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Milano | Urbanistica – Quei sentieri spontanei che in Comune non considerano

Anzitutto cosa sono i sentieri spontanei? Sono dei percorsi che si creano solitamente nei prati dove il continuo passaggio umano crea, col calpestio, un percorso brullo lungo il quale non cresce più un filo d’erba.

Questo naturalmente può succedere ovunque ed è anche alla base dell’origine storica di molte vie percorribili oggi sia a piedi che in automobile, come le grandi vie di comunicazione dell’umanità intera, nate appunto da sentieri nella foresta.

In città questo provoca spesso situazioni degradanti, che sono spesso evidente indice di mal progettate pianificazioni urbane di aiuole e strade.

Noi abbiamo raccolto un po’ di situazioni che ci appaiono sin troppo eccessive e in alcuni casi ridicole, come se il cittadino si prendesse beffa delle pianificazioni urbane trovando ad arzigogolati percorsi, vie più veloci e sensate.

Forse i progettisti dovrebbero calcolare e intuire che per unire due punti il percorso più breve è sempre quello più in linea retta e che prima o poi, se non è stato considerato, finisce per esser creato dal passaggio degli stessi cittadini.

Il più paradossale tra questi sentieri spontanei e che esiste da che io abbia memoria, è quello creato dal percorso di chi, provenendo da piazzale Cadorna sale il dislivello dell’aiuola di piazza Castello dove si trova il Rivellino di  Santo Spirito per accedere al Parco Sempione da quel lato. Intervento che, in questo caso, sarà regolamentato con la nuova sistemazione di piazza Castello in programma in questi mesi.

Sempre nel Parco Sempione troviamo altri casi di sentieri spontanei.

Sentieri che si creano anche in posti pericolosi come l’attraversamento difficoltoso e mai considerato (sperando venga sistemato col nuovo progetto di riqualificazione) di Viale Brianza in piazzale Loreto. Dove il disegno della strada in teoria impedisce ai pedoni di passare, ma che, di fatto, viene percorsa da centinaia di persone al giorno, tanto che ormai nell’aiuola c’è il solco.

Persino nel nuovo Parco Biblioteca degli Alberi troviamo dei sentieri spontanei, come in via De Castillia.

O in Piazza Einaudi…

Qui altri casi di sentieri spontanei raccolti in città.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


17 thoughts on “Milano | Urbanistica – Quei sentieri spontanei che in Comune non considerano

  1. Manuel

    Ma non l’avete ancora capito che si è in mano a degli INCOMPETENTI! Quando se ne accorgeranno verranno fuori che devono indire un bando internazionale. Povera Milano come ti sei ridotta.

    1. Anonimo

      Certo certo i sentieri spontanei sono spuntati solo negli ultimi anni, prima tutti seguivano diligentemente i marciapiedi e i vialetti prefissati. Come no.

    2. Anonimo

      AVETE. PERSO. LE. ELEZIONI. PUNTO.

      Fatevene una ragione.
      Evidentemente per i cittadini la giunta uscente non era così malaccio né la proposta della controparte era così interessante.

      The people have spoken, se ne riparla far cinque anni.

      1. Techedge

        Per quanto mi riguarda la giunta uscente ERA malaccio, ma il resto era peggio. Lo dice l’affluenza (per la cronaca, io ho votato ed ho votato Sala, ma perché il resto… lasciamo stare…).

  2. Federico

    È un dilemma eterno: i sentieri spontanei sono dovuti a errori di progettazione o a mancanza di senso civico?
    Per me è chiaramente la seconda: non si calpesta l’erba per un semplice beneficio personale. Che lo facciano in tanti non lo rende giusto.
    Certo, in alcune situazioni è evidente una mancanza di attenzione del progettista, ma di principio deve esserci il rispetto delle regole salvo poi pretendere che vengano cambiate se sono sbagliate, ma senza ignorarle. Ed i percorsi pedonali sono una forma fisica di regola: i pedoni devono passare da lì, anche se più lungo del percorso che viene percepito come “più breve”. Perché? Perché così ha deciso chi opera nell’interesse generale.

    L’unica reprimenda che faccio al comune che “ignora” i sentieri spontanei, è che non ne sanziona l’uso errato, o ne impedisca fisicamente la generazione.

    Siamo tutti ambientalisti… certo come no, lo si vede da piccoli gesti come il rispetto per il filo d’erba dell’aiuola che ci sta tra i piedi.

    1. G.

      Suona bene a parole ma non funziona così. Come lo risolvi il problema spazzatura, colpevolizzando il cittadino o mettendo dei cestini?
      Il sentiero spontaneo è il segnale di una intelligenza che va ascoltata, e il progettista che non ne tiene conto fa un lavoro fatto male. La comodità per chi vive gli spazi è il primo criterio da tenere in conto.

      1. Federico

        Se il cittadino non rispetta le norme per lo smaltimento dei rifiuti, e butta la carta per terra solo perché non ha il cestino a portata di mano, ma in posizione tropp “scomoda” per i suoi criteri, beh sì, colpevolizzo il cittadino.
        Il sentiero spontaneo non è frutto di “intelligenza”, ma di menefreghismo.
        Ovviamente il progettista deve tener conto della comodità di chi vive gli spazi, ma ti garantisco che per quanta cura possa avere c’è sempre qualcuno che lo trova scomodo.
        Questo non significa che ci sono situazioni dove il progettista va lapidato, ma “dura lex, sed lex”, si passa solo dove permesso.

      2. Federico

        Se il cittadino non rispetta le norme per lo smaltimento dei rifiuti, e butta la carta per terra solo perché non ha il cestino a portata di mano, ma in posizione troppo “scomoda” per i suoi criteri, beh sì, colpevolizzo il cittadino.
        Il sentiero spontaneo non è frutto di “intelligenza”, ma di menefreghismo.
        Ovviamente il progettista deve tener conto della comodità di chi vive gli spazi, ma ti garantisco che per quanta cura possa avere c’è sempre qualcuno che lo trova scomodo.
        Questo non significa che ci sono situazioni dove il progettista va lapidato, ma “dura lex, sed lex”, si passa solo dove permesso.

    2. Anonimo

      Per me è chiaramente la prima.
      Chi decide in realtà opera senza alcuna cognizione di causa. Se avesse provato anche una sola volta a percorrere il tracciato che ha segnato sulla carta si troverebbe a pensare: ma chi è l’imbecille che ha fatto sto percorso…ah già sono stato io…

  3. Anonimo

    Io so che per la sistemazione di piazza Leonardo Da Vinci, da orrido parcheggio a parco/piazza si era tenuto conto dei sentieri spontanei che gli studenti avevano creato.

  4. Umberto

    Perfettamente d’accordo con l’autore e con G. Lo stesso anche vicino a casa mia in zona Lorenteggio/ Bisceglie.
    I vialetti di questi parchi, soprattutto quelli più recenti sembrano ispirati più da certi quadri in stile astrattismo geometrico che da concrete scelte progettuali.
    Il verde deve essere fruibile sia dal vecchietto che passeggia senza meta e sia da chi si sposta a piedi e decide di attraversare uno spazio verde, sicuramente più gradevole dell’asfalto, per andare da A a B. Se mancano gli attraversamenti più brevi (dato che non siamo in collina, i vialetti che curvano come fossero dei tornanti non hanno alcun senso) ovvero diagonali e attraversamenti in linea retta è normale che si creino questi sentieri. Una amministrazione attenta dovrebbe porre rimedio.

  5. Mellors

    A scuola di topografia si chiamavano piste di scorrimento o qualcosa del genere. Il percorso più breve da un punto all’altro. Utile a progettare parchi e giardini pubblici.

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