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Milano | Mobilità: in città la bandiera gialla di FIAB-ComuniCiclabili

Da ieri anche Milano è nella rete di FIAB-ComuniCiclabili. Il riconoscimento della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, che valuta e attestata il grado di ciclabilità dei comuni italiani accompagnandoli in un percorso virtuoso verso politiche bike-friendly, è stato consegnato questa mattina all’assessore alla Mobilità Marco Granelli. 
 
“Sono molto felice di prendere per Milano questa bandiera gialla. Grazie! – ha dichiara l’assessore Granelli –. So bene che molto lavoro è ancora da fare sia per quanto riguarda le connessioni dei percorsi ciclabili che sul consenso che i cittadini danno allo sviluppo della rete. Ogni giorno, negli ultimi mesi, oltre 9mila ciclisti percorrono corso Buenos Aires, la più grande arteria commerciale della città, ma a fronte di questo numero incoraggiante tanti trovano ragioni di dissenso. Noi lavoriamo perché il tempo dia ragione alle ciclabili. Iniziative come questa e la costante collaborazione anche dialettica con FIAB sono sicuramente uno sprone verso una città più sostenibile dove ci sia spazio per ogni tipo di mobilità in sicurezza”. 

Ad oggi sono oltre 150 le città italiane che hanno ricevuto da FIAB il riconoscimento di ComuneCiclabile: da piccoli paesi a realtà più grandi fino ai capoluoghi di provincia e di regione che, nel complesso, rappresentano oltre il 18% della popolazione italiana, ovvero 11 milioni di abitanti.  
 
“Siamo onorati dell’ingresso di un capoluogo metropolitano del calibro di Milano nella rete di ComuniCiclabili, che conferma l’autorevolezza del progetto basato su un dettagliato lavoro di valutazione dei diversi parametri della ciclabilità attraverso verifiche sul campo compiute dal nostro team – dice Alessandro Tursi, presidente di FIAB-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta –. La città sta intraprendendo politiche incisive per la mobilità sostenibile. Il punteggio di 2 bike-smile assegnati per il 2021 è l’istantanea di una realtà grande e complessa avviata verso una transizione virtuosa e necessaria”. 

Il riconoscimento FIAB-ComuniCiclabili attribuisce ai territori un punteggio da 1 a 5 assegnato sulla base di diversi parametri e indicato sulla bandiera gialla con il simbolo dei “bike-smile”. Quattro le aree di valutazione: mobilità urbana (ciclabili urbane/infrastrutture, moderazione traffico e velocità), governance (politiche di mobilità urbana e servizi) comunicazione e promozione e cicloturismo. 
Tra gli aspetti evidenziati nel giudizio finale per Milano si legge: la capillarità del bike-sharing tale da aver contribuito a innescare la transizione verso nuove abitudini quotidiane, gli interventi per la moderazione del traffico e della velocità, il positivo ricorso ai nuovi strumenti di ciclabilità leggera inseriti nel Codice della Strada, il calo del tasso di motorizzazione. Ma anche il positivo impegno della governance attraverso il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), che ora dovrà essere messo in pratica in modo completo, e le iniziative di urbanismo tattico.

“Apprezziamo la scelta del Comune di Milano nel sottoporsi al vaglio di un ente che dà valutazioni oggettive sullo stato di fatto e sui risultati raggiunti per favorire la ciclabilità, aderendo così a un progetto che apre al confronto con gli altri ComuniCiclabili in Italia – commenta Guia Biscàro, presidente di FIAB Ciclobby Milano -. Si tratta, a nostro avviso, di un segnale molto positivo perché indica la volontà di far crescere e di sviluppare il percorso che si sta affermando in tutta Europa: spazio pubblico condiviso e redistribuito per tutte le funzioni e tra tutti gli utenti, maggiore sicurezza sulle strade, riconoscimento e valorizzazione di tutte le forme di mobilità attiva (a piedi e in bicicletta)”. 
 
Sono 15 in Lombardia i territori aderenti a FIAB-ComuniCiclabili. Tra le città capoluogo ci sono Bergamo, Brescia e Lecco, quest’ultima new entry del 2021 come Milano. Nella provincia di Milano i ComuniCiclabili sono: Segrate, San Donato Milanese, Cernusco sul Naviglio, Cassina de’ Pecchi, Gaggiano e Rescaldina. 
Completano il ventaglio Crema (CR), Saronno (VA), Desio (MB), Sulbiate (MB) e Borgarello (PV). 

“Apprezziamo la scelta del Comune di Milano nel sottoporsi al vaglio di un ente che dà valutazioni oggettive sullo stato di fatto e sui risultati raggiunti per favorire la ciclabilità, aderendo così a un progetto che apre al confronto con gli altri ComuniCiclabili in Italia – commenta Guia Biscàro, presidente di FIAB Ciclobby Milano -. Si tratta, a nostro avviso, di un segnale molto positivo perché indica la volontà di far crescere e di sviluppare il percorso che si sta affermando in tutta Europa: spazio pubblico condiviso e redistribuito per tutte le funzioni e tra tutti gli utenti, maggiore sicurezza sulle strade, riconoscimento e valorizzazione di tutte le forme di mobilità attiva (a piedi e in bicicletta)”. 
 
Sono 15 in Lombardia i territori aderenti a FIAB-ComuniCiclabili. Tra le città capoluogo ci sono Bergamo, Brescia e Lecco, quest’ultima new entry del 2021 come Milano. Nella provincia di Milano i ComuniCiclabili sono: Segrate, San Donato Milanese, Cernusco sul Naviglio, Cassina de’ Pecchi, Gaggiano e Rescaldina. 
Completano il ventaglio Crema (CR), Saronno (VA), Desio (MB), Sulbiate (MB) e Borgarello (PV). 

Tag: Piste ciclabili, viabilità, Mobilità, FIAB-ComuniCiclabili

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


10 thoughts on “Milano | Mobilità: in città la bandiera gialla di FIAB-ComuniCiclabili

  1. Anonimo

    Da ciclista urbano, secondo il mio punto di vista, più che la mancanza di percorsi ciclabili la principale causa che rende Milano poco ciclabile è la velocità e lo stile di guida dei conducenti di veicoli a motore.
    Troppe auto e moto superano i limiti di velocità (per poi inchiodare sistematicamente al primo semaforo rosso), guidano al telefono, parcheggiano in doppia fila, sorpassano senza lasciare l’adeguato spazio, sorpassano per poi subito girarti a destra mettendoti in gravissimo rischio.

    Un automobilista non può capire il senso di disagio in cui questi comportamenti pericolosi possono mettere ciclisti o pedoni perché nessuno glielo insegna e regna il menefreghismo. La vita altrui sembra non importare a chi guida un mastodonte di 2 tonnellate, ci si sente potenti e sopra le regole (e la pubblicità delle auto te lo dice spesso chiaramente).

    Gli autovelox in città sono una manciata e tutti ben segnalati, i vigili urbani hanno evidentemente altro da fare che controllare i comportamenti potenzialmente mortali e la cittadinanza probabilmente non si rende conto che la situazione non è normale, perché non conosce alternative. Milano è sempre stata così e cambiare abitudini è difficile.

    Io spero che si possa cambiare più velocemente, perché ho il presentimento che prima o poi un bell’incidente mi capiterà per forza. Incidente in cui io mi farò seriamente male mentre l’automobilista che non mi ha visto perché al cellulare avrà solo il cofano della sua bella berlina o potente suv ammaccato.

    1. Und Tschüß!

      Tutto vero purtroppo… di fatti, in generale a Milano e in generale in Italia, usare il termine “guida” è uno stupro al significato della lingua italiana.. ci si… sposta in auto da A a B e basta.
      Non ci sono controlli, controlli velocità (solo fissi e segnalati.. e ci si lamenta lo stesso) venissero fatti i controlli che vengono fatti ad es. in Germania (praticamente solo in civile) scoppierebbe una sommossa! Mi sono sempre domandato, tra l’altro, come viene controllata la distanza di sicurezza.
      Sulla sosta poi… intendo con rimozione forzata ad es. ove indicato.. il nulla!
      In tutte le cose bisogna identificare delle priorità e a Milano non sono di certo le piste ciclabili pensando almeno pensando a un piano dedicato con relativa segnaletica ecc ecc.
      Prima cosa andrebbe creato spazio portando quanto più possibile sottoterra (posti/box auto) costruire una circonvallazione (vera e segnalata!! tipo.. Ring) con sottopassi e tunnel affinché il traffico fluisca e liberi spazio in superficie.
      Mi chiedo sempre se Sala abbia mai visitato una città… in Europa 😀

  2. Anonimo

    Importante è andare avanti con questo cambio culturale epocale. Lo scorso weekend sono stato in Corso Buenos Aires e la quantità di ciclisti era impressionante. Si vede che la necessità dell’infratstruttura c’è.

    1. Anonimo

      Certo, le infrastrutture sono indispensabili ma quanto tempo impieghi a realizzare piste ciclabili in tutte le strade? Servirebbero decenni con il ritmo attuale.

      Si potrebbe agire più velocemente e economicamente calmierando, sanzionando e regolando meglio il traffico motorizzato, rendendo tutta la città ciclabile in tempi brevi, diminuendo i morti, i feriti e tutti i costi sociali che l’abuso delle automobili si porta dietro.

      Chi ci amministra lo sa bene, ma fatica a prendere posizione per la diffidenza al cambiamento di troppi cittadini: non esiste futuro per l’automobile in città, più se ne riduce l’uso e più aumenta la ricchezza della città stessa e dei suoi abitanti. Si deve fare e se non si fa si resta indietro e va a finire che si perde in competitività, in uno scenario in cui le aziende più tecnologiche e i fondi di investimento scelgono la città dove investire anche per la qualità della vita che possono garantire. Qualità della vita che, è incontrovertibile, è più alta meno auto si hanno.

  3. Wf

    Da quando hanno disegnate per terra le strisce della ciclabile in corso Buenos Aires hanno iniziato a circolare un numero impressionante di biciclette…

    Veramente l’ho visto con i miei occhi settimana scorsa.

    È veramente un successo enorme.

    Va fatto dovunque dove si può.

    Basta poco per far venire voglia ai milanesi di usare la bicicletta al posto dell’automobile.

    Ma bisogna dargli percorsi.

    Avanti così. Il metodo funziona alla grande.

  4. Dan

    Io non so con quale coraggio feltri dichiara che voglia far guerra e cancellare tutte le ciclabili ?

    Questa è follia!

    Ragazzi le ciclabili servono sempre di più!
    Inutile poi andare ad Amsterdam o nei paesi del nord Europa e dire che bello, chissà quando lo capiranno in Italia?!

    Io sono stato recentemente i percorsi ciclabili sono solo in segnaletica, nessuna barriera, nessuna separazione dalle macchine , nessun paletto!!!

    Condividono la strada pedoni, bici, MACCHINE e fiume.

    Quindi (per come la vedo io) bisognerebbe cambiare atteggiamento e visione. No sindaco !

    1. Ale

      Feltri & Co vivono nei salotti e negli studi TV… cosa possono commentare della vita dei cittadini.
      Più Bentley meno biciclette….

  5. Anonimo

    In una città dove la cultura dell’automobilista aggressivo è una eredità storica, se veramente vogliamo dare spazio ad una maggiore diffusione dell’uso della bicicletta, vanno costruite le strutture necessarie (ciclabili in protezione).

    Sia i tempi che i costi non sono proibitivi per una città come Milano. Basta avere la bolgie e determinazione di farlo. Su questo la giunta Sala a mio avviso in 5 anni poteva fare di più anche perché questo è stato uno dei loro cavalli di battaglia in campagna elettorale.

    Suggerirei inoltre ( anche se difficile poiché l’installazione richiede l’autorizzazione del prefetto) di cominciare a monitorare in modo serio la velocità dei veicoli nel centro città, specialmente sulle vie di scorrimento, installando autovelox fissi e mobili

    1. Anonimo

      Io non capisco perché siamo praticamente l’unico paese europeo che non monitora minimamente la velocità delle auto.
      All’estero gli autovelox sono un po’ ovunque e inflessibili si multa anche a raffica e i risultati si vedono. Qua da noi, nelle nostre città, tra le più belle al mondo, bisogna pregare prima di attraversare una strada o farsi un giro in bici la sera, quando il traffico cala e aumenta esponenzialmente la velocità dei pazzi al volante.

  6. Stufa

    Le ciclabili a Milano sono totalmente insufficienti. Si parla solo di Corso Buenos Aires e il resto? Spesso inagibili tipo via Dezza dove hanno rifatto i giardini ma non la ciclabile o già mezze cancellate come in via Sardegna dove la riga sull’asfalto non si vede più. Tutte frammentate e scollegate tra loro. Inoltre non esistono piantine chiare scaricabili, a volte addirittura indicano le corsie dei controviali come ciclabili dove invece le auto vanno a tutta birra!

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