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Milano | Cultura – In città manca un Auditorium di fama mondiale

Testo di Luca Pozzoni

Dopo circa due anni di lavori, è stata recentemente riaperta la grande sala da concerti del Teatro dell’Opera di Sydney, 2670 posti. E sempre recentemente abbiamo visto, nel nostro piccolo, che a Rho, alle porte di Milano, ha aperto il Teatro Civico Roberto de Silva, un grande auditorium di 550 posti. Ecco alcuni esempi presenti nelle principali città del mondo, come l’Auditorium Parco della Musica di Roma con 2.800 posti, la Philharmonie de Paris con 1600 posti, la Philharmonie Berlin con 2200 posti a sedere, la Royal Albert Hall coi suoi 5500 posti e concludiamo con la Carnegie Hall e i suoi 2800 posti.

Milano vanta un primato assoluto in ambito operistico, rappresentato dal Teatro alla Scala. Ha un secondo teatro, l’Arcimboldi, che può nutrire ambizioni di tutto rispetto, e la nuova gestione fa ben sperare.

Quello che manca, da sempre, è un auditorium “world-class“, degnamente paragonabile alle grandi sale delle metropoli globali.

Per decenni, l’unica sala disponibile è stata quella del Conservatorio (che dovrebbe essere “del” Conservatorio a tutti gli effetti), da 1420 posti, dove si esibiva l’Orchestra della Rai di Milano, soppressa quarant’anni fa, e nella quale si contendevano le date tutte le stagioni concertistiche, alcune ancora presenti.

Vent’anni fa “la Verdi”, oggi (finalmente) Orchestra Sinfonica di Milano, che la settimana scorsa ha debuttato al Concertgebouw di Amsterdam ed è ora in tournée in Spagna, ha convinto un privato (Liuni) a riqualificare l’ex Cinema Massimo, realizzando il bell’Auditorium di Corso S. Gottardo (ora di proprietà di Fondazione Cariplo), 1250 posti e un palco un po’ angusto per una grande compagine orchestrale ed il suo coro.

Il Comune ha riaperto il Teatro Dal Verme, una sala modulare, massimo 1430 posti, gestito da I Pomeriggi Musicali, l’altra orchestra milanese (con un organico ridotto, rispetto alla OSM).

Tutte sale che non possono certamente competere con i grandi spazi dedicati alla musica spuntati ovunque nelle piccole e grandi metropoli, a cominciare dall’impressionante Parco della Musica di Roma (sala Petrassi, 673 posti, sala Sinopoli, 1.133 posti, sala Santa Cecilia, 2.744 posti), costato all’incirca più di 250 milioni di euro.

Credo che Milano dovrebbe impegnarsi a colmare questo vuoto, garantendo uno spazio adeguato alle orchestre (a cominciare dalle due principali formazioni sinfoniche, quella dell’Orchestra Sinfonica di Milano, quella della Filarmonica della Scala e auspicabilmente anche a nuove formazioni) e allo sterminato pubblico metropolitano, magari dedicandolo all’immenso Claudio Abbado, del quale fra poco più di un anno cadrà il decimo anniversario dalla scomparsa.

Sala (forse più di una) che secondo me potrebbe essere realizzata all’interno dell’ex Palazzo delle Scintille a CityLife, acquisito da Generali tre anni fa, e che l’anno prossimo compirà cent’anni dall’inaugurazione e che è ancora in cerca di una sua funzione futura.

Al momento dovrebbe essere ancora utilizzato come hub vaccinale, e non so se sono già stati elaborati dei progetti di riqualificazione (che credo debbano comunque avere finalità pubbliche).

Potrebbe, secondo me, diventare una sensazionale sala da concerti, adeguata allo status globale di Milano.

Che ne dite? Citofoniamo a Generali?

Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Andrea Cherchi, A.Fanelli

Proposta, Milano, Auditorium, Musica, Concerto, Eventi, Palazzo elle Scintille




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


43 thoughts on “Milano | Cultura – In città manca un Auditorium di fama mondiale

  1. Anonimo

    Se il problema è “chi ce l’ha più lungo ” (la capienza), gli Arcimboldi hanno una sala da 2.400 posti e un palcoscenico stato dell’arte e quindi non mi sembra sfiguri con molti degli Auditorium citati.

    Il problema è piuttosto come riempire di contenuti gli spazi. L’Orchestra Sinfonica di Milano fa spesso fatica a riempire il suo Auditorium – in Italia non c’è la tradizione sinfonica di altri paesi.

    Non dimentichiamo che oltre a quelli citati a Milano abbiamo anche il teatro Lirico appena risistemato da 1.500 posti. Ed in tema di “dimenticanze”, non aver citato l’ Elbphilharmonie di Herzog & de Meuron ad Amburgo, su un blog come questo….grida vendetta! 🙂

    1. Anonimo

      A Milano manca un museo di Arte contemporanea, possibilmente gestito meglio del Maxxi. E no Fondazione Prada e Hangar Bicocca non sono musei.

  2. Anonimo

    Bello ma siamo a Milano la città dei sopralzi fuori contesto, quindi un bel cubo nero così quelli del comune sono felici!

    Comunque sembra sul serio un progetto di Massimiliano Fuksas

  3. Alex

    Il palazzo delle scintille non è vincolato?

    A che serve quel cetriolo sul tetto se trenta metri più sotto si possono mettere tane belle poltrone di velluto su un piano inclinato.

    Ci hanno fatto due stagioni della Scala dopo la guerra,no? Se proprio lo si vuole trasformare in sala da concerti basta chiedere a Piano o De Lucchi di studiare un interno tutto in legno senza deturpare il contenitore che è bello e ha una sua storia

    1. Anonimo

      “Vincolato” a Milano non vuol dire molto. A meno che non sia un muro. 🙂

      Se mai diventasse un auditorium il rialzo avrebbe senso (per i sottoservizi, le luci, la parte tecnologica ecc ecc non siamo più nel 1945-46…)

      Ma non credo diventerà un auditorium perchè come han detto anche altri, a Milano ne abbiamo abbastanza. Tuttavia il rialzo, qualsiasi sia la funzione, credo ce lo cuccheremo, fossa anche solo per il ristorante panoramico. Parere personale, ovviamente.

    2. Marshall

      D’accordissimo su un approccio rispettoso dell’involucro, compresa la copertura. Posto, tuttavia, che davvero a Milano serva un nuovo auditorium.

  4. Giovanni

    Potrebbe essere lungimirante collocarlo nella zona di Lambrate-Rubattino, anche in considerazione della futura presenza de “La Magnifica Fabbrica” (Laboratori de La Scala). In quella porzione di città vi sono aree dismesse e da riqualificare che potrebbero fare al caso di un’opera di importanti dimensioni, nonchè strategici punti di accesso (nodo tangenziale Est), presenza di metro, stazione ferroviaria e aeroporto di Linate a pochi minuti di distanza.

  5. Anonimo

    …a parte che come si è detto i numeri a Milano ci non sono. Per ora tutto questo pubblico non si vede. Forse tra 10 anni con tutti i centri di ricerca e formazione a pieno regime magari il pubblico arriva . E comunque se proprio dobbiamo sognare meglio una struttura completamente nuova. Contemporanea. Avveniristica. Iconica. Attrattiva. Questa storia di recuperare il palazzo scintille da tristezza. Il palazzo è orrendo . Ci facessero centro di culto multi religioso : una moschea, una sinagoga e una chiesa tutte e tre sotto lo stesso tetto . Sarebbe un bel segale per una città aperta e multiculturale del futuro !!!

  6. R. Bitter L.A. Gantz Yaroom

    A Milano c’é un pubblico colto che aspetta da decenni l’Auditorium cittadino. L’opera sarebbe un’offerta che “crea” la domanda, o meglio trascina dentro i fruitori potenziali. È successo anche a Roma 25 anni fa con il Parco della Musica. O a Cremona, nel suo piccolo, con l’Auditorium Arvedi, bellissimo e copiato all’estero.
    L’opzione migliore é un impianto nuovo un landmark affidato a uno starchitetto internazionale tramite concorso.
    Chi dice che a Milano non serve é il solito ignorantone che per musica sinfonica intende i walzer di Capodanno di Vienna in TV, mentre mangia capitone e panettone. Burp.

    1. Anonimo

      Ma tutto questo pubblico “colto” in attesa messianica del nuovo Auditorium cittadino, perchè fa fatica a riempire l’Auditorium di Largo Mahler, o il Dal Verme quando suonano i Pomeriggi Musicali, per non parlare della Stagione Sinfonica della Scala?

      1. gaetano

        alla Scala, tra orchestra sinfonica e filarmonica, non si trova mai posto; nè, mi pare, la situazione sia così tragica neanche per le altre orchestre cittadine…A Milano il pubblico esiste e le sale sono mediamente pieni, almeno tutte le volte che ci vado io.
        Basta piangersi sempre addosso.

      2. R. Bitter L.A. Gantz Yaroom

        Di messianica c’é solo la sua ignoranza, ano-nimo. Come ho spiegato, l’offerta culturale a Milano crea la domanda di musica sinfonica perché la città risponde sempre a nuove proposte culturali, siano mostre, musei, cartelloni teatrali. L’orchestra Sinfonica di Milano in un landmark da archistar sarebbe un orgoglio cittadino come la Scala, nulla contro l’Auditorium di largo Mahler, ma è un anonimo ex cinema.

      3. gaetano

        Alla scala (tra sinfonica e filarmonica) è quasi impossibile trovare posto; i concerti del quartetto al Conservatorio sono sempre pieni di pubblico; anche in largo Mahler ho sempre visto la sala affollata.
        Basta piangersi addosso.

        1. Anonimo

          Certamente.

          Verifichiamo se è vero? Se vuoi prenotare oggi per il concerto di lunedì della Stagione 2022 della Filarmonica della Scala, trovi ogni tipo di biglietti anche in platea, a partire da 11 euro.

          Oppure puoi andare direttamente stasera a sentire la Terza Sinfonia di Mahler diretta da Daniele Gatti (che non è esattamente l’ultimo arrivato) e anche qui c’è solo l’imbarazzo della scelta.

          Non c’è da esserne felici per nulla, anzi spero che qualcuno leggendo si invogliato ad andarci a sentire la musica nei nostri bei teatri ed auditorium.

          1. gaetano

            Ho controllato. E confermo che la situazione non mi sembra tragica…
            Per i concerto di Daniele Gatti il teatro è quasi pieno, idem per il concerto di Santa Cecilia; per il 14 novembre c’è ancora qualche posto, ma si riempirà…

          2. Anonimo

            Meno male, comunque dimostra che gli spazi attuali sono più che adeguati alla domanda (per restare sul tema dell’articolo)

            Comunque se questa sera o sabato a qualcuno sia venuta voglia, la Terza Sinfonia di Mahler è una delle più monumentali e complesse Sinfonie della storia ed anche abbastanza complessa da mettere in scena (c’è pure un coro di voci bianche). Insomma ne vale la pena ed anche un posto vuoto griderebbe vendetta 🙂

    1. _

      Per loro c’è il Forum, il Teatro della Luna, il nuovo Palasport in costruzione per le Olimpiadi e pure il redidivo ex PalaSharp.

      In compenso, se vogliamo un Museo di Arte Contemporanea ci arrangiamo con due gallerie private…

      1. Anonimo

        Senza dimenticare Palalido e Vigorelli: magari si possono fare dei concerti di musica classica li, almeno servono a qualcosa….

  7. _

    Comunque mi rattrista che l’autore dell’articolo sia scomparso senza dirci perchè gli Arcimboldi non andrebbero bene come Auditorium per la musica sinfonica se mai si sentisse l’esigenza di spazi più grandi degli attuali o per le occasionali composizioni tardo romantiche con organici sterminati.

    Piuttosto, a Milano non esiste uno spazio adeguato per la musica e le opere del 600/700, almeno da quando la Piccola Scala è scomparsa.

    E a giudicare dal successo e dalla demografica di iniziative come Milano Arte Musica, forse ci sarebbe da investire di più su questo tipo di musica piuttosto che sull’ennesimo ciclo integrale delle Sinfonie di Mahler o di Sostakovic? Con il non insignificante vantaggio che sono meno impegnative finanziariamente e molto spesso opere di autori Italiani.
    Sarà logico che per ascoltare un’opera di Vivaldi devi andare a Piacenza, a Reggio a Modena o a Cremona ma a Milano zero?

    1. Livio Zangelmi

      Il palazzo delle Scintille dovrebbe essere trasformato in auditorium per la
      musica oppure per sfilate o congressi perchè è bello e storicamente importante ( Generali dovrebbe occuparsi anche di questo progetto ed avrà per sempre
      tutta la stima e la riconoscenza dei milanesi!).

      Speriamo e tifiamo per colmare questa lacuna, coinvolgendo Sala e tutti gli
      enti interessati!

    2. R.Bitter L.A. Gantz Yaroom

      L’acustica degli Arcimboldi è oscena. Il teatro è osceno, sembra progettato da Gregotti. Infatti è progettato da Gregotti. Va benissimo come palcoscenico per Zelig.

    3. Anonimo

      Gli Arcimboldi sono in estrema periferia, una scomodità pazzesca. Il palazzo delle scintille è ben servito da mezzi pubblici e parcheggi, in una zona iconica della città dove puoi anche fare prima una passeggiata nel parco e cenare.

    4. K.

      Beh ma allora demoliamo gli Arcimboldi per palese insufficienza tecnica (Gregotti) e location (la famigerata Bicocca) e ricostruiamolo modificando il Palazzo Scintille.

      Ma non possiamo tenerceli tutti in attività millemila auditorium che abbiamo, altrimenti i costi di mantenimento sono spaziali.

        1. Anonimo

          “Famigerata” perchè non gode di buona fama pur essendo un quartiere abbastanza recente. Non è questione di chi ci abita ma di come è fatto.

          Infatti è l’unico quartiere di Milano con l’Avvocato Difensore d’Ufficio che arriva appena se ne parla (ovviamente quasi mai per incensarla). Cerchi una qualsiasi vecchia discussione di Urbanfile sul quartiere, è grottesco e ridicolo. 🙂

          1. Anonimo

            Quello era palesemente ironico…. ma se si parla di Bicocca anche l’ironia è vietata.

  8. Livio Zangelmi

    Il palazzo delle Scintille dovrebbe essere trasformato in auditorium per la
    musica oppure per sfilate o congressi perchè è bello e storicamente importante ( Generali dovrebbe occuparsi anche di questo progetto ed avrà per sempre
    tutta la stima e la riconoscenza dei milanesi!).

    Speriamo e tifiamo per colmare questa lacuna, coinvolgendo Sala e tutti gli
    enti interessati!

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