"Anche le città hanno una voce" | Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Porta Garibaldi – Biblioteca degli Alberi: aperta finalmente la scalinata di piazza Freud

Domenica scorsa la Biblioteca degli Alberi ha ospitato, per il secondo anno consecutivo, la festa del quartiere Isola — «Il parco si fa Isola» — con il suo mercatino di prodotti artigianali e agroalimentari a chilometro zero, e altri eventi per tutti i cittadini. La festa è stata anche l’occasione per aprire, dopo quattro anni dal completamento, la quinta scalinata che consente l’accesso pedonale al podio di piazza Gate Aulenti (le altre scalinate sono: verso viale Sturzo, verso via Viganò, verso via Melchiorre Gioia e verso la passeggiata delle Varesine).

Infatti d’ora in poi sarà accessibile direttamente anche dalla stazione Porta Garibaldi grazie alla scalinata alberata che s’imbocca dal parcheggio auto: uscendo dallo scalo ferroviario, dove sostano i taxi, basterà percorrere verso sinistra il marciapiede evitando interruzioni stradali.

La scalinata era stata completata nel 2018, ma misteriosamente mai aperta al pubblico passaggio. Probabilmente Coima, che gestisce per il Comune l’area del Parco, sperava che i lavori all’area parcheggio di Piazza Freud venissero completati, ma probabilmente, come ben si sa, dove ci sono enti statali i lavori hanno tempi biblici.

Piazza Freud a Porta Garibaldi è in attesa dal 2017 di vedere realizzato un bel progetto di riqualificazione finanziato dalle Ferrovie dello Stato (cosa preoccupante). Nel 2020 si è visto finalmente il progetto, ma da allora non si è mosso nulla. Oggi la piazza è un brutto e disordinato parcheggio.

Qui il progetto:

Qui di seguito l’area di piazza Gate Aulenti che porta alla scalinata e che si trova sul retro della torre più alta del complesso per uffici dell’Unicredit.

Sempre durante la “festa dell’Isola” è stata svelata anche la nuova copertura funzionale e di sicurezza che nasconde il cavedio di areazione del sottostante tunnel automobilistico di viale Sturzo.

Una struttura che sarà «battezzata» dai milanesi votando sulla pagina Instagram della Bam: «La città è fatta dalle persone che la vivono — recita un cartello antistante —: dai tu il nome al nuovo sfavillante cavedio». 

Referenze immagini: Roberto Arsuffi; Marco Montella

Porta Garibaldi, Isola, Porta Nuova, Piazza Gate Aulenti, BAM, Biblioteca degli Alberi, Piazza Freud, Viale Sturzo, Scalinata




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


62 thoughts on “Milano | Porta Garibaldi – Biblioteca degli Alberi: aperta finalmente la scalinata di piazza Freud

  1. Anonimo

    La zona è stupenda, ma il parcheggio selvaggio è osceno. Il problema è sempre presente ma in occasione di eventi al parco e dintorni, ci sono decine di auto aggiuntive parcheggiate su marciapiedi, aiuole, piste ciclabili nelle immediate vicinanze del parco (almeno quello non invaso dalle auto).

    In assenza di un controllo da parte della forza pubblica o di ausiliari della sosta a contratto, vien voglia di farsi giustizia da soli, che so?, staccando qualche specchietto retrovisore, quando si è forzati a camminare in mezzo alla strada con un passeggino con un neonato, dal momento che il passaggio pedonale è completamente ostruito…

    In via Pepe ed in Via Confalonieri, per fare solo due esempi.

    Ed è vergognoso che da queste auto in sosta vietata scendano trentenni vestiti da struscio domenicale di provincia, che al zona Garibaldi/Isola potrebbero arrivare con treno, metro, bus, tram, taxi, bici propria o in sharing

      1. Andy

        Veramente i parcheggi in zona dono tutti pieni e in gran parte occupati da chi in quelle zone abita.
        Apriamo gli occhi e la mente, caro anonimo delle 18.06

  2. Anonimo

    Quanto fanno schifo i parcheggi così. In un’area poi che dovrebbe essere totalmente pedonale..
    Speriamo che il progetto di riqualificazione si sblocchi presto.

  3. Andrea

    E garibaldi continua a non essere raggiungibile in bicicletta, ancora nel 2022.

    Tutto per colpa di uno schifoso progetto di speculazione edilizia venduto ai cittadini come “riqualifica”.

    Ora possiamo tutti fare gli autoscatti col cellulare ma non possiamo prendere il treno…

    1. Anonimo

      E piantala, ci si arriva benissimo.

      Richiedere misure draconiane contro gli abusivismi di ogni genere, specie quelli dei prevaricatori che la passeggiata domenicale la concepiscono solo con lo spostamento in auto, tutela i più deboli, lèggesi tutte le categorie che si muovono senza motore

      I massimalismi ridicoli di estremisti come te, nuociono profondamente alla causa dei ciclisti. Specie a Milano dove, in genere, la popolazione è ricettiva a cause presentate e difese in modo civile e razionale e senza inutili toni da crociata politica. A Garibaldi ci sono piste ciclabili e zone pedonali che convergono da ogni direzione. Certo nella superficie del BAM sono privilegiati I pedoni (tra cui bambini), ma questo non impedisce di arrivare in zona in bici.

      1. Andrea

        No Anonimo, non c’è nulla di più moderato in ciò che ho detto: in una città i punti di interesse DEVONO poter essere raggiunti in bicicletta e se non lo sono è giusto spronare l’amministrazione affinché agisca per consentirlo.

        Ovvio che chi è conservatore come te vede estremisti dappertutto, 40 anni fa anche solo pensare di restringere un attimo la carreggiata per realizzare una ciclabile era da “estremisti” ed è proprio grazie agli “estremisti” che hanno continuato a proporlo, nonostante le accuse dei “moderati”, che ora si è potuto iniziare a realizzare, anche se con molta timidezza, una rete di piste ciclabili. Senza gli “estremisti” che provavano a vedere le cose in un ottica diversa eravate ancora tutti a dire che “sì le biciclette… però non puoi bloccare il traffico e comunque le biciclette in strada ci possono andare anche senza le piste ciclabili”.

        A “Garibaldi” le piste ciclabili e le zone pedonali che convergono in ogni direzione le vedi solo te, l’unica ciclabile presente a “Garibaldi” serve per evitare il senso unico di via Castiglioni, punto finito. Di aree pedonali davanti alla stazione non ce ne sono, i pedoni devono scendere in strada per attraversare col semaforo e proseguire sul marciapiede.

        Inoltre, sempre i pedoni (i ciclisti, nonostante i tuoi suggerimenti, evitano come la peste le vie commerciali e preferiscono fare altri giri) sono costretti a salire per scale e rampe per consentire, bontà loro, alle automobili di scorrere a massima velocità (oppure, nelle ore di punta, a massima lentezza) sull’autostrada creata per loro in viale Sturzo, degna della SS36.

          1. Andrea

            Mi spiace per l’omelia ma penso proprio che PN sia la più grande occasione sprecata degli ultimi 20 anni e mi fa ancora più arrabbiare vedere quanto la gente si faccia ammaliare dalle foto dei palazzi (e delle scale) e non riesca ad immaginare quante potenzialità dell’area sono state sprecate solo per consentire alle auto di incolonnarsi tutte le mattine in quel tunnel e per giocare a chi ce l’ha più lungo.

          2. Anonimo

            La gente si fa anche ammaliare da prati ed alberi, tenuti bene e spazi aperti puliti.
            Ed iniziative carine per bambini ed adulti.

            Sulle architetture che circondano l’area ognuno ha i propri gusti, ma visto il tema del blog è pure legittimo esprimerli.

            Io da pedone, ciclista ed utilizzatore di mezzi pubblici preferisco
            – fare il periplo dell’area per andare da Liberazione/Gioia a Garibaldi – magari accedendo dall’entrata laterale di Via Pepe- quando sono su due ruote (tempo aggiuntivo 3’, a scanso di equivoci lo faccio ogni giorno feriale, per cui non parlo in via teorica)
            – avere un parco molto gradevole ed accessibile per ogni tipologia di utente a piedi ed un’estensione di area pressoché interamente pedonale fino a Porta Nuova
            – confinare le auto sotto terra in attesa che gradualmente la mobilità si sposti verso trasporto pubblico e bici (idealmente anche grazie a misure legislative ed amministrative sempre più limitative per l’uso dell’auto)

            Si può migliorare? Certo. E l’area è lungi dall’essere stata completata, tra l’altro. Si può suggerire in modo educato migliorie? Eccome
            Ma i toni da giudizio universale sullo scempio di questa area a fronte di alternative velleitarie, meriterebbero cause migliori. Oppure attacchiamo frontalmente anche il Parco Sempione e i Giardini Pubblici, che costringono il ciclista a circumnavigarli in assenza di una pista ciclabile che li tagli a metà e con una pavimentazione che mal si adatta ai tubolari della mia bici da corsa

            Con la quale quotidianamente pedalo da Isola a Città Studi, ringraziando tutte le corsie riservate su cui percorro metà del tragitto ed augurandomi che anche la parte mancante sia realizzata. Felice di fare lo stesso pendolarismo insieme, uno di questi giorni, magari alla ricerca di mulini da vento da combattere al vostro fianco

          3. Andy

            Don Andrea è un povero mentecatto che non raggiunge i 30 anni e che non sa un cazzo della vita reale.
            Io sono un grande utilizzatore della bici. Ma per diletto e non in orario di lavoro.
            Quando imparerà che la bici non è alternativa alle auto ma ai bus e alle gambe allora forse arriveranno proposte più intelligenti

          4. Andrea

            @Andy hai scritto un commento dove speculi sulla mia età (sbagliando), postuli affermazioni senza argomentare con l’arroganza di chi ha la Verità in mano e mi insulti pure dandomi del mentecatto? Complimenti.

            Grazie altrettanto!

        1. Anonimo

          Estremismo o moderazione?
          “ Tutto per colpa di uno schifoso progetto di speculazione edilizia venduto ai cittadini come “riqualifica”.”

          Penso che le migliaia di persone che apprezzano un pomeriggio al parco BAM la vedano diversamente sul contributo che questo “schifoso progetto” ha dato alla città ed un pochino anche alla loro vita. Alla mia e a quella dei miei bambini che ci passano ore ogni giorno dopo scuola, il contributo dello “schifoso progetto” ha migliorato il quotidiano. Non credo che questo valga solo per il mio nucleo familiare.

          Ma, essendo un progetto a trazione privata, deve essere necessariamente da criticare, come non hai fatto mistero di pensare in precedenti illuminati interventi.

          Quanto alle piste ciclabili conquista dei Tupamaros che hanno pungolato le diverse amministrazioni succedutesi nei decenni a Milano con critiche preconcette e toni da tribuno massimalista, te lo lascio credere. Non sono state urla e invettive a convincere le amministrazioni olandesi o scandinave ad introdurre queste misure di civiltà e noi a copiarle…

          Quanto al bollare chiunque la veda diversamente come conservatore, beh, conservare l’area come si presentava quindici anni fa. Io, povero conservatore con i paraocchi, sono molto felice della rivoluzione che l’intero quartiere (quartieri) ha attraversato, avendo vissuto all’Isola dal millennio scorso ed avendo personalmente accumulato km in bici quando le corsie dedicate non erano nemmeno sognate dai visionari come te.

          Sugli accessi all’area in bici, ci puoi arrivare da Liberazione, da M. Gioia (dal centro e dalla periferia), da Via Volturno, dal cavalcavia Bussa L, e puoi costeggiarla su via de Castilla. E magari ne dimentico qualche altra. Il fatto che una parte notevole dell’area sia sopra il piano stradale, rende un po’ più difficoltoso l’accesso per le bici a zone comunque a vocazione pedonale.

          Muoversi in bici è semplice e comodo, tranne quando il parcheggio selvaggio rende pericoloso ogni spostamento.

          Ad maiora

          1. GG

            Aimé qua mi sa che l’unico che si sposta in bici è Andrea, mentre altra gente spara cazzate e non si è mai messa veramente in bici per muoversi e non per fare il giretto della domenica.

            L’area di Gae Aulenti sarà anche carina (personalmente mi fa pena quella mega piazza senza 1 albero…meglio essere circondato da un grattacielo di uffici vuoti) ma è un inferno per muoversi in bici. Se devo scendere dalla bici per salire/scendere le scale vuol dire che non è stata progettata pensando alla mobilità dolce al contrario di quello che ha scritto nella sua “omelia” l’anonimo di turno.

            Liberazione, Melchiorre Gioia, Volturno, De Castillia…mi sembra più l’elenco delle vie principali della zona che NON sono collegate alla stazione tramite la ciclabile!
            Quando faranno una ciclabile che passa sotto quel fottuto tunnel allora sì che Melchiorre Gioia e Liberazione saranno collegate alla stazione, il cavalcavia ti porta da nord a sud della stazione…
            E poi il visionario è Andrea ahahah

    1. Anonimo

      Cominciassero a pensare ai monopattini e alle bici elettriche che corrono come una moto invece, quelli si che stanno prendendo alla grande ed han bisogno di infrastrutture.

      1. GG

        Dovresti informarti meglio, quelli “che corrono come una moto” sono illegali in Italia, qua sono legali solo mezzi che raggiungono i 25km/h, sia monopattini che la pedalata assistita che si ferma a quella velocità. Vai a contare quante moto vedi andare a 25km/h.
        Poche settimane fa c’era un articolo su una serie di controlli fatti dalla locale ai mezzi elettrici di chi fa delivery.

    2. Anonimo

      In realtà è il 10%. Forse ti sembrano meno perché una bici occupa notevolmente meno spazio di un’automobile e si muove più velocemente nel traffico.

      https://amp24.ilsole24ore.com/pagina/AE7rfO0

      Il problema è che a questo 10% di cittadini è data una frazione misera dello spazio in città, la stragrande maggioranza della superficie stradale in città è disegnata per far parcheggiare o muovere le auto. Poche strade in città hanno una pista ciclabile.

      Riequilibrare l’uso dello spazio in favore delle bici aumenterebbe di molto l’utilizzo, con risparmi in termini di energia, inquinamento e costi per il comune che sovvenziona il trasporto pubblico.

      Gli spostamenti in bici sono gli unici che non generano costi per la collettività, per questo così tante città al mondo li incentivano. Non è essere talebani o fissati, è voler bene alla propria città incentivare l’uso della bicicletta.

      1. Anonimo

        Queste sono le argomentazioni che convincono veramente, anziché estremismi isterici teoricamente pro-bici e farneticazioni ideologiche anti-bici

        1. Andrea

          Non ti accorgi però che stai definendo “convincenti” delle argomentazioni di un commento dedicato genericamente all’intera citta e allo stesso tempo definisci “isteriche” le stesse identiche argomentazioni quando queste vengono calate in un intervento urbanistico specifico che di fatto è stato dedicato per molto meno del 10% alla mobilità ciclabile, sia in termini economici che di spazio fisico.

          1. Anonimo

            È stato dedicato il 90% ai pedoni, come gli altri parchi e zone pedonali cittadine, ma sembri un po’ sordo sull’argomento.

            Lo “schifoso progetto” e altre espressioni dello stesso tenore non sono argomentazioni calate in un intervento urbanistico specifico, ma solo rantoli immaturi con profonda ispirazione ideologica

            Ci sono aree della città, sia in centro che in periferia, che meriterebbero di essere criticate per l’assenza di corsie per bici e per spazi dedicati solamente alle auto. L’esempio in questione è pretestuoso e legato alla tua avversione all’intervento privato

          2. Anonimo

            Non sono le stesse argomentazioni. Questo intervento specifico può essere criticato per non aver ancora costruito una rete ciclabile completa ed avere pensato in genere più ai pedoni che ai ciclisti, supponendo troppo superficialmente che dove vanno i pedoni possano anche andare i ciclisti.
            Tuttavia questa rimane la zona di Milano dove ci sono anche più piste ciclabili. e dove rispetto a 20 anni fa per la ciclabilità si sono fatti enormi passi avanti. L’isterismo sta, innanzitutto, nel non riconoscere tutto questo e poi nell’usare percentuali come quella del 10% come se avessero davvero qualche significato. E’ tanto o è poco il 10% di spazio e di soldi dedicato alle bici. E, comunque, come è stato eventualmente calcolato, se è davvero frutto di un calcolo e non un numero sparato in libertà?

          3. Andrea

            Passi avanti? E’ stata realizzata una pista ciclabile in De Castilla solamente perché la via è stata resa a senso unico ma si è voluto mantere, come prima, il doppio senso ciclistico. E’ stato inoltre realizzato uno scomodissimo tratto ciclabile (con scivoli inclinati a 45°) sul lato Nord Ovest di Melchiorre Gioia, forse per sopperire alla chiusura della ciclabile sull’altro lato (da Liberazione a Pirelli). E’ stata infine realizzata una ciclabile in via Liberazione pessimamente (e pericolosamente) collegata con piazza della Repubblica.

            Punto finito. Tutti gli interventi di mobilità fatti sembrano avere come unico obiettivo quello di dare a voi finti argomenti per accusare di “ideologia” chi critica il progetto e non per agevolare realmente la mobilità ciclabile, non per cambiare i paradigmi di mobilita sempre basati sul primato dell’automobile.

            La percentuale del 10% non l’ho inventata io, è stata indicata in un commento da voi applaudito. A lui applaudite, quando scrivo io invece prendete il commento in senso letterale. Le aspettative per un progetto di tale portata erano palesemente superiori rispetto ai 3 tratti ciclabili mal realizzati.

            Siete subdoli esattamente come chi è riuscito a vendere (vendervi) questo progetto come amico della mobilità sostenibile.

      2. Anonimo

        In parole povere tu sostieni che a Milano circola una bici per ogni 10 auto?
        Forse è meglio che tu esca dalla tua cameretta ogni tanto.

        1. Anonimo

          Se non hai basi di matematica e non capisci le percentuali spiegate in un chiarissimo articolo di uno dei più importanti quotidiani del paese io posso anche starmene in camera mia ma tu dovresti ritornare alle medie.

          L’articolo non dice quello che sostieni. Ma sinceramente mi sembri un troll e evito di perdere tempo a spiegartelo.

          1. Anonimo

            Beh in totale il 27% dei milanesi dice di avere usato una bici.
            Non mi stupisco se fra di noi ci fosse qualcuno della maggioranza del 63% che invece…

  4. Luca

    La pista ciclabile in un tunnel con le auto non si può fare, andiamo. Molto meglio lungo Via Fratelli Castiglioni, tra gli alberi, dove un accenno di pista ciclabile già si trova. Basta togliere le auto parcheggiate (c’è già il parcheggio sotterraneo a fianco!). Peraltro, su un lato, da sempre, ci sono abitualmente auto in sosta vietata proprio sotto i cartelli di rimozione forzata. Poi, nel progetto di FS Italiane, dov’è la pista ciclabile?

  5. GG

    “È stato dedicato il 90% ai pedoni, come gli altri parchi e zone pedonali cittadine, ma sembri un po’ sordo sull’argomento.”

    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA…Ma che c*zzo…te vuoi entrare nei parchi in auto per andare alla fontanella? Un parco cittadino o un’area pedonale non dovrebbe essere ALMENO al 90% pedonale?

    “In parole povere tu sostieni che a Milano circola una bici per ogni 10 auto?”

    RIDICOLO il livello di comprensione del testo e della realtà che ti circonda…se il 10% a Milano si muove in bici non vuol dire che il restante 90% lo fa in auto (anche perché probabilmente ci impiegheresti il quadruplo a fare qualunque spostamento te che ti muovi in auto) e che non ti sia venuto da considerare i MEZZI PUBBLICI dice molto della mentalità bacata degli schiavi dell’auto.
    All’inizio dell’articolo c’è scritto chiaramente che il 29% a Milano usa i mezzi. 10+29 quasi il 40% che non va in auto.

    Vorrei che Sala avesse un quarto delle palle che ha avuto Hidalgo a Parigi.

    1. Anonimo

      Grazie, Professor GG, docente di semiologia e precettore del buon Andrea.
      Visto che Lei invece comprende i testi in modo sublime, oltre che ad esprimersi con liriche dantesche, provi a rileggere quanto scritto nelle righe che Lei ha commentato..

      Dire che il 90% dell’area è stato dedicato ai pedoni, è esattamente rimarcare che quando lo “schifoso progetto di speculazione edilizia” (cit. Andrea) fu concepito, la destinazione a parco e ad area pedonale andava in quella direzione, ed il prodotto finito conferma le intenzioni originali. Nel caso non avesse frequentato la zona in passato, la stessa superficie era totalmente dedicata alle auto.

      È perfettamente comprensibile richiedere più attenzione per bici e pedoni, creando percorsi dedicati completamente assenti in tante arterie urbane (basti andare sulla maggior parte delle circonvallazioni), sanzionando senza pietà comportamenti pericolosi di autisti in movimento e posteggiati, introducendo parcheggi per bici presso stazioni di scambio con il servizio pubblico, anche seguendo esempi virtuosi di altre città.

      Ma criticare in modo preconcetto e sguaiato un parco asserendo che sia un ostacolo per i ciclisti, fondamentalmente in quanto sviluppato principalmente dall’iniziativa privata, secondo la dottrina Andrea, è patetico e controproducente.

      Almeno per il sottoscritto, leggere le Vostre illuminate parole, mi genera l’imputato di comprarmi un SUV per portare i bambini a scuola ad un isolato di distanza, anziché pedalare il doppio di quanto probabilmente Voi due facciate insieme, come mio costume al momento

  6. GG

    Mi piange il cuore se dici che ti muovi in bici ma non vedi la difficoltà di raggiungere la stazione in bici.
    La zona in passato non era dedicata esclusivamente alle auto, si trovano molte foto di com’era, anche prima dell’apertura di viale Liberazione. Prima c’era un Luna Park dove ora ci sono torri di uffici e l’area del parco è sempre stata incolta.
    Inoltre non trovo il punto in cui dico che il parco è il problema per i ciclisti, perché non è quello il punto. Il problema è che nel progetto generale le 2 ruote non sono state calcolate.
    La questione è evidente se ci si muove in bici e si ha un po’ meno sudditanza nei confronti delle auto. Incredibile che nel terzo paragrafo comunque confermi che servirebbe più attenzione alle bici e percorsi preferenziali.

    1. Anonimo

      Ma c’è il sole: fuori a pedalare mai?

      Don Andrea e chierichetto GG: siete di una noia cosmica, abbiate pietà o perlomeno provate ad esprimervi in modo meno pesante…

    2. Anonimo

      La stazione si può raggiungere lateralmente da via de Castillia per prendere il treno o la metro con il sottopassaggio da via Pepe (dove sarebbe utilissimo avere un deposito per bici, come in tante stazioni olandesi per esempio, questa si una causa meritevole di discussione)

      Ma se c’è un’area di Milano dove non c’è sudditanza all’auto è nell’area pedonale ex Varesine/BAM/Gae Aulenti, che in passato era una zona con un fiume di asfalto in mezzo ad aree con spazzatura e terreni incolti, non adatta a bici e, men che meno, pedoni. E il Luna Park ed il Circo, che mi sembrano ambienti confacenti alle critiche sentite sopra.
      Ma essendo il progetto dell’area legato ad iniziativa privata è da attaccare per principio.

      Se ci pensi tutti i parchi concepiti principalmente come luogo per persone a piedi costituiscono un disturbo per un ciclista che procederebbe volentieri in linea retta. Se la sistemazione attuale non ti garba, delle due l’una: o tracci una ciclabile attraverso il parco o fai passare i ciclisti attraverso il tunnel (good luck). Oppure ti unisci all’urbanista Andrea nella sinfonia di lamentele preconcette ‘l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare (per usare un’espressione di uno che sulle due ruote qualcosa ha fatto), senza il becco di una proposta.

      Ti sembrerà incredibile, mia si può essere ciclisti convinti e non essere piangina lamentosi a prescindere (con forte connotazione ideologica). La parte del corpo su cui appoggi il casco quando pedali, può essere utilizzata per discriminare le occasioni per proposte costruttive e pure battaglie da combattere. Questa non mi sembra una di quelle, a meno che l’utilizzo della testa non sia interpretato come tirare craniate a caso

      Mi fermo qui, ho già scritto fin troppo
      Buona pedalata

      1. Andrea

        Nell’area ci sono tunnel automobilistici degni di una superstrada, carreggiate di recente fattura ad inutile doppio senso talmente larghe che le auto possono parcheggiare a bordo strada in sosta vietata (nonostante i numerosi parcheggi per “nasconderle sotto terra”) trasformandole di fatto in doppio senso alternato. A parte quella in via De Castilla, tutte le altre ciclabili esistevano già o sono state realizzate al di fuori del progetto (come il cavalcavia Bussa). Addirittura la ciclabile di Melchiorre Gioia, a causa del progetto, è stata interrotta all’incrocio con via Pirelli e lo è tutt’ora. Erano promessi ben 2 ponti ciclopedonali e ne è stato realizzato uno solo pedonale, con mille scale.

        La stazione Garibaldi non era e non è accessibile in bicicletta e renderla accessibile non è mai stato il desiderio del progetto.

        In generale, come ho già ripetutto più volte, si è scelto di mantenere quell’inutile peduncolo (viale Sturzo) che va da via Farini a Gioia (in verità fino a via Fabio Filzi), costringendo tutto il resto del progetto a dover essere sopraelevato e prevedere scale, rampe e muri che hanno impedito lo sviluppo della mobilità sostenibile.

        Il Comune ai tempi della progettazione ha dato carta bianca ai privati lasciando loro la libertà di costruire enormi volumetrie e progettare gli spazi pubblici secondo le loro personalissime esigenze, senza nessun obbligo di rispettare o addirittura migliorare lo scheletro della viabilità cittadina, responsabilità che i privati non possono e non devono prendersi.

        Tutti gli insulti che mi inviate possono solo confermare che ciò che dico è ragionevole. Continuate a parlare di “ideologia”, “preconcetti” eppure di argomenti ne ho portati molti in tutti i miei commenti.

        Siete subdoli, ricercate il consenso in chi sostiene “genericamente” la mobilità sostenibile e accusate di ideologia chi invece porta le stesse argomentazioni su progetti spefici, dove si è preferito dare voce alle “velleità” estetiche dei grattacieli, dimenticandosi della mobilità cittadina, o come penso io, ricordandosi della mobilità cittadina anni ’70.

  7. Andrea

    Nell’area ci sono tunnel automobilistici degni di una superstrada, carreggiate di recente fattura ad inutile doppio senso talmente larghe che le auto possono parcheggiare a bordo strada in sosta vietata (nonostante i numerosi parcheggi per “nasconderle sotto terra”) trasformandole di fatto in doppio senso alternato. A parte quella in via De Castilla (non terminata e collegata con quella in via Volturno), tutte le altre ciclabili esistevano già o sono state realizzate al di fuori del progetto (come il cavalcavia Bussa). Addirittura all’incrocio con via Pirelli la ciclabile di Melchiorre Gioia, a causa del progetto, è stata interrotta e lo è tutt’ora. Erano promessi nel progetto iniziale ben 2 ponti ciclopedonali e ne è stato realizzato uno solo pedonale, con mille scale anche per i pedoni.

    La stazione Garibaldi non era e non è accessibile in bicicletta e renderla accessibile non è mai stato il desiderio del progetto.

    In generale, come ho già ripetutto più volte, si è scelto di mantenere quell’inutile peduncolo (viale Sturzo) che va da via Farini a Gioia (in verità fino a via Fabio Filzi), costringendo tutto il resto del progetto a dover essere sopraelevato e prevedere scale, rampe e muri che hanno impedito lo sviluppo della mobilità sostenibile.

    Il Comune ai tempi della progettazione ha dato carta bianca ai privati lasciando loro la libertà di costruire enormi volumetrie e progettare gli spazi pubblici secondo le loro personalissime esigenze, senza nessun obbligo di rispettare o addirittura migliorare lo scheletro della viabilità cittadina, responsabilità che i privati non possono e non devono prendersi.

    Tutti gli insulti che mi inviate possono solo confermare che ciò che dico è ragionevole. Continuate a parlare di “ideologia”, “preconcetti” eppure di argomenti ne ho portati molti in tutti i miei commenti.

    Siete subdoli, ricercate il consenso in chi sostiene genericamente la mobilità sostenibile e accusate di ideologia chi invece porta le stesse argomentazioni su progetti spefici, dove si è preferito dare voce alle “velleità” estetiche dei grattacieli, dimenticandosi della mobilità cittadina, o come penso io, ricordandosi della mobilità cittadina anni ’70.

    1. Anonimo

      Capisco non sia facile arrivarci venendo dal lato del tunnel (dagli altri è diverso), ma quante bici ci sono davanti alla Stazione Garibaldi?
      Sarà mai possibile che le bici siano l’unica cosa al mondo dove prima viene l’infrastruttura e poi (forse) la domanda di mercato?

      1. Andrea

        No è così per tutto: per i treni, i tram, le metropolitane, le bici e anche le auto. Senza le infrastrutture adeguate non si va da nessuna parte.

        1. Anonimo

          Tram e metro strapiene, si aumenta la frequenza o si fa un’altra linea. Si parte dal basso non dall’alto.
          Non voglio dimostrare niente, solo dire che non con soli divieti, dissuasione coerciva e infrastrutture la mobilità ciclistica diventerà qualcosa che fa la differenza in città.

          1. Andrea

            Con quella logica rischi di dover affermare che il passante ferroviario lo usano in pochi (è sottoutilizzato) perché la gente non lo vuole, non perché il servizio non è affidabile.

          2. Anonimo

            Il passante ferroviario è un dinosauro utopico anni 70. Non è un caso sia sottoutilizzato.

    2. Anonimo

      Viale Sturzo e viale Liberazione “inutili peduncoli”? Poi non lamentarti se ti accusano di essere ideologizzato.
      L’asse Sturzo-Liberazione non è inutile e quindi non poteva e non può nemmeno oggi essere ristretto o tantomeno eliminato. Inoltre non può essere messo sotto terra perché sotto ci sono già la ferrovia, il passante la linea 2 e la linea 5. Quindi l’unico modo per creare un grande spazio senza veicoli a motore era farlo “sopraelevato”. A meno di non sopraelevare Don Sturzo e lasciare i pedoni e i ciclisti sotto, all’ombra dei viadotti. Sarebbe stato meglio? non credo.
      In queste zone pedonali si arriva e parcheggia comodamente in bicicletta, oltre che a piedi e coi mezzi pubblici. E’ quindi falso dire che questa enorme area pedonale “impedisca lo sviluppo della mobilità sostenibile”. Tuttavia è chiaro che le zone pedonali non sostituiscono le piste ciclabili perché lo slalom tra la folla di pedoni del ciclista che ha fretta di arrivare altrove non va bene per il ciclista e non va bene per i pedoni. Per questo quando si fa una grande zona pedonale bisognerebbe sempre pensare anche a una rete di piste ciclabili che consenta di bypassarla. In questo caso un sistema di piste ciclabili attorno al sistema di aree pedonali di Garibaldi-Repubblica è stato previsto ma è rimasto incompleto, come hai giustamente ricordato, (la pista in Gioia Interrotta per i cantieri edili infiniti, quella di De Castillia-Bussa-Quadrio-Ceresio che inspiegabilmente ancora non si collega a Gioia e a Volturno. Manca, inoltre, la possibilità di aggirare da sud il sistema Garibaldi-Repubblica perché manca una oramai indifferibile pista ciclabile sui Bastioni di Porta Nuova e Porta Volta.

      1. Andrea

        “L’asse Sturzo-Liberazione non è inutile”. Tutta la tua argomentazione si basa sul postulato sopra che in realtà andrebbe spiegato.

        Quel peduncolo, così com’è, serve solamente per andare dal Cimitero a Melchiorre Gioia, roba che per chi è di Milano e dunque non si sposta in auto non serve a niente, chi viene da fuori Milano invece sceglie prima l’asse giusto da prendere tramite la tangenziale o le due circonvallazioni, non serve quel peduncolo se non per i 4 gatti che insistono a voler raggiungere la zona attraversando il centro città in auto e incolonnandosi in quell’imbuto.

        Zona che sarebbe comunque raggiungibile in auto se il peduncolo si interrompesse all’altezza di Garibaldi con la rampa di un parcheggio e una bellissima curva “torna indietro”, lasciando lo spazio tra la stazione e Gioia totalmente libero all’immaginazione.

        Ti dico io come è andata invece: il Comune va dal progettista: “l’importante è che non tocchi di una virgola la rete stradale automobilistica e realizzi più parcheggi di prima, col resto dello spazio costruisci pure ciò che vuoi, basta che ci siano opere sostenibili”.

        “Ah mi raccomando! Non fallire, nel caso non ci siano soldi rinuncia a qualche opera sostenibile.”

        “E ripeto, ricordati i parcheggi che fra qualche anno a Milano gli automobilisti saranno il doppio”

      2. Andrea

        PS: ti ricordo di piazza Castello, anche li la mattina c’erano le auto incolonnate come in viale Sturzo. E Buenos Aires? Dove sono le cavallette?

    3. Anonimo

      1- l’intera area è ancora lungi dall’essere completata, io aspetterei a vederla nella sua configurazione finale (i limiti al traffico proposti per Isola e l’enorme progetto di scalo Farini, solo per menzionarne un paio)
      2- non so quante aree esistano in Europa con la stesa copertura di mezzi pubblici (due linee di metro più il passante, mezzi di superficie) nonché accessi pedonali accettabili all’intero “centro direzionale”. Quanta gente andrebbe in bicicletta a Garibaldi? Forse gli studenti del Poli Bovisa che caricherebbero il ciclo sul treno, ma per il resto il pendolare che viene da fuori (il profilo più comune di passeggero che scende a Garibaldi) non necessità di auto privata per l’ultimo tratto fino all’ufficio. Qualcuno suggerisce l’accesso da Via Pepe con tanto di scivolo per velocipedi e carrozzine, ma tu eviti di considerare l’opzione
      3- molta più gente probabilmente andrebbe in bici da zona monumentale/Cenisio verso Repubblica/Centrale e lì una ciclabile adatta sarebbe raccomandabile. Ma dal momento che l’intera area di Porta Nuova/BAM è sopraelevata non se ne esce, o si passa sotto il tunnel oppure puoi fare tutti i ponti ciclabili del mondo, ma scale/ascensori/rampe sono necessarie.
      4- dimentichi sistematicamente ed in modo intellettualmente disonesto di menzionare un parco di medie dimensioni e di eccellente qualità in cui un enorme numero di persone (cittadini e turisti) trascorre ore della giornata feriale e festiva e che costituisce il maggior ostacolo per ciclisti. È più facile parlare solo della speculazione dei palazzinari e dei grattacieli simbolo della società capitalistica

      1. Andrea

        1- I limiti proposti per Isola incomprensibilmente non prevedono proprio il cavalcavia Bussa (il cui parcheggio è dedicato solo ai residenti). Lo scalo Farini prevede due nuovi ponti (collegamenti), speriamo che siano veramente ciclopedonali.
        2 – Non lo so nemmeno io e sinceramente non mi interessa. A Garibaldi in bicicletta ci potrebbero andare migliaia di persone in tutta l’area centro-nord di Milano.
        3 – L’area è sopraelevata perché si è scelto di mantenere un’inutile strada a due carreggiate e due corsie per carreggiata.
        4 – Anche il parco e i percorsi pedonali sono stati danneggiati dalla speculazione edilizia e dalla totale assenza di visione nella progettazione della viabilità della zona. Non sono di certo i pedoni a limitare gli spostamenti in bici (eccetto solo in via Capelli).

        1. Anonimo

          Sei innamorato dei ponti ciclopedonali, immagino sopra un asse viario per veicoli a motore, ma quando, invece di un ponte c’è un’intera area sopraelevata pedonale, che crea continuità fra due aree della città anziché semplicemente una passerella, ti inalberi.

          Parli qui ed altrove di necessità di ponti ciclopedonali, ma poi ti stracci le vesti per le barriere architettoniche che sono ad esse collegate (scale, rampe, ascensori) rendendo arduo il compito del ciclista che non indossi la maglia verde del Giro d’Italia

          Se la strada fosse stata ad una corsia per senso di marcia (o addirittura a corsia singola e senso unico alternato, vista la tua fervida fantasia nel proporre strade senza uscita ed altre amenità), prova ad immaginare che genere di intasamento d’auto e conseguente inquinamento per i frequentatori di un parco complanare con la Liberazione/Sturzo… Temo molto peggio dei d’anni della “speculazione edilizia e della totale assenza di visione…”
          Temo obiezione tipo che le auto verrebbero eliminate con un sol colpo della bacchetta di Mago Andrea

          Tra l’altro l’unica menzione per il parco è ancora una volta negativa. Proprio non riesci a concepire che mani privati e private (guidare anche dalle diverse amministrazioni comunali succedutesi nel tempo) aver confezionato qualcosa di gradevole e lo possano avere dato alla collettività. Fammi un piacere: vacci una volta, anche con la bici, in una domenica di sole, anche in questa stagione e guardati intorno, centinaia di persone, non ipotetiche ma in carne ed ossa sembrano godere del parco… ma magari con te si lamenteranno di mille storture che il distretto presenta

          Quanto ai milioni di ciclisti che la stazione potrebbe attirare se radessimo al suolo l’intera città e convogliassimo infinite ciclovie rettilinee verso Garibaldi, mi sembra un sogno da consumatore di funghi strani

          Purtroppo ti cacci in vicoli ciechi con il tuo massimalismo e poi cerchi di uscirne scavando contro la barriera di roccia che lo delimita

          1. Anonimo

            E muchela…
            Il ragazzo Andrea è un sognatore che si incaponisce con crociate un pò donchisciottesche, ma l’è un brav fioeu, alla fine.

          2. Andrea

            I ponti vanno fatti dove serve, non per giustificare l’esistenza di opere inutili come una superstrada in centro città.

            Lo immagino benissimo l’intasamento di auto, abbiamo già gli esempi di piazza Castello e corso Buenos Aires e Paolo Sarpi e…

            Purtroppo ci passo poco spesso perché sono sempre costretto ad aggirare la zona.

            A Milano qualsiasi sputo di verde si riempie di persone, anche quelli più brutti.

            Io non propongo di radere nulla al suolo, quell’area era già rasa al suolo.

            PS: gli insulti tieniteli e le speculazioni su di me tienitele per te, non ti servono per argomentare.

          3. Amico di Andrea

            Una sola frase può risultare offensiva: “il modo intellettualmente disonesto” con cui ometti di parlare del parco

            L’ultimo tuo messaggio purtroppo conferma la scarsa onesta’ intellettuale. L’unico riferimento al parco è un’associazione indiretta agli sputi di verde, anche quelli più brutti. Se non gli utenti locali a cui bastano sputi di verde, almeno i turisti dovrebbero starmene molto lontani. Invece vedo tanti accenti e lingue non meneghine tra i frequentatori. In gran parte fuoriuscenti da bocche sorridenti

            Quanto al fatto che tu debba circumnavigare l’area e pertanto tu ci passi poco, delle due, l’una. O parli per sentito dire non conoscendo la zona (se vieni da Via Tunisia puoi arrivare alla Stazione Garibaldi in una decina di minuti usando pressoché solo piste ciclabili, senza essere Filippo Ganna), oppure parli perché è la tua ideologia anti-privato che ti obnubila. O persino entrambe le cose

  8. Andrea

    Non penso sia intellettualmente disonesto avere un’idea diversa da quella delle centinaia/migliaia di persone che frequentano il parco.

    Mi ha infastidito la frase sui funghi strani che ha riassunto un concetto che non ho mai espresso in modo così massimalista.

    Sì ma poi per tornare in viale Tunisia che giro devi fare?

    1. Amico di Andrea

      Si può benissimo avere un’opinione negativa su come il parco è stato realizzato, anche se questo contrasta il pensiero di migliaia di personale che apprezzano come è stato progettato, portato a termine e mantenuto.

      Quel che è disonesto è “sputare veleno” sull’esistenza stessa di un’ampia area verde (prendo in prestito ed adatto il tuo fine concetto di “sputo” di verde), dal momento che enfatizzi come unica rappresentazione della zona la colata di cemento dei grattacieli, gli interessi degli speculatori e l’assenza di una pista ciclabile come elemento centrale dell’intero progetto.

      In bici puoi fare Tunisia-Liberazione-Gioia-Pirelli-De Castillia-Pepe (al 90% pista ciclabile) e sei a Garibaldi (ingresso laterale con anche spazio per parcheggiare il velocipede, anche se non si assicura di ritrovarlo…). Alternativa via Montegrappa e Corso Como o Via Capelli, con attraversamento di Via Sturzo ed arrivo davanti alla Stazione (dove mettere le tue due ruote non so). Lo puoi fare uguale al ritorno. Compio il primo dei due itinerari quotidianamente in bici senza particolari problemi

      La tua visione avrebbe richiesto di mantenere una cesura netta in mezzo al parco (non più sopraelevato) costituita dalla ciclabile forse affiancata ad una strada ad una corsia ipertrafficata o altrimenti senza alcun passaggio carrabile forzando il traffico veicolare sui bastioni o su Via Farini. Oppure addirittura niente parco, perché di sputi verdi non si sente questo gran bisogno. Permetti che qualche utilizzo di sostanza psicotropa possa essere legittimamente sospettato… oppure che molto di quel che scrivi denunci una posizione preconcetta verso l’iniziativa privata. Oppure entrambe le cose

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.