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Milano | Bicocca – Il degrado e l’abbandono tra gli uffici

Il quartiere della Bicocca disegnato dall’architetto Vittorio Gregotti alla fine degli anni Ottanta e primi anni Novanta, è un razionale incrociarsi di isolati a corte, attraverso blocchi che ricordano la struttura del preesistente stabilimento industriale della Pirelli. Piazze pubbliche al centro di ogni isolato unite fra loro da passaggi pedonali che si susseguono in una maglia ortogonale.

Infatti, la grande industria della Pirelli, trasferitasi altrove, liberò queste aree poste tra la ferrovia di Greco e viale Sarca. Nel 1988, dopo aver indetto un concorso internazionale, dichiarò il vincitore assegnando il Progetto alla Gregotti Associati International.

Alla base del Progetto, come affermò lo stesso Leopoldo Pirelli, vi era l’intenzione di riconnettere l’area dello stabilimento Pirelli con il tessuto urbano circostante. Voleva renderla un punto di riferimento per l’intero Nord Milano, che a partire da quegli anni stava attraversando un forte processo di modificazione sociale e territoriale. Il Progetto del Gregotti, come sostenne egli stesso, mirava a perseguire caratteri di semplicità generale, restando il più fedele possibile alla precedente conformazione del contesto.

L’area cosiddetta Albania, al di là del viale Sarca, e compresa entro il viale Fulvio Testi, fu la prima ad essere riedificata e vi si insediarono ben presto diverse aziende. Le aree verdi del centro sportivo, poste a sud di questa, vennero cedute al Comune.

Nel dicembre del 1991 s’inaugurò il primo corso di laurea in Scienze Ambientali alla Bicocca, che aprì la strada alla formazione del Polo Universitario di Milano Bicocca. Contestualmente, in un’ottica di ridefinizione d’uso delle aree, nel 1992 cessarono nel quartiere le ultime attività industriali della Pirelli. Ciò favorì i processi di bonifica dei terreni, con lo smantellamento della quota rimanente degli impianti produttivi. Il Progetto Bicocca subì una profonda trasformazione durante il ventennio della sua attuazione, tanto che gli spazi destinati al polo tecnologico inizialmente previsti, andarono via via a convertirsi in luoghi per l’Università e in edifici ad uso terziario, progettati assecondando le richieste funzionali dei singoli committenti.

Solo nel 2005 il Progetto Bicocca poté definirsi concluso con l’inaugurazione del palazzo della Deutche Bank progettata da Gino e Pietro Valle.

Eppure, questa sezione del quartiere Bicocca, posta a meridione, al confine con Segnano e alla strada per Greco risulta tra le più brutte e apparentemente abbandonate.

Si può notare che i blocchi verso l’area universitaria e al Teatro degli Arcimboldi sono più animati e meglio preservati, dove fra l’altro si trovano le residenze e i negozi. Invece, la sezione che si trova tra piazza della Scienza e piazza del Calendario è fortemente degradata, come si vede anche dalle nostre foto.

All’interno del blocco edilizio, attraversato da due passaggi pubblici, si trova una grande corte “abbellita” da grandi aiuole sopraelevate e alberate. Gli uffici non sembrano più pieni come un tempo e la piazza senza nome pare sempre più in abbandono, tra alberi secchi, cespugli malmessi, erbacce e arredo urbano ridotto a pezzi.

Per fortuna l’area attorno a via Temolo è stata sistemata, dopo anni d’attesa, nel 2019, altrimenti il degrado sarebbe stato maggiore.

Stessa sorte la riscontiamo nell’area attorno ai tre palazzi per uffici progettati sempre da Gregotti nel 2002. Anche qui regna l’abbandono e il nulla. Portici quasi privi di vita così come le poche piante presenti nei percorsi pedonali.

Più animato il palazzo della Deutche Bank, ma la piazza del Calendario rimane un posto alienante, un po’ come nella vasta piazza del Portello, progettata dallo stesso architetto, Gino Valle e a lui intitolata.

Spazi razionalisti degni di adunate oceaniche che fondamentalmente non servono a nulla, se non a dare il senso di vuoto urbano. Forse tutti questi blocchi per uffici andrebbero completamente rivisitati e sopratutto gli spazi urbani, magari, anche manutenuti meglio.

Sicuramente il progetto di Gregotti, seppure affascinante, in pratica non ha e non funziona. Solo ora, dopo trent’anni, gli spazi commerciali sono finalmente “vivi”, mentre molte aree sono e restano in abbandono.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Bicocca, Segnano, Segnanino, Arredo Urbano, Degrado, Vittorio Gregotti, Gino Valle, Pirelli,

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


41 thoughts on “Milano | Bicocca – Il degrado e l’abbandono tra gli uffici

  1. Albe

    Eccolo qua, un mondo felice senza automobili.
    Le pianificazioni utopistiche, per quanto affascinanti, facilmente generano mostri.

    1. Anonimo

      ???? La bicocca senza automobili?
      Ci sei mai stato? È proprio quello il problema: il tessuto urbanistico che è completamente respingente anche a causa di come sono state pensate le strade e gli spazi.

      La Bicicca è tra i quartieri più auto-friendly della città. Parcheggi ovunque, le strade sono a scorrimento veloce (troppo veloce!), i negozi e i locali sono stati tutti praticamente accorpati nel Bicocca Village e addirittura in una piazza ipogea, i percorsi pedonali sono frammentati.

      I pedoni dove dovrebbero andare in giro a piedi se non c’è praticamente nulla, solo edifici, niente vetrine da vedere o spazi piacevoli da vivere? Si va in auto al Bicocca Village, o si va in auto altrove, stop. Fortuna che ci sono l’università e l’Hangar Bicocca a portare un po’ di vita.

  2. Anonimo

    ” i negozi e i locali sono stati tutti praticamente accorpati nel Bicocca Village e addirittura in una piazza ipogea, i percorsi pedonali sono frammentati.

    I pedoni dove dovrebbero andare in giro a piedi se non c’è praticamente nulla, solo edifici, niente vetrine da vedere o spazi piacevoli da vivere? Si va in auto al Bicocca Village, o si va in auto altrove, stop. Fortuna che ci sono l’università e l’Hangar Bicocca a portare un po’ di vita.”

    Mi sa che in Bicocca non c’è mai stato lei @Anonimo delle 12:25 o forse c’è stato 15 anni fa, si aggiorni se proprio deve intervenire.

    Se ha tempo poi magari mi spiegherà cosa intende per percorsi pedonali “frammentati” nella piazza ipogea

    1. Anonimo

      Cosa c’è di sbagliato in ciò che ho scritto?

      Non è vero che i negozi o sono tutti o al Bicocca Village o in piazza Trivulziana che è una piazza in gran parte ipogea, raggiungibile solo con scale fisse perché le mobili sono rotte da tempo immemore?

      E hai mai provato a fare una passeggiata tra le piazze, dico dai passaggi centrali? Non esiste un percorso pedonale che collega tutte le piazze, bisogna sempre attraversare brutte vie che separano fisicamente tutti i pezzi pedonali. Vie tutte dritte, dove le auto corrono e ti arrotano e devi ringraziare se ti fanno passare.

      Nessun urbanista oggi disegnerebbe ancora così un quartiere, la Bicocca è figlia di scelte vecchie e in gran parte per fortuna superate, altrimenti non avremmo avuto City Life e Porta Nuova, con il loro grandissimo successo. Si potrebbe iniziare a migliorare collegando meglio i luoghi pedonali, ma l’impianto stradale (quasi autostradale) del quartiere rimarrà e sarà per sempre il problema della Bicocca.

      1. Anonimo

        C,e’ di sbagliato che i negozi al Bicocca Village sono al bicocca village e ci vai tu in auto insieme ai cinesi e a quelli di Cinisello mentre in piazza della Trivulziana in gran parte a livello strada e pedonale ci sono moltissimi negozi compreso abbigliamento parrucchiere libreria banca panettiere farmacia e uno sproposito di bar e ristoranti. La zona degli uffici e’ un altra cosa che oltretutto dopo che la Siemens si e’ trasferita e con lo smartworking. e’ meno frequentata. Di sbagliato c’è’ che normalmente si dovrebbe parlare o meglio scrivere di quello che si sa.

        1. Anonimo

          Conosco benissimo il quartiere. E con il tuo commento nemmeno tanto velatamente razzista ti autodefinisci. Se il Bicocca Village non fa parte della Bicocca forse hanno sbagliato a dargli il nome.

          Se è giusto mettere la gente in piazze sotterranee e auto a correre in superficie mah, io credo che chiunque vorrebbe esattamente il contrario.

          Se piazza Trivulziana ha tutto quello che vuoi son contento per te. Abbiamo idee diverse di città e di quartieri vivibili.

          C’è gente solo perché ci deve andare per forza, per lavoro o motivi di studio. Va preso atto che urbanisticamente sia un fallimento, ma ripeto, per fortuna nessuno più progetta così e i nuovi quartieri della città, quelli che hanno avuto successo e quelli che lo avranno (ex-scali), sono e saranno ben altra cosa.

          1. Albe

            Piano piano si ci arriva. Il mio commento verteva solo sul fatto che le macchine non sono il problema di Bicocca ed anche l’assenza delle stesse non genera alcuna soluzione. Il blocco uffici senza una rifunzionalizzazione non ha alcuna attrattiva, staccato com’è dall’unico centro di aggregazione (Trivulziana), così come quell’enorme camminamento privo di qualsiasi attrattiva se non al massimo di qualche suggestione. Per l’università c’è poco da fare, probabilmente gli studentati andavano previsti più integrati con i dipartimenti e supportati da locali per attività sportive e ricreative.
            Ci andrei anche piano con i confronti con Porta Nuova e City Life… è facile fare i fenomeni se ti nuovi in centro. Poi avrei preferito poche più macchine a Citylife ma una ricucitura effettiva del tessuto urbano ed anche a Porta Nuova manca completamente l’integrazione con Garibaldi.

          2. Anonimo

            Va be’ oggi non c’ho un ca..o da fare e con santa pazienza ti rispondo:
            BicoccaVillage e VivereMilanoBicocca praticamente sono a Bignami, BicoccaLiving a Segnano, addirittura “LeTerrazze su Bicocca” sono a Precotto oltre la ferrovia, vedi un pò tu, non é che hanno sbagliato a dargli un nome é che evidentemente menzionare il nome Bicocca attira (non te di sicuro mi sembra di aver capito ma non questo il problema) talmente è fallita.
            Per definire te invece basta la tua perla: “mettere la gente in piazze sotterranee” e mi fermo qui per non infierire.
            Ah, da urbanista quale sei sugli ex-scali avrai notizie di prima mano sui progetti esecutivi e sui tempi immagino, potresti condividerli con noi, a nome di tutti i participanti di questo blog ?

            Per@Albe che ho letto solo adesso :
            Ma SanTiDDio hai mai sentito parlare del BicoccaStadium (ex ProPatria da un bel pò sistemato che è un gioiello) o del nuovo enorme compresso LOGOS in costruzione di fronte all’Ateneo Nuovo?

          3. Andrea

            Ragionamento molto ricorrente su UF: “meglio di prima” o “meglio di ciò che sta attorno”.

            A me dispiace invece che Segnano, quartiere che con gli anni è stato totalmente isolato e “annullato” da interventi viabilistici per la città (ponte di Greco, binari del treno, viale Sarca, stazione di rifornimento per l’idrogeno), abbia la Bicocca come unico punto di riferimento perché tutto il resto fa ancora più schifo.

            Lo sai che la “bicocca” che da il nome al quartiere è più vicina al centro commerciale che alla Collinetta dei Ciliegi e l’edificio della Siemens? Veramente stai argomentando che il centro commerciale non è parte del quartiere? E anche se non fosse, confermi la scelta urbanistica di aver voluto creare un centro commerciale alle porte di un nuovo quartiere?

          4. Anonimo

            Certo che confermo che il BicoccaVillage è alle porte del quartiere, a meno che si persi che i palazzi di VivereMilanoBicocca o quelli di Caltagirone belli colorati ne siano il cuore.
            Magari invece di guardare su googlemap la distanza tra la Bicocca degli Arcimboldi e il centro commerciale fatti un giro in piazza della Trivulziana e piazza dei daini poi mi dirai qual’è il “centro” del quartiere.

          5. Andrea

            Come tutti qua conosco anche io molto bene il quartiere e confermo che il suo centro è logicamente piazza della Trivulziana ma non mi puoi dire che piazza della Trivulziana e il centro commerciale non siano frutto della stessa operazione immobiliare, quella atta a riqualificare la zona industriale situata nei dintorni della Bicocca degli Arcimboldi.

            Piazza della Trivulziana, presa singolarmente non è neanche male (a parte le scale mobili in gestione condominiale perennemente rotte), è il progetto generale del quartiere che manca. Bicocca è una scacchiera di isolati quasi indipendenti, divisi da vie che, per la loro funzione e dimensione, hanno tutto il diritto di essere considerate “ad alto scorrimento”. Fai conto che l’attraversamento pedonale al centro di via Caldirola che collega logicamente Piazza della Scienza con Piazza della Trivulziana è stato creato solo anni dopo il completamento delle due piazze e così anche quello per raggiungere piazza dei Daini, nata inizialmente come parcheggio per l’asilo (rimasto incompiuto per anni) e non come piazza.

            La Bicocca doveva essere il “punto di riferimento per l’intero Nord Milano”, risultato? Edificio Siemens vuoto, il centro avvenieristico per la produzione di idrogeno è un’area dismessa, le fontane della piazzetta per la difesa delle donne sono sempre state uno schifo, anche dopo la risistemazione durata anni e gli edifici di Caltagirone crescono come funghi accanto al centro commerciale che pullula di gente.

          6. Anonimo

            “Progetto Bicocca” : non c’è traccia ne del centro commerciale e tantomeno dei Caltagironi.
            Sappilo.

          7. Andrea

            Il centro commerciale e gli edifici di Caltagirone non sono parte del progetto di Gregotti ma, purtroppo, per come il progetto di Gregotti è stato ideato e realizzato, secondo me sono la sua naturale continuazione: stradoni e parcheggi rendono economicamente sostenibili solo casermoni popolari e centri commerciali.

          8. Anonimo

            Si’, va bene hai ragione, così’ sei contento.
            Se ci fosse un campionato di arrampicata sugli specchi tu saresti sicuramente una testa di serie.
            Ciao

          9. Anonimo

            Casermoni popolari a 4K e anche piu’ al mq?
            Ma c’è’ qualche oscura forza negativa che ti spinge senza la tua volontà’ a scrivere cazzate?

          10. Andrea

            Vorrai dire meno di 4K al metro quadro, i primi lotti sono in vendita a 3,5.

            Chi ha soldi da spendere tendenzialmente non va ad abitare in un luogo confinato tra un centro commerciale, capannoni industriali e il retro dell’università.

            Poi chi lo sa, magari il progetto prevede la sostituzione di via Chiese con una passeggiata e la realizzazione di un nuovo giardino, lo spero proprio. Riparare gli errori è spesso possibile anche se costoso e anche se in Bicocca molto è gia stato definito.

          11. Marisa V.

            Ho visitato qualche appartamento nel palazzo in questione (Caltagitone) e devo dire che internamente non sono male.
            Al mq chiedono più o meno 3.700 euro per i primi piani (che però presumo che il sole non lo vedano mai) a salire fino 4.300 per i piani intermedi.

          12. Andrea

            Cioè mi stai dicendo che un appartamento “made Caltagirone” in una zona dismessa accanto al centro commerciale cosa quanto, se non di più, di un appartamento “made Gregotti” in zona piazza della Trivulziana/Daini? Va bene che quelli di Caltagirone sono nuovi però le differenze sia di estetica dell’edificio che di posizione mi sembrano comunque marcate. Forse gli ultimi appartamenti di Caltagirone promettono di essere costruiti meglio di quelli di Gregotti?

            Basta, dopo questa news mi ritiro 🙂

  3. Manuel

    E qui i “progettisti” avevano carta bianca… guarda che roba si è progettato.
    Non parliamo della fermata del tram 7 sotterranea “Arcimboldi Teatro nuovo” pare che a nessuno risulti la sua esistenza (ho segnalato la cosa a: ATM, Comune, AMSA) risposte di rimpallo ecc ecc. risultati nessuno. Fateci un giro per constatarne lo stato.. ci passo dal 2009 e non ho MAI visto un intervento di manutenzione e/o rifacimento. Per me rappresenta l’emblema del degrado in cui versa la città di Milano.
    Tanti, tanti auguri… Milano!

    1. Anonimo

      La Bicocca è un quartiere mal progettato.

      Le auto in superficie, strade ampie e rettilinee per farle correre senza freni.
      Fermata del tram sotterranea, due piazze ipogee dove relegare la gente, un parco collinare staccato dal quartiere, da scalare se si vuole fare una passeggiata in un po’ di verde.
      Praticamente quasi tutti i negozi e attività relegati in un grande centro commerciale.
      Ovvio che risulti brutto ai più. Poi c’è a chi piace ma al mondo c’è di tutto.

      1. Anonimo

        In effetti gli edifici di Bicocca presi uno per uno, non sono nemmeno male (anche se i primi cominciano a sembrare molto datati).

        E’ il masterplan che visto con gli occhi del 2021 è completamente privo di senso.

  4. Anonimo

    Il questore ha chiuso recentemente il SioCafè in Via Tiemolo per motivi legati alla gestione dell’ordine pubblico.
    Forse quei portici non erano così “privi di vita”, anche se notturni e molesti😁

    1. Rocs

      ? C’è (c’era) solo il sio cafe e una birreria in zona dove si incontra un po’ di vita la sera…effettivamente sempre trovata una zona sprecata con molto potenziale = grandi spazi mal organizzati

  5. massy

    mi sembra troppo severo il giudizio di urbanfile, nel senso che sì è vero che alcuni luoghi appaiono alienanti.. ma non vedo (dalle foto almeno) un degrado così spinto. le aiuole sono da ripensare o almeno manutenere meglio.. le piastrelle da rifare ma .. non vedo rifiuti, scritte, pali divelti , macchine che invadono i marciapiedi… insomma non mi sembra così grave la situazione (ripeto, a vedere dalle foto)

  6. Ant

    il degrado e abbandono lo si trova sicuramente dove c’era l’entrata dell’hub bicocca, ossia il cancellone che separa viale sarca 336 da via sesto san giovanni. A parte che come entrata c’è un piccolo cancelletto ma ci sono rifiuti ed erbacce dappertutto

  7. Anonimo

    Pace all’anima di Vittorio Gragotti, ma la Bicocca è un ottimo esempio di come una qualunque persona dotata di un sano buon senso avrebbe concepito una cosa un poco migliore di un famoso architetto. Più verde, meno piazze lastricate, meno palazzoni squadratoni, niente autostrade urbane, niente piazze ipogee (follia), meno angoli retti, etc. La collina dei conigli è bruttissima e cementificatissima pure quella.

    1. Anonimo

      Penso che Dante avrebbe messo Gregotti in Purgatorio. E come pena, sarebbe stato in un girone progettato da lui.
      Ci venivano un paio di terzine divertenti 🙂

        1. Anonimo

          Quello che si diverte poco è Gregotti, in un girone progettato da lui !!

          (come da tradizione darà la colpa al diavolo, che lui il girone l’aveva progettato benissimo ma Lucifero cattivone gliel’ha costruito male)

      1. Anonimo

        Sarebbe interessante conoscere il nome di questi, immagino, qualificati e richiestissimi professionisti architetti anonimi qui sopra

  8. Mau

    Lì accanto poi c’è l’enorme ex sede della Siemens, mi pare ancora senza nuovi inquilini……potrebbe essere benissimo utilizzata per l’università adiacente

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