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Milano | Centrale – Basilica di Sant’Agostino, il neoromanico perfetto

Nei pressi della Stazione Centrale, tra le vie Copernico, Tonale, Melchiorre Gioia e Galvani sorge l’imponente complesso cattolico dei Salesiani di Milano. In questo edificio è inglobata, con facciata su Via Copernico, la Basilica di Sant’Agostino. Forse la basilica è l’esempio più importante di neoromanico in città.

La storia

A fine ‘800, durante i piani di costruzione del quartiere a ridosso della Stazione Centrale, si pensò alla costruzione di una grandiosa chiesa. Venne interpellato l’architetto Cecilio Arpesani, che, nel 1895, fornì un progetto dal carattere ancora più monumentale dell’odierno. Questo prevedeva due campanili accanto all’abside, secondo lo schema del romanico tedesco e dei Westwerk (basti pensare alla Cattedrale di Spira), e una facciata a salienti con tre grandi monofore ispirate alla basilica di S. Ambrogio. Tuttavia, nel 1896 il progetto fu modificato e i lavori presero avvio nel 1900 per terminare nel 1926. Tuttavia, l’edificio fu consacrato, non ancora terminato, nel 1920, dall’arcivescovo cardinal Ferrari. Durante i bombardamenti del 1943 la chiesa fu danneggiata e successivamente restaurata nell’aspetto che vediamo oggi.

L’edificio

Sant’Agostino è una grande chiesa a croce latina, a tre navate, larga 27 m, e tre absidi terminali precedute trasversalmente dal transetto di 13 m. Al centro dell’incrocio dei bracci si eleva il presbitero ampio e spazioso, accessibile dai quattro lati da un deambulatorio che completa lo scorrimento delle navate laterali. In prossimità delle absidi laterali si aprono gli accessi alle due sagrestie poste sui lati dei bracci del transetto. L’interno, voluminoso e ampio, è in gradevole contrasto con lo stile romanico, acquisendo una tipica connotazione più in stile bizantino.

L’aspetto peculiare dell’edificio è l’utilizzo del cotto, materiale caro al romanico e al gotico lombardo, che caratterizza l’intera muratura della chiesa.

La facciata

La facciata, che dà su via Copernico, ricorda più le tipiche chiese toscane, scandita da archetti. Infatti, è a salienti, scandita da due contrafforti in blocchi di pietra chiara. Nella parte inferiore, si trovano i tre portali, uno in corrispondenza di ogni navata. Ognuno dei portali, è sormontato da una lunetta musiva a tutto sesto. Quella del portale centrale raffigura i Santi Agostino e Ambrogio, mentre le lunette dei portali laterali raffigurano San Francesco di Sales (lunetta di sinistra) e San Giovanni Bosco (lunetta di destra). A metà della facciata, si apre un loggiato poggiante su colonne marmoree corinzie, che ha tre archi in corrispondenza delle due navate laterali e cinque archi in corrispondenza della navata centrale. Inoltre, sopra i suddetti cinque archi, si trovano altri due loggiati di minore altezza, di sette archi ciascuno.

La parte più conosciuta

La parte più monumentale e, forse, anche più conosciuta dai milanesi che passano in Via Melchiorre Gioia, è quella absidale. Il transetto è altissimo, a prova del fatto che la struttura fosse concepita secondo il modello del westwerk. Sul transetto svetta il tiburio ottagonale ad arcate cieche, ispirato ai modelli di S. Ambrogio e di S. Nazaro Maggiore. Le tre absidi sono aperte da grandi finestre a tutto sesto e da rosoni circolari, coronati da una loggia di archetti pensili già evidenti nei modelli che Arpesani prese come fonte. Questi sono: S. Vincenzo in Prato e la basilica di Agliate. Sovrastano il corpo del presbiterio due agili campanili a vela.

L’interno della chiesa

L’interno della chiesa, di dimensioni notevoli, è palesemente ispirato a più modelli. Il corpo della navata centrale, poggiante su arcate a tutto sesto sostenute da colonne marmoree, è di modello tedesco. Infatti è molto simile all’interno della Cattedrale di Spira e alle chiese di epoca carolingia. Anche i grandiosi matronei, aperti da due file di trifore arcuate, si ispirano a modelli d’oltralpe, ma anche alle cattedrali emiliane (Modena e Parma) e a quelle toscane (Pisa).

Altri elementi dell’interno della chiesa

Il soffitto è a capriate per la navata centrale e a cassettoni per quelle laterali. Il presbiterio e i transetti, invece, sono totalmente lombardi, come provano la separazione tra navata centrale e transetto con un arco trionfale. Dietro questo si staglia il tiburio, secondo uno schema già sperimentato, già in epoca tardoromanica, nel Duomo di Monza. Si trova anche un altro arco ribassato che sovrasta la zona presbiteriale, in cui si apre l’abside centrale, con monofore e oculi chiusi da vetrate policrome. Il ciborio che sovrasta l’altar maggiore è un’altra palese copia da un pezzo storico dell’arte milanese: il ciborio di S. Ambrogio. L’unica differenza è che in S. Agostino esso è ornato da elementi musivi, mentre nella grande basilica l’ornato è affidato a elementi pittorici.

Questa mescolanza di citazioni romaniche provenienti da svariati edifici rende la basilica di S. Agostino un esempio unico nell’arte del primo ‘900 milanese.

L’illuminazione della chiesa

Lungo il lato destro della navata laterale si aprono tre conche absidali arricchite di due altari e il terzo con funzione di battistero. L’illuminazione centrale della chiesa è fornita a un grande rosone e finestre poste sulla facciata e da finestre distribuite sull’alto delle pareti laterali. Inoltre sono presenti finestre a trifora poste a capo dei bracci del transetto e finestrini a feritoia disposti nelle absidi. La luce più diffusa proviene dalla alta cupola e investe tutta la zona del presbiterio e quella circostante. Tra le opere presenti, oltre a pitture dell’epoca, sono presenti anche dipinti da chiese soppresse nella diocesi.

I danni dei bombardamenti

Nelle fatidiche notti del 12 e 13 agosto del 1943, l’indiscriminato bombardamento a tappeto sulla città di Milano non risparmiò anche questa grande chiesa. Alcune bombe incendiare misero a fuoco i tetti dell’istituto, i laboratori e la chiesa. Una bomba dirompente squarciò il tetto della chiesa, cadde sull’altare di don Bosco distruggendolo, frantumò una colonna e ne scheggiò altre. Inoltre, distrusse l’organo e un’acquasantiera, danneggiò anche l’altare del Sacro Cuore e la Via Crucis, assieme a molti banchi.

Naturalmente i danni vennero riparati ma alcuni segni li possiamo ancora vedere, come i segni sulle colonne e le decorazioni mancanti.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi, Melloncelli

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


3 thoughts on “Milano | Centrale – Basilica di Sant’Agostino, il neoromanico perfetto

  1. Anonimo

    ovviamente quando c’è un post che mette in luce bellezze, meraviglie, cose che funzionano, i commenti sono, al solito, 0. 1 quando va bene.
    Per criticare, litigare, berciare, scoreggiare dalla bocca, invece, la cloaca che sta diventando l’area commenti di sto blog, s’infoppa all’istante.
    Costoro emettono all’esterno solo rumore livoroso e lamentevole col fiato putrido della loro insoddisfazione interiore.
    tengo a precisare: la mia non è una critica, ma una constatazione.

  2. luca

    bellissimo articolo.
    conosco la chiesa dal di fuori, passandoci spesso, ma da domani la guarderò con occhio diverso. E appena possibile la visiterò. complimenti! 🙂

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