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Milano | Porta Garibaldi – Alla scoperta di ED.G.E.

Un cantiere complesso, tecnologie e materiali innovativi, piccole e grandi curiosità dell’edificio in costruzione di fronte alla Stazione Garibaldi.

ED.G.E. EDifici Garibaldi Executive è il complesso in costruzione da qualche anno sull’area una volta occupata dall’ex Hotel Executive in viale Sturzo 45 (questo il nostro ultimo articolo sull’avanzamento lavori). Abbiamo incontrato l’ing. Matteo Molteni, Project and Construction Manager in General Planning Srl, e l’arch. Alessandro Dal Ferro, del Project Management department di Colliers REMS, che stanno seguendo la realizzazione di questo progetto, per farci spiegare le caratteristiche principali dell’intervento e scoprire le particolarità di questo cantiere.

Col nuovo edificio, progettato da Onsitestudio, si mantiene la struttura di base del preesistente Hotel Executive, costruito negli anni ’70 del ‘900, ma viene stravolta totalmente la distribuzione interna e ripensato l’impianto strutturale. Infatti il vecchio albergo aveva pochi corpi scale per la distribuzione verticale ai piani, posti alle estremità della struttura stessa, in modo poi da accedere ai corridoi che portavano alle camere.

La nuova impostazione riposiziona i corpi scale in maniera più distribuita e suddivide l’edificio in tre manufatti ‘indipendenti’, denominati Sturzo, D’Azeglio e Tocqueville a seconda della via dove si affacciano. Per i nuovi collegamenti verticali sono stati costruiti dei nuovi ‘core’ con funzione statica, in modo da fare anche da supporto alla struttura. Sono posizionati al centro dei tre edifici così da lasciare spazio agli uffici, per migliorarne la fruibilità e permetterne l’affaccio verso l’esterno. Della struttura esistente sono stati comunque mantenuti sia i solai che i pilastri, intervenendo su questi ultimi con un’opera di rinforzo, tanto per sostenere i piani aggiuntivi previsti dal progetto quanto per l’adeguamento alle normative antisismiche.

L’edificio Tocqueville è stato costruito ex-novo, non essendo presente su quel lato un precedente corpo di fabbrica, realizzandone la struttura in acciaio. Stesso materiale anche per le sopraelevazioni sugli edifici Sturzo e D’Azeglio, mentre i solai sono realizzati in cemento alleggerito con polistirene. Per legare tutti gli elementi tra di loro è stata gettata una nuova platea di fondazione che ha richiesto uno sforzo organizzativo notevole, data la complessità di intervenire sulle fondamenta di una struttura già esistente.

Le facciate sono costituite da due strati: serramenti con lastre di vetro a tutta altezza mascherati da un secondo strato di elementi prefabbricati in calcestruzzo, studiati e progettati in parallelo alle strutture. Prima della posa sono state predisposte le parti di sostegno dei prefabbricati in calcestruzzo in modo da poi far combaciare tutto e garantire la tenuta all’acqua. All’esterno dell’edificio, a seconda del prospetto, le facciate mostrano un disegno differente, partendo dal modulo strutturale degli elementi di tamponamento, per poi dimezzarsi, mentre all’interno, verso la corte, il disegno è omogeneo. I moduli prefabbricati sono utilizzati solo fino all’altezza dell’edificio preesistente; le facciate dei sopralzi sono realizzate con materiali più leggeri. Ѐ stato eseguito anche uno studio dell’esposizione solare, da cui è derivata la creazione di diverse tipologie di lesene marcapiano in modo da avere un ombreggiamento ottimale in tutti i punti.

Per quanto riguarda gli ambienti interni, in un primo tempo si era pensato di creare degli ambienti lavorativi open space, ma sono attualmente in corso d’opera delle modifiche e compartimentazioni specifiche richieste da chi andrà a occupare gli edifici. Già inizialmente, comunque, il complesso è stato progettato per essere il più flessibile possibile.

Gli spazi comuni comprendono la bella corte interna ad uso esclusivo, con giardini pensili, oltre ad altri tre ambienti situati dentro il corpo di fabbrica. Sono state realizzate sale polivalenti seminterrate ad uso comune e con affaccio nel cortile. Infine, oltre all’autorimessa con 123 posti auto, distribuita su due piani sotterranei e dotata di punti ricarica per veicoli elettrici, è stata prevista una rimessa per oltre 50 bici con anche docce e spogliatoi (essenziali, a nostro modo di vedere, in un complesso ad uffici di nuova realizzazione che vuole incentivare la ‘mobilità dolce’).

Attualmente ED.G.E. è in attesa di conseguire la certificazione LEED Platinum grazie all’attenzione che ha riposto in tema ambientale e di risparmio energetico dell’edificio, curando impianti, materiali e modalità d’uso. In particolare verrà utilizzato un impianto fotovoltaico per produrre energia e acqua di falda per il raffrescamento degli ambienti interni tramite pannelli radianti a soffitto coadiuvati dall’uso di fan coil.

ED.G.E. sarà inoltre uno dei primi edifici in Italia ad ottenere la certificazione WiredScore per la connettività, funzionalità ormai imprescindibile per qualsiasi azienda che pretenda efficienza dai propri spazi. Grazie a questa certificazione, ED.G.E. offrirà un’infrastruttura che garantirà un’esperienza fluida e stabile in tutto l’edificio, a beneficio sia dell’operatività sia del benessere psicologico degli occupanti.

Il cantiere è stato particolarmente complesso, perché, come si accennava più sopra, ci si è mossi all’interno di una struttura già esistente dovendo operare consistenti modifiche. In particolare la complessità è stata data da una somma di problematiche, anche di facile risoluzione prese singolarmente, ma che andavano affrontate contemporaneamente, con fornitori diversi da coordinare, sia nella ricostruzione interna che per le sopraelevazioni e le facciate. Ogni zona ha seguito uno specifico avanzamento di cantiere, dovendo affrontare vincoli e difficoltà notevoli a cui si è fatto fronte adottando soluzioni che puntassero sulla qualità.

Il completamento finale dell’intervento è previsto per i primi mesi del 2022, escludendo il cortile interno che sarà sistemato e piantumato più avanti. Verrà consegnato prima l’edificio Tocqueville, poi Sturzo ed infine D’Azeglio . Le sistemazioni finali interne sono a carico dei tenant che andranno ad occupare gli spazi.

Manca quindi qualche mese prima di vedere ED.G.E. terminato così da andarsi ad aggiungere agli edifici che in questi anni hanno ridisegnato il volto di Milano. Un volto che guarda al futuro con ottimismo.

Riferimento fotografico: Roberto Arsuffi, Claudio Nelli, Duepiedisbagliati

Tag: cantiere, ED.G.E., viale Sturzo, Porta Garibaldi, ex hotel Executive, General Planning, Onsitestudio, ColliersItaly, BEtheEDGE, RealEstate, EDGE, Rockthecity

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


22 thoughts on “Milano | Porta Garibaldi – Alla scoperta di ED.G.E.

  1. poi uno si domanda perchè la città non piace ai turisti

    Bello di giorno poi pero’ tutto un quartiere di uffici in pieno centro significa che dalle 20h in poi si spopolerà e diventerà terra di nessuno. Benvenuti a homeless, spacciatori e balordi di ogni tipo! Tra stazione e Coso Como la dinamite è innescata…possibile che a nessuno venga in mente di creare un equilibrio di funzioni? se appiccichi palazzotti di uffici uno accanto all’atro significa che quella parte li’ la stai marginalizzando dalla città. Forse in quartieri votati alla monofunzione come le aree congressi, i poli fieristici, magari è intelligente aggregare, ma in pieno centro??? poi uno si domanda perchè la città non piace ai turisti stranieri – e nemmeno agli italiani.

    1. Anonimo

      Esattamente dietro questi uffici è pieno di palazzi residenziali, e ne stanno facendo uno nuovo.

      Ai turisti stranieri Milano piace molto. Leggiti le ultime guide del Ny Times e di Lonely Planet.

    2. Anonimo

      ci abito. da come scrive lei evidentemente non ci è mai nemmeno passato.
      riguardo al turismo le consiglio di leggere le statistiche pre covid.
      per inciso il residence nel palazzo dove abito è sold out. per dire

    3. Anonimo

      Concordo con l’oceano di pernacchie che il tuo post ha suscitato. Per il me l’area è pericolosa la notte per ragioni diametralmente opposte: troppe persone con tassi alcolici elevati ed abbondanti dosi di stupefacenti in corpo con una soglia bassissima di reattività a provocazioni percepite. Con criminalità attirata da soldi e Rolex in bella mostra.

  2. è un altro tipo di vita notturna

    Infatti non hai capito quello che ho scritto. La conosci tu Milano!
    Lascia perdere Corso Como, fatti due passi sul lato del cantiere, ti fai i lunghi portici che ora sono chiusi, fai il giro e arriva in via de toqueville…guardati intorno, ma vacci dopo le 20h. Certo che c’è vita notturna ma non è quella che vedi tu in Corso Como, è un altro tipo di vita notturna.

  3. Anonimo

    Super zona. Penso che con tutti queste grandi società la sorveglianza aumenterà sempre di più.
    Basti notare la pulizia (Accenture 24su24 tiene persone addette). Prima non era così, ve lo assicuro.

    Speriamo solo che ripristineranno le aree comuni; arredo urbano, pavimentazione, aiuole, ecc…

  4. Anonimo

    Ti indico solo alcuni locali che sono aperti per quasi tutta notte…. Tocqueville, LoolaPaloosa, Fish Dancer, BatuKada, Classico, All’Isola, MU, Pescaria, e questi sono tutti locali di zona Toqueville tralasciando corso Como. Sicuramente si può fare di puù ma non è un quartiere dormitorio o pericoloso anzi……. Sei mai stato in Vle Monza o via Lorenteggio dopo le 23?? Direi che a Milano i quartieri pericolosi sono altri

    1. Anonimo

      Che poi Milano non è una città pericolosa. Nulla di più che una normale grande città europea.
      Siamo in campagna elettorale e Milano viene dipinta come pericolosa, violenta e degradata dagli aspiranti sindaci pistoleri della più becera destra salviniana

      1. Andrea

        Il Rolex lascialo a casa in ogni caso, gli orologi al quarzo presenti negli Swatch hanno superato la precisione di quelli meccanici da diverso tempo. Per non parlare degli orologi degli smartphone che, oltre ad essere anch’essi al quarzo, grazie ad internet si riallineano diverse volte al giorno con gli orologi atomici della Terra.

        Il mio suggerimento è di sostituire il tuo Rolex con un bel lingotto da tenere in cassaforte, sono sicuro che offrendo una consumazione ai presenti del locale riuscirai comunque a far vedere a tutti che sei ricco.

        1. Wf

          🤣🤣🤣🤣🤣🤟

          Oppure puoi sempre legare un lingotto d’oro direttamente al polso.

          Così lo vedono tutti che sei ricco.

          Senza are finta di guardare l’ora.

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