Milano | San Siro – La 𝗖𝗮𝘀𝗰𝗶𝗻𝗮 𝗕𝗿𝘂𝘀𝗮𝗱𝗮 e il quartiere dei nobili

MILANO SAN SIRO. Spesso vi raccontiamo delle assurdità urbanistiche di Milano (più che altro sociale in questo caso), una di queste la troviamo nel vasto territorio di San Siro, dove, tra piazzale Lotto e lo Stadio di calcio si trova un quartiere giardino di ville e palazzi signorili, con piscine e giardini privati, il tutto di fronte ad uno dei quartieri peggiori di Milano, quello delle case Aler di piazzale Selinunte.

Il territorio di San Siro possiamo suddividerlo in due parti grazie anche alla presenza dell’ampio rettilineo alberato formato da Via Monreale, Via Simone Stratico, via dei Rospigliosi, Via Dessiè e Via Harar, a sud di esso i quartieri popolari di piazzale Selinunte, appunto, e via Harar, mentre sul versante settentrionale del rettilineo troviamo, oltre agli impianti sportivi dello Stadio e dell’Ippodromo, anche il quartiere più lussuoso della città.

Non ha un vero nome a dire il vero, si trova nel vasto distretto di San Siro (che comincia con l’antica chiesa e cascina posta nei pressi di piazzale Lotto, dalla quale assume il nome, e si estende a ovest sino a Quarto Cagnino, Trenno e Lampugnano), il territorio apparteneva ad una delle più grandi cascine/biococche dei Corpi Santi di Porta Vercellina, il suo nome è Brusada (in milanese bruciata).

Come avevamo già spiegato in un articolo riguardante i paesi inglobati nel Comune di Milano nel 1923, Lampugnano e Quarto Cagnino facevano parte del Comune di Trenno. L’area dove si trova lo Stadio Meazza e chiamata da tutti San Siro, in realtà era nel territorio di Lampugnano. Solo una lingua di terra si insinuava tra le due frazioni ed era terra dei Corpi Santi di Porta Vercellina. Il territorio era governato da varie cascine e borghi sparsi tra ampi campi e corsi d’acqua, compreso il mitico fiume Olona, il secondo per dimensioni nel Comune di Milano.

Oltre al borgo e cascina di San Siro alla Vepra (ancora presente), in questa vasta area vi erano anche la Cascina Bolla (ancora presente, in Via Spagnoletto), Cascina Moja e Mojetta (distrutte dal 1950-55, Via Cimabue, QT8), la Cascina Sarimano (presente fino al 1966-67, Via Ciardi), Cascina Caccialepore (scomparsa già negli anni 1920, via Ricciarelli), Cascina Casanuova (ancora in piedi… forse ancora per poco, in via Paravia), Cascina Majera (presente ancora nel 1965, tra via Pinerolo e via Tesio), ma sopratutto la Cascina Brusada.

𝗖𝗮𝘀𝗰𝗶𝗻𝗮 𝗕𝗿𝘂𝘀𝗮𝗱𝗮

Nella carta del Claricio del 1600 circa, risulta già presente col nome di “La Bruciata”, mentre nel Catasto Teresiano risulta di proprietà della famiglia Stampa.

Nel periodo di sua massima espansione, era costituita da una villa padronale di impronta settecentesca oltre da edifici rustici sugli altri tre lati, formando così il classico impianto a corte chiusa. Era un pregevole esempio di casa signorile di campagna e di una cascina molto grande.

Era infatti formata da due cortili, la corte più piccola chiusa da un lato dalla casa padronale, da un altro lato dalla scuderia dei cavalli e dagli altri lati da portici adibiti a fienili e a deposito di attrezzi. La corte più grande era chiusa da altre stalle, dalle case dei contadini e da un muricciolo, le due corti erano collegate tra loro da un passaggio ricavato tra due fabbricati. Presentava nelle facciate un porticato architravato con colonne di ordine tuscanico in granito, e caratteristiche mostre sagomate alle finestre. Nell’interno si aprivano ampi locali con coperture a cassettoni lignei decorati e con camini in marmo colorato, un’elegante scala arricchita da stucchi ed una piccola cappella, dalle pregevoli forme architettoniche settecentesche.

Nell’Ottocento in uno degli edifici venne ospitata l”Osteria de la Brusada” dove si narra vi trovò ristoro Napoleone al termine di una battaglia. Il declino dal punto di vista agricolo si ebbe con la costruzione dell’ippodromo di San Siro, tanto che le stalle furono riattate in scuderia.

Durante la guerra la Cascina Bruciata fu gravemente danneggiata da un bombardamento che danneggiò parecchie parti del complesso. Negli anni ’60 fu quasi del tutto demolita per far posto al quartiere giardino di San Siro, rimase in piedi solo il troncone della villa padronale settecentesca, che non poteva essere demolita perché nel frattempo era stata posta a vincolo dalla Sovraintendenza ai Monumenti.

L’edificio ormai è molto compromesso, sicuramente andrebbe valorizzato e recuperato e non lasciato a deperire in balia alle intemperie e del tempo che passa. Oggi rimangono forse le mura esterne e poco altro. Tetti e solai sono un ricordo anche perché invasi dalla fitta vegetazione. Un suo recupero è auspicabile se non altro in rispetto del suo passato, con buona pace di quelli che vorrebbero abbatterla per costruirci sopra un bel palazzo signorile.

Qui di seguito un po’ di foto eloquenti, vi si accede da un ramo di Via Pasquale Stanislao Mancini, proprio dietro il Lycée Stendhal Milan.

Come dicevamo, fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale questi terreni attorno alla Cascina Brusada erano ancora da edificare, vi era solo lo stadio e l’ippodromo del Trotto. Qualche via dall’andamento curvo iniziò ad essere tracciata solo dopo il conflitto mondiale. L’idea fu quella di creare un quartiere giardino in contrasto col popolare quartiere di piazza Selinunte. I nomi scelti per queste vie ricaddero per buona parte su nomi delle famiglie e dinastie più importanti della nobiltà milanese e italiana: via degli Odescalchi, via dei Rospigliosi, via degli Alerami, via degli Ottoboni e via dicendo. La prima villa ad essere costruita però fu Villa Tonolli nel 1940, poi si dovrà attendere il dopoguerra per vedere lo sviluppo dell’area con altre palazzine con giardino.

Villa Tonolli si presenta un po’ nascosta dal muro di cinta e dalla fitta vegetazione che la circonda. Lo stile architettonico è molto classico anche se un po’ stilizzato come si usava all’epoca. Nell’insieme è molto gradevole.

La famosa Casa delle Fate del 1949, inizialmente, pare, fosse una casa chiusa della zona. Venne progettata dall’Ingegnere Mario Colombo riproducendo un’architettura bavarese o transalpina in generale. Un bell’esempio di “revival” di uno stile all’epoca defunto e abbastanza inusuale, infatti parrebbe più un edificio edificato in epoca liberty piuttosto che in quello della ricostruzione postbellica.

Tra le numerose ville e palazzine nel quartiere giardino troviamo anche un piccolo edificio progettato dal grande architetto Gio Ponti assieme ad Alberto Rosselli, Villa Bono del 1963 in Via dei Frangipani 6. Una piccola costruzione che colpisce per la forma, alquanto bizzarra, una facciata realizzata con le classiche piastrelline a piramide tipiche dell’architettura di Gio Ponti e un basamento in pietra animato da finestre a taglio ma anche a rombo.

Ma anche Villa di Stefano via Palatino 10 di Melchiorre Bega del 1958, l’Edificio di via degli Alerani 28, pogettata da Luigi Caccia Dominioni e realizzata nel 1966, una sorte di moderno torrione. L’edificio di Via Sant’Aquilino 5 di Gigi Ghò (1961). La mirabile casa di via degli Ottoboni 10, realizzato nel 1965 da un progetto di Vincenzo Hybsch.

Tra tutte queste ville e palazzi con giardino, vi è, proprio al centro del quartiere giardino, un intero isolato occupato da una sola tenuta e cintato da un alto muro rinforzato da una cancellata dotata di filo spinato. Quest’inquietante sorpresa cela un bel giardino che fa da contorno ad una villa abbastanza brutta e anonima. Siamo esattamente tra via degli Alerami, via dei Soranzo, via dei Chiaramonti, via degli Erizzo e degli Odescalchi e la fortezza è frutto del clima di tensione che molti facoltosi vivevano a Milano (e non solo) negli anni Settanta, dove spesso per prevenire rapimenti da parte dell’«Anonima sequestri», ricorrevano a veri e propri espedienti quasi militari, come in questo caso per la casa dell’imprenditore Franco Dompé che realizzò questa villa bunker (collaudo avvenuto nel 1968).

Per il resto, il quartiere seppure gradevole, non è così interessante. Palazzine e piccoli condomini moderni, in alcuni casi interessanti e in altri anonimi edifici senza valore. Il verde, come immaginabile, abbonda ovunque. Strade ordinate e quasi tutte disposte in curva.

Naturalmente non potevano mancare le vie “orrende”, ampie e utilizzate come parcheggio selvaggio. Non sarebbe bello riempirle di verde e alberature? UN esempio su tutte è Piazzale dello Sport e via Palatino.

In compenso l’orrendo spiazzo (una delle tante piazze senza nome) tra via dei Rospigliosi, via dei Sagredo, via dei Loredan e via degli Aldobrandini, nel 2015, con l’apertura della stazione M5 San Siro Ippodromo, è stto riqualificato e ora ospita un bel giardino con al centro un opera di Carlo Ramous oltre ad attrezzature per i bambini e per appassionati di palestra.

  • Fonte:Testo riadattato e tratto in parte da Lombardiabeniculturali; “Le Strade di Milano”, Newton Peridici 1991; “Le Città nella Storia d’Italia” – Milano, Edizini la Terza 1982; Pure Milano Photo Project – Sosthen Hennekam
  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Milano Sparita, Milàn l’era inscì,
  • San Siro, Quartiere Giardino, Cascina Brusada, Lampugnano, Via Monreale, Via Simone Stratico, via dei Rospigliosi, Via Dessiè, Via Harar, Brusada, piazzale Selinunte, viale Harar, via Mancini, via degli Odescalchi, via degli Alerami, via degli Ottoboni, Gio Ponti,
Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

5 commenti su “Milano | San Siro – La 𝗖𝗮𝘀𝗰𝗶𝗻𝗮 𝗕𝗿𝘂𝘀𝗮𝗱𝗮 e il quartiere dei nobili”

  1. Ragazzi avete dimenticato la villa misteriosa che occupa un intero isolato in Via dei Soranzo chiusa da decenni (si dice abbandonata dai proprietari Dompè), un vero punto interrogativo, protetta da alti muri e filo spinato.

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  2. Sono d’ accordo nel biasimare il parcheggio selvaggio, ma per me a Milano il parcheggio e’ biasimevole in toto da visto che ormai le starde sono racchiuse tra 2 mura di macchine. E quando il parcheggio selvaggio si verifica anche in periferia, come illustrato qui a S.Siro, non bisogna prendersela con i cittadini ! Prima si trova una soluzione al parcheggio, poi si mettono parchi e parchetti.

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