Milano | Curiosità – I “raschietti” ai portoni: quando le strade erano un pantano

Qualcuno si è mai chiesto a cosa servano, o cosa siano mai, quegli elementi di ferro posti a terra ai lati dei portoni di alcune case d’epoca milanesi?

Infatti, se avete occhio per queste cose, avrete notato strani elementi incastrati nei muri ai lati dei portoni e portoncini delle case di fine Ottocento e primo Novecento, che possiamo trovare un po’ ovunque soprattutto nei vari quartieri sorti sopratutto in quel periodo storico (a dire il vero abbiamo trovato solo esempi nel versante Nord-Est – Loreto e Casoretto).

Questi oggetti sono i “raschietti” pulisci stivali, utili appunto nella parte di città sviluppatasi al volgere del Novecento, quando le nuove strade non avevano ancora il bitume o qualsiasi altra sorta di rivestimento e il fango era sempre presente, specie nelle giornate piovose o negli inverni nebbiosi e umidi. Da qui nacque la necessità di pulirsi le suole delle scarpe prima di rientrare in casa.

Usanza che si è andata perdendo alla fine degli anni Trenta, quando le strade iniziarono ad esser tutte asfaltate, grazie anche al diffondersi delle automobili. Nella città antica, nel centro storico, il problema non sussisteva perché le strade erano da tempo lastricate in pietra o con la rizzata di ciottoli di fiume, che comunque garantivano una maggiore pulizia delle strade.

Incredibilmente molti di questi oggetti, oggi insignificanti, sono rimasti ai lati degli ingressi di alcuni di questi fabbricati. Noi abbiamo raccolto alcune immagini di questi strani manufatti, a volte semplici barre di metallo e altre volte piccoli oggetti decorati.

Il più bello di tutti lo troviamo in via Tonale 22, ai lati dei gradini d’accesso al palazzo costruito nel 1935 su progetto dell’Architetto Pietro della Noce. Il possente fabbricato razionalista presenta un piccolo arretramento di circa un metro nella parte centrale della facciata su via Tonale, per consentire di avere una parte importante ed evidenziare l’ingresso principale, rialzato e dotato di cinque gradini in granito. Ai lati dei gradini si trovano i due raschietti decorati entrambi da due riccioli in ferro battuto che da al manufatto in metallo un aspetto floreale.

Dicevamo che nella città storica non erano necessari, ma c’erano luoghi, sorti dove la città ancora a fine Ottocento era ad orti, come ad esempio nella zona di Porta Venezia, ai lati del corso, dove possiamo trovare in via Barozzi e Mozart due case prestigiose dotate di questo piccolo oggetto ai lati degli ingressi principali. Via Barozzi 7, un bel palazzo realizzato su progetto dell’architetto Giulio Ulisse Arata nel 1912 (Casa Berri Meregalli). Qui i raschietti, due, ai lati del portone, sono semplici e realizzati davanti ad una piccolissima nicchia ricavata nello zoccolo in pietra del palazzo.

Stesso architetto e stessi committenti per Casa Berri Meregalli di via Mozart 21, e stessa modalità di realizzare i raschietti ai lati del portone centrale. (Qui ho cercato di mostrare come funzionava infilando il mio piede e scarpa)

Altri esempi li troviamo al Casoretto tra le villette della zona nei pressi di piazza Aspromonte e via Vallazze. Qui la varietà estetica è un vero campionario: sporgenti o con piccola nicchia. Qualcuno come quello di via Lippi 24 nel corso del tempo è stato quasi sepolto dall’innalzamento del livello del marciapiede (ultime foto).

Anche le villette a schiera di via Benedetto Marcello, oltre alle graziose cancellate poste agli ingressi, avevano ai lati una piccola nicchia con raschietto incorporato. Nicchie che a volte sembrano i fori per le tane di strani animali.

Naturalmente, come dicevamo, quest’usanza era diffusa un po’ ovunque a Milano, come possiamo vedere anche ai lati dei portoni delle case di via Fortis 1 alla Maggiolina.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi

Fonti: Skyscrapercity,

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

7 commenti su “Milano | Curiosità – I “raschietti” ai portoni: quando le strade erano un pantano”

  1. Che bello conoscere queste caratteristiche di una città come Milano, che pur essendo una metropoli, conserva le connotazioni del suo passato.
    Ed è un bel modo per aprire gli occhi e cercarle.

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