Esattamente due anni fa la torre di 18 piani di via Antonini 32 al Vigentino, andava a fuoco come un fiammifero. Il rogo scaturito nel pomeriggio del 29 agosto 2021 attaccò con estrema facilità le “vele” che ricoprivano le due facciate della torre. Dovevano esser rivestite di materiale ignifugo, ed invece andarono a fuoco a una velocità impressionante, come ricorda Mirko Berti, da 24 mesi portavoce del condominio e del Comitato per la ricostruzione: erano di lamiera d’alluminio rivestita di materiale rivelatosi infiammabile. Così le fiamme avvolsero l’edificio di 18 piani in pochi minuti. Per fortuna nessuna vittima, solo un’ottantina di famiglie sfollate e senza più ricordi.
Al momento nella Torre dei Moro (il nome dell’edificio) sono in corso le bonifiche e la rimozione delle parti danneggiate dall’incendio, una fase dei lavori che si concluderà entro il prossimo ottobre.
Nel frattempo il progetto presentato dall’architetto Marco Piva ha ottenuto il parere preliminare favorevole da parte della Commissione paesaggistica del Comune di Milano e nel prossimo autunno sarà lanciata la gara per l’individuazione dell’impresa che si dovrà occupare della parziale ricostruzione della torre, la cui struttura è rimasta intatta. Lavori che dovrebbero concludersi entro il 2026.
A questo link il progetto di Marco Piva.
Oggi le famiglie sfollate vivono alloggiate in appartamenti in affitto di mercato e in appartamenti di Regione e Comune, guardano con apprensione e speranza all’avvio del cantiere, perché rimangono ancora le incognite sui rimborsi assicurativi e ai mutui sospesi sino al prossimo anno.
A proposito di prevenzione degli incendi e l’aggiornamento necessario alle normative.
La sicurezza antincendio e la normativa di riferimento sembrano tornare sotto i riflettori solo in occasione di eventi infausti che attirano l’attenzione pubblica. A due anni dal tragico evento della Torre dei Moro, i fatti di cronaca – come quello di via Lagrange a Torino o recentemente ai Colli Aniene a Roma – continuano a raccontarci di incendi e pericoli e delle facciate come un elemento di rischio per i cittadini e per gli edifici stessi.
L’Annuario Statistico 2023 del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco attesta che gli incendi in luoghi di civile abitazione, ambienti a uso particolare come le scuole ed esercizi commerciali, riguardano il 25% degli interventi per un totale di oltre 63.000, evidenziando come il fenomeno sia molto più frequente rispetto a quanto riportato dai media.
Alcuni di questi incendi possono essere evitati da una normativa più precisa in particolare sulla scelta dei materiali da utilizzare in facciata. Nel caso della Torre dei Moro, il fuoco si è propagato proprio dalla facciata che aveva degli elementi combustibili. Una situazione che non riguarda solo quello specifico edificio: nel corso delle indagini[1] è emerso che “materiali identici e stesse tecniche di messa in opera sono utilizzati in Italia e in altri paesi per le facciate di svariati edifici pubblici e civili”. Si parla di edifici come ospedali, hotel, aziende e data center[2].
[1] Riferimento – Nota firmata dal procuratore Marcello Viola e dall’aggiunto Tiziana Siciliano
[2] Relazione dei Vigili del Fuoco, effettuata su delega della Procura di Milano
“Nel caso specifico di Torre dei Moro, l’utilizzo di materiali combustibili non è stata una scelta che ha portato a un gran risparmio – commenta Paolo Migliavacca di ROCKWOOL; soluzioni più sicure avrebbero avuto un’incidenza di costo maggiore per soli 0,95 €/m2”.
La tragedia della Grenfell Tower di Londra, che nel 2017 si è trasformata in una torcia di fuoco provocando la morte di 72 persone, è maturata a seguito di un’incauta opera di riqualificazione energetica che ha foderato l’edificio di materiale combustibile. Questo fa riflettere sulla situazione italiana. Il Superbonus ha dato una grande spinta al rinnovamento degli edifici favorendo investimenti anche per il cappotto termico sulle facciate. Secondo il Monitoraggio Enea, gli interventi di efficientamento energetico sostenuti dal Superbonus 110% nel 2022 sono stati circa 359.000, per un ammontare di 68,7 miliardi di euro. La normativa attuale però non garantisce una maggiore sicurezza antincendio per gli edifici coinvolti. Un edificio più efficiente dal punto di vista energetico, infatti, non è necessariamente più sicuro: non essendoci vincoli di utilizzo di materiali incombustibili in Italia, i lavori di rinnovamento delle facciate possono addirittura aumentare il profilo di rischio dell’immobile.
Enrico Vizza, Segretario Generale di UIL Lombardia, afferma: “Ci sono molti elementi di rischio non solo per gli abitanti ma anche per i lavoratori in cantiere. Basti pensare che strage sarebbe stata se ci fossero state maestranze ad operare sull’impalcatura di un edificio come Torre dei Moro. La necessità di fare i lavori in fretta, a causa dei tempi stretti della misura di finanziamento, può andare a scapito della qualità dei lavori e della sicurezza delle persone. Ad esempio, durante la fase di realizzazione del cappotto, l’installazione dell’isolante potenzialmente combustibile aumenta di molto il rischio. Alcuni casi di cronaca riportano proprio incendi in questa fase dei lavori. A Regione Lombardia, che ha titolo in materia urbanistica, territorio e ambiente, chiediamo di promuovere linee guida adeguate e moderne nell’ambito dei Regolamenti Edilizi oltre ad una maggiore vigilanza da parte degli enti preposti”.
Alberto Zanni, Presidente di Confabitare, commenta: “Questo potenziale ampliamento del rischio sulle facciate con materiali non incombustibili può peggiorare ulteriormente con la direttiva europea Case Green sull’efficienza energetica degli edifici. Oggi circa il 60% degli edifici in Italia si colloca in classe energetica F e G. Immaginiamo l’impatto della ristrutturazione di tutti questi edifici in Italia con materiali non incombustibili in facciata. A quale rischio esporremmo le persone e il patrimonio immobiliare? Inoltre, dopo 2 anni, quanti disagi devono affrontare ancora proprietari e inquilini di Torre dei Moro?”.
Paolo Migliavacca, Business Unit Director Italy & East Adriatic di ROCKWOOL, sottolinea: “Casi significativi si sono susseguiti anche dopo l’incredibile incendio di Milano. Cosa deve accadere ancora per intervenire in modo più puntuale sulla normativa? Gli esempi dall’Europa collocano l’Italia in una posizione di arretratezza: l’Inghilterra obbliga all’utilizzo di soli materiali incombustibili per le facciate di tutti gli edifici più alti di 11 m. La Francia ha norme molto restrittive per gli edifici dai 9 piani in su e persino in diversi paesi dell’Est Europa le legislazioni sono più vincolanti che in Italia”.
Davide Luraschi, presidente del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano dichiara: “Serve un cambio di passo: la creatività progettuale non è e non deve essere in conflitto con le normative, soprattutto quando queste sono garanzia di sicurezza. Le norme, la sicurezza debbono essere viste non come dei limiti o come qualcosa da evitare o aggirare, anzi, al contrario, un progettista e committente illuminato debbono vederle come occasioni di miglioramento, stimoli a creare qualcosa di eccellente, di bello, innovativo e sicuro. In uno scenario in cui il progresso e le esigenze abitative trasformano gli skyline delle città, puntando su edifici energeticamente più efficienti, il ruolo del Professionista è sempre più cruciale nella scelta di materiali tecnologici, performanti, di design ma anche sicuri. Non si può prescindere dalla necessità di avere edifici belli e sicuri. Non c’è più spazio per la mediocrità o peggio. Questo deve essere il futuro ma anche il presente”.
Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Marco Piva
Incendio, Vigentino, via Antonini, Torre dei Moro, Marco Piva
Domanda retorica, che prodotti in commercio sono effettivamente incombustibili?
Seconda domanda retorica, chr differenza c’e tra l’isolamento a cappotto tradizionale che abbiamo a casa e quello a facciata continua della torre del moro?
C’ è una enorme differenza: la facciata ventilata può innescare il principio fisico dell’ “effetto camino”, vale a dire che, proprio a causa della “ventilazione”, aumenta il rischio incendio. L’ argomento si può approfondire documentandosi su monografie tecniche dedicate all’ argomento.
Il “cappotto”, praticamente polistirolo, invece brucia sempre facilmente e molto di più, come chiunque può essere in questo caso in grado di comprendere, rispetto a un rivestimento in materiale tradizionale; inoltre, è molto più soggetto al degrado e richiede molta più manutenzione e rinnovo periodico.
Si deve precisare che nessuno applica rivestimenti che non siano in un qualche modo “certificati”; il problema è che attualmente la normativa vigente è molto lacunosa e soggetta a cambiamenti e quindi…i risultati si vedono.