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Milano | NoLo Turro – Le casette caraibiche di via Bassano del Grappa

Nella parte settentrionale del quartiere di NoLo e al confine con quello di Turro, in via Bassano del Grappa, una piccola via privata che formando una L unisce via Angelo Mosso con via Padova, ci porta in un attimo, in un mondo a parte, distante anni luce dal “disastro” che è questo tratto di via Padova che va all’incirca da Via Giorgio Chavez agli archi della ferrovia.

Infatti ci troviamo in un’area fortemente degradata di via Padova, che il Comune assieme alle associazioni di quartiere sta cercando di riportare ad una “normalità”, cominciando con la rigenerazione già avviata del giardino di via Mosso, un tempo luogo di bivacchi per ubriachi, perditempo e prostituzione (2018, 2022).

Questa è la premessa per portarvi a scoprire un piccolo angolo di Milano strappato ai “Caraibi” dal colore variopinto delle casette di via Bassano del Grappa.

Accedendo da via Angelo Mosso, all’improvviso ci si trova veramente in un altro mondo. Si tratta di una ventina di casette a schiera di 1 o due piani costruite tra il 1910 e il 1915 in stile eclettico, il liberty lo si percepisce un po’ nelle inferiate alle finestre e in alcuni balconi, ma non è dominante.

Quando le casette vennero costruite, Milano non si era ancora inglobata il piccolo comune di Turro che fu tra i primi a venire annesso, ma solo dopo la prima Guerra Mondiale. Infatti, Turro costituì fino al 1918 un comune autonomo compreso fra i comuni di Gorla Primo a nord, Crescenzago ad est, i Corpi Santi e le Rottole a sud, e Greco Milanese ad ovest.

La via, aperta nei primi anni del 1900, venne dedicata alla cittadina di Bassano Veneto, che dopo la II Guerra Mondiale cambiò in Bassano del Grappa.

I civici pari sono quelli più belli e ricchi di colori, mentre il lato opposto, quello esposto a sud, presenta piccoli giardini privati e case più “banali” anche se ben curate e anch’esse riccamente colorate coi colori pastello.

L’arredo urbano della via è il classico delle strade milanesi: asfalto, marciapiedi e dissuasori a “panettone” in cemento snocciolati sul lato per impedire il parcheggio delle auto, inframezzati da fioriere curate dagli abitanti del piccolo quartierino. Come al solito noi proviamo ad immaginarci la via con acciottolato e magari qualche bel lampione in stile.

La via non è distante dal Parco Trotter, che purtroppo non è accessibile da via Mosso (un nostro articolo del 2017 sul Parco Trotter: prima parte; seconda parte).

Arrivando invece da Via Padova, dove si trova l’edificio magazzino confinante con il rilievo ferroviario, dal 2021 fa la sua bella figura un bel murale con un imperturbabile Dante Alighieri che ci osserva. Si tratta di un’opera dell’autore Boris Veliz. La foto è di Filomena Schiattone.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi; Filomena Schiattone

NoLo, Turro, Casoretto, Via Bassano del Grappa, Via Padova, via Mosso, Casette colorate,

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


5 thoughts on “Milano | NoLo Turro – Le casette caraibiche di via Bassano del Grappa

    1. roberto baggio

      completamente d’accordo.
      ancora di più non capisco il senso di usare questo acronimo nato perchè “quella zona non aveva un nome” per localizzare posti che sono chiaramente in quartieri (ex comuni) storici,
      quella è turro e basta.
      nolo (e la sua espansione senza senso) ha rotto i cabasisi

  1. Anonimo

    È una operazione di puro marketing urbano privo di storia e memoria. Una cosa superficiale di cui non abbiamo bisogno. Non abbiamo bisogno di rendere trend i quartieri ma rendere vivibili le periferie in modo inclusivo e non ad esclusivo vantaggio di élite intellettuali

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