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Milano | Quadrilatero – Al via la riqualificazione di Corso Matteotti 12

L’edificio di Gio Ponti si rigenera con un progetto di Garretti Associati.

La storia dell’edificio

La morfologia del tessuto urbano nell’intorno del sito è il risultato di una stratificazione sorprendentemente omogenea di più assetti urbanistici che si sono susseguiti in epoca moderna e contemporanea in questa porzione di città.  

A partire, infatti, dalla fine del Settecento, e proseguendo nella prima metà dell’Ottocento, la Corsia del Giardino, Corso di Porta Nuova (oggi via Manzoni) e via Montenapoleone (attorno alla quale si articolavano gli antichi borghi di Sant’Andrea, del Gesù, Santo Spirito e Borgospesso) videro un rinnovamento diffuso che mirava a ricomporne l’architettura sotto un aspetto unitario e a farne le strade di rappresentanza dell’aristocrazia milanese con un linguaggio sempre più omogeneo, all’insegna del neoclassicismo.  

Successivamente l’area subì un complessivo riassetto negli anni ‘20 e ‘30 del quando si decise di aprire una piazza attorno all’antica chiesa di San Babila. Parte del tessuto edilizio a sud di via Montenapoleone venne così distrutto per consentire l’apertura di corso del Littorio (oggi corso Matteotti). L’asse viario fu realizzato nel 1926-1934 demolendo antichi caseggiati al fine di creare un’arteria di collegamento tra piazza della Scala e la nuova piazza San Babila. Quest’ultima fu ridisegnata con il piano regolatore del 1934 (i lavori iniziarono nel 1938). Con il piano Albertini (1934) si diede il via a una completa riconfigurazione dell’area e alla costruzione di numerosi edifici la cui architettura doveva essere chiara immagine della modernità. A quest’epoca è infatti ascrivibile il primo grattacielo della città (la Torre Snia Viscosa dell’architetto Alessandro Rimini del 1937). 

L’edificio è posizionato all’incrocio tra via San Pietro all’Orto, su cui si attesta con un elegante portico commerciale, e corso Matteotti, che corrisponde al limite sud dell’area del Quadrilatero della moda. La facciata è in marmo di Musso grigio, liscia ed imponente fino al piano quarto, con grandi aperture mentre il piano quinto è arretrato e circondato da un terrazzo. Se la rigidezza del prospetto rimanda al neoclassicismo semplificato del Piacentini, è nel razionalismo degli interni che la mano dell’architetto rivela un’attenzione avveniristica ai temi dell’organizzazione funzionale, modulare e versatile degli spazi.

Piano tipo. Prestando attenzione al disegno è facile leggerci una piccola schematizzazione della società dell’epoca: l’ingresso di rappresentanza era interdetto ai dipendenti che, arrivando alle loro postazioni dell’open-space, non dovevano transitare davanti agli spazi dirigenziali; inoltre, la suddivisione dei servizi igienici mostra chiaramente come all’epoca l’occupazione femminile fosse molto ridotta rispetto a quella attuale.

I disegni originali mostrano, ad esempio, come i blocchi dei servizi fossero pensati come unità traslabili o ripetibili in una fascia ampia della planimetria. Similmente gli uffici sono organizzati in open space con una maglia modulare, ribattuta dall’impostazione di impianti ed aperture, per l’attestazione delle eventuali pareti divisorie dei tenant. Diversamente un curioso elemento curvilineo rivela forse la “conformazione classica” dell’architetto, come egli stesso diceva: particolari soluzioni absidate di alcuni ambienti, divisate per risolvere l’accostamento delle stanze in angolo, data la geometria ottusa dell’incrocio che delimita il lotto. Gli spazi al piano terreno erano sin dal principio destinati ad ospitare spazi commerciali mentre i piani superiori erano dedicati agli uffici della ditta Ferrania, da cui la costruzione prese il nome. 

Nel corso degli anni l’edificio ha subito numerosi interventi dediti soprattutto ad aumentarne la volumetria: a metà degli anni ‘60 venne aggiunto il piano sesto a cui in anni più recenti lo studio Asti ha aggiunto un volume vetrato in copertura (settimo piano). 

Il progetto attuale

Il progetto dello studio Garretti non va ad interferire sulla morfologia del fabbricato ma si pone l’obiettivo di recuperare e revitalizzare i piani terra e primo, dedicandoli nuovamente ad attività commerciali, mentre i piani secondo e terzo torneranno alla loro funzione originale, ovvero a spazi per uffici. I piani dal quarto al settimo sono attualmente occupati da una griffe d’alta moda. 

Qui di seguito altre immagini attuali del palazzo in fase di cantiere.

Mentre qui di seguito alcune suggestioni di come sarà rinnovato l’edificio negli interni.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi, studio Garretti

Riqualificazione, Gio Ponti, San Babila, Centro Storico, Quadrilatero, Caso Matteotti, Palazzo Ferrania, studio Garretti

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


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