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Roma | Flaminio – Progetto per il “maxi” MAXXI

3 parole chiave per il MAXXI del futuro: sostenibilità, innovazione, inclusione. Un centro d’eccellenza per il restauro del contemporaneo nuovi spazi per la formazione, depositi intelligenti e accessibili un nuovo paesaggio di verde urbano con orti produttivi.

AL VIA IL CONCORSO INTERNAZIONALE DI IDEE.

Roma, 10 febbraio 2022. Un grande progetto di rigenerazione urbana. Una sfida per il MAXXI del futuro. Un nuovo edificio sostenibile e ad alta tecnologia che ospiti un hub di ricerca per il dialogo tra architettura, arte, scienza e intelligenza artificiale, un centro d’eccellenza per il restauro del contemporaneo, spazi per le attività di formazione, depositi innovativi e accessibili al pubblico.

Una nuova fascia di verde urbano disegnato da artisti e agronomi insieme, con attività espositive all’aperto, laboratori sull’ambiente, orti produttivi.

Fotovoltaico, comunità energetica, recupero delle acque piovane per rendere sostenibile l’edificio di Zaha Hadid. Nuove soluzioni che rendano il MAXXI ancora più accessibile e accogliente abbattendo ogni barriera, fisica sensoriale e digitale.

Questo e molto altro è il masterplan GRANDE MAXXI: dopo le trasformazioni, l’evoluzione, la ricerca e i risultati dei primi 10 anni, ora il Museo nazionale delle arti del XXI secolo getta le basi per il futuro, all’insegna della sostenibilità, dell’inclusione e dell’innovazione.

GRANDE MAXXI è un progetto ambizioso che nasce da una significativa e importante collaborazione strategica interistituzionale e si inserisce in un contesto urbano dinamico, caratterizzato da architetture di qualità, al centro di un ampio progetto di rigenerazione.

È stato presentato questa mattina da Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI con il Ministro della Cultura Dario Franceschini, il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini, il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il Sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, la coordinatrice del progetto Margherita Guccione, il Segretario generale della Fondazione MAXXI Pietro Barrera. Presenti i soci fondatori della Fondazione MAXXI: la Regione Lazio con il Presidente Nicola Zingaretti ed Enel con il Presidente Michele Crisostomo e l’Amministratore delegato Francesco Starace, il CdA del museo e i partner d’eccellenza del MAXXI nella gara europea per l’istituzione della rete degli EDIH (European Digital Innovation Hubs).

Durante l’incontro, è stato presentato il concorso internazionale di idee per il nuovo edificio multifunzionale e il sistema di verde pubblico attrezzato. Il bando, primo step per la realizzazione del masterplan, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea lo scorso 8 febbraio e su quella della Repubblica Italiana il 9 febbraio. È inoltre online sul sito del MAXXI al link www.maxxi.art/grande-maxxi.

È stato inoltre presentato il Comitato di indirizzo che accompagnerà la Fondazione MAXXI nella realizzazione del GRANDE MAXXI, di cui fanno parte: Paolo Benanti, Francesca Bria, Leonardo Caffo, Maria Grazia Carrozza, Emanuele Coccia, Luca De Biase, Donatella Di Cesare, Stefano Mancuso, Telmo Pievani, Antonella Polimeni, Gianni Silvestrini, Chiara Valerio, Maria Alessandra Vittorini.

Dice Giovanna Melandri: “Nei suoi primi 10 anni il MAXXI è cresciuto, si è trasformato, è diventato un dispositivo di ricerca, formazione, sperimentazione. Ogni giorno, attraverso lo sguardo e le visioni di artisti, architetti, designer, maestri della fotografia e i programmi di approfondimento cui hanno partecipato intellettuali, filosofi, scienziati, esperti di diverse discipline, abbiamo esplorato i temi più urgenti del nostro tempo, tra cui il rapporto tra uomo e natura, tra arte, architettura, scienza e intelligenza artificiale. Abbiamo imparato molto negli anni della pandemia, portando i nostri contenuti sul digitale e rafforzando la funzione educativa e sociale del museo. Ora è il momento di una “naturale” e ulteriore evoluzione, nel segno della rigenerazione urbana, della sostenibilità e delle tecnologie più avanzate, per confrontarci con il “mondo nuovo” che deve nascere dalla crisi sindemica, ambientale, sociale, sanitaria e diventare ancora di più laboratorio di futuro.

Con questo progetto ci candidiamo a essere protagonisti del programma New European Bauhaus lanciato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Il cantiere GRANDE MAXXI dovrà essere occasione di nuova progettualità e nuova occupazione per molti giovani, ricercatori, artisti, creativi.

Con MAXXI L’Aquila abbiamo dimostrato di avere capacità di progettazione e realizzazione. Ora siamo pronti per questa nuova sfida per far crescere il MAXXI del futuro”.

Commenta Margherita Guccione: “Il masterplan GRANDE MAXXI amplia le prospettive e il raggio di azione del museo, con una serie di operazioni organiche che nel loro insieme daranno forma fisica a una profonda rigenerazione urbana dell’intera area. Il percorso virtuoso inizia oggi dal concorso internazionale di idee, che disegnerà un asse di verde attrezzato e produttivo e la sede del nuovo polo di ricerca, sviluppo e innovazione digitale e proseguirà con una radicale trasformazione energetica dell’intero complesso, finalizzata a raggiungere la carbon neutrality nell’arco di qualche anno”.

GRANDE MAXXI si sviluppa in una serie di azioni integrate che riguardano sia l’edificio progettato da Zaha Hadid e piazza Alighiero Boetti, sia un’area attigua di pertinenza del museo. Questi i principali interventi:

  • MAXXI HUB: realizzazione di un nuovo edificio sostenibile e multifunzionale.
  • MAXXI GREEN: realizzazione di un’area di verde attrezzato, produttivo e fruibile dal pubblico.
  • MAXXI SOSTENIBILE: conversione energetica dell’edificio di Zaha Hadid. Economia circolare.
  • MAXXI ACCESSIBILE E INTELLIGENTE: abbattimento delle barriere fisiche e sensoriali e upgrade digitale, creazione di nuovi depositi tecnologici e aperti al pubblico e trasformazione di quelli esistenti.

MAXXI HUB: il nuovo edificio sostenibile e multifunzionale

Il nuovo edificio sorgerà in un’area che affaccia su via Masaccio, adiacente a piazza Alighiero Boetti cui sarà collegato, sarà su due livelli e avrà un tetto green praticabile, anch’esso accessibile dalla piazza, e un parcheggio interrato. Ospiterà una serie di funzioni interconnesse l’un l’altra.

Innovation Hub: un polo di ricerca e sviluppo in cui le più qualificate competenze nel mondo dell’arte, dell’architettura e della creatività opereranno insieme alla comunità scientifica per elaborare idee, visioni, soluzioni, progetti di rigenerazione urbana combinando dati, information technology e creatività.

A questo fine, il MAXXI si è fatto promotore e capofila di un’inedita cordata con sei partner d’eccellenza (Fondazione Human Technopole, SONY CSL Paris, DTC LAZIO – Centro di eccellenza, Innova Camera, LVenture Group e Pi School) per partecipare alla gara europea.

per l’istituzione della rete degli EDIH (European Digital Innovation Hubs. Il primo step nazionale è stato superato a dicembre 2020 e, dopo il 22 febbraio 2022, termine per la presentazione delle domande, avrà inizio la selezione finale europea cui anche questo progetto partecipa.

Centro d’eccellenza per il restauro del contemporaneo. L’assenza di linee guida consolidate, l’eterogenità dei materiali, la loro fragilità e, talvolta, deperibilità, rendono il restauro del contemporaneo un settore aperto alla ricerca più avanzata e alla più innovativa interdisciplinarità. I nuovi laboratori – flessibili, attrezzati, informatizzati – saranno un punto di riferimento in questo ambito, al servizio del sistema del contemporaneo italiano. Tutte le attività saranno sviluppate in sinergia con le istituzioni del settore e le scuole di formazione (tra cui ISCR, Opificio delle Pietre Dure, Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, Università).

Nel nuovo edificio si rafforzerà la vocazione formativa del MAXXI: ospiterà infatti spazi destinati alla formazione specialistica per creare future professionalità in ambito culturale. Ospiterà inoltre i nuovi depositi, intelligenti e accessibili.

Il giardino pensile sul tetto sarà collegato alla piazza del MAXXI e al nuovo corridoio verde che verrà realizzato su via Masaccio, creando un unico percorso green fruibile e attrezzato.

MAXXI GREEN: un ponte tra cemento e verde urbano

GRANDE MAXXI prevede una fascia di verde urbano attrezzato lungo l’asse di via Masaccio. Questa quinta verde che collegherà tutti gli spazi all’aperto del museo sarà fruibile dal pubblico e sarà una sorta di galleria a cielo aperto con interventi site specific di artisti e paesaggisti, laboratori di progettazione del paesaggio, orti urbani produttivi e sostenibili che serviranno anche i punti di ristoro del museo e BioGrounds, il progetto di giardini didattici per una nuova coscienza ambientale.

IL CONCORSO INTERNAZIONALE DI IDEE

Per la realizzazione di MAXXI HUB e MAXXI GREEN, è stato lanciato un concorso internazionale di idee, rivolto principalmente a gruppi di progettazione multidisciplinari. La Commisione giudicatrice sceglierà il miglior progetto secondo i criteri di integrazione, sostenibilità, innovazione, accessibilità, fattibilità tecnica ed economica. La commissione è costituita da: Giovanna Melandri (Presidente), Petra Blaisse, Maria Claudia Clemente, Mario Cucinella, Lorenzo Mariotti; membri supplenti Pippo Ciorra, Simone Gobbo.

Il progetto dovrà essere consegnato entro il 13 maggio 2022 e il 10 giugno 2022 sarà proclamato il vincitore, cui sarà affidata la progettazione definitiva. I primi 5 progetti in graduatoria saranno premiati in modo scalare e saranno esposti al MAXXI.

MAXXI SOSTENIBILE

GRANDE MAXXI è anche occasione per affrontare il tema della sostenibilità ambientale del museo e abbracciare la sfida green della riduzione delle emissioni di gas serra, con l’ambizioso obiettivo della “carbon neutrality” attraverso un piano pluriennale. Sulle coperture saranno installate diverse tipologie di pannelli fotovoltaici di ultima generazione che non interferiscono con il profilo e le caratteristiche architettoniche dell’edificio. Il MAXXI si candida così a diventare un prototipo nell’utilizzo del fotovoltaico sulle architetture monumentali. L’autoproduzione di energia verde coprirà un terzo del fabbisogno. Un’altra parte della produzione avverrà attraverso l’istituzione di una comunità energetica in collaborazione con il Ministero della Difesa, proprietario delle caserme adiacenti. Verranno inoltre eliminate le caldaie a gas metano e tutte le sorgenti luminose saranno riconvertite con tecnologia a led. Verranno sistematizzati comportamenti virtuosi, alcuni dei quali già in atto, come il riciclo e riuso degli allestimenti e il recupero delle acque piovane per irrigare l’area verde e gli orti urbani, generando così un sistema di economia circolare.

MAXXI ACCESSIBILE E INTELLIGENTE

Sono tre le linee d’intervento per rendere il MAXXI sempre più accessibile, accogliente e inclusivo, coerentemente con la vocazione sociale del museo contemporaneo, all’insegna della partecipazione e della formazione.

MAXXIperTUTTI è un ambizioso programma di rinnovamento in chiave accessibile e partecipativa, dove l’accessibilità è intesa come approccio generale rivolto a tutti i visitatori (famiglie, bambini, studenti, anziani, persone con disabilità o in condizioni di fragilità, comunità di migranti, ecc.).

Tra gli obiettivi: la rimozione delle barriere fisiche, sensoriali e cognitive, onsite e online; la co-progettazione con i diversi pubblici per coinvolgere voci e punti di vista spesso sottorappresentati; la formazione di operatori sui temi dell’accessibilità e di persone con disabilità come mediatori culturali.

MAXXI Technology prevede il costante upgrade digitale del museo, che si doterà di reti, hardware e software all’avanguardia per ampliare sia la produzione di contenuti sia la loro fruizione. Un nuovo ecosistema digitale che, attraverso l’utilizzo di diversi strumenti come dati, sistemi interattivi, ambienti immersivi, tecnologie indossabili, da un lato incentivi la possibilità per gli artisti di utilizzare le nuove tecnologie (NFT, metaverso, blockchain, AI, gaming, AR, VR ecc.) come strumento espressivo e dall’altro arricchisca per il pubblico l’esperienza del museo e la fruizione delle opere, onsite e online.

MAXXI Storage riguarda i depositi, cuore nascosto del museo, che custodiscono la collezione pubblica nazionale, esposta a rotazione con ingresso gratuito dal martedì al giovedì e in continua crescita grazie al sostegtno del MiC: sia la collezione di arte sia quelle di architettura e fotografia sono più che raddoppiate dal 2010. I depositi del MAXXI saranno accoglienti e accessibili, destinati non solo alla conservazione ma anche alla fruizione e alla valorizzazione delle opere.

QUADRO FINANZIARIO

Il progetto prende forma nel contesto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, di cui condivide principalmente il metodo: la definizione degli obiettivi, l’ambizione, il preciso orizzonte temporale. Anche se solo alcune linee finanziarie sono riconducibili al PNRR, l’obiettivo è applicarne l’impostazione all’intero progetto.

La Fondazione MAXXI ha già avviato con risorse proprie gli studi preliminari e di fattibilità e continuerà la sua attività di fundraising per coinvolgere partner privati nell’attuazione del progetto. Ad oggi, è previsto un investimento di 37,5 milioni di euro che deriva da risorse di bilancio del Ministero della Cultura e del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, di cui: 15 milioni di euro dal Piano strategico Grandi progetti Beni culturali (MiC); 2,5 milioni di euro dalla linea di investimento 1.2 del PNRR di competenza del MiC; 20 milioni di euro dal Fondo MIMS per gli interventi infrastrutturali di conservazione, manutenzione, riqualificazione, restauro e valorizzazione dei beni culturali e degli spazi, anche verdi, ad essi strumentali.

Referenze immagini: Maxxi Roma; Iwan Baan; S. Cecchetti; Domus;

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Claudio Nelli, milanese, nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione. Ma il percorso non poteva finire qui e nel 2015 fonda Dodecaedro Urbano, un contenitore per nuovi progetti e nuove sfide che coinvolgeranno sempre di più lo sfaccettato mondo delle città


11 thoughts on “Roma | Flaminio – Progetto per il “maxi” MAXXI

  1. Anonimo

    Il Maxii è, nei fatti, il principale museo di arte contemporanea che abbiamo in Italia e purtroppo non tiene il passo con i concorrenti (anche di Paesi meno blasonati del nostro)

    In parte perché la collezione nemmeno si avvicina a quella di un MoMa o di un Stedelijk. In parte perché la posizione e gli scarsi collegamenti con i mezzi pubblici tengono lontani i turisti. Il progetto di Zaha Hadid è molto bello… ma il problema qui sono i contenuti più che i contenitori.

    Ogni tanto sogno che si possa realizzare un bel museo di arte contemporanea anche a Milano, poi mi dico, se poi non si intende investire soldi veri per comprare opere e organizzare mostre, che senso ha? Giusto per avere una bar carino con annesso book shop dove fare l’aperitivo.

    Basterebbe seguire l’esempio degli spagnoli per capire che l’arte può essere una risorsa anche economica. In ogni caso, in bocca al lupo al Grande Maxii, speriamo siano in grado di rilanciarlo.

    1. Vincenzo

      Hai detto bene. Purtroppo, come spesso accade in Italia, il MAXXI è stata una operazione più politica che culturale, e i nomi di chi lo gestisce lo testimoniano. Claudia Gian Ferrari ha lasciato la sua straordinaria collezione al MAXXI perché a Milano mancava un museo di arte contemporanea. Chi l’ha vista mai esposta? Mistero. Le mostre temporanee? Incredibilmente criptiche e per addetti ai lavori. Quest’anno per la prima volta un po’ di affluenza per la mostra AMAZONIA di Salgado, ma finora botteghini deserti. Il museo di arte contemporanea di Libeskind a CityLife sarebbe stato bellissimo, e ovviamente è stato cestinato. Come del resto la BEIC a Porta Vittoria. Quante occasioni sprecate.

    2. Elvetics

      Scarsi collegamenti? Ma ha capito in che zona ci troviamo? A poche fermate di tram dalla metropolitana di piazza del popolo dunque raggiungibilissimo dai più. Quel quartiere diventerà un vero e proprio gioiello con il nascituro museo della scienza proprio di fronte al Maxxi e le nuove residenze del Flaminio al posto delle caserme sull’asse di Guido Reni dove passerà pure la tranvia del ponte della musica e il Grab. Ora tocca a noi percorrere la strada che voi avete intrapreso con successo ma col vincolo di coniugare la qualità con il rispetto dell’esistente in ottica di resilienza e valorizzazione del nostro patrimonio li dove ce n’è bisogno. Non vediamo l’ora di rinascere!

      1. Anonimo

        Sì, so perfettamente dov’è il Maxxi, ci vado spesso (sono di frequente a Roma per lavoro e conosco la città). E Confermo che Flaminio è un quartiere molto gradevole e con un enorme potenziale, io lo preferisco a Prati per esempio. Però, mi dispiace, posso capire che per gli standard di Roma il Maxxi si possa considerare ben collegato, ma sono più di 2 km da Piazza del Popolo. Quattro fermate di tram.

        In una città a vocazione turistica come Roma, credo sarebbe stato molto più sensato realizzare il museo vicino agli altri poli turistici o almeno vicino a una fermata della metropolitana. E invece è possibile intercettare solo una parte di questa utenza. Per me è un peccato.

        Detto questo, da amante dell’arte, spero davvero che il Maxxi rinasca.
        Apprezzo il progetto dell’hub e la visione multidisciplinare, ma spero che arricchirete anche la collezione.

  2. Contemporaneo

    Quattro fermate di tram non mi sembrano molte. E considerando la storia urbanistica di Roma non ci si può certo aspettare un edificio nuovo in centro? Anche Tate Modern a Londra è in una zona che prima dell’apertura era off limits sia ai turisti che ai londinesi, la vecchia centrale elettrica abbandonata da anni. Le cose sono cambiate dopo l’apertura. Lo stesso vale per il Whitney Museum di New York, recentemente spostatosi al meatpacking district, il cui nome suggerisce le origini non certo da quartiere turistico. I musei servono anche a cambiare la realtà urbana, e spesso vengono aperti in zone ex industriali.

    Per quanto riguarda il ‘principale museo di arte contemporanea in Italia’ questo è al momento il Castello di Rivoli fuori Torino, con una collezione degna di un museo nazionale recentemente ingrandita con la donazione Cerruti https://www.castellodirivoli.org/opera/ La direttrice Carolyn Christov Bakargiev è una curatrice americana di tutto rispetto con esperienze in istituzioni prestigiose, incluso Documenta a Kassel, che ha curato nel 2012.

    Le collezioni museali vengono costruite negli anni (nel caso dello Stedelijk da te nominato anche secoli, ma anche il MoMA, che è attivo dal 1929) quindi non vedo il paragone con una nuova istituzione come il MAXXI, che nei suoi soli dieci anni di attività ha iniziato a collezionare subito, e si sta ancora costruendo sia la collezione che un’identità. Stedelijk e MoMA poi anno beneficiato di importanti lasciti privati, cosa che il MAXXI non penso abbia ancora ricevuto.

    In sostanza, diamo a Roma e al suo museo il tempo per costruire collezione e contenuti e per tutto il quartiere Flaminio di svilupparsi e riqualificarsi.

  3. Anonimo

    Contemporaneo ma sei serio? La Tate è in zona 1 a Londra a 5 minuti a piedi dalla circle line e meatpacking district è tra le zone più turistiche e care di Downtown…

    Senza contare che il Whitney al contrario del Maxxi è un istituzione così importante che la gente ci andrebbe anche se lo spostassero a East New York.

    Il Maxxi cerca di competere con queste realtà senza averne i fondi, per carità giocano in campionati diversi ma un’altra posizione avrebbe aiutato. Non dico in Piazza di Spagna ma almeno in zona collegata con metropolitana A o B. Questo credo sia un grosso limite di progettazione, ma è anche una discussione sterile il Maxxi sta là e se i turisti vogliono andarci si prenderanno un taxi (che fa pure rima) o metro e tram.

    Castello di Rivoli (che tra l’altro dimostra che non serve un nuovo edificio per allestire un museo di arte contemporanea) è una bellissima realtà, così come il Mart, ma continuo a considerare il Maxxi il nostro museo di arte contemporanea più importante, non tanto per la collezione (superata anche da realtà private) ma per le ambizioni con cui è nato.

    Io non mi aspetto che diventi il Guggenheim in uno schiocco di dita ma questi primi 10 anni mi hanno un po’ deluso.

    Sarò felicissimo di essere smentito dal grande Maxxi, lo spero con tutto il cuore…

    1. Anonimo

      Il Maxxi non compete con la Tate ma con il Barbican, con cui pure collabora.

      Sempre meglio della scena di Milano dove a parte i tromboni autoreferenziali della Triennale, c’è il mezzo deserto (e lo dico da Milanese). Fondazione Prada e Hangar sono istituzioni private con tutt’altre logiche.

      1. Anonimo

        Triennale è un museo principalmente di Design, non ha senso metterlo a confronto con il Maxxi. In realtà a Milano non c’è nessun museo di arte contemporanea salvo le iniziative private che non sono prettamente museali. L’unico era il museo di Libeskind che dovevano realizzare a City Life e che è stato depennato da Pisapia in parte perché i fondi sono stati dirottati sul Vigorelli e in parte perché avevano il timore di non riuscire a mantenere l’attività sostenibile

        D’altronde dovremmo avere imparato la lezione, per fare un museo valido non basta l’edificio accattivante servono le opere e se non c’è la volontà di investire, quelle te le scordi.

  4. Contemporaneo

    Vivo a Londra da anni e ricordo la zona intorno a Tate Modern era desolata prima dell’apertura nel 2000. Così come lo era Battersea Power station, un’altra centrale dismessa, prima della ristrutturazione qualche anno fa.
    Circle Line non passa vicino a Tate Modern, passa dall’altro lato del fiume. Scendendo a Blackfriars devi comunque attraversare il fiume, almeno 10-15 minuti a piedi, stessa distanza se vieni da Southwark e London Bridge. E stessa cosa col tram dalla stazione Flaminio e 5 minuti a piedi fino al MAXXI

    La solita esterofilia italiana, i soliti paragoni con l’estero pur non capendone le diverse realtà. Dal MAXXI non mi aspetto un MoMA, uno Stedelijk o una Tate. Mi aspetto qualcosa che abbia senso nel contesto urbanistico, sociale e culturale di Roma e che sia apprezzato soprattutto dai romani.

  5. Anonimo

    Sì 5 minuti a piedi per raggiungere il Maxxi ma con le scarpe di Marty McFly di Ritorno al futuro però.

    Mentre da Blackfriars alla Tate un altro po’ e ci vuole una mezza maratona. Lasciamo perdere. Tu non sarai esterofilo ma sei poco attendibile.

    Non è nemmeno questione di paragoni con altre realtà internazionali più blasonate, ma di buon senso: realizzare un museo senza preoccuparsi dei collegamenti è un errore, a maggior ragione in una città come Roma che non è esattamente un modello di efficienza.

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