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Milano | Porta Venezia –  Fondazione Luigi Rovati, Museo Etrusco e non solo

Dopo oltre 4 anni di lavori, il bel palazzo neoclassico di Corso Venezia 52 a Porta VeneziaPalazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, proprio di fronte al Planetario, con l’ingresso sorvegliato da quattro telamoni, da domani 7 settembre 2022 apre al pubblico diventando ad ogni effetto un nuovo polo culturale della grande Milano. 

Un nuovo Museo d’arte, e non solo un Museo archeologico. La Fondazione Luigi Rovati nasce nel 2016 con la volontà di contaminare la cultura umanistica con la lunga storia dell’industria farmaceutica. Raccogliendo un’esperienza decennale di iniziative innovative incentrate sull’arte antica e contemporanea.

Corso Venezia, porta d’oriente, è una importante strada milanese, abbellita nel 1770 dal giovane figlio di Maria Teresa imperatrice d’Austria, che incaricò l’architetto Piermarini di realizzare i giardini pubblici oggi conosciuti come i giardini di Porta Venezia.

Su questa struttura urbana nascono i palazzi della nobiltà milanese di grande qualità architettonica, tra i quali il museo civico di Storia Naturale e il Planetario. In questo contesto ha sede la Fondazione Luigi Rovati: l’edificio, ben rappresenta non solo la storia dell’intero Corso, ma è anche specchio delle storie che si sono avvicendate al suo interno. 

La storia di un edificio è importante, le sue stratificazioni date dal tempo, le sue modifiche, le sue architetture: riflettono la cultura e le vicissitudini delle famiglie che li hanno abitati e il loro contesto.

Nel 2015, lo studio MCA Mario Cucinella Architects è stato incaricato da Fondazione Luigi Rovati  dell’intervento di recupero architettonico del palazzo storico dell’800, situato in Corso Venezia 52, e dell’ampliamento e annessione di ulteriori aree da adibire a funzione museale. I nuovi spazi adibiti a museo sono stati pensati nel rispetto dell’edificio preesistente e – non alterandone le caratteristiche –vanno a integrarsi mediante l’ampliamento del primo piano interrato adibito a museo. La realizzazione di un secondo piano interrato, sotto il piano delle fondazioni, è dedicato al deposito delle opere e a tutta l’impiantistica, a servizio dell’intero edificio.

Lo studio MCA è stato inoltre incaricato della progettazione degli interni, degli allestimenti e della Direzione Artistica generale.

“È grazie allo straordinario lavoro ed entusiasmo della Presidente della Fondazione, Giovanna Forlanelli, che questo importante intervento, che contribuisce all’offerta culturale della città di Milano, si è potuto realizzare. Non solo museo ma produzione di nuove visioni culturali eun impegno sociale di straordinaria rilevanza per il nostro tempo grazie al contributo strategico del prof. Mario Abis.” , dichiara Mario Cucinella, Fondatore e Direttore Artistico dello Studio MCA Mario Cucinella Architects.

La prima fase dei lavori ha riguardato soprattutto le attività preliminari propedeutiche agli scavi per la  costruzione dei due nuovi piani interrati: rinforzo strutturale e opere di sottofondazione. Dopo essere stato alleggerito con opere di strip-out e demolita una porzione di copertura per motivi strutturali, l’edificio è stato temporaneamente adagiato sui pali di sottofondazione, consentendo la demolizione delle vecchie strutture di fondazione e la costruzione dei due piani interrati.

Allo spazio ipogeo si accede dall’ingresso principale: attraverso una scala intagliata nella pietra serena, materiale estratto dalle cave tosco-emiliane, si arriva allo spazio espositivo composto da tre sale circolari e una grande ellittica. Questo spazio in penombra è avvolto da 30.000 conci di pietra che, disegnati uno ad uno e sapientemente costruiti e montati, in maniera continua avvolgono tutto lo spazio. Una continuità formale che dà a questo spazio il senso unitario e fluido.

La scelta di una unica pietra, quella serena, racconta di una materia estratta da profonde cave di Firenzuola, che dà un senso di uno spazio scavato sottratto proprio come nelle cave; opere di architettura di inconsapevole bellezza. Le rigature orizzontali delle pietre, dovute alla dimensione del concio di 5 centimetri di spessore e un metro di lunghezza e distanziate di 5 millimetri tra loro, creano un effetto di sospensione di questa imponente massa che contrasta con i puntini lucenti dovuti alla presenza di scagliette di Mica nella miscela della pietra. 

Nell’ombra e nella massa solida, una moltitudine di piccole luci.

L’edificio così si trasforma in un viaggio nel tempo dell’arte, nelle sue espressioni tecniche, poetiche e umane. In tale stratificazione del tempo, lo spazio dedicato alla collezione etrusca si trova nel primo livello interrato ampliato (sotto al giardino) al fine di creare una serie di nuove sale. Uno spazio ipogeo, fluido, ispirato alle tombe di Cerveteri, fra le poche architetture etrusche rimaste.

Il percorso espositivo è un viaggio attraverso l’arte e l’architettura, tra forma e materia tra città e civiltà.  Dai guerrieri al rapporto con la natura, dalla bellezza all’incontro con gli Dei. Gli impianti urbanistici etruschi, da Marzabotto a Vulci, raccontano la città, l’organizzazione degli spazi dell’abitare.

Diventa così parte dell’esperienza espositiva la dimensione urbana e quella degli oggetti, dalla casa alla bottega, dal banchetto al mare. Una lettura ampia di questa civiltà attraverso tutto lo spazio espositivo.

Lo Studio MCA ha inoltre curato il design delle teche espositive e, in stretta collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, il progetto museografico con la collaborazione scientifica del Prof. Salvatore Settis. Vetrine espositive e allestimenti interni sono stati progettati perseguendo il massimo degli standard internazionali in termini di qualità tecnica estetica e funzionale, e introducendo elementi di novità e sperimentazione in ambito museale.

Nei piani fuori terra sono parallelamente cominciati tutti i lavori interni di finitura e – al piano primo (piano nobile) – si è proceduto al restauro e al riposizionamento delle boiserie e degli arredi preesistenti, progettati e introdotti nel palazzo dall’architetto Filippo Perego nella prima metà del ‘900.

Di questi cinque piani, il livello zero è destinato alla hall di ingresso e al giardinoal bookshop, alla  biglietteria e al caffè bistrot.

Il piano successivo, piano ammezzato, è destinato agli uffici della Fondazione Luigi Rovati. Seguono poi: il piano nobile destinato a spazi per l’esposizione museale e d’arte contemporanea con interventi site specific in alcune stanze; il piano secondo destinato a eventi ed esposizioni temporanee; infine il terzo piano ospita il ristorante.

Altro elemento fondamentale nel generale progetto di recupero e restyling del palazzo è il giardino  esterno, progettato dallo studio Greencure Marilena BaggioOggetto di vincolo da parte della Sovrintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, nel progetto del giardino è stato previsto il mantenimento e il rispetto delle specie arboree preesistenti, andando a integrare elementi di vegetazione e prato già presenti nel contesto cittadino. Nell’ottica di limitare i consumi idrici si è inoltre deciso di optare per specie arboree che necessitano di poca irrigazione.

Fin dalle prime fasi, grande attenzione è stata data al tema della sostenibilità ambientale ed energetica, sia in termini impiantistici sia di scelte dei materiali e nelle generali strategie d’uso. L’edificio è infatti in corso di certificazione, mediante protocollo LEED v4 New Costruction & Major Renovation e il livello di prestazione previsto è il SILVER.

L’energia termica e frigorifera per la climatizzazione degli spazi è interamente ottenuta mediante sistemi a pompa di calore ad acqua di falda, attingendo quindi dalla generosa risorsa geotermica di cui dispone la Città di Milano, annullando le emissioni di gas serra locali e garantendo la massima fruibilità di tutti gli spazi esterni dell’edificio senza introduzione di emissioni acustiche rilevanti e senza occupazione dei pregiati spazi esterni fruibili per il pubblico.

Le prestazioni dell’involucro dell’edificio sono state notevolmente migliorate anche grazie alla coibentazione delle murature storiche conservate, alla sostituzione di tutti i serramenti con componenti ad alte prestazioni termiche e visive, e infine all’introduzione di  sistemi  di schermatura automatizzati sia per il controllo dell’energia solare, sia per il controllo del comfort luminoso. Gli impianti di illuminazione sono full LED e a controllo dell’intensità.

La riduzione dei fabbisogni energetici è ottenuta anche mediante un impianto fotovoltaico nella  copertura posizionato nella falda, lato interno per il rispetto del vincolo paesaggistico della veduta da Corso Venezia.

Tutti gli spazi sono ventilati con aria di rinnovo, trattata e filtrata secondo i più severi standard della certificazione LEED, al fine di garantire un elevato livello di qualità dell’aria interna con  abbattimento  del particolato e degli inquinanti gassosi. Tutti gli infissi sono stati sostituiti e ripensati appositamente per l’edificio e per i suoi ambienti,  garantendo  ottimi  standard  e  caratterizzandosi  per  l’elevata  customizzazione in termini di design, realizzati da Capoferri.

Lo sviluppo del progetto – che ha visto quale project manager Giovanni Canciullo e che, al fine di testare ogni aspetto del sistema costruttivo, ha richiesto numerose sperimentazioni in scala reale – è stato possibile grazie alla costruzione, presso la sede bolognese dello Studio MCA, di un mock-up in scala reale di una porzione di cupola. La piena collaborazione dell’azienda incaricata alla produzione del materiale lapideo, Casone Group, e il prezioso apporto di professionalità provenienti dal mondo dell’ingegneria, Milan Ingegneria per le strutture e Manens ingegneria per gli impianti, del lighting design con lo studio Piero Castiglioni, dell’acustica con lo studio BioByte, delle luci con iGuzzini, hanno infine consentito di sperimentare e analizzare ogni aspetto del progetto, compresi i temi di exhibit design sviluppati in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati e il gruppo Goppion. Un mapping e un video che raccontano la storia delle città etrusche e dei suoi miti sono stati realizzati da Zeranta, mentre la grafica generale è stata progettata da ZUP Design.

“La Fondazione Luigi Rovati esprime così, anche attraverso il recupero di un edificio, i concetti fondamentali di sostenibilità, di recupero, di una attenzione ai temi dell’energia e dei consumi, al riuso dei materiali; ma anche  la  particolare  attenzione  alle  condizioni  di  benessere  per i  visitatori,  ricercatori e personale. L’architettura e  l’arte  sono  una  forma  di  cura,  entrano  dentro  di  noi, creano emozioni immaginazione e ricordi. È un modo per prendersi  cura  delle  persone,  e questa attenzione è l’espressione più genuina della sostenibilità” , dichiara Mario Cucinella.

Qui il sito ufficiale: Fondazione Luigi Rovati

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi; Giovanni De Sandre per Fondazione Luigi Rovati

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


18 thoughts on “Milano | Porta Venezia –  Fondazione Luigi Rovati, Museo Etrusco e non solo

  1. Anonimo

    Ma non capisco le teche vecchio stile che fanno a pugni con le forme organiche curvilinee . Sembrano veramente comprate all’ultimo momento da una svendita. Allestimento del museo molto scarso . Il viola sulla parete fa provinciale, e la sala conferenze sembra il refettorio della polizia , boh sembra il paradigma dello stile milanese , tanta eccitazione ma poca sostanza 🥶

    1. Anonimo

      Infatti pensavo proprio alla tristezza del
      Museo di scienze naturali che si trova poco distante , il museo è tremendamente vecchio, gli allestimenti sono antiquati, l’illuminazione non idonea, poi per non parlare degli impianti elettrici del palazzo.

      È una vera tristezza quel museo, mi piange il cuore ogni volta che vado, (è il mio museo preferito!) 🙂

      Dopo aver visitato lo stesso museo a Londra ho pianto il doppio.

      1. Anonimo

        E’ un Museo Comunale e (purtroppo) il Comune non ci investe molto, preferendo – forse a torto o forse a ragione – quelli più fighi come quello del Novecento.
        Anche il Planetario avrebbe bisogno di una rinfrescata quando il Comune trova due euro…

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