanti che abbiamo noi. C’è un mare di lavoro da fare per aiutare tanti cittadini a sollevarsi dall’onere del possesso di un’automobile.

  15. AvH

    Sarebbe una bella prospettiva ma a differenza dell’area Garibaldi o Tre Torri , parrebbe purtroppo che questo nuovo progetto non tenga in sufficiente considerazione come di fatto in piazzale Loreto converge il traffico di ben 6 confluenze stradali a doppia corsia con relativo traffico stradale unendo assieme quello proveniente dalle varie arterie di viale Brianza, corso Buenos Aires, viale Abruzzi, via Porpora, via Costa, viale Monza, senza contare i due innesti di via Padova e di via Doria.
    Tempo addietro un’altro progetto credo fosse meglio improntato attraverso la realizzazione di una soluzione per la viabilità sotterranea a livello dell’attuale mezzanino MM1-2.

    1. Wf

      Non è vero.

      È stato progettato esattamente per tenere conto di tutto l’enorme flusso di traffico .

      Hanno fatto uno studio e poi presentato il progetto che anche per questo è risultato vincente.

      Informati meglio la prossima volta.

  16. Anonimo

    La pedonalizzazione avrà successo quando si integrerà Milano con i territori circostanti.
    È chiaro che chi abita in Corso Como non va al lavoro in macchina, la maggior parte di chi lo fa arriva da 20 km e più fuori Milano.
    Finché fuori dalla circonvallazione ci sono treni costantemente in ritardo e a frequenze ridotte, treni a gasolio da una carrozza (storia vera), pullman che dopo le 17 smettono di esistere, le persone continueranno a venire a Milano in macchina e a parcheggiare magari anche nelle aiuole.
    Smettere di pensare al modello-città stato, ai soli milanesi come fruitori della città, integrando le province vicine permetterebbe anche di diminuire la richiesta di case a milano Milano, riducendo l’inflazione e la bolla immobiliare già a livelli imbarazzanti

    1. Wf

      Non hai idea di quante persone che abitano a Milano potrebbero benissimo NON prendere l’automobile.

      E invece fanno i comodoni choosy

    2. Andrea

      Finché chi abita nei territori circostanti continuerà a poter accedere a Milano in macchina, la politica continuerà a disinteressarsi dei treni che arrivano in ritardo e dei pullman che alle 17 smettono di andare.

      Lamentati con chi ha speso il suo tempo e le sue risorse per costruire la TEM al posto di darle ai treni ed ai pulman (e alle ciclabili, che anche quelle sono utili non solo a chi abita in Corso Como).

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