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Milano | Brera – Cambio di destinazione per la Torre di largo Treves

Nuovi passi per l’acquisto dell’immobile a torre di Largo Treves a Brera da parte di Stella Re che ha stipulato con Credit Agricole Italia, un nuovo accordo di finanziamento per l’acquisto dell’ex palazzo comunale.

L’operazione conclusa con Credit Agricole Italia consente a Stella Re di finanziare non solo una parte del prezzo d’acquisto dell’immobile, ma anche i costi relativi al progetto di ristrutturazione e riconversione. Il progetto porterà alla realizzazione di una torre residenziale nel centro di Milano destinata a favorire lo sviluppo dell’intera area nel rispetto dei requisiti ambientali.

Stella Re è una società detenuta dalla famiglia Chiarva, attiva in campo industriale dal 1945. Siamo particolarmente orgogliosi di supportare il progetto in Largo Treves, un eccellente esempio di riqualificazione e riconversione urbana.

Come ha dichiarato Marco Perocchi, responsabile Direzione Banca d’Impresa di Credit Agricole Italia: “Noi crediamo fortemente negli investimenti di recupero che siano in grado di conferire modernità nel rispetto dei nuovi parametri di sostenibilità ambientale e sociale”.

Pertanto presto vedremo il progetto di conversione della torre di 9 piani.

Largo Treves 1 è un immobile moderno, realizzato al posto della palazzina della vecchia Università Bocconi, della quale ha mantenuto solo gli angoli stondati; per il resto è cresciuta per dieci piani compreso il piano rialzato. L’architetto di quest’edificio è Arrigo Arrighetti (1922 – 1989), autore fra l’altro di piccoli gioielli sparsi in città. Ad esempio abbiamo: la bella piscina Solari, la suggestiva Chiesa di San Giovanni Bono nel quartiere Sant’Ambrogio alla Barona. Oppure ancora: la Scuola per bambini ambliopici in via Celeste Clericetti 22 a Città Studi o la “stellata” Scuola materna in via Santa Croce 5, dietro a Sant’Eustorgio o la stazione M1 di Amendola Fiera.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Brera, Largo Treves, Comune di Milano, Demanio, Arrigo Arrighetti

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


3 thoughts on “Milano | Brera – Cambio di destinazione per la Torre di largo Treves

  1. Anonimo

    Bene, molti vecchi palazzi a uso ufficio possono essere riconvertiti in residenze. Bisogna riportare le persone a vivere in centro città in modo da diminuire l’estremo consumo di risorse che deriva dal costringere (causa mancanza di abitazioni in città) le persone ad andare ad abitare fuori città in villette disperse sul territorio che causano pendolarismo e consumo di energia causa lunghe percorrenze in auto per fare ogni cosa, oltre al consumo di suolo che sottare risorse all’agricoltura.

  2. Wf

    <emParcheggi biciclette alle fermate del metrò: sei velostazioni per chi arriva da fuori città

    Il parcheggio per biciclette alla stazione Cordusio

    Quasi mille parcheggi per le due ruote tra Bignami, Bisceglie, Centrale, Maciachini, Molino Dorino e Romolo. Ci saranno sistemi di accesso e videosorveglianza. L’assessora Censi: «Ora nuove piste ciclabili in periferia»

    La stazione delle bici nelle stazioni del metrò. Bignami, Bisceglie, Centrale, Maciachini, Molino Dorino, Romolo. Il Comune investirà nel progetto due milioni di euro, altri tre arriveranno dal ministero della Transizione ecologica. Sei stazioni in altrettanti punti strategici della rete metropolitana – una è già stata inaugurata a Cordusio – e mille posti per custodire le due ruote dei pendolari. Perché la sfida è proprio questa: permettere di usare la bici in città anche a chi arriva ogni giorno dall’hinterland o da fuori provincia.

    Palazzo Marino ha appena lanciato il bando per il progetto individuando alcuni requisiti minimi. «Le velostazioni saranno strutture chiuse, dotate di sistemi di accesso e videosorveglianza e sistemi di alloggiamento a due piani, utili ad ottimizzare gli spazi a beneficio di una massimizzazione dei posti bici disponibili». «In aggiunta ai requisiti definiti per le rastrelliere — si legge ancora nella delibera che annuncia il progetto — sono state individuate le dotazioni minime per offrire agli utenti dei servizi integrativi, quali la manutenzione del mezzo e la ricarica dei veicoli elettrici. La presenza di più servizi, oltre al solo deposito del veicolo, è ritenuta infatti fondamentale per aumentare l’appetibilità della struttura nel suo complesso».

    Milano ripartirà ancora dalle due ruote. L’avanzata delle ciclabili non si fermerà e non si esaurirà la svolta impressa dalla scorsa giunta dopo la prima ondata pandemica, promette Arianna Censi, assessora alla Mobilità da poco più di tre mesi. Oggi sono 298 i chilometri di itinerari ciclabili in città, macrocategoria che comprende le piste propriamente dette, le bike lane e le zone 30, aree nelle quali, per via dei limiti alla velocità, la convivenza tra percorso veicolare e ciclabile è comunque facilitata.

    Nei prossimi mesi arriveranno altri settanta chilometri di corsie protette. Tra queste il nuovo itinerario ciclabile di via Primaticcio che andrà a completare il percorso di viale Legioni Romane. E poi, l’attesissima pista ciclabile che unirà la zona est della città all’Idroscalo. Perché l’idea ora è proprio quella di potenziare i percorsi ciclabili periferici. «Concentrare l’attenzione ai confini della città», sottolinea Censi. «La cosa più difficile sarà trasformare i luoghi d’ingresso alla metropoli realizzati decenni fa. Noi immaginiamo una città leggera, più sostenibile. E per farlo è necessario cambiare le infrastrutture, disegnare un nuovo vestito sul corpo della metropoli». Un esempio è certamente il cavalcavia del Corvetto, l’ultimo chilometro di autostrada del Sole che entra in città affacciandosi tra i balconi delle case: uno dei simboli più potenti della civiltà dell’automobile. «Stiamo studiando come migliorare la Paullese, a quel punto si potrà davvero pensare di demolire il cavalcavia».

  3. Renato S.

    Speriamo che non prendano a riferimento la torre Aurora, di questi tempi non mancano gli esempi di costruzioni residenziali atroci…

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