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Milano | San Siro – Si e No, prosegue la battaglia sul Meazza con due referendum

Sono nati ufficialmente i due referendum sul futuro dello stadio di San Siro. L’assemblea riunitasi ieri sera alla Camera del Lavoro di corso di Porta Vittoria ha avviato l’iter per convocare la doppia consultazione che punta a impedire la realizzazione del progetto proposto da Milan e Inter al Comune per un nuovo stadio e un nuovo quartiere, sul quale la Giunta Sala ha deliberato l’interesse pubblico lo scorso 5 novembre.

Quindi è stato fatto il primo passo con la nascita del comitato pronto ad avviare l’iter per bloccare la realizzazione del nuovo impianto e la demolizione di quello vecchio, con due consultazioni popolari, una abrogativa e l’altra propositiva.

Un quesito sarà incentrato sull’abrogare il contenuto della delibera comunale del 5 novembre scorso che aveva concesso la dichiarazione di pubblico interesse per la realizzazione del nuovo stadio.

L’altro quesito sarà invece propositivo e chiederà al Comune e ai due club calcistici di Milan e Inter di ristrutturare l’attuale impianto, salvaguardandolo.

Un doppio referendum dal quorum dimezzato. Infatti, lo statuto prevede per questo genere di consultazioni la necessità di una soglia di partecipazione diversa da quella canonica della maggioranza assoluta. In sostanza per dichiarare valido il referendum basterà la metà più uno degli elettori che ha votato alle ultime votazioni comunali. In pratica il 24 per cento degli aventi diritto, all’incirca 250mila elettori.

Naturalmente il percorso non sarà facile e serviranno almeno mille firme da subito. Una volta raccolte, dopo 45 giorni il collegio dei garanti del Comune dovrà esprimersi sulla legittimità dei quesiti. Successivamente verrebbe aperta la vera raccolta firme, con 15mila sottoscrizioni da trovare in 120 giorni.

Nel prossimo mese di gennaio ci sarà anche una seduta sul tema stadio in Comune. Saranno presenti i due club, il sindaco, i consiglieri e i rappresentati dei comitati. In sostanza le porte sono ancora aperte per il confronto su quest’argomento alquanto caldo.

Naturalmente non si tratta solo dello stadio Meazza, ma in gioco ci sono molte volumetrie che andrebbero a sconvolgere l’intera area sportiva di San Siro. Un hotel, palazzi residenziali e soprattutto un centro commerciale che farebbero da contorno all’operazione nuovo stadio.

Di seguito le immagini dello Stadio proposto Populous prima delle riduzioni volumetriche.

Di seguito le immagini del progetto presentato da Manica-Sportium, prima delle riduzioni volumetriche.

Immagini: Populous, Manica-Sportium, Andrea Cherchi

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


37 thoughts on “Milano | San Siro – Si e No, prosegue la battaglia sul Meazza con due referendum

  1. Matt

    Tanto tutto ciò che ci affascina dei nuovi stadi è il render ultra verde e pieno di vegetazione che ci propinano. Per evitare il consumo di suolo – e per risparmiarci il solito greenwashing che copre speculazioni edilizie e strani giri di denaro – basterebbe ristrutturare lo stadio attuale e bonificare l’area attorno, interrare i parcheggi e donare un vero parco pubblico alla città

      1. Anonimo

        Bene, potrà pacatamente esprimere il suo punto di vista in occasione dei referendum sulla destinazione di questo straordinario bene pubblico

      2. Matt

        Certo che si può. Negli anni sono state pubblicate diverse analisi di fattibilità e di VIA anche da parte del PoliMi prendendo in considerazione una possibile ristrutturazione o risanamento conservativo

        1. Anonimo

          Sì, ma avrebbe un costo troppo elevato e le squadre hanno già detto di non volerlo fare. Quando decideranno di andare a Sesto a costruire uno stadio nuovo e noi avremo un’area interamente abbandonata cosa faremo? Ma poi, ora intorno a San Siro c’è solo una distesa di cemento e un prato. PUNTO. L’unica cosa negativa del nuovo progetto è l’ennesimo centro commerciale della città metropolitana. Se cancellassero quello la proposta sarebbe ottima.

          1. Anonimo

            Cavo, hai vagione tu. La loro veva intenzione non è costvuive palazzine e sevvizi a S.Siro su avea pubblica con la fevmata della metvopolitana sotto, in una zona satuva della città, e magari puve vendevle a peso d’oro. E’ un bluff.
            Lovo, in vealtà, sono benefattovi, che desiderano edificave palazzine su tevveni pvivati da compvave e bonificave, a Sesto, e poi piazzave per anni appavtamenti in una zona di gvande offevta, magavi a pvezzi accessibili per i giovani. Se cancellassevo quello la pvoposta savebbe ottima.

          2. Anonimo

            Va beh il suo commento la qualifica. Nessuno parla di benefattori ma qui bisogna guardare la realtà delle cose. Le squadre vogliono uno stadio nuovo che le piaccia o no. Cosa preferisce avere un buco nero e continuare a fare le sue squallide battute? Continui pure. Comunque S.Siro non è per nulla una zona satura ed è solo normale densificare intorno alle stazioni della metro, si studia ai primi anni di università di architettura e urbanistica. Si informi.
            Guardi solo cosa succede altrove. Cosa pensa che a Berlino, Amsterdam, Copenaghen e Parigi non succeda questo?

          3. Anonimo

            Assolutamente non vero, si vede che quei progetti non li hai letti perchè in realtà costano meno rispetto a costruire uno stadio ex novo. Ovvio se poi chiedi alle società ti dicono il falso perchè vogliono speculare costruendo tutte quegli edifici che nulla hanno a che fare con lo stadio. Cosa che con una riqualificazione dell’esistente non potrebbero fare.

        2. Anonimo

          sì può mo costa più che costruire uno stadio nuovo e comunque sarebbe difficile farci stare alcune delle funzioni che sono diventate indispensabili per rendere economicamente sostenibile uno stadio (commerciale, ristorazione… a Wembley ci sono anche le sale per convegni, per dire).

          1. Anonimo

            Ma prima di scrivere scemenze i progetti di riqualificazione presentati li leggete? Oltre a costare meno di uno stadio ex novo prevedono spazi commerciali e ristorazione. Ovviamente quello che non prevedono è speculazione edilizia che nulla ha a che vedere con lo stadio come torri per uffici, hotel, e centri commerciali … che è quello che le due società vogliono.

    1. Anonimo

      C’è un piccolo particolare che sembra sfuggire ai più: che tenere in piedi uno stadio non è gratis.

      Se non si trova un accordo e Inter e Milan se ne vanno e si fanno il loro stadio da un’altra parte, i 10 milioni di l’anno che pagano di affitto chi ce li mette, tu?

      Quanti concerti e gala di atletica bisognerebbe fare all’anno per racimolare 10 milioni?

      Oggi Inter e Milan come riaffitto per eventi arrivano a stento a 5.

      Per non parlare poi dei costi di ristrutturazione e bonifica che tu citi, che poi andrebbero ammortizzati.

      1. Anonimo

        e mi correggo: neanche i gala di atletica, perché non c’è la pista.

        Calcio femminile?
        Lo ricicliamo per il football americano o il rugby?
        Lo spezzettiamo in tanti bei campetti di padel, che adesso va tanto di moda?

  2. Wf

    È inutile che hi scannate come galline senza testa tra pro e contro.

    Lo stadio nuovo lo franno sicuramente a meno che…

    E questa è lunica ipotesi che lo bloccherebbe…

    A meno che inter o Milan viene fuori che intendono vendere le loro società e cambiare azionista di riferimento (subito dopo il via libera al progetto immobiliari ndr).

    E a queste ipotesi il Comune di Milano non ci starebbe.

    Questa si è una speculazione.

    Mentre il comune vuole riqualificazione il quartiere San Siro con i soldi dei club e del progetto.

    E ancora Inter o Milan non hanno dato garanzie vere di non scappare via subito dopo aver preso il malloppo con i soldi…

    Non siate ingenuotti.

  3. Tommaso

    @urbanfile

    Gentilmente siate particolarmente attenti in questi casi: dire “riduzioni volumetriche” è pericoloso ed errato: sull’area non c’è mai stato applicato nessun indice da parte dell’istituzione.

    Una formulazione neutra potrebbe essere: “le prime immagini che ipotizzavano volumetrie extraPGT che sono già perlomeno dimezzate nell’iter ufficiale di adesso”

    Grazie per il vostro servizio.

    1. Anonimo

      Beh no, non sarebbe corretto. Le prime ipotesi avevano le volumetrie teoricamente concesse dalla legge stadi. E’ stato un buon lavoro riportare le volumetrie a quanto previsto dal PGT.

  4. Ale

    Per 40 anni c’è stato un enorme parcheggio, solo asfalto, e un prato abbandonato. Dove erano gli eroi dell’ecologia? Possibile che i verdi si muovono solo per fermare qualcosa e mai per proporre prima che arrivino altri? O forse in Italia i verdi non esistono e ci sono solo i movimenti no tutto.
    Qui si parla di soldi privati, qualsiasi dlternativa allpro progetto, significa lasciare com’è o mettere soldi pubblici. Non mi pare che tutti l’abbiano compreso.

  5. Anonimo

    Io non riesco a capire come si possa preferire lo schifo attuale di San Siro rispetto a uno dei due nuovi progetti.

    Un po’ come chi preferiva la landa desolata delle Varesine prima dell’avvio del progetto di Porta Nuova, o i capannoni della vecchia fiera abbandonata rispetto a City Life.

    Si “specula” perché fanno abitazioni, servizi, hotel, nuovo commercio? Magari! È un pezzo di città raggiungibile con la metrò e il tram, bisogna costruire proprio nei luoghi già infrastrutturizzati, per risparmiare prezioso terreno agricolo fuori città.

    E una parola per il vecchio stadio: se le squadre non lo vogliono ristrutturare perché non conviene non le si può obbligare, andranno altrove, lasciando tutto il quartiere in abbandono, con l’enorme cattedrale di cemento armato che nessuno avrà i soldi per mantenere.

    1. Anonimo

      Verissimo! Le critiche per partito preso e l’assoluta mancanza di obiettività sono insopportabili. È evidente che i progetti dell’area presentati al pubblico sono molto migliori dell’’esistente. Sullo stadio, le memorie sono tutte associate al Meazza, ma se il rischio è di avere una cattedrale nel deserto (qualcuno ha visto il Flaminio a Roma? Dimensioni e gloria diverse, ma risultato sconsolante).

      Il comune deve essere rigidissimo nel pretendere dai costruttori servizi per il pubblico e verde, ma lasciare che questi vengano sviluppati concedendo condizioni per cui ci dia un tornaconto economico per il privato

      Se ci fosse un terzo successo come Porta Nuova o Citylife, e speriamo in parallelo con gli scali ferroviari, ci sarebbe da gioirne.

      Guardare avanti con occhi 👀 e menti 🧠 aperti!

      1. Andrea

        Il tuo commento forse è leggermente più ponderato di chi ti ha preceduto però si sta veramente esagerato con questa idea che “qualsiasi cosa è meglio di niente”.

        I luoghi dove sono sorti CityLife (che sarebbe “Tre torri”) e Porta Nuova (che si trova più vicino a Porta Garibaldi e all’omonima stazione ma vabbè) avevano delle enormi potenzialità e i nostri poco accorti e molto pigri amministratori passati, a differenza di come si sta facendo ora con lo stadio, hanno praticamente dato carta bianca ai costtuttori che hanno cconcesso pochissimo alla cittadinanza in confronto agli edifici miliardari che hanno potuto costruirsi.

        Ora ci possiamo beare del fatto che prima vedevamo solo fango e ora possiamo vedere uno, anzi due, anzi una decina di nuovi dildi giganti di design ma tu neanche ti immagini quanto erano grandi quelle aree dismesse e quanto abbiamo perso noi cittadini a dare carta bianca ai costruttori che hanno pensato solo a valorizzare al massimo le loro proprietà senza considerare tutto il resto della città che sta attorno.

        Qua stiamo confondendo singoli edifici privati di soggettiva bella fattura con i servizi pubblici e una efficiente progettazione urbanistica.

        Costruire una piazza sopraelevata costringendo la gente a fare le scale per raggiungerla, perché sotto ci deve passare una sproporzionata autostrada cittadina, la trovo una pessima scelta urbanistica che ci porteremo dietro per secoli. Idem quella marmellata di aiuole e palazzoni circondata anch’essa da autostrade cittadine che è CityLife e che ci viene spacciata per “parco”.

        E non mi si dica che in quei posti c’è tanta gente, sono convinto che se realizzassimo un ottovolante tra le guglie del Duomo si formerebbe la fila fino a Cordisio per prendere il biglietto.

        1. Anonimo

          Le cosiddette autostrade c’erano anche prima, non le hanno costruite dopo. Che poi non sono altro che strade a due corsie per senso di marcia, le quali esistono e sono necessarie in quasliasi città di medio-grandi dimensioni. Ma si sa che ormai a “sinistra” parlare come pappagalli con frasi fatte senza collegare il cervello ormai è la norma.

  6. Luca dalla Pria

    SPORT AND ENTERTAINMENT CENTER
    Ecco un’altra cosa che mi fa pensare.. La maggior parte dei progetti, negozi, pubblicità è tutta in inglese… Citylife etc…. mia madre non capisce manco di cosa parlano.. e si che siamo nati e cresciuti in zona..
    Poi si scagliano tutti in difesa del Made in Italy.. ma lo difendessero davvero anche a partire dalle parole… Ieri passavo da una pizzeria.. Stone and Fire etc etc.. alla faccia dell’italiano….

    1. Anonimo

      Questi sono i veri problemi della vita. Pensare che Milano si mostri internazionale e aperta all’estero, non sia mai! 😀 😀 😀

      1. Anonimo

        Gli articoli di questo blog dimostrano che le sue sono solo fesserie e che la città non sia mai stata così viva e piena di progetti.

        1. Anonimo

          Più che progetti chiamamoli rendering a vanvera, i veri progetti poi realizzati sono quelli di qualche giunta fa, diciamo prima di Pisapia.

      2. Andrea

        Chiamare le proprie cose con la lingua degli altri è un atteggiamento provinciale, non internazionale, specialmente se la lingua degli altri la si usa in modo errato.

        Probabilmente la parola più corretta sarebbe stata “Urban” e non “City”.

        Un po’ come fanno nei ristoranti esteri che per vendere meglio le loro porcherie inseriscono nei loro menù il “risoto alla bolognese”, per indicare che c’è dentro il ragù, questa la chiamo cucina ignorante, non “internazionale”.

      3. Luca dalla Pria

        Sinceramente a me farebbe piacere venisse mostrato il Made in Italy che tutti invidiano e per il quale vengono tutti in Italia. Si adattino gli altri all’italiano.
        Questi non sono i problemi della vita, ma è da queste piccole cose che si capisce dove si sta andando.
        Aprirsi all’estero vuol dire svendere la propria identità linguistica?
        La pizza chiamarla THE PIZZAS ??

      4. Luca dalla Pria

        A parte i modi con cui esprime le sue idee..
        In ogni caso sembra che lei veda tutto o bianco o nero.
        C’è un progetto, o si accetta così com’è o si è dei mentecatti di sinistra? ammesso che voglia dire qualcosa questa frase dato che potrebbero esserci persone di destra che vorrebbero magari solo uno stadio e non un intero nuovo quartiere con, ah si, forse anche uno stadio.

      5. Anonimo

        Vediamo quanto aspetterai, fenomeno…
        Le stesse squadre sembrano d’accordo ad avere una capienza più modesta dei post attuali, come pure ha scelto la Juventus a Torino

    2. Lo turco

      Qui si parla di progetti a lungo respiro dove si investono miliardi e tu pensi ai nomi in inglese?
      Ma uno come te come fa ad avere accesso a internet?

  7. lisander

    Mah, mi sembra un referendum farsa, visto e considerato che in sostanza i quesiti posti mirano in entrambi i casi ad abrogare una proposta, il fine ultimo infatti è impedire in ogni modo la costruzione del nuovo stadio (e non solo); uno strumento democratico come il refrendum dovrebbe invece in tal caso chiedere ai cittadini se vogliono o meno un nuovo stadio, quindi stadio si stadio no, il quesito posto da questo pseudo-referendum punta invece con un artificio ad una cosa sola: impedire qualsiasi iniziativa, alla faccia della democrazia partecipativa!Logica e buonsenso vorrebbero a mio personale giudizio che a valle della presentazione del progetto (che dovrebbe avvenire a breve), opportunatamente rivisto e corretto nelle volumetrie, si dia la possibilità ai cittadini di potersi esprimere sull’opportunità o meno di quest’intervento urbanistico; infatti anche coloro che si mostrano piu’ sprezzanti e irriducibili, magari a fronte di un progetto innovativo e sostenibile cambierebbero idea!Piu’ sensato e inclusivo sarebbe il dibattito pubblico che consentirebbe ai residenti in zona e ai cittadini di muovere tutte le dovute e necessarie osservazioni e suggerimenti necessari per migliorarne il progetto e la fattibilità. Pur riconoscendo che l’attuale stadio è una struttura magniloquente e maestosa, e di indubbio fascino, è anche vero che è oramai un ecomostro, viste le sue dimensioni e non solo: si consideri che il primo anello è degli anni ’20 del 900, il secondo degli anni ’50 e il terzo del 90, parliamo quindi di una struttura vetusta e inadeguata (dal terzo anello non vedi una cippa, i calciatori sembrano grandi come quelli del Subbuteo), quindi ritengo che uno nuovo stadio, piu piccolo sia compatibile con le richieste dei club. D’altronde consideriamo i casi virtuosi di stadi piu’ piccoli ma efficienti: Allianz Arena a Monaco e tanti altri nel mondo! Per quanto poi riguarda gli interventi “accessori”, finalizzati alla valorizzazione dell’intervento urbanistico, si tratta di opere che andranno a valorizzare un’area che è a tutt’oggi una landa desolata e triste e priva di servizi.Ritengo che sia piu’ gisuto aspettare la presntazione del progetto definitivo e poi trarne le dovute conclusioni in termini di eventuali richieste legittime di interventi migliorativi

    1. Wf

      Molto ragionevole.

      Bisogna ragionare non sullo stadio ma sulla landa desolata che è oggi tuil quartiere dello stadio.

      Il pallone è solo un gioco della domenica.

      Mentre un quartiere è la vita dinogni giorno di tutti i suoi cittadini

  8. Andy

    Se nel corso dei decenni Inter e Milan hanno avuto diverse partite con 80-85.000 spettatori, se l’affluenza media pre covid era di 62-63.000 persone per quale cazzo di motivo vuoi fare uno stadio da 60.000?
    Se il terzo anello si riempie anche solo con posti da 20 euro perché lo vuoi eliminare?

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